Alluvioni a Empoli, i comitati chiedono un cambio di passo: «Ridurre il rischio esistente e fermare le nuove edificazioni nelle aree pericolose»
09-10-2026 15:40 -
«Ridurre il rischio esistente, non crearne di nuovo». È questo il principio alla base della proposta presentata dall'Unione Cittadini Alluvionati di Empoli, che chiede all'amministrazione comunale un cambio di passo nella gestione del rischio idraulico. Due le richieste: un piano straordinario per affrontare in maniera organica le criticità del sistema delle acque e lo stop alle nuove edificazioni previste dal Piano operativo comunale nelle aree a rischio.
A illustrare il documento, già trasmesso al sindaco e alla Segreteria generale del Comune, sono stati Paolo Baldacci e Marco Cardone, a nome degli Alluvionati di Empoli. La proposta è stata sottoposta anche ai gruppi consiliari di opposizione, che, secondo quanto riferito dai promotori, si sono impegnati a portarla nelle sedi istituzionali.
«Siamo nati come gruppo per poter collaborare con l'ente comunale, senza pregiudizi e senza colore politico, mettendo a disposizione le informazioni e le conoscenze di chi vive sul territorio», ha spiegato Baldacci. «Ci siamo però trovati di fronte a difficoltà nel far comprendere la portata del problema. Per questo abbiamo deciso di allargare il confronto a tutte le opposizioni: non vogliamo fare una questione di partiti, ma ottenere risposte concrete».
Il nodo, secondo i comitati, è che le criticità non possono più essere affrontate soltanto attraverso interventi circoscritti, come la pulizia delle caditoie o la manutenzione di singoli tratti della rete. «Il problema è molto più grande», ha sottolineato Cardone. «Tutte le volte arrivano risposte puntuali: c'è un problema, vediamo di venire a pulire le caditoie. Ma ormai è chiaro che non basta».
Per individuare una strada percorribile, i promotori hanno guardato all'esperienza di Prato, città colpita da importanti alluvioni nel 2023 e nel 2025. Qui è stato avviato un percorso di coordinamento tra i diversi soggetti competenti, che ha portato all'individuazione delle criticità e degli interventi prioritari. «Hanno messo tutti attorno allo stesso tavolo e hanno detto: c'è un problema, bisogna risolverlo», ha raccontato Cardone. Il riferimento è al coinvolgimento di Regione, Protezione civile, Autorità di bacino, Consorzio di bonifica e gestori dei servizi, con l'obiettivo di superare la frammentazione delle competenze. «Non chiediamo di copiare Prato, ma di partire da quell'esperienza per costruire un modello adatto a Empoli. E non servono poteri straordinari: un percorso del genere può essere avviato anche dalla nostra amministrazione».
La prima richiesta riguarda quindi un nuovo studio idraulico e idrogeologico del territorio, da affidare al Genio civile della Regione Toscana, coinvolgendo gli altri enti e Acque Spa, il gestore del servizio idrico locale. Un riferimento importante è lo studio realizzato dal Genio civile nel 2013, che secondo i comitati dovrebbe essere aggiornato e integrato. «Quello studio prendeva in considerazione il reticolo superficiale, quindi fiumi e rii, ma non la loro interazione con le fognature. È proprio questo che chiediamo di approfondire: bisogna capire come le acque superficiali interagiscono con il sistema fognario». GUARDA LA VIDEO INTERVISTA A MARCO CARDONE
L'obiettivo non è produrre un altro documento destinato a rimanere sulla carta, ma arrivare a un programma con interventi prioritari, responsabilità, finanziamenti e tempi di realizzazione. «Prima bisogna conoscere bene il territorio, capire dove sono i problemi e poi stabilire cosa fare. E in questo percorso bisogna ascoltare anche i cittadini, perché ci sono situazioni che si vivono ogni giorno e che non sempre emergono dalle carte».
La proposta punta inoltre a coinvolgere i gestori e gli enti competenti per individuare le risorse necessarie agli interventi più onerosi, che potrebbero risultare difficili da sostenere per i soli Comuni. Il secondo punto riguarda le previsioni del Piano operativo comunale. I comitati chiedono di cancellare le nuove edificazioni nelle aree a rischio idraulico, prima dell'approvazione definitiva del piano. «Continuare a costruire dove si sa che c'è un rischio, con la promessa che in futuro verrà ridotto, per noi non basta più», ha affermato Cardone. «Ci sono cittadini che hanno costruito le loro case rispettando le normative e ottenendo le autorizzazioni, ma oggi si ritrovano continuamente con l'acqua in casa. Non possiamo accettare che ad altre persone venga prospettata la stessa situazione».
