Re.So. compie vent’anni: una storia di cibo recuperato, volontariato e solidarietà che tiene insieme il territorio

15-10-2026 14:34 -

Vent’anni di Re.So. Recupero Solidale, ma soprattutto vent’anni di lavoro condiviso, di volontariato e di relazioni costruite sul territorio. Una storia che parla di alimenti sottratti allo spreco e destinati a chi ne ha bisogno, ma anche di persone che hanno scelto di collaborare, associazioni che hanno messo in comune risorse ed energie, istituzioni che hanno creduto in un progetto innovativo e una comunità che, nel tempo, ha costruito una risposta concreta alla povertà alimentare.

Sabato 31 ottobre 2026, dalle 9.15 alle 18, la Sala Soci Coop del Centro*Empoli, in via Raffaello Sanzio, ospiterà “Re.So. 20 anni – Recuperare il cibo, costruire relazioni”, una giornata pensata per ripercorrere la storia dell’associazione, fare il punto sul lavoro svolto e, soprattutto, confrontarsi sulle sfide che attendono il recupero delle eccedenze alimentari. L’appuntamento precede di pochi giorni il ventesimo anniversario della costituzione ufficiale di Re.So., avvenuta il 6 novembre 2006, ma per comprendere davvero il significato di questo traguardo bisogna tornare ancora più indietro, al 1998.

È allora che, a Empoli, prende forma un’intuizione destinata a trasformarsi in un’esperienza strutturata di solidarietà: recuperare i prodotti alimentari ancora buoni che i supermercati non possono più vendere e metterli a disposizione delle persone in difficoltà. Un’idea semplice nella sua formulazione, ma capace di mettere in discussione un’abitudine consolidata, quella di considerare inevitabile lo spreco di alimenti invenduti, e di aprire una strada nuova nella collaborazione fra distribuzione commerciale, amministrazioni pubbliche e volontariato.

Dalla sensibilità del 1998 alla nascita di un progetto comune
A raccontare le origini di Re.So. è Marinella Catagni, oggi presidente dell’associazione, che ricorda come tutto sia cominciato dalle sollecitazioni dei dipendenti dei negozi Coop di Empoli. Ogni giorno, nei punti vendita, venivano scartati prodotti alimentari ancora perfettamente utilizzabili. Da qui la domanda rivolta alla Sezione Soci Coop: era possibile fare qualcosa per evitare che quel cibo finisse sprecato?

La risposta fu una collaborazione che, per il periodo, aveva un carattere decisamente innovativo. L’amministrazione comunale, allora guidata dal sindaco Vittorio Bugli, aderì al progetto; Publiambiente, con Paolo Regini, contribuì a organizzare il trasporto delle merci; l’azienda sanitaria si occupò degli aspetti igienico-sanitari e della formazione necessaria per gestire correttamente gli alimenti. Il Comune mise inoltre a disposizione un magazzino nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo di Avane, dando al progetto una prima base operativa.

«Nel 1998 c’era questa sensibilità», ricorda Catagni, sottolineando quanto fosse importante, già allora, riuscire a mettere attorno allo stesso tavolo soggetti con competenze e responsabilità differenti. Non bastava raccogliere i prodotti: occorreva garantire che fossero conservati e distribuiti correttamente, organizzare i trasporti, individuare le persone a cui destinarli e costruire una rete affidabile.

Alle principali associazioni empolesi impegnate nel contrasto alla povertà alimentare fu chiesto di mettere a disposizione i primi volontari. Auser, Misericordia, Caritas e Pubbliche Assistenze contribuirono così a trasformare un’intuizione in un’attività concreta. Il recupero cominciò dai negozi Coop e, progressivamente, si strutturò attraverso procedure, spazi e responsabilità condivise.

Il progetto crebbe negli anni successivi. Nel 2000 il magazzino di Avane divenne il centro operativo del recupero, con la formazione dei volontari e l’adozione di un piano di autocontrollo igienico-sanitario. L’attività si estese anche ai prodotti non alimentari, mentre il sostegno logistico di Publiambiente rese possibile il trasporto delle merci dai punti vendita al magazzino.

