Diritti scritti, vite reali: a Empoli un questionario per capire quanto è ancora lontana la piena autonomia delle donne
21-10-2026 17:18 -
di Emilio Chiorazzo
Quanto sono realmente esigibili i diritti che le leggi riconoscono? E quali condizioni servono perché la libertà di scegliere non rimanga soltanto un principio scritto, ma diventi una possibilità concreta nella vita quotidiana? Sono le domande al centro di “Diritti scritti, vite reali. Dal diritto di scegliere alle condizioni per poterlo fare”, la conferenza stampa che si è svolta mercoledì 21 ottobre, nella sede di Confesercenti Empolese Valdelsa, in via Cavour 43, per presentare “La domanda alla città”, la consultazione promossa dalla Fondazione RIGEL ETS nell'ambito della rassegna “Donne al centro”, organizzata dal Comune di Empoli e dalla Commissione Pari Opportunità.
Un incontro che non si limita a lanciare un questionario, ma propone un percorso di ascolto e partecipazione, con l'ambizione di mettere in relazione le esperienze delle persone, le competenze scientifiche e le responsabilità delle istituzioni. Perché riconoscere formalmente un diritto è una conquista fondamentale, ma non sempre significa poterlo esercitare davvero. Le condizioni economiche, l'organizzazione del lavoro, la distribuzione delle responsabilità familiari, l'accessibilità dei servizi, la sicurezza e la possibilità di essere ascoltate nei luoghi in cui si prendono le decisioni continuano a incidere sull'autonomia delle donne.
A introdurre i lavori è stato Carlo Mochi Sismondi, componente del Consiglio di amministrazione della Fondazione RIGEL ETS e presidente di FORUM PA, che ha sintetizzato il senso dell'iniziativa in tre parole: comprendere, ascoltare e partecipare. A seguire sono intervenute l'assessora alle Pari Opportunità del Comune di Empoli, Valentina Torrini, la presidente della Commissione Pari Opportunità, Maria Cira D'Antuono, la presidente della Fondazione RIGEL ETS, Antonella Ninci, Rossella Orlandi e Rita Biancheri, dell'Università di Pisa, oltre a Camilla Caporali, dottoranda di ricerca dell'Università degli Studi Roma Tre, che ha illustrato la consultazione e le modalità di partecipazione.
Ad accogliere i partecipanti è stato Paolo Barsottini, responsabile di Confesercenti Empolese Valdelsa, in rappresentanza della presidente Ilaria Scarselli, assente per motivi di salute.
Dai diritti riconosciuti alla libertà di esercitarli Il punto di partenza è una distinzione fondamentale: quella tra la libertà di non essere ostacolate e la possibilità concreta di fare le proprie scelte. Un diritto può essere riconosciuto dalla legge, ma risultare difficile da esercitare quando mancano il reddito, il tempo, i servizi o le condizioni sociali necessarie. «Le parole chiave che abbiamo individuato sono comprendere, ascoltare e partecipare – ha spiegato Carlo Mochi Sismondi (a sinistra) –. Noi distinguiamo tra libertà negative e libertà positive. Le libertà negative sono quelle per cui nessuno mi impedisce di fare qualcosa; le libertà positive riguardano invece la possibilità concreta di farlo. Il punto è creare le condizioni perché ci sia una libertà positiva e si possa veramente scegliere».
Il richiamo è anche al principio di uguaglianza sostanziale sancito dall'articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona e l'effettiva partecipazione alla vita del Paese.
«Non è sempre vero che i diritti scritti corrispondano all'effettiva libertà positiva delle persone», ha osservato Mochi Sismondi. Da qui la necessità di ascoltare la comunità empolese, comprendere quanto sia percepita questa distanza e utilizzare le informazioni raccolte per orientare interventi e cambiamenti.
«Non vogliamo una ricerca sterile, una serie di dati che rimanga in un cassetto. È una conoscenza che ci serve per agire, per migliorare, per imparare e partecipare», ha aggiunto, sottolineando che l'iniziativa rappresenta l'inizio di un percorso destinato a proseguire anche dopo la chiusura della consultazione.
