Da Empoli a Wembley, Daniele Dei porta la Brigata Mai 1 Gioia al tavolo europeo dei tifosi: «Il calcio è un’occasione per costruire amicizie»

23-10-2026 15:24 -

Ci sono trasferte che si ricordano per un gol, una vittoria inattesa o una serata vissuta sugli spalti. E poi ce ne sono altre che lasciano qualcosa di diverso: nuove conoscenze, relazioni che si consolidano, idee da portare a casa e la consapevolezza che il calcio, anche lontano dal campo, può diventare uno strumento per avvicinare persone e comunità. È in questa seconda categoria che si inserisce l'esperienza vissuta da Daniele Dei, giornalista empolese che oggi vive e lavora in Emilia, coordinatore della Brigata Mai 1 Gioia e protagonista, il 19 e 20 ottobre, dell'Euro 2028 Fan Forum ospitato nello stadio di Wembley, a Londra.

Per la prima volta, la UEFA ha riunito in un appuntamento ufficiale i rappresentanti delle federazioni calcistiche europee e quelli delle tifoserie, aprendo un confronto diretto sul modo in cui organizzare e migliorare l'esperienza dei sostenitori in vista dei Campionati europei del 2028. Un'iniziativa che ha portato attorno allo stesso tavolo dirigenti federali, fan ambassador e rappresentanti delle comunità di tifosi, con l'obiettivo di raccogliere proposte concrete su accoglienza, accessibilità, inclusione, sicurezza e servizi.

Per San Marino erano presenti Daniele Dei, in rappresentanza della Brigata Mai 1 Gioia, e Andrea Zoppis, referