Dal campo alla tavola: a Castelfiorentino il Molino San Matteo chiude il cerchio della filiera toscana

12-09-2026 19:10 -

Dal campo al molino, dal molino al forno e quindi direttamente sugli scaffali dei supermercati e sulle tavole delle famiglie. È questo il percorso che prende forma a Castelfiorentino con l'inaugurazione ufficiale del Molino San Matteo, l'impianto che completa il polo produttivo di Cerealia e porta a compimento il progetto di una filiera del grano interamente integrata sul territorio.

Il nuovo molino sorge nell'omonima località, accanto allo stabilimento di Cerealia, società controllata al 100% da Unicoop Firenze e specializzata nella produzione di pane, pizze, focacce e prodotti da forno freschi e surgelati. Con l'avvio della macinazione si chiude così un anello che fino a oggi era rimasto incompleto: il grano prodotto dagli agricoltori toscani può essere conferito, selezionato e trasformato nello stesso polo industriale nel quale la farina viene poi utilizzata per la produzione dei prodotti da forno.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Unicoop Firenze, Cerealia e Molini Popolari Riuniti, tre realtà che rappresentano altrettanti passaggi fondamentali della filiera e che hanno scelto di mettere in comune competenze, strutture e rapporti con il mondo agricolo.

Sono oltre cento gli agricoltori toscani coinvolti, mentre il grano tenero destinato alla filiera sarà 100% toscano, senza glifosate e a residuo zero. Il molino entra in funzione con il raccolto 2026, inaugurando una nuova fase per un progetto che punta contemporaneamente su tracciabilità, sicurezza alimentare, valorizzazione delle produzioni locali e filiera corta.

Uno degli elementi più significativi del progetto è proprio la distanza, ridotta praticamente a zero, tra la fase di molitura e quella di panificazione. Il Molino San Matteo si trova infatti a pochi metri dallo stabilimento Cerealia: la farina appena prodotta può essere trasferita direttamente alla lavorazione, mentre il grano conferito dagli agricoltori arriva nello stesso polo produttivo.

La capacità dell'impianto sarà destinata per circa il 70% alla lavorazione del grano toscano destinato alla filiera Unicoop-Cerealia, lasciando a Molini Popolari Riuniti la possibilità di utilizzare la restante capacità per altre lavorazioni extra-filiera.

Il risultato è una catena produttiva più corta, nella quale il numero dei passaggi e delle distanze si riduce e aumenta invece la possibilità di controllare l'intero percorso della materia prima. La farina prodotta dal molino rifornirà direttamente Cerealia e i 29 punti vendita Unicoop Firenze dotati di produzione interna, dove verrà trasformata in pane e prodotti di forneria.

L'obiettivo non riguarda però soltanto la logistica. Dietro il progetto c'è l'idea di costruire una filiera nella quale il valore della materia prima venga distribuito in modo più equilibrato tra chi coltiva, chi trasforma e chi acquista.

All'inaugurazione erano presenti Daniela Mori, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze, Emidio Granchi, presidente di Cerealia, e Matteo Baldelli, presidente di Molini Popolari Riuniti.

Hanno portato i loro saluti anche l'eurodeputato Dario Nardella, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, l'assessore regionale all'economia, turismo e agricoltura Leonardo Marras e l'assessore alle politiche agricole e agroalimentari della Regione Umbria Simona Meloni, il senatore Dario Parrini, la consigliera regionale Brenda Barnini. Presenti anche i sindaci di Castelfiorentino (Francesca Giannì), Certaldo (Giovanni Campatelli), Empoli (Alessio Mantellassi) e Montaione (Paolo Pomponi), oltre ai componenti del Consiglio di Sorveglianza e del Consiglio di Gestione di Unicoop Firenze, guidato dalla presidente Maura Latini.

Per Dario Nardella, il progetto rappresenta un esempio concreto di come sia possibile intervenire su una filiera mettendo insieme interessi diversi. «Il progetto del Molino di San Matteo è un modello che riguarda tutti, dagli agricoltori, ai produttori ai consumatori», ha affermato l'eurodeputato, sottolineando come la forza dell'iniziativa consista proprio nella capacità di «mettere insieme i tre anelli della filiera».
Nardella ha quindi richiamato il problema del divario tra quanto viene riconosciuto agli agricoltori e il prezzo del prodotto trasformato. Nel caso del grano, ha osservato, questo divario evidenzia una filiera troppo lunga che finisce per penalizzare sia chi produce sia chi consuma.
La filiera corta, al contrario, può consentire di non scaricare interamente sui consumatori i costi di produzione e, contemporaneamente, garantire una remunerazione più equa agli agricoltori.
Per questo Nardella ha annunciato l'intenzione di portare l'esperienza del Molino San Matteo a Bruxelles, affinché i protagonisti del progetto possano confrontarsi con chi scrive le regole europee. L'obiettivo è fare conoscere un modello che, a suo giudizio, può offrire indicazioni utili a produttori, imprese e consumatori.