L'autonomia femminile al centro di “Donne al centro” La presentazione del questionario si inserisce in un'edizione della rassegna “Donne al centro” che ha scelto di mettere l'autonomia femminile al centro del proprio programma, coinvolgendo associazioni, imprese, istituzioni e realtà del terzo settore.L'assessora Valentina Torrini (nella foto qui a fianco) ha evidenziato proprio il valore di questa collaborazione, sottolineando l'importanza di ospitare la conferenza nella sede di un'associazione di categoria, così da favorire l'incontro tra il mondo economico e quello sociale. «Per noi questa è una mattinata molto importante. Ci tenevo che fosse organizzata in questa sede per creare una contaminazione tra le aziende, le associazioni di categoria e il terzo settore. Questo per noi è fondamentale», ha dichiarato Torrini, ricordando la risposta positiva ricevuta alla chiamata rivolta alle realtà del territorio per costruire il programma della rassegna. L'obiettivo, ha spiegato, è andare oltre una concezione dell'emancipazione femminile che non sempre si traduce in una reale possibilità di autodeterminazione.
«Noi riteniamo che non basti più lottare per l'emancipazione femminile. Vogliamo dare il nostro contributo perché le donne siano effettivamente messe nella condizione di potersi governare, di decidere e di agire sulla base dei propri bisogni, delle proprie necessità, ma anche dei propri desideri».
Una prospettiva che coinvolge anche il modo in cui è organizzata la città: i servizi, gli spostamenti, gli spazi pubblici, le opportunità di lavoro e la possibilità di conciliare le diverse dimensioni della vita.
«Sono sicura che, alla conclusione del questionario, capiremo meglio quali sono i bisogni delle donne che vivono la città. Non possiamo limitarci a interpretare: dobbiamo cogliere veramente le loro necessità, e soltanto le persone che le vivono possono raccontarcele», ha aggiunto l'assessora.
Il riferimento è anche all'idea di una città dei 15 minuti, nella quale i servizi e le opportunità essenziali siano raggiungibili con facilità e le donne possano vivere, lavorare, attraversare gli spazi urbani e condividere il tempo con i propri affetti senza che l'organizzazione quotidiana diventi un ulteriore ostacolo all'autonomia.
«Vogliamo una città che le donne possano sentire propria, capace di rispondere ai loro bisogni e nella quale possano vivere in continuità, lavorare e muoversi con i propri figli e le proprie figlie. Oggi sappiamo che ai diritti scritti non sempre corrispondono diritti garantiti, ma non conosciamo ancora fino in fondo la percezione di chi abita la nostra città. Il questionario ci aiuterà a comprenderla», ha concluso Torrini. Una comunità che partecipa e costruisce il cambiamento Anche Maria Cira D'Antuono, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Empoli, ha insistito sulla necessità di affrontare le disuguaglianze attraverso un cambiamento culturale condiviso, che non può essere affidato soltanto alle istituzioni. «Quest'anno abbiamo immaginato la rassegna insieme alle associazioni ed è bello vedere qui non soltanto realtà di categorie diverse, ma anche persone che, pur svolgendo altri lavori, hanno scelto di esserci. Il cambiamento culturale è qualcosa che dobbiamo mettere in atto e che possiamo realizzare soltanto insieme».
Per D'Antuono (nella foto s sinistra), la consultazione costituisce un punto di partenza indispensabile: prima di individuare le risposte, occorre capire come le persone percepiscono la realtà e quali ostacoli riconoscono nella propria esperienza.
«Non possiamo non partire dalla consapevolezza: dobbiamo capire che cosa pensano le persone. Il questionario non si concluderà stamattina, ma resterà aperto fino al 30 novembre. Successivamente ci interrogheremo sui dati raccolti, lavoreremo insieme a un documento finale e valuteremo come la Commissione, anche dal punto di vista politico, potrà utilizzarlo».
