Ex studenti dell'Iti si ritrovano dopo 47 anni. Al bar
22-10-2026 15:32 -
Ci sono amicizie che il tempo può allontanare, ma non cancellare. Legami che restano custoditi nella memoria, tra i ricordi di un’aula scolastica, le risate durante l’intervallo, le interrogazioni temute e le giornate trascorse insieme, quando il futuro sembrava ancora tutto da scrivere. Poi passano gli anni, arrivano il lavoro, la famiglia, gli impegni e le strade della vita si dividono. Fino a quando basta una serata per ritrovarsi, guardarsi negli occhi e scoprire che, in fondo, qualcosa è rimasto esattamente come allora. È quanto accaduto la sera del 21 ottobre a Empoli, dove sette ex studenti dell’Istituto tecnico industriale si sono ritrovati al ristorante Cirisiamo, in via Roma, per una rimpatriata speciale: quella dei compagni che nel 1979 conseguirono il diploma di perito elettrotecnico. Sono trascorsi ben 47 anni da quel traguardo che segnò la fine di un capitolo importante della loro giovinezza e l’inizio di nuove strade, professionali e personali. Una distanza enorme, almeno sulla carta. Perché quando si torna a condividere i ricordi, il calendario sembra improvvisamente perdere la sua forza e gli anni trascorsi si fanno più leggeri.
Frequentare il Tecnico Industriale in quegli anni significava affrontare un percorso scolastico impegnativo, fatto di materie complesse, studio rigoroso e disciplina. Un’esperienza che richiedeva sacrificio e determinazione, ma che lasciava anche un patrimonio prezioso: una preparazione tecnica importante, destinata ad accompagnare molti di quegli studenti nel mondo del lavoro e nelle sfide della vita adulta.
Il diploma del 1979 rappresentò per loro molto più di un pezzo di carta. Fu il punto d’arrivo di anni trascorsi fianco a fianco, tra lezioni, prove da superare e amicizie che crescevano giorno dopo giorno. Un piccolo mondo fatto di volti, voci e abitudini che, con il passare del tempo, sarebbe diventato un patrimonio comune di ricordi. Dopo la scuola, le strade si sono inevitabilmente divise. Alcuni hanno continuato a frequentarsi, altri si sono ritrovati negli anni anche attraverso il lavoro e le esperienze professionali. Per molti, invece, i contatti si sono progressivamente interrotti, fino a perdere le tracce gli uni degli altri. Fino a quella sera di ottobre, quando la voglia di ritrovarsi ha riportato tutti indietro nel tempo.
Alla cena del 21 ottobre hanno partecipato Angiolo Lunardi, Sauro Monti, Mauro Mancini, Rosario Scannadinari, Luca Matteoli, Luciano Di Belardino e Marco Nicelli. Sette ex compagni, sette percorsi di vita differenti, ma un passato condiviso che li ha riportati allo stesso tavolo dopo 47 anni. La serata è trascorsa tra ricordi, fotografie e racconti delle rispettive esperienze. Ci sono stati gli inevitabili confronti su ciò che è cambiato, sulle tappe raggiunte, sulle persone incontrate e sulle esperienze vissute. Ma anche la riscoperta di quel linguaggio speciale che appartiene a chi ha condiviso gli anni della scuola: bastano un nome, un episodio o un’immagine per riaccendere una memoria che sembrava lontana. E così, tra un racconto e una risata, il tempo trascorso ha lasciato spazio alla familiarità di un tempo. Non più soltanto uomini con alle spalle una lunga esperienza di vita e di lavoro, ma anche quei ragazzi che nel 1979 avevano appena conquistato il diploma e guardavano al futuro con tutte le incertezze e le speranze della giovinezza. A rendere ancora più significativa la rimpatriata è stata la fotografia storica della classe, testimonianza preziosa di un’epoca e di un gruppo di amici immortalati quando tutto doveva ancora accadere. In quell’immagine compaiono Angiolo Lunardi, Luciano Di Belardino, Maurizio Simoncini, Silvano Gori, Francesco Peruzzi, Luca Matteoli, Serravelli, Marchesin, Fabrizio Bartali, Rosario Scannadinari, Sauro Monti, Alfiero Parri, Mauro Mancini, Mario Marmugi, il professor Roberto Gronchi, Alessandro Giacomelli, Alberto Bellesi e Marco Nicelli. Riguardare quella fotografia significa ritrovare non soltanto i volti di allora, ma anche una parte della propria storia. Ogni volto porta con sé un ricordo, ogni nome richiama un momento, ogni sorriso restituisce qualcosa di quella giovinezza che, anche quando sembra lontanissima, continua a vivere dentro ciascuno.
La rimpatriata del 21 ottobre non vuole essere un episodio isolato. Anzi, ha fatto nascere il desiderio di rintracciare gli ex compagni che ancora mancano all’appello e organizzare un nuovo incontro, possibilmente con una partecipazione ancora più ampia. Perché se sette amici sono riusciti a ritrovarsi dopo quasi mezzo secolo, l’idea di riunire nuovamente l’intero gruppo diventa una prospettiva ancora più bella. Potrebbe essere l’occasione per recuperare altri ricordi, ricostruire storie rimaste in sospeso e riabbracciare chi, per tanti anni, è rimasto soltanto un nome legato a un passato lontano. Non si tratta semplicemente di organizzare un’altra cena. È il desiderio di ricomporre, almeno per una sera, un pezzo importante della propria giovinezza e dimostrare che i rapporti nati durante gli anni della scuola possono resistere anche alle distanze, ai cambiamenti e al trascorrere del tempo.
Quarantasette anni sono tanti. In quasi mezzo secolo cambiano le città, cambiano le abitudini, cambiano le persone e cambiano le priorità. Si costruiscono famiglie, si affrontano difficoltà, si festeggiano traguardi e si attraversano momenti che trasformano profondamente il modo di guardare alla vita. Eppure, ci sono legami che conservano una loro particolare forza. Non hanno bisogno di essere alimentati ogni giorno per continuare a esistere: restano lì, custoditi nei ricordi, pronti a riaffiorare quando si presenta l’occasione giusta. La serata degli ex studenti dell’ITI di Empoli racconta proprio questo. La bellezza di ritrovarsi dopo tanto tempo, di riconoscersi al di là degli anni trascorsi e di scoprire che un’esperienza condivisa può continuare a unire persone che hanno percorso strade diverse. Quella del 21 ottobre, al Cirisiamo, è stata dunque molto più di una rimpatriata conviviale. È stata una piccola festa dell’amicizia, un viaggio nella memoria e un’occasione per riannodare fili che il tempo aveva soltanto allentato. Perché, a volte, basta sedersi di nuovo allo stesso tavolo per capire che gli anni possono cambiare tante cose, ma non necessariamente ciò che ci ha unito.
E forse è proprio questo il regalo più bello della serata: scoprire che, dopo 47 anni, non ci si ritrova soltanto per ricordare chi eravamo, ma anche per riconoscere che una parte di quei ragazzi è ancora lì, dentro ognuno di noi.