CSA Intifada: «Il delirio della xenofobia, l'infanzia non può diventare una minaccia»

22-09-2026 09:13 -

Duro intervento del CSA Intifada sulle recenti proposte politiche relative alla presenza di bambini stranieri nelle scuole e all'abbigliamento religioso. In un comunicato, il centro sociale empolese parla di un «delirio della xenofobia» e contesta quelle che definisce iniziative capaci di trasformare la multiculturalità in un problema.

Secondo il CSA Intifada, il punto più critico riguarda il coinvolgimento dell'infanzia nel dibattito sull'immigrazione. «C'è un sintomo inequivocabile di crollo morale in una società – sostiene il centro sociale – nel momento in cui l'infanzia cessa di essere oggetto di tutela e viene formulata come una minaccia all'identità».

Nel mirino finiscono in particolare le proposte che puntano a introdurre un tetto alla presenza di bambini stranieri nelle classi o a limitare determinati abbigliamenti legati alla religione. Per il CSA Intifada si tratterebbe di un «paradosso» tra le dichiarazioni di principio sull'inclusione e misure che, secondo il centro sociale, finirebbero per penalizzare la multiculturalità.

Il comunicato allarga poi la riflessione al tema dell'immigrazione e alle modalità con cui viene rappresentata nel dibattito pubblico. Il centro sociale sostiene che l'allarme sociale non riguardi indistintamente ogni persona straniera, ma individui «scelti con cura» in base al colore della pelle, alla condizione economica e alla fede religiosa.

Da qui l'accusa di una sovrapposizione tra xenofobia, razzismo e classismo. Secondo il CSA Intifada, il richiamo all'«identità» rischierebbe di diventare uno strumento per mascherare il rifiuto verso le persone più povere e verso quelle oggetto di processi di razzializzazione.

Nel comunicato viene criticata anche quella che il centro sociale definisce una scarsa conoscenza delle culture con cui la società italiana convive quotidianamente. «Quando una società rinuncia a conoscere le culture con cui convive – si legge – l'empatia diventa impossibile e il sospetto prende il posto del dialogo».

Il CSA Intifada contesta inoltre la rappresentazione del migrante come responsabile dei principali problemi sociali. Una narrazione che, secondo il centro sociale, trasformerebbe l'«altro» in un capro espiatorio, attribuendogli responsabilità non per ciò che fa, ma per ciò che gli viene attribuito.

Il comunicato lega infine il tema alle dinamiche della politica e delle campagne elettorali. Utilizzare la figura del migrante come capro espiatorio per affrontare problemi strutturali, sostiene il CSA Intifada, può diventare una strategia politica, ma avrebbe conseguenze sulla coesione sociale e sulla convivenza democratica.

«Una società che arriva ad aver paura persino dei propri bambini e che nega la diversità del mondo in cui vive – conclude il centro sociale – non sta custodendo le proprie radici: sta distruggendo il suo stesso futuro».

Il documento è firmato CSA Intifada/Comunità in resistenza.