La presidente ha confermato inoltre l'intenzione di restituire pubblicamente i risultati attraverso un appuntamento nella primavera del 2027, coinvolgendo le associazioni e gli altri soggetti del territorio.
«Lo spirito di “Donne al centro” è proprio questo: mettere insieme situazioni, aziende e luoghi differenti per lavorare al cambiamento. È bello vedere che questa rete esiste e che può diventare uno strumento concreto di partecipazione».
La Fondazione RIGEL: ascolto, rete e futuro A illustrare le ragioni profonde del progetto è stata Antonella Ninci (nella foto a destra), presidente della Fondazione RIGEL ETS, che ha presentato la consultazione come uno strumento per dare voce alle esperienze quotidiane e comprendere gli ostacoli che ancora si frappongono tra il riconoscimento dei diritti e la loro effettiva attuazione. «La nostra è una fondazione nata dalla sintesi delle esperienze professionali di un gruppo di persone che hanno lavorato a lungo su questi temi e hanno deciso di mettere insieme le proprie competenze. Crediamo anche nell'importanza del passaggio generazionale: esperienze e conoscenze devono essere condivise e messe a disposizione delle nuove leve che devono crescere».
La scelta di promuovere un questionario rivolto all'intera comunità nasce dalla consapevolezza che le difficoltà non si manifestano tutte allo stesso modo e che, per comprenderle, è necessario partire dalle persone che le incontrano nella vita di tutti i giorni.
«Per chi, come me, fa il giurista di professione, è evidente il divario tra quello che leggiamo nelle regole e quello che percepiamo quando andiamo a esigere un diritto previsto da quelle stesse regole. Ma quanto è difficile riuscire a tradurlo in una realtà concreta?».
Ninci ha richiamato gli ostacoli che possono emergere nel mondo del lavoro, nella crescita professionale, nella partecipazione politica e nei contesti decisionali, senza dimenticare le diverse forme di violenza e le limitazioni alla sicurezza personale.
Il progetto si articola intorno a quattro ambiti principali: autonomia economica e qualità del lavoro; tempo, responsabilità di cura e libertà personale; dignità, sicurezza e libertà dalla violenza; voce, autorevolezza, rappresentanza e partecipazione alle decisioni.
Sono dimensioni strettamente connesse. La mancanza di autonomia economica può limitare la possibilità di allontanarsi da situazioni difficili; un carico di cura sbilanciato può ridurre il tempo da dedicare al lavoro e alla vita pubblica; la scarsa rappresentanza può rendere meno visibili bisogni ed esperienze femminili.
«Le tre parole chiave del nostro progetto sono ascolto, rete e futuro», ha spiegato Ninci. «Ascolto, per conoscere bisogni, ostacoli e proposte della comunità; rete, perché senza la collaborazione delle associazioni e dei diversi contesti non si va da nessuna parte; futuro, perché i contributi raccolti devono essere restituiti ed elaborati, diventando la base per un confronto sulle opportunità da costruire».
La presidente ha inoltre sottolineato che la partecipazione non si esaurisce nella compilazione del questionario, ma può rappresentare un modo per contribuire direttamente alla vita della fondazione e al lavoro collettivo sui temi dell'equità e dell'inclusione.
«Autonomia è libertà. Dobbiamo costruire un futuro di libertà e autonomia per le donne, e questo questionario è un piccolo tassello del mosaico che ci impegniamo a realizzare».
Rossella Orlandi: il problema non è soltanto scrivere le leggi, ma applicarle Uno degli interventi più approfonditi della mattinata è stato quello di Rossella Orlandi (nella foto a sinistra), che ha concentrato l'attenzione sulla distanza tra il quadro normativo e la sua concreta applicazione, soffermandosi sulle responsabilità delle istituzioni e delle organizzazioni. Secondo Orlandi, l'Italia dispone già di strumenti giuridici importanti per tutelare i diritti delle donne, a partire dalla Costituzione e dalle norme sulle pari opportunità. Il nodo centrale è piuttosto la capacità di trasformare quelle disposizioni in procedure efficaci, comportamenti coerenti e condizioni reali di uguaglianza.