Nel 2004, grazie al progetto FORMA – Fattibilità Operativa Recupero Merci di Area, finanziato dal Cesvot, l’organizzazione poté consolidarsi e allargare la propria rete agli esercizi commerciali, alle associazioni e ai Comuni del Circondario Empolese Valdelsa e di Lastra a Signa.

A quel punto divenne necessario dare al progetto una struttura autonoma. Per partecipare ai bandi e organizzare con maggiore continuità le attività, le associazioni coinvolte decisero di unirsi in un soggetto comune. Il 6 novembre 2006 nacque ufficialmente Re.So. Recupero Solidale, raccogliendo l’esperienza maturata negli otto anni precedenti.

Fra le persone che contribuirono a costruire quel percorso c’è Grazia Susini, una delle promotrici dell’iniziativa, che sarà ricordata anche attraverso il documentario realizzato per il ventennale. Accanto a lei, figure come Vittorio Bugli, Paolo Regini e Maria Giannotti, allora impegnata nei servizi di igiene degli alimenti dell’azienda sanitaria, rappresentano i diversi tasselli di una collaborazione che ha saputo unire visione sociale, competenze tecniche e capacità organizzativa.

La storia di Re.So. dimostra così che il recupero alimentare non nasce soltanto dalla disponibilità di prodotti da distribuire. Nasce dalla possibilità di far dialogare mondi diversi, trasformando un problema ambientale e commerciale in una risorsa per la comunità.

Un magazzino che è diventato una rete territoriale
Negli anni Re.So. ha ampliato progressivamente le proprie attività, accompagnando il recupero delle eccedenze con nuove iniziative sociali. Nel 2007 è arrivato il riconoscimento a Terra Futura per la migliore iniziativa di prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti. Nel 2009 è partito il servizio di consegna a domicilio dei pasti eccedenti della refezione scolastica destinati a persone con autonomia limitata; nel 2011 è stata avviata la collaborazione con il Centro diurno di Ventignano per un progetto di inclusione e inserimento lavorativo di persone con autismo. Dal 2013 sono state organizzate le raccolte alimentari “Alimenta la solidarietà” e, dal 2014, si è ampliato il recupero gratuito di frutta e verdura.

Anche il riconoscimento del Sant’Andrea d’oro, conferito dal Comune di Empoli nel 2017 insieme ad altre associazioni impegnate nel riuso e nel recupero a fini sociali ed ecologici, ha valorizzato il ruolo dell’associazione nel territorio.

Oggi Re.So. è molto più di un magazzino nel quale arrivano prodotti invenduti. È un punto di raccordo fra negozi, aziende, produttori agricoli e organizzazioni che assistono persone in difficoltà. La rete comprende 34 associazioni per la distribuzione dei prodotti alimentari provenienti dai punti vendita e circa quaranta realtà coinvolte nel circuito della frutta e della verdura, anche al di fuori dell’Empolese Valdelsa.

Il recupero dai supermercati si è esteso ai negozi dell’Empolese Valdelsa e coinvolge anche altri donatori, fra cui la Conad di Cerreto Guidi e un punto vendita ZONA Market. A questi flussi si aggiungono le forniture ortofrutticole gestite attraverso l’accreditamento presso AGEA, ottenuto nel 2022 per riprendere il rapporto diretto con le organizzazioni di produttori.

La frutta e la verdura rappresentano una parte particolarmente significativa dell’attività, ma anche una sfida organizzativa. Le quantità possono raggiungere diverse tonnellate in una sola consegna, rendendo necessario coinvolgere altre associazioni ed empori solidali, così che prodotti deperibili in grandi volumi possano essere distribuiti in tempi utili. Per questo la rete si allarga anche a realtà come gli empori di Castelfranco di Sotto e Santa Croce sull’Arno-San Miniato, oltre ad altre organizzazioni che ritirano i prodotti per portarli alle persone assistite.