Secondo i promotori, nuove costruzioni potrebbero inoltre aumentare la pressione sulle aree circostanti, già esposte agli allagamenti. Per questo le due richieste vengono considerate inseparabili: da una parte ridurre il rischio per chi vive e lavora nelle zone colpite, dall'altra evitare di aggiungere nuove situazioni di pericolo. Nel mirino c'è anche la coerenza tra le previsioni del Poc e quanto indicato nell'ordine del giorno accompagnatorio al Documento unico di programmazione 2026-2028, nel quale, secondo quanto riportato dai comitati, si afferma che il piano non prevede interventi nelle aree soggette a rischio idraulico. I promotori sostengono di aver individuato circa una decina di previsioni edilizie che meritano approfondimenti. Tra gli esempi citati c'è un'area verde di Ponzano, tra via dell'Ulivo e la rotatoria, dove una lottizzazione sarebbe stata stralciata proprio in considerazione del rischio idraulico.«Abbiamo confrontato quella situazione con altre previsioni contenute nel Poc e abbiamo trovato casi con caratteristiche analoghe», ha spiegato Cardone. «Per questo chiediamo una commissione specifica che possa esaminare le singole aree e verificare cosa debba rimanere nel piano e cosa debba essere tolto».
Le previsioni contestate riguarderebbero sia abitazioni sia capannoni, in aree oggi prevalentemente verdi. I comitati richiamano anche la possibilità di puntare maggiormente sul recupero degli immobili esistenti e sulla riqualificazione urbana, anziché consumare nuovo suolo in zone esposte al rischio. «A Empoli ci sono abitazioni vuote e altre sottoutilizzate. Perché andare a costruire proprio dove ci sono problemi, invece di incentivare il recupero e ridare valore a ciò che già esiste?».
A rendere più urgente il confronto, secondo i promotori, è anche il cambiamento delle condizioni climatiche. Gli eventi degli ultimi anni, sostengono, impongono di verificare se gli strumenti di pianificazione e valutazione del rischio siano ancora adeguati. «Le norme possono essere le stesse di vent'anni fa, ma il clima no», ha osservato Cardone, richiamando anche il dibattito regionale sull'efficacia degli strumenti utilizzati per valutare il rischio idraulico e idrogeologico. Per i comitati, neppure il ricorso alle misure di invarianza idraulica può essere considerato una garanzia assoluta: «Non sempre si può sapere in anticipo come si comporteranno le opere quando arriverà un evento di pioggia intensa. Per questo chiediamo che il rischio venga valutato con attenzione e che non si continui a costruire sulla base della promessa che tutto sarà risolto». Il tempo, intanto, è un fattore decisivo. I promotori ritengono che il confronto sulle nuove edificazioni debba avvenire prima della conclusione dell'iter del Poc, che l'amministrazione punterebbe a chiudere entro l'anno.
L'Unione Cittadini Alluvionati auspica ora un confronto concreto con il Comune e una mobilitazione più ampia della comunità empolese. L'appello è rivolto alle associazioni, ai comitati, alle attività economiche e ai cittadini, anche di quelle zone che finora non hanno subito allagamenti. «Ci vuole solidarietà da parte di chi l'acqua non l'ha avuta nei confronti di chi invece la subisce continuamente», è stato il messaggio emerso durante la conferenza. «Non possiamo pensare che il problema riguardi soltanto alcune strade o alcune famiglie».
I promotori ricordano che situazioni considerate in passato al riparo dagli allagamenti hanno conosciuto episodi critici negli ultimi anni. Per questo chiedono che la sicurezza idraulica diventi una questione condivisa, capace di coinvolgere l'intera città al di là delle appartenenze politiche. La proposta non pretende di risolvere immediatamente ogni criticità, ma punta ad avviare un percorso strutturato, fondato su studi aggiornati, coordinamento tra enti e interventi programmati. Adesso i comitati attendono risposte dall'amministrazione e chiedono che il confronto sulle previsioni urbanistiche non venga rinviato.
«Non si può continuare a dire che non si può fare niente, soprattutto senza aver prima svolto un'analisi adeguata e approfondita», ha concluso Cardone. «Magari non tutto si potrà risolvere, e non tutto velocemente. Ma bisogna cominciare». La richiesta degli Alluvionati di Empoli è dunque duplice e chiara: mettere in sicurezza il territorio e impedire che le nuove scelte urbanistiche aumentino il rischio. «Prima si riduce il rischio esistente, non se ne crea di nuovo» è la sintesi della proposta che ora i comitati chiedono al Comune di discutere e trasformare in azioni concrete.