«In Italia non c'è un problema di architettura giuridica sui diritti delle donne. Forse abbiamo anche troppe norme, che nel tempo si sono sovrapposte. Quello che manca è la messa a terra di queste norme. La domanda che dobbiamo porci, e alla quale il questionario può aiutarci a rispondere, è perché non funzionano come dovrebbero: servono altre norme oppure serve qualcos'altro?».
A dimostrare quanto il divario sia ancora rilevante contribuiscono, ha osservato, le differenze nell'occupazione, nelle retribuzioni, nelle carriere e nelle prospettive pensionistiche. La minore autonomia economica non è soltanto una questione di reddito, ma condiziona la libertà di scelta lungo tutto l'arco della vita.
Orlandi ha individuato tre ostacoli strutturali. Il primo è la difficoltà di applicare regole concepite in modo astratto a situazioni concrete nelle quali denunciare una discriminazione o una violenza può comportare ulteriori rischi, isolamento o stigmatizzazione. Il secondo è la frammentazione dei canali di tutela, che obbliga spesso le persone a orientarsi tra uffici, organismi e procedure differenti. Il terzo riguarda la cultura delle organizzazioni, dove strumenti come codici etici, bilanci di genere e certificazioni rischiano di trasformarsi in adempimenti formali anziché in occasioni di cambiamento.
«Il fatto di avere un codice etico, un modello organizzativo o una certificazione non significa necessariamente che un'organizzazione abbia davvero affrontato il problema. Spesso si tratta di adempimenti. Una certificazione dovrebbe essere il risultato di un percorso e di una scelta, non un bollino da esibire».
Per rendere effettivi i diritti, secondo Orlandi, è necessario costruire canali di ascolto riconoscibili e sicuri, formare le persone che ricevono le segnalazioni, garantire risposte tempestive e assumersi la responsabilità di intervenire. È altrettanto importante che chi denuncia non venga penalizzato e che le procedure portino a conseguenze concrete.
«La capacità di ascolto non è un elemento accessorio: è un'infrastruttura. Bisogna creare canali specifici, sicuri, e formare chi è chiamato a ricevere le segnalazioni. Se una persona parla e non succede nulla, si genera sfiducia. E quella sfiducia non colpisce soltanto chi ha denunciato, ma scoraggia anche tutte le altre persone».
Un ruolo decisivo spetta anche alla prevenzione, che richiede di saper leggere i dati, valutare le condizioni organizzative e intervenire prima che si verifichino situazioni di discriminazione o violenza.
Orlandi ha quindi richiamato la responsabilità della pubblica amministrazione, chiamata non soltanto a rispettare le norme, ma anche a dare l'esempio attraverso le proprie politiche, i servizi, gli appalti e la pianificazione urbana.
«Il Comune non è soltanto un'organizzazione che deve rispettare le regole: è anche un erogatore di servizi. I servizi per l'infanzia, l'assistenza alle persone anziane, il trasporto pubblico, l'illuminazione delle strade e l'organizzazione degli spazi incidono direttamente sulla possibilità delle donne di lavorare, muoversi e vivere in sicurezza».
Da qui l'importanza di valutare l'impatto delle decisioni pubbliche e di verificare se le risorse investite rispondano effettivamente ai bisogni della popolazione.
«Un'organizzazione, che sia un'azienda, un ente pubblico o una realtà del terzo settore, che presta attenzione alle politiche di genere è un'organizzazione che può crescere meglio, con maggiore efficacia ed efficienza. Le pari opportunità non sono un capitolo separato: riguardano il modo in cui un'organizzazione funziona».