Il sistema è organizzato per garantire una distribuzione regolare e il più possibile equa. I prodotti recuperati vengono suddivisi e assegnati alle associazioni secondo un calendario concordato, tenendo conto delle esigenze e delle capacità di ciascuna realtà. Le due raccolte alimentari annuali organizzate sul territorio confluiscono a loro volta in un circuito comune: le risorse raccolte vengono centralizzate e ridistribuite durante l’anno, evitando che le differenze fra i territori in cui si raccoglie si traducano in disuguaglianze per le persone che hanno bisogno.

È uno degli aspetti che Catagni considera più importanti: il valore di Re.So. non si misura soltanto in chilogrammi di alimenti recuperati, ma nella capacità di mettere in comune le risorse, organizzarle e farle arrivare dove servono. La rete consente di superare i confini della singola associazione e di costruire una risposta più coordinata, nella quale il bisogno di una comunità non viene considerato separatamente da quello delle comunità vicine.

I numeri raccontano il lavoro, ma non tutto il suo valore
Il bilancio del 2025 restituisce la dimensione di questa attività. Nell’anno che precede il ventennale, Re.So. ha recuperato 80.253 chilogrammi di prodotti alimentari ed extra-alimentari provenienti da supermercati e aziende, ai quali si sono aggiunti 193.860 chilogrammi di prodotti ortofrutticoli. Complessivamente, si tratta di oltre 274 tonnellate di beni sottratti allo spreco e rimessi in circolo attraverso la rete solidale.

Nello stesso anno, oltre 5.000 ore di volontariato hanno sostenuto il lavoro dell’associazione. Attraverso le 40 realtà della rete, la distribuzione ha raggiunto 6.683 persone.

Dietro queste cifre ci sono operazioni quotidiane che richiedono tempo, attenzione e coordinamento. I prodotti devono essere ritirati, selezionati, sistemati, conservati e preparati per la distribuzione. I volontari lavorano in magazzino, organizzano i quantitativi destinati alle associazioni e si occupano delle diverse fasi della movimentazione. Le realtà beneficiarie ritirano quanto assegnato e lo portano nei propri servizi, dove diventa un aiuto concreto per le persone e le famiglie.

L’organizzazione segue ritmi precisi, scanditi dalle consegne dei negozi e dalla preparazione delle forniture per le associazioni. La frutta e la verdura richiedono una programmazione ancora più attenta, perché la loro disponibilità può variare e i quantitativi possono essere molto elevati. È un lavoro meno visibile rispetto alla distribuzione finale, ma indispensabile per far funzionare l’intero sistema.

Il recupero alimentare, in questo senso, non è un gesto isolato né una semplice donazione. È una filiera solidale che richiede continuità, mezzi di trasporto, spazi adeguati, competenze e persone disposte a dedicare il proprio tempo. Se uno di questi elementi viene meno, l'intera catena rischia di rallentare.

Ecco perché, per Re.So., il ventennale non è soltanto un’occasione per ricordare quanto è stato fatto. È anche il momento per richiamare l’attenzione sulle condizioni necessarie affinché il lavoro possa proseguire.

La prova della pandemia e la ferita dell’incendio
Il valore della rete è emerso con particolare chiarezza nei momenti di maggiore difficoltà. Durante l’emergenza Covid-19, dopo una breve sospensione, Re.So. riprese l’attività grazie all’autorizzazione del Comune di Empoli a operare come servizio essenziale. Le richieste di aiuto aumentavano, mentre l’organizzazione doveva fare i conti con difficoltà logistiche, cambiamenti nelle disponibilità delle merci e necessità di riorganizzare il lavoro dei volontari.

Catagni ricorda quelle settimane come una prova decisiva. Le associazioni avevano bisogno di continuare a distribuire gli alimenti e chiedevano come fare. Una volta ottenuta l’autorizzazione a ripartire, il magazzino tornò a essere un punto di riferimento operativo per il territorio. I volontari si alternavano e l’associazione cercava di recuperare e acquistare, quando necessario, ciò che serviva per rispondere alle richieste.