Sulla stessa linea il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha posto l'accento sui concetti di sicurezza, qualità e salute.
«Sicurezza e filiera corta, qualità e salute, utilizzo di grano toscano senza glifosate e a residuo zero»,
ha sottolineato Giani, definendo il Molino San Matteo il completamento di un progetto capace di mettere insieme, attraverso la cooperazione, l'intera filiera produttiva.
Il presidente regionale ha evidenziato in particolare il coinvolgimento di circa cento agricoltori toscani e la connessione diretta tra produzione agricola e consumatore.
Per Giani, la collaborazione tra Unicoop Firenze, Cerealia e Molini Popolari Riuniti conferma il valore di un rapporto diretto tra i diversi segmenti della filiera produttiva e costituisce «un valore aggiunto per l'agroalimentare toscano».

Il tema economico e agricolo è stato al centro dell'intervento di Leonardo Marras. L'assessore regionale ha definito il nuovo molino un investimento particolarmente importante in una fase complessa per la cerealicoltura. «Il nuovo Molino San Matteo rappresenta un investimento ancora più importante per il sistema economico e agricolo toscano», ha spiegato Marras, proprio perché porta all'interno di una filiera concreta «il valore della qualità, della tracciabilità e della trasformazione sul territorio».
Il grano toscano, ha osservato, non viene semplicemente prodotto, ma «raccolto, lavorato e trasformato all'interno di un rapporto diretto tra agricoltori, cooperazione e industria alimentare».
È questo, secondo l'assessore, il passaggio che permette alla materia prima di generare maggiore valore e di migliorare la remunerazione per chi lavora nei campi. Il coinvolgimento di oltre cento agricoltori, il collegamento con Cerealia e la rete dei punti vendita Unicoop Firenze dimostrano inoltre che una filiera corta può essere anche uno strumento di innovazione e competitività. «La farina 100% toscana, senza glifosate e a residuo zero», ha aggiunto Marras, rappresenta anche una garanzia in più per i consumatori e rafforza il sistema agroalimentare regionale.

Il progetto ha anche una forte componente interregionale. A sottolinearlo è stata Simona Meloni, assessore alle politiche agricole e agroalimentari della Regione Umbria, che ha ricordato la storia e il ruolo di Molini Popolari Riuniti.
«I Molini Popolari Riuniti rappresentano un patrimonio della cooperazione umbra, capace di crescere e investire mantenendo al centro il lavoro degli agricoltori», ha dichiarato Meloni.
L'arrivo della cooperativa a Castelfiorentino apre ora nuove opportunità e costruisce un legame produttivo tra Umbria e Toscana. La scelta di lavorare una filiera 100% toscana, alimentata dal grano conferito direttamente dai soci, viene indicata come un modo per unire qualità, identità territoriale e valorizzazione delle produzioni.
Per Meloni, è questa la direzione di un'agricoltura capace di guardare al futuro: imprese che innovano, collaborano e rafforzano il ruolo dei produttori lungo tutta la catena del valore. «Investire nella trasformazione», ha concluso, significa creare le condizioni per riconoscere maggiore valore al lavoro agricolo e offrire nuove prospettive alle comunità.

Per il territorio, il nuovo impianto rappresenta anche una possibilità di rafforzare il sistema economico locale. La sindaca di Castelfiorentino, Francesca Giannì, ha definito l'inaugurazione «un traguardo importante», perché completa il progetto di filiera corta che fin dalle origini era tra gli obiettivi dell'insediamento industriale.

La presenza del molino, secondo Giannì, può attivare «un circuito virtuoso con la produzione agricola regionale e anche locale», anche attraverso la collaborazione con Produttori Cereali Valdelsa (Proceva). La sindaca guarda quindi alle possibili ricadute sul territorio dell'Empolese Valdelsa, sia sul piano della ricchezza sia su quello dell'occupazione.
Ma il progetto, sottolinea Giannì, produce effetti anche per il consumatore, che potrà contare su qualità, certezza dell'origine del prodotto e maggiore sicurezza alimentare.