Rita Biancheri: lavoro, tempo, cura e salute sono dimensioni collegate Il contributo di Rita Biancheri (a destra), dell'Università di Pisa, ha approfondito il quadro sociale e culturale nel quale si colloca la consultazione. L'autonomia femminile, ha spiegato, non può essere analizzata attraverso singoli indicatori isolati, perché le diverse condizioni di vita si influenzano reciprocamente. «L'autonomia delle donne dipende da un insieme di condizioni che devono essere considerate nelle loro relazioni. Il lavoro e il reddito si intrecciano con la disponibilità di tempo, la distribuzione della cura, l'accesso ai servizi e il riconoscimento sociale. Anche le aspettative e gli stereotipi possono restringere le possibilità di scelta». Biancheri ha sottolineato che il questionario non vuole essere un semplice sondaggio di opinioni, ma uno strumento inserito in un processo più ampio, che parte dall'ascolto, coinvolge la cittadinanza e deve arrivare a una restituzione pubblica capace di orientare il cambiamento. «Noi siamo abituati a fare questionari, ma la prima cosa da chiarire è che i risultati saranno restituiti. Questo è un percorso che non finisce con il questionario: comincia da questo momento. La restituzione è proprio ciò che può contribuire a colmare la distanza tra il riconoscimento formale dei diritti e l'equità sostanziale».
La sociologa ha inoltre richiamato l'attenzione sul rapporto tra disuguaglianze sociali, condizioni lavorative e salute, ricordando come le difficoltà quotidiane incontrate dalle donne possano avere conseguenze che vanno oltre la dimensione economica. Il carico di cura, la precarietà, la mancanza di riconoscimento e le limitazioni alla partecipazione incidono anche sul benessere individuale.
Un altro elemento centrale riguarda la necessità di non considerare i diritti acquisiti come conquiste irreversibili.
«Non si tratta soltanto di raggiungere dei diritti, ma anche di non perderli. Il cambiamento culturale deve tenere conto della necessità di consolidare le conquiste ottenute e di contrastare le disuguaglianze che continuano a caratterizzare il nostro Paese». Per Biancheri, la rete tra università, istituzioni, associazioni e cittadinanza attiva rappresenta una risorsa essenziale per trasformare l'ascolto in risposte concrete. E proprio Empoli, grazie alla sua esperienza sui temi delle pari opportunità, può diventare un laboratorio di collaborazione tra soggetti diversi. «Il valore aggiunto di questo percorso è dare voce alla comunità e fare in modo che le istituzioni sappiano recepirla. Mi auguro che questo modello di ascolto e collaborazione possa essere valorizzato e diventare un esempio anche per altre realtà».
Camilla Caporali: il questionario come strumento di riflessione e ricerca-azione A illustrare la consultazione e il suo impianto metodologico è stata Camilla Caporali (nella foto sotto), dottoranda di ricerca dell'Università degli Studi Roma Tre. La rilevazione intende raccogliere percezioni, esperienze e priorità di donne e uomini della comunità empolese, offrendo elementi per individuare gli ostacoli più sentiti e i temi che meritano ulteriori approfondimenti.
La consultazione si concentra su aspetti che riguardano la qualità della vita, la fruizione della città, i servizi, l'autonomia economica, la gestione del tempo e le possibilità di partecipare al lavoro e alla vita sociale.
Caporali ha richiamato in particolare il rapporto tra norme e contesto culturale: le leggi agiscono infatti all'interno di una società nella quale abitudini, aspettative e modelli di comportamento possono favorire oppure ostacolare l'effettiva realizzazione dei diritti.
«Le norme agiscono su un contesto culturale che deve cambiare, ma non sempre riescono a cambiarlo. Dobbiamo quindi lavorare anche sulla cultura di partenza. Il questionario serve a rilevare la percezione della popolazione e, soprattutto, a richiamare la riflessione sui temi che abbiamo affrontato».
La consultazione assume così il carattere di una ricerca-azione: raccogliere informazioni non è il fine ultimo, ma il punto di partenza per promuovere consapevolezza, confronto e possibili interventi.