«Nessuno è rimasto da solo», è il senso della testimonianza della presidente, che attribuisce alla collaborazione fra le associazioni una parte fondamentale della risposta territoriale alla pandemia. In una situazione eccezionale, una rete già costruita nel tempo riuscì a mobilitare persone e risorse, dimostrando che il lavoro condiviso può diventare una forma concreta di protezione sociale.

Un’altra prova è arrivata il 12 giugno 2025, quando un incendio ha danneggiato gravemente una parte del magazzino di Avane, rendendola inagibile per mesi. Re.So. ha dovuto riorganizzare spazi, trasporti e distribuzioni, affrontando una difficoltà che avrebbe potuto compromettere la continuità dei servizi. Anche in questo caso, il sostegno dei volontari e la collaborazione delle realtà del territorio hanno consentito di mantenere operative le attività essenziali.

Con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, l’associazione ha potuto affrontare importanti lavori di ripristino, intervenendo sul pavimento e sulle finestre del magazzino. Si è trattato di un aiuto determinante per riportare gli spazi a condizioni adeguate e garantire una maggiore sicurezza.

Sono episodi diversi, ma legati da un filo comune: la solidità di una rete non si misura soltanto quando tutto funziona, ma soprattutto quando è chiamata a reagire agli imprevisti. La continuità di Re.So. è stata possibile grazie a un patrimonio di relazioni costruito negli anni, alla disponibilità dei volontari e alla collaborazione di soggetti che hanno riconosciuto l’importanza del servizio.

La sfida di oggi: recuperare è diventato più difficile
Se i primi vent’anni raccontano la costruzione di un modello territoriale, il prossimo futuro pone interrogativi nuovi. La povertà alimentare continua a richiedere risposte concrete, mentre il recupero delle eccedenze incontra ostacoli organizzativi, normativi e aziendali che rendono più complesso trasformare i prodotti disponibili in un aiuto effettivo.

È questo uno dei temi centrali che Marinella Catagni vuole portare al confronto del 31 ottobre. La presidente riconosce il valore del percorso compiuto, ma invita a non considerare il sistema costruito come un risultato acquisito una volta per tutte.

«Oggi recuperare è decisamente molto più difficile che non vent’anni fa», osserva, richiamando le difficoltà legate alle procedure, alle responsabilità e alle regole che disciplinano la gestione dei prodotti. A suo giudizio, le aziende sono spesso caute nel donare le eccedenze, anche quando esistono strumenti normativi pensati proprio per favorire la donazione a fini sociali.

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di alimenti. Perché il recupero sia possibile, le merci devono essere individuate in tempo, rese disponibili, ritirate con mezzi adeguati e gestite secondo procedure compatibili con la loro natura. Servono interlocutori aziendali disponibili, chiarezza sulle responsabilità e un'organizzazione capace di sostenere i costi della logistica.

C'è poi una questione più strutturale. Se il recupero si concentra esclusivamente sui prodotti invenduti nei supermercati, rischia di intervenire soltanto nella fase finale di una filiera nella quale lo spreco si è già prodotto. La prevenzione è indispensabile, ma non può sostituire il recupero di ciò che resta effettivamente disponibile e utilizzabile. Per Catagni, diventa quindi necessario ampliare il coinvolgimento della produzione, favorendo canali diretti fra produttori agricoli, aziende e organizzazioni solidali.

L'esperienza della frutta e della verdura mostra quanto questa strada sia importante e, allo stesso tempo, impegnativa. Le quantità provenienti dai produttori possono essere considerevoli e richiedono una rete di distribuzione capace di assorbirle rapidamente. Per questo Re.So. ha progressivamente coinvolto altre realtà solidali, andando oltre il territorio originario quando necessario.

