“Dolore e Psiche”, la salute mentale raccontata dai giovani: al centro anche la Rems di Empoli
10-09-2026 10:55 -
Tre giorni nelle strutture della Asl Toscana centro, oltre quindici operatori intervistati e almeno dieci pazienti che hanno scelto di condividere la propria esperienza. Tra i luoghi visitati anche la Rems di Empoli, che ha particolarmente colpito il creator Alessandro Della Giusta. Il reportage diventa una serie in tre episodi, in streaming su Amazon Prime Video e dal 17 settembre sul suo canale YouTube da oltre un milione e mezzo di iscritti.
La salute mentale entra nel racconto di uno dei creator italiani più seguiti dai giovani. Si intitola “Dolore e Psiche” il reportage realizzato da Alessandro Della Giusta, che per tre giorni ha attraversato alcune delle strutture territoriali della Asl Toscana centro, incontrando professionisti, pazienti e persone che hanno deciso di raccontare la propria esperienza.
Un viaggio dentro una realtà spesso difficile da vedere e da comprendere, quella dell'emergenza legata alla salute mentale, che attraverso il linguaggio diretto e digitale del creator punta a raggiungere soprattutto un pubblico giovane.
Tra i quattro servizi visitati c'è anche la Rems di Empoli, e proprio l'esperienza empolese è stata, secondo quanto raccontato dalla Asl, quella che maggiormente ha affascinato Della Giusta.
Il passaggio alla Rems di Empoli rappresenta uno dei momenti più significativi del reportage. Della Giusta ha avuto la possibilità di conoscere le persone che vivono all'interno della struttura, ascoltarne le storie e confrontarsi con loro sul modo in cui raccontare un'esperienza così delicata.
La Rems, struttura a esclusiva gestione sanitaria, accoglie persone con problematiche psichiatriche alle quali è stata applicata una misura di sicurezza detentiva. Non è un carcere: la sua funzione è sanitaria e riabilitativa, con l'obiettivo di accompagnare le persone in un percorso di cura e reinserimento.
Ed è proprio questo aspetto ad aver suscitato la maggiore curiosità nel creator. L'incontro con gli ospiti della struttura non si è limitato alla ricerca di storie da raccontare davanti a una telecamera. Al contrario, ha posto anche una questione fondamentale: fino a che punto una persona desidera che la propria storia venga raccontata?
Il reportage diventa così anche una riflessione sui confini del racconto, sulla responsabilità di chi filma e sulla necessità di mettere al primo posto dignità e riservatezza della persona.
È un passaggio particolarmente importante per un progetto destinato a un pubblico vastissimo e prevalentemente giovane: raccontare la salute mentale significa infatti trovare un equilibrio tra la necessità di rompere il silenzio e quella di evitare che le fragilità individuali diventino semplicemente contenuto.
Il progetto ha coinvolto quattro strutture della Asl Toscana centro: il Centro Salute Mentale di Prato, il Centro Disturbi Alimentazione e Nutrizione, il Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura di Firenze e la Rems di Empoli.
In totale sono stati intervistati oltre quindici operatori e almeno dieci pazienti hanno scelto di condividere direttamente le proprie esperienze. Molte altre sono state le persone incontrate e ascoltate durante le giornate trascorse nelle strutture.
A Prato, all'interno dell'ex ospedale Misericordia e Dolce, Della Giusta ha incontrato l'équipe del Servizio di Salute Mentale Adulti, composta da medici, infermieri, educatori, psicologi e assistenti sociali, conoscendo anche la realtà della Casa delle Associazioni di via Pomeria.
Uno spazio importante viene dedicato anche alle persone che hanno vissuto direttamente un disturbo e che oggi, grazie a una formazione specifica, possono diventare “pazienti esperti”, mettendo la propria esperienza a disposizione di chi sta affrontando un percorso simile.
Il viaggio prosegue all'interno dell'Unità funzionale complessa Disturbi Alimentazione e Nutrizione (DAN), diretta da Stefano Lucarelli. Anche in questo caso il racconto nasce dall'incontro con chi ha vissuto o sta vivendo direttamente un disturbo alimentare.