La natura volontaria della partecipazione comporta, naturalmente, che i risultati non possano essere considerati statisticamente rappresentativi dell'intera popolazione. Le risposte saranno quindi analizzate tenendo conto dei limiti della rilevazione e utilizzate per far emergere temi ricorrenti, bisogni e priorità da approfondire.
«L'obiettivo è rendere agevole la partecipazione e fare in modo che i contributi possano essere letti e restituiti in maniera trasparente. Il questionario è uno strumento per iniziare un percorso di riflessione e di cambiamento, non un punto di arrivo». Confesercenti: il benessere delle persone riguarda anche le imprese La scelta di presentare l'iniziativa nella sede di Confesercenti Empolese Valdelsa non è casuale. Il mondo del lavoro e dell'impresa è infatti uno degli ambiti nei quali si misurano concretamente le opportunità di autonomia, crescita professionale e indipendenza economica delle donne. Nel suo saluto iniziale, Fabio Barsottini (a destra, in foto) ha portato la disponibilità dell'associazione a sostenere la diffusione del questionario e a contribuire alla promozione delle politiche di genere tra le imprese associate.«Confesercenti mette insieme tante persone e tante realtà che hanno un ruolo economico, ma anche una funzione sociale importante. Abbiamo accolto con favore l'iniziativa della Fondazione RIGEL, perché ci aiuta a valutare la distanza tra il diritto scritto e il diritto reale. Siamo disponibili non soltanto a divulgare il questionario, ma anche a promuovere le politiche di genere». L'associazione intende coinvolgere attivamente le imprese del territorio, nella consapevolezza che il benessere delle persone e la qualità dell'organizzazione del lavoro siano elementi strettamente connessi. Un impegno confermato anche dalla presidente Ilaria Scarselli, attraverso una dichiarazione contenuta nel comunicato ufficiale dell'iniziativa. «Nelle imprese che rappresentiamo sono impegnate molte donne, sia alla guida sia come forza lavoro. Storicamente Confesercenti rappresenta e sostiene il mondo delle imprese, ma presta attenzione anche ai temi sociali e al supporto e allo sviluppo della persona. Le imprese sono fatte di persone e, se non ne consideriamo le necessità e non supportiamo il loro benessere, il sistema impresa perde il suo potenziale». Scarselli ha quindi annunciato che, accanto alle attività già dedicate all'imprenditoria femminile, Confesercenti affiancherà la diffusione del questionario presso le imprese associate. Un contributo importante per raggiungere persone con esperienze professionali differenti e ampliare la partecipazione.
Come partecipare alla consultazione Il questionario, intitolato “A proposito di cittadinanza attiva: diteci la vostra opinione”, è rivolto a donne e uomini della comunità e invita a esprimersi sulle condizioni che incidono sulla qualità della vita, sull'utilizzo dei servizi e degli spazi urbani e sulla partecipazione delle donne al lavoro e alla vita sociale. La compilazione è volontaria e sarà possibile fino al 30 novembre 2026. Prima dell'invio delle risposte è possibile interrompere la compilazione; le informazioni sulle finalità e sulle modalità di trattamento dei dati sono riportate nell'informativa che accompagna il questionario. Per partecipare è possibile collegarsi direttamente al sito della Fondazione RIGEL ETS, all'indirizzo https://fondazionerigel.it/, oppure utilizzare il collegamento diretto alla consultazione: https://tinyurl.com/yj782aa2.
Il questionario sarà inoltre diffuso attraverso le associazioni, gli enti e le realtà del territorio, chiamati a condividerlo nelle proprie reti per raggiungere un pubblico il più possibile diversificato per età, esperienze e condizioni di vita.
La Fondazione invita quindi non soltanto le singole cittadine e i singoli cittadini a partecipare, ma anche le organizzazioni a farsi promotrici della consultazione, contribuendo a far emergere punti di vista che altrimenti rischierebbero di rimanere poco visibili.
