La porta accanto al dolore: quello che Empoli ci insegna con “Dolore e Psiche”

13-09-2026 09:35 -

di Emilio Chiorazzo


Ci sono luoghi che conosciamo benissimo senza averli mai davvero visti. Li abbiamo incrociati passando in macchina, ne abbiamo letto il nome, magari sappiamo vagamente che cosa sono. Ma non sappiamo cosa succede dietro quelle porte. Non conosciamo le persone che ci lavorano, quelle che ci vivono, le loro storie, le paure, le fragilità. E soprattutto non conosciamo abbastanza il lavoro che ogni giorno viene fatto per restituire a quelle persone una possibilità di vita, di cura, di relazione.

A Empoli c'è un luogo così. È la struttura di via Valdorme Nuova che ospita la REMS, la Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza. Un luogo che per la sua storia e per la sua funzione porta con sé inevitabilmente parole pesanti: carcere, follia, pericolosità, isolamento. Ma la REMS di Empoli non è un carcere. È una struttura a gestione esclusivamente sanitaria, nella quale vengono realizzati percorsi terapeutici, riabilitativi e socio-riabilitativi per persone con infermità o seminfermità psichica sottoposte a una misura di sicurezza.

Ecco perché “Dolore e Psiche”, la serie di Alessandro Della Giusta, ha un valore che va molto oltre quello di un buon prodotto audiovisivo.

Perché ci fa entrare.

Ci porta dentro quei luoghi che normalmente restano fuori dal nostro sguardo. E lo fa senza trasformare la sofferenza in spettacolo, senza cercare il caso umano da esibire, senza indulgere nella curiosità morbosa. La serie nasce da tre giorni trascorsi nelle strutture della Asl Toscana centro, con oltre quindici operatori intervistati e almeno dieci pazienti che hanno scelto di raccontare la propria esperienza. Quattro le realtà coinvolte: il Centro di Salute Mentale di Prato, il Centro Disturbi dell'Alimentazione e della Nutrizione, il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Firenze e, appunto, la REMS di Empoli.

È importante sottolinearlo: la Toscana non è semplicemente lo sfondo di questo racconto. È una parte sostanziale della storia. E dentro la Toscana, Empoli occupa un posto particolare.

Perché proprio la REMS empolese sembra aver colpito Della Giusta più di altri luoghi. Non soltanto per ciò che rappresenta, ma per le persone incontrate al suo interno. Il racconto si confronta con una domanda tutt'altro che banale: quanto di una storia può essere raccontato? Fino a che punto una persona vuole che la propria vicenda venga conosciuta? Dove finisce il diritto del pubblico a sapere e dove comincia il diritto, imprescindibile, alla dignità e alla riservatezza?

Sono domande che fanno la differenza tra un contenuto semplicemente interessante e un contenuto intelligente.

Ed è forse proprio questa la parola che meglio descrive “Dolore e Psiche”: intelligente.

Intelligente perché non pretende di spiegare la mente umana in pochi minuti. Intelligente perché mette insieme medici, infermieri, psicologi, educatori, operatori e soprattutto persone che quella sofferenza l'hanno conosciuta sulla propria pelle. Intelligente perché non racconta soltanto la malattia, ma anche il sistema di cura che le sta intorno.

E qui emerge un altro aspetto che riguarda direttamente il nostro territorio.

La cosa più preziosa che questa serie può fare è infatti far conoscere non soltanto ciò che accade dentro le strutture, ma ciò che il servizio pubblico costruisce fuori da esse.

Dietro una persona che arriva alla cura c'è una rete. Ci sono professionisti, servizi territoriali, percorsi di riabilitazione, prevenzione, ascolto, famiglie. Ci sono strutture che cercano di intercettare il disagio prima che diventi emergenza e di evitare, quando possibile, che l'unica risposta sia l'ospedale. È proprio questo uno degli obiettivi dichiarati dall'ASL Toscana Centro: far conoscere i servizi pubblici, la rete di supporto e le professionalità che lavorano sul territorio, combattendo allo stesso tempo lo stigma e l'idea che chi soffre di un problema di salute mentale sia necessariamente solo

Ed è qui che un documentario realizzato da un creator seguito soprattutto da un pubblico giovane diventa qualcosa di più di un documentario.

Diventa un ponte.

Perché se a parlare di salute mentale è soltanto chi già conosce il problema, rischiamo di parlare sempre agli stessi. Se invece un ragazzo seguito da oltre un milione e mezzo di persone porta quelle immagini, quelle storie e quelle domande dentro una platea che forse non avrebbe mai cercato un servizio sanitario o un approfondimento sulla psichiatria, allora la comunicazione cambia scala

E forse è proprio questa l'intelligenza del progetto.

Non aspettare che siano le persone fragili a cercare noi. Andare noi dove sono le persone.

“Dolore e Psiche” prova a farlo utilizzando il linguaggio di chi oggi ha la capacità di parlare a un'intera generazione. E lo fa mettendo davanti alla telecamera non soltanto il dolore, ma anche la cura. Non soltanto il problema, ma la possibilità di affrontarlo. Non soltanto la solitudine, ma le persone che provano a spezzarla.

Per questo sarebbe un errore guardare alla serie soltanto come a un racconto della REMS di Empoli.

La REMS è una porta d'ingresso. Una porta che apre su un mondo molto più grande: quello della salute mentale nella nostra regione.

Un mondo che esiste accanto a noi, a Firenze, a Prato, a Empoli. Un mondo che spesso passa inosservato finché non ci riguarda direttamente.

E forse la forza più grande di questo progetto sta proprio nell'averci ricordato che non esiste un “loro” quando parliamo di salute mentale.

Esistono persone. Esistono storie. Esiste il dolore. Ed esistono, soprattutto, luoghi e professionisti che ogni giorno cercano di trasformarlo in un percorso possibile.

Empoli, in questo racconto, ha dunque una responsabilità e anche una piccola occasione di orgoglio. Perché quella struttura di via Valdorme che tanti conoscono soltanto da fuori diventa, grazie a una telecamera, una finestra aperta su una realtà molto più complessa di quanto immaginiamo.

E forse, dopo aver visto “Dolore e Psiche”, passando di nuovo da quella strada, non vedremo più soltanto un cancello o un edificio. Sapremo che dietro quella porta ci sono persone. E dietro quelle persone c'è un pezzo della nostra comunità.

Oggi la serie è disponibile su Amazon Prime Video. Dal 17 settembre inizierà invece la pubblicazione dei tre episodi, a cadenza periodica, sul canale YouTube di Alessandro Della Giusta, seguito da oltre un milione e mezzo di iscritti.Ed è una buona notizia. Perché un racconto così, più che essere visto, merita di essere incontrato.