Anche il trasporto costituisce un nodo da affrontare. La distinzione fra prodotti destinati al recupero e materiali destinati allo smaltimento ha conseguenze pratiche sull'organizzazione dei ritiri, sull'impiego dei mezzi e sulle procedure delle aziende che si occupano della movimentazione. Sono questioni tecniche che possono sembrare lontane dalla solidarietà, ma che incidono direttamente sulla possibilità di recuperare più prodotti e distribuirli con maggiore efficienza.

Il futuro di Re.So. passa dunque anche dalla capacità di costruire regole chiare, ridurre gli ostacoli burocratici e rendere più semplice la collaborazione fra soggetti diversi. Perché il volontariato possa continuare a svolgere il proprio ruolo, non basta la buona volontà: servono condizioni organizzative sostenibili, strumenti adeguati e istituzioni capaci di accompagnare le esperienze territoriali.

La sostenibilità dell'associazione e il valore dei volontari
Fra le questioni che Re.So. deve affrontare c'è anche quella economica. Il recupero consente di mettere a disposizione beni che altrimenti rischierebbero di essere sprecati, ma non elimina i costi necessari per far funzionare il sistema. Il magazzino deve essere mantenuto, i mezzi devono poter circolare, gli spazi devono rispettare le condizioni richieste e le attività amministrative richiedono tempo e competenze.

Per anni, una parte delle risorse necessarie è arrivata anche attraverso i mercatini organizzati dall'associazione, nei quali venivano proposti a prezzi contenuti prodotti non alimentari, articoli per la casa, vestiario e altri beni provenienti dai campionari destinati alla rete commerciale Coop. Non si trattava di una normale attività di vendita, ma di un'iniziativa di autofinanziamento che permetteva di sostenere le spese e di destinare ulteriori risorse alle associazioni della rete.

Il cambiamento degli assortimenti e delle modalità di approvvigionamento della distribuzione ha però ridotto la disponibilità di questi prodotti. Nel 2026, per la prima volta, Re.So. non potrà organizzare il tradizionale mercatino natalizio.

La rinuncia apre una questione concreta per il futuro dell'associazione. I mercatini contribuivano a coprire spese di gestione e a sostenere le organizzazioni che si rivolgono al magazzino per ricevere gli alimenti. Anche quest'anno Re.So. ha stabilito di destinare 15.000 euro in buoni spesa alle associazioni, affinché possano acquistare i prodotti di cui hanno bisogno quando non sono disponibili fra quelli recuperati.

È un sostegno che dimostra come la funzione dell'associazione non si esaurisca nella raccolta e nella distribuzione delle eccedenze. Re.So. cerca anche di rafforzare le organizzazioni che ogni giorno assistono le persone, aiutandole a compensare le carenze e a rispondere a bisogni che non sempre possono essere soddisfatti attraverso il recupero.

Ma questa capacità di sostegno dipende dalla possibilità di reperire risorse. Per questo l'associazione continua a partecipare a bandi e a cercare finanziamenti destinati al funzionamento e al miglioramento della struttura.

Il tema è particolarmente importante in una fase in cui alle realtà del volontariato vengono richiesti standard organizzativi sempre più articolati. Le associazioni devono garantire correttezza amministrativa, sicurezza e qualità dei servizi, spesso disponendo di risorse limitate e facendo affidamento sul lavoro volontario.

«È una ricchezza per il territorio», sottolinea Catagni parlando della rete costruita in questi anni, richiamando anche la necessità di prestare maggiore attenzione alla cura delle associazioni. Il rischio, altrimenti, è che proprio le realtà chiamate a sostenere le persone più fragili si trovino progressivamente indebolite da costi, adempimenti e difficoltà operative.

Il ventennale diventa così anche un'occasione per riconoscere il valore del volontariato non come una risorsa gratuita e inesauribile, ma come una componente essenziale del welfare territoriale, da sostenere e mettere nelle condizioni di lavorare con continuità.