I risultati nel 2027: dall'ascolto alle proposte La chiusura del questionario, il 30 novembre, non segnerà la conclusione del progetto. La fase successiva sarà dedicata all'analisi dei contributi e alla preparazione di un convegno previsto a Empoli nel primo semestre del 2027.
L'appuntamento servirà a restituire pubblicamente i risultati della consultazione e ad approfondirli attraverso il confronto tra competenze scientifiche, istituzioni, associazioni e realtà del territorio. L'intenzione è individuare, a partire dai bisogni e dalle priorità emersi, possibili proposte operative che possano contribuire al miglioramento delle politiche e delle condizioni di vita della comunità.
È proprio sulla continuità tra ascolto e azione che si misura la portata dell'iniziativa. I dati raccolti non saranno un punto di arrivo, ma una base conoscitiva da mettere a disposizione del confronto pubblico e delle decisioni future.
La Commissione Pari Opportunità potrà inoltre valutare come utilizzare gli esiti del percorso nel proprio lavoro, mentre le associazioni e gli altri soggetti coinvolti avranno l'opportunità di contribuire alla discussione e alla costruzione di risposte condivise.
Il progetto si propone dunque di collegare tre livelli: le esperienze individuali, che raccontano gli ostacoli incontrati nella quotidianità; l'analisi scientifica, necessaria per interpretare le connessioni tra le diverse forme di disuguaglianza; e la responsabilità delle istituzioni e delle organizzazioni, chiamate a trasformare le evidenze raccolte in scelte concrete.
“Donne al centro” prosegue con una mostra e un incontro dedicato a chi si prende cura Nel frattempo, il programma della rassegna “Donne al centro” proseguirà venerdì 23 ottobre al Chiostro degli Agostiniani, in via dei Neri 15 a Empoli, con due appuntamenti dedicati all'espressione personale, alla dignità e al lavoro di cura.
Alle 17 sarà inaugurata la mostra “I colori del riscatto. Il viaggio di Diana: dall'arte negata alla libertà espressiva di Donne al Centro”, a cura di Colori Soc. Cooperativa Sociale Onlus. L'esposizione darà spazio alla storia di Diana, ospite della RSA Le Chiassatelle di Empoli, artista che, a causa del contesto familiare patriarcale nel quale è nata e cresciuta, non ha potuto esprimere liberamente la propria creatività.
La mostra vuole rappresentare per lei un'occasione di riscatto e, per la comunità, una riflessione sulla possibilità di costruire modelli assistenziali capaci di riconoscere e valorizzare i bisogni più profondi delle persone, comprese le loro aspirazioni e capacità espressive.
Alle 17.45, nel Cenacolo degli Agostiniani, si terrà invece il talk “Chi cura chi cura”, a cura di ATR Italia, Soroptimist International Valdarno Inferiore, AIMA, Algea e Società della Salute Empolese Valdelsa Valdarno.
L'incontro affronterà il tema del caregiver da diverse prospettive: il peso dell'assistenza familiare, il rischio di burnout, le difficoltà connesse alle malattie croniche, rare e neurodegenerative, ma anche le possibilità di sostegno e di accesso ai servizi. Al centro ci saranno le persone che ogni giorno cercano di conciliare lavoro, famiglia e assistenza, spesso rinunciando a una parte significativa del proprio tempo, della propria salute e della propria vita sociale.
Due appuntamenti che si collegano direttamente al filo conduttore della rassegna: l'autonomia non dipende soltanto dai diritti formalmente riconosciuti, ma anche dalla possibilità di esprimere sé stessi, ricevere sostegno e condividere le responsabilità di cura.
Dare voce alla città, dunque, per comprendere ciò che ancora non funziona e individuare ciò che può cambiare. È questa la sfida lanciata dalla Fondazione RIGEL ETS insieme al Comune di Empoli e alla Commissione Pari Opportunità: trasformare l'ascolto in consapevolezza, la consapevolezza in partecipazione e la partecipazione in nuove opportunità di libertà e autonomia per le donne.