Per Daniela Mori, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze, l'inaugurazione del Molino San Matteo è la dimostrazione concreta del ruolo che la cooperazione di consumo può svolgere nel rafforzamento delle economie territoriali. «La cooperazione di consumo può farsi promotrice di economie territoriali sane e virtuose», ha affermato Mori, sottolineando come il progetto possa portare garanzie ai consumatori e vantaggi agli altri soggetti coinvolti.
La scelta di sostenere una filiera del grano «100% toscano, senza glifosate e a residuo zero» significa, secondo la presidente, garantire ai soci e ai clienti un pane «eccellente e trasparente dall'origine», ma anche sicuro ed etico.
Al centro resta la tutela delle famiglie, attraverso qualità e giusto prezzo, ma anche quella dei produttori locali. A questo si aggiunge la riduzione dell'impatto ambientale ottenuta attraverso l'ottimizzazione dei trasporti e la drastica riduzione delle distanze tra i diversi passaggi produttivi.

Per Emidio Granchi, presidente di Cerealia, il molino consente all'azienda di compiere un ulteriore salto di qualità.
«Questo impianto ci permette di fare un balzo in avanti, realizzando un modello di filiera verticale completamente integrata», ha spiegato. La vicinanza tra molino e stabilimento di panificazione rappresenta un vantaggio significativo in termini di freschezza, stabilità e sicurezza alimentare. La farina tracciata e certificata viene infatti trasformata direttamente in prodotti da forno destinati al consumo quotidiano.
È un modello che punta a rispondere a una domanda sempre più forte di qualità e trasparenza, dando al consumatore maggiori informazioni e garanzie sulla materia prima utilizzata.

Per Matteo Baldelli, presidente di Molini Popolari Riuniti, l'operazione rappresenta un passaggio storico anche per la cooperativa umbra, che con il Molino San Matteo gestisce per la prima volta uno stabilimento produttivo fuori dall'Umbria. «Portiamo la nostra lunga esperienza nella molitoria ma anche la conoscenza in ambito agricolo ed agronomico», ha spiegato Baldelli. Molini Popolari Riuniti mette così a disposizione un patrimonio di competenze maturato in oltre settant'anni di attività. Il molino, ha sottolineato il presidente, rappresentava «l'anello mancante» della filiera costruita da Unicoop Firenze.
La sfida è ora quella di contribuire alla valorizzazione delle produzioni agricole e, allo stesso tempo, produrre farine di qualità tracciata e certificata. «Le filiere di questo tipo sono il modo migliore per sostenere l'agricoltura e portare cibi salubri sulle tavole dei consumatori», ha concluso Baldelli, indicando n ella trasparenza e nella collaborazione cooperativa gli elementi destinati a garantire continuità al progetto.

Il modello organizzativo si sviluppa attraverso cinque fasi che trasformano la tradizionale filiera lineare in un sistema strettamente integrato e, per alcuni aspetti, circolare.
Il primo passaggio è il conferimento. Gli agricoltori toscani coltivano e raccolgono il grano tenero seguendo disciplinari di produzione orientati alla sostenibilità ambientale.
Il secondo è la molitura. Il grano viene selezionato, stoccato e macinato nel Molino San Matteo. I lotti vengono controllati attraverso campionamenti e sistemi di selezione, compresi moderni selezionatori ottici, prima di essere trasformati in farine. La tracciabilità accompagna ogni fase del processo.
Il terzo passaggio è la panificazione industriale. La farina appena macinata viene trasferita agli stabilimenti Cerealia e ai 29 punti vendita Unicoop Firenze che dispongono di un reparto di produzione interna.
La quarta fase è la distribuzione, con pane e prodotti da forno che arrivano al consumatore attraverso la rete Coop.fi e le produzioni di Cerealia.
La quinta, infine, riguarda il recupero dell'invenduto. Il pane rimasto nei punti vendita viene raccolto e restituito a Cerealia, che lo destina a una rete di mangimifici per la produzione di alimenti zootecnici.
Una logica circolare che punta a evitare lo spreco e a trasformare le eccedenze in una nuova risorsa.
La scelta di utilizzare grano toscano non nasce con l'inaugurazione del molino, ma si inserisce in un percorso che Unicoop Firenze porta avanti da oltre vent'anni.
Già dal 2005 la cooperativa ha introdotto la farina 100% toscana nelle proprie produzioni interne. Successivamente i disciplinari di coltivazione sono stati sviluppati per arrivare all'esclusione totale del glifosate.
Nel 2026 il percorso compie un ulteriore passo con l'introduzione della certificazione a residuo zero per le farine.
L'obiettivo è quindi quello di unire origine territoriale, controllo della produzione e sicurezza alimentare, accompagnando la materia prima lungo l'intero percorso, dal campo fino al prodotto finito.