Alle testimonianze raccolte nella struttura si aggiungono quelle di altri giovani con disturbi dell'alimentazione, incontrati autonomamente dal team di Della Giusta.
A Firenze, invece, le telecamere sono entrate nel Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'ospedale Santa Maria Nuova, diretto da Francesco Casamassima. Un luogo nel quale il lavoro quotidiano degli operatori si intreccia con le storie personali di chi vi arriva in un momento di particolare difficoltà. «Luogo di storie, segreti e traumi», lo definisce Casamassima, sottolineando come chi lavora all'interno del servizio finisca inevitabilmente per diventare anche custode delle vicende delle persone che incontra.
L'obiettivo del progetto non è soltanto raccontare ciò che accade all'interno delle strutture sanitarie.
Per la Asl Toscana centro, l'iniziativa rappresenta soprattutto un'occasione per sensibilizzare sul tema della salute mentale e combattere lo stigma, facendo conoscere una rete di servizi che spesso rimane lontana dalla percezione quotidiana delle persone.
Centri di salute mentale, strutture specialistiche, servizi ospedalieri e percorsi riabilitativi territoriali fanno parte di una rete che lavora per intercettare precocemente i bisogni, prevenire per quanto possibile il ricorso alle ospedalizzazioni e costruire percorsi multiprofessionali di cura e riabilitazione.
Il messaggio è quindi semplice ma importante: i servizi pubblici esistono e chiedere aiuto è possibile.
La scelta di affidare questo messaggio a Della Giusta assume un significato particolare proprio per la sua capacità di raggiungere una fascia di pubblico giovane attraverso i social e le piattaforme digitali. L'obiettivo è portare il tema della salute mentale fuori dai circuiti specialistici e farlo arrivare là dove molti ragazzi si informano, discutono e costruiscono la propria percezione del mondo.
Il materiale raccolto durante le riprese è stato poi trasformato in una serie televisiva di tre episodi grazie a un lungo lavoro di post-produzione. Il team di Alessandro Della Giusta ha lavorato al montaggio, alla costruzione della narrazione e agli elementi aggiuntivi, organizzando le numerose ore di immagini e testimonianze raccolte sul campo.
Il risultato finale è stato successivamente condiviso con la Direzione generale della Asl Toscana centro.
La serie è disponibile su Amazon Prime Video e arriverà anche sul canale YouTube @aledellagiusta, seguito da oltre 1,5 milioni di iscritti, con pubblicazione a cadenza periodica a partire dal 17 settembre.
Per Della Giusta si tratta inoltre di una prima volta assoluta sullo streaming on demand, un passaggio che porta il suo lavoro davanti a un pubblico ancora più ampio.
Una nuova prospettiva sulla mente e sul doloreIl titolo Dolore e Psiche richiama idealmente “Amore e Psiche”, capovolgendone però la prospettiva.
Se nella celebre opera di Canova l'abbraccio rappresenta il trionfo dell'amore, nel progetto di Della Giusta Psiche si sottrae all'abbraccio per attraversare e comprendere il dolore.
È proprio il dolore il filo conduttore del viaggio: quello individuale, quello delle famiglie, quello che accompagna la malattia e quello che può trasformarsi in isolamento quando la società non riesce a riconoscerlo.
Il risultato è una narrazione dichiaratamente realistica, che prova a scandagliare la mente umana senza trasformare la sofferenza in spettacolo. E, soprattutto, prova a spostare la salute mentale da una dimensione di silenzio e marginalità verso quella della conoscenza, della consapevolezza e della possibilità di chiedere aiuto.
In questo percorso, Empoli occupa un posto centrale: la Rems e le persone incontrate al suo interno diventano una delle tappe più intense del viaggio di Della Giusta e offrono allo spettatore l'opportunità di conoscere una realtà sanitaria spesso poco conosciuta, andando oltre stereotipi e luoghi comuni.
Un racconto che, partendo anche dalla provincia e dal territorio empolese, porta dunque nelle case di un pubblico nazionale una domanda che riguarda tutti: quanto siamo disposti a conoscere davvero la mente umana, e quanto siamo capaci di ascoltare il dolore degli altri senza giudicarlo?