Il 31 ottobre: una giornata per ricordare e progettare

È con questa consapevolezza che Re.So. ha costruito il programma della giornata del 31 ottobre. Non una celebrazione limitata ai risultati raggiunti, ma un confronto articolato in tre momenti: la memoria delle origini, l'analisi dei bisogni attuali e la ricerca di soluzioni per il futuro.

La mattinata si aprirà alle 9.15 con i saluti del sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi. La prima sessione sarà dedicata alla ricostruzione della storia dell'associazione e delle persone che contribuirono a trasformare il progetto del 1998 in una rete organizzata. Interverranno Grazia Susini, Vittorio Bugli, Paolo Regini, Maria Giannotti e Francesca Gatteschi, direttrice soci di Unicoop Firenze. Il racconto sarà coordinato da Francesco Vettori.

Sarà un momento per tornare alle intuizioni iniziali e comprendere come si sia potuto costruire, in un contesto nel quale la sensibilità verso il recupero era ancora poco diffusa, un sistema capace di coinvolgere istituzioni, distribuzione commerciale, servizi sanitari e volontariato.

Alle 11.20 il confronto si sposterà sul presente. Don Armando Zappolini, direttore della Caritas Diocesana di San Miniato; Franco Doni, direttore della Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa; Francesca Giannì, per le Politiche sociali dell'Unione dei Comuni Circondario dell'Empolese Valdelsa; Nedo Mennuti, per le Politiche sociali del Comune di Empoli; Francesca Gatteschi e Marinella Catagni si confronteranno sulle nuove forme di povertà alimentare, sull'organizzazione dell'assistenza e sul rapporto fra volontariato e servizi pubblici. A coordinare sarà Rossella Iallorenzi.

L'obiettivo sarà capire come stanno cambiando i bisogni, quale ruolo possano svolgere le istituzioni e in che modo la rete solidale possa continuare a rispondere alle richieste di aiuto. Un tema particolarmente rilevante in un territorio dove l'esperienza di Re.So. ha dimostrato l'importanza di una distribuzione organizzata e di un dialogo costante fra le realtà che si occupano di fragilità sociale.

Dopo la pausa pranzo, dalle 15, l'attenzione si concentrerà sulle prospettive future. La tavola rotonda riunirà rappresentanti delle istituzioni regionali, nazionali ed europee, amministratori e protagonisti delle politiche alimentari e sociali.

Parteciperanno Brenda Barnini, presidente della Commissione Sviluppo economico e rurale della Regione Toscana; Marinella Catagni; Camilla Laureti, componente della Commissione per l'Agricoltura e lo Sviluppo rurale del Parlamento europeo; Antonio Lauriola, direttore Cura della persona, Salute e Welfare della Regione Emilia-Romagna; Laura Mannucci, assessora del Comune di Empoli alla Transizione ecologica e alle Politiche per il riuso; Francesca Marconi, vicepresidente del Consiglio del Cibo di Livorno; Daniela Mori, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze; e Dario Parrini, senatore e vicepresidente della Commissione Affari costituzionali del Senato. Il confronto sarà coordinato da Andrea Campinoti, mentre le conclusioni saranno affidate a Dario Parrini.

Maria Chiara Gadda, deputata e promotrice della legge 166 del 2016 contro gli sprechi alimentari, invierà un proprio contributo dedicato al bilancio dei primi dieci anni di applicazione della norma e alle possibilità di migliorarne l'attuazione.

Il riferimento è alla cosiddetta legge antispreco, che ha introdotto strumenti per favorire la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e di altri beni a fini di solidarietà sociale. A dieci anni dalla sua approvazione, il confronto sarà l'occasione per ragionare sui risultati raggiunti e sugli ostacoli che ancora limitano la diffusione delle pratiche di recupero.

La domanda che guiderà il pomeriggio è concreta: che cosa deve cambiare perché recuperare le eccedenze sia più semplice, stabile e diffuso? Quali responsabilità spettano alle imprese, quale ruolo possono assumere le istituzioni e come si possono sostenere le organizzazioni che garantiscono la distribuzione sul territorio?

