A Capraia e Limite la storia dei Del Vivo diventa il racconto di un territorio
02-10-2026 17:55 -
Una famiglia, il fiume e le trasformazioni di un intero territorio. È questo il filo conduttore di “In riva d'Arno”, il libro di Caterina Del Vivo presentato mercoledì 30 settembre alla Fornace Pasquinucci di Capraia e Limite, nell’ambito del progetto “Leggere fuori dalle biblioteche”, promosso dal Comune.
La serata è stata introdotta dall’assessore alla Cultura Edoardo Antonini, che ha sottolineato l’importanza di portare la lettura e la cultura anche al di fuori degli spazi tradizionali, valorizzando luoghi come la Fornace Pasquinucci, da anni punto di riferimento per le iniziative artistiche e culturali del territorio.
Il volume nasce dalle ricerche avviate dal padre dell’autrice sulle generazioni più recenti della famiglia Del Vivo. Caterina Del Vivo ha poi ampliato il lavoro, consultando gli archivi e ricostruendo una storia familiare che attraversa secoli e territori, da Limite e Spicchio fino a Empoli e Firenze.
La ricerca genealogica diventa così anche uno strumento per raccontare l’evoluzione dell’Empolese Valdelsa. Centrale è il rapporto della famiglia con l’Arno: già nel Seicento alcuni esponenti dei Del Vivo risultano documentati come navicellai, impegnati nel trasporto delle merci lungo il fiume. Prima della costruzione dei ponti e della diffusione della ferrovia, infatti, l’Arno rappresentava una delle principali vie di collegamento tra comunità e mercati.
Tra i documenti analizzati dall’autrice c’è anche il testamento settecentesco di Agostino Del Vivo, nel quale vengono citati i navicelli destinati ai figli. Una testimonianza che restituisce il valore economico e familiare che la navigazione fluviale aveva assunto all'epoca.
La vicenda dei Del Vivo si intreccia quindi profondamente con quella di Limite sull’Arno, per generazioni legata alla navigazione. Con l’arrivo della ferrovia Leopolda, però, gli equilibri economici e sociali iniziano a cambiare e il trasporto fluviale perde progressivamente la propria centralità, portando anche alla crisi del mestiere del navicellaio.
Attraverso testamenti, mappe, documenti di proprietà e altre fonti d’archivio, “In riva d’Arno” ricostruisce così non soltanto la storia di una famiglia, ma anche quella di una società in trasformazione. Empoli, Vinci, Limite e gli altri centri dell’Empolese Valdelsa emergono attraverso le attività lavorative, i commerci e il rapporto quotidiano delle comunità con il fiume.
L’incontro alla Fornace Pasquinucci ha rappresentato quindi un’occasione per riscoprire una memoria che parte dalle vicende di una famiglia e si allarga fino a raccontare la storia di un territorio, dei suoi mestieri e dei profondi cambiamenti che ne hanno segnato l’identità.