Il Molino San Matteo completa un polo produttivo che Cerealia ha avviato tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021. Il molino era già presente nell'area, ma non era utilizzato: la sua attivazione permette oggi di chiudere definitivamente il cerchio della filiera corta. Il grano tenero arriva dalle aree agricole delle province di Firenze, Grosseto, Pisa e Siena, con ulteriori conferimenti dalla Valdichiana.
Il progetto assume così una forte connotazione territoriale: la materia prima viene prodotta in Toscana, lavorata in Toscana e trasformata in larga parte per una rete distributiva che opera sullo stesso territorio. La filiera nasce inoltre in una fase nella quale il comparto agricolo deve fare i conti con una crescente instabilità. La volatilità dei prezzi delle materie prime, le tensioni geopolitiche e gli effetti del cambiamento climatico sui raccolti rendono più difficile programmare la produzione e mantenere un equilibrio lungo la catena del valore.

In questo contesto, il sistema costruito intorno al Molino San Matteo punta a diventare un punto di riferimento per gli agricoltori attraverso patti di produzione che consentono di programmare i raccolti e assicurarne il ritiro. La logica è quella della corresponsabilità: ogni anello della catena deve contribuire alla tenuta complessiva della filiera, dalla tutela del mondo agricolo alla salvaguardia del potere d'acquisto delle famiglie. La filiera corta diventa così anche uno strumento per attenuare, almeno in parte, gli effetti delle oscillazioni dei mercati sul prezzo finale. Un patto territoriale che punta a mantenere valore sul territorio e a creare un rapporto più diretto tra chi produce, chi trasforma e chi consuma.

Sono tre i protagonisti di questo ambizioso progetto. Molini Popolari Riuniti è una storica società cooperativa agricola nata nel 1952 in Umbria e oggi forte di oltre 3.000 soci produttori. È una realtà di riferimento nel Centro Italia nei comparti della molitura del grano tenero, della mangimistica NO OGM, dell'oleificio, della viticoltura e della panificazione. La cooperativa porta nel progetto del Molino San Matteo la propria esperienza nel settore molitorio e le competenze maturate nel rapporto con il mondo agricolo, con un'attenzione particolare ai temi della sostenibilità.
L'ingresso nel progetto toscano rappresenta inoltre una novità significativa per la società, che assume per la prima volta la gestione di uno stabilimento produttivo fuori dall'Umbria.

Cerealia è l'azienda che rappresenta il cuore della fase di trasformazione e panificazione. La società opera nella produzione industriale di pane e pizze, coniugando automazione tecnologica e attenzione alle ricette tradizionali.
La sua collocazione accanto al Molino San Matteo è uno degli elementi centrali dell'intero progetto: la farina prodotta dal molino può passare direttamente alla fase di panificazione, accorciando la catena logistica e consentendo di mantenere sotto controllo la materia prima.
Cerealia rifornisce i principali canali della grande distribuzione, portando quindi il risultato della filiera fino al consumatore.

Unicoop Firenze è tra le maggiori cooperative di consumo italiane. Conta circa un milione e 200 mila soci e 157 punti vendita distribuiti in nove province della Toscana. Il rapporto con il territorio rappresenta uno degli elementi caratterizzanti della cooperativa, che punta alla valorizzazione dei fornitori toscani e a politiche commerciali orientate alla convenienza, alla qualità e alla tutela del potere d'acquisto delle famiglie.
Nel progetto del Molino San Matteo questo ruolo si traduce nel collegamento tra produzione agricola, trasformazione e distribuzione. La farina prodotta nell'impianto viene infatti destinata a Cerealia e ai punti vendita Unicoop Firenze con produzione interna, creando un percorso diretto tra il campo e il consumatore.

Il significato dell'inaugurazione va quindi oltre l'apertura di un nuovo impianto industriale. Il Molino San Matteo è il punto nel quale si incontrano agricoltura, cooperazione, industria alimentare e distribuzione.
Da una parte ci sono gli agricoltori, chiamati a produrre secondo disciplinari e a conferire il grano all'interno di un sistema programmato. Dall'altra ci sono il molino e Cerealia, che trasformano la materia prima in farina e poi in pane e prodotti da forno. Infine c'è la rete Unicoop Firenze, attraverso la quale il prodotto raggiunge il consumatore.
In mezzo, un principio che accomuna i partner: accorciare la filiera per aumentare tracciabilità, qualità e controllo e, contemporaneamente, creare condizioni più equilibrate per produttori e consumatori.
La sfida sarà ora quella di dare continuità al modello e dimostrare che una filiera territoriale può essere, nello stesso tempo, sostenibile, competitiva e capace di generare valore.

A Castelfiorentino il primo passo è compiuto: con l'avvio del Molino San Matteo, il grano coltivato nei campi toscani può completare il proprio percorso a pochi chilometri, e in alcuni casi a pochi metri, dal luogo nel quale viene trasformato in pane. Un percorso che prova a riportare al centro il rapporto tra territorio, agricoltori, imprese e consumatori, trasformando la filiera corta da principio dichiarato in un processo produttivo concreto.