Per Re.So. sono questioni che non riguardano soltanto la propria organizzazione, ma l'intero sistema del recupero. La possibilità di coinvolgere nuovi donatori, intervenire più a monte nella filiera e garantire strumenti logistici adeguati sarà determinante per evitare che esperienze costruite in anni di lavoro siano costrette a operare al di sotto delle proprie potenzialità.

Nel corso della giornata sarà inoltre proiettato “Re.So. 20 anni”, il documentario diretto da Marco Tomaselli, realizzato per raccontare la storia dell'associazione attraverso le testimonianze dei protagonisti e mostrare da vicino il funzionamento del recupero. Il trailer è disponibile su YouTube: https://youtu.be/KovcOhTpTFk.

Vent'anni dopo, il valore più grande è ciò che si è costruito insieme

Guardare ai vent'anni di Re.So. significa tenere insieme due dimensioni. La prima è quella ambientale: tonnellate di prodotti sottratti allo spreco, recuperati e rimessi in circolo, con un beneficio per la comunità e per l'uso delle risorse. La seconda è quella sociale, forse meno immediata da misurare ma altrettanto importante: la costruzione di una rete che consente alle associazioni di collaborare, condividere risorse e raggiungere persone che altrimenti rischierebbero di rimanere senza sostegno.

La storia dell'associazione racconta proprio questo passaggio, dalla risposta a un problema concreto alla costruzione di un'infrastruttura sociale. Un magazzino, alcuni volontari e la disponibilità di pochi soggetti si sono trasformati in un sistema che coinvolge decine di organizzazioni, dialoga con le istituzioni e raggiunge migliaia di persone.

La pandemia ha mostrato quanto questa rete possa essere preziosa nelle emergenze. L'incendio del 2025 ha confermato la capacità di reagire anche quando vengono meno gli spazi e le condizioni operative abituali. Il bilancio annuale restituisce la misura del lavoro, mentre le difficoltà economiche e organizzative ricordano che nessuna rete può essere considerata autosufficiente.

Per continuare a funzionare, Re.So. ha bisogno di volontari, donatori, mezzi, strutture, risorse economiche e interlocutori istituzionali capaci di accompagnarne lo sviluppo. Ha bisogno, soprattutto, che il recupero venga riconosciuto come una parte stabile delle politiche contro lo spreco e la povertà alimentare, non come un'attività da affidare soltanto alla disponibilità delle singole organizzazioni.

«Il convegno lo abbiamo pensato non solo celebrativo, ma anche fattivo», spiega Catagni. L'intenzione è partire dall'esperienza maturata a Empoli per individuare soluzioni che possano rendere il recupero più efficace e sostenibile, affrontando le difficoltà che oggi incontrano le associazioni e le imprese disponibili a donare.

È questo, in fondo, il significato più profondo del ventennale: non limitarsi a celebrare ciò che è stato fatto, ma chiedersi come proteggere e sviluppare ciò che è stato costruito.

Dal 1998 a oggi è cambiato il contesto, sono cresciuti i volumi, si sono ampliate le collaborazioni e sono emerse nuove necessità. È rimasta però intatta l'idea da cui tutto era cominciato: un prodotto ancora buono non deve diventare uno spreco se può trasformarsi in una risorsa per qualcuno.

Attorno a questa idea Re.So. ha costruito un'esperienza che appartiene all'intero territorio. Un'esperienza nella quale il recupero del cibo è il punto di partenza, ma il risultato più importante è la capacità di tenere insieme persone, associazioni, imprese e istituzioni.

Perché, dopo vent'anni, il patrimonio più prezioso di Re.So. non è soltanto quello che ogni settimana entra ed esce dal magazzino di Avane. È la rete di fiducia e collaborazione che rende possibile tutto questo. Ed è proprio da quella rete che l'associazione vuole ripartire per affrontare le sfide dei prossimi anni.

Emilio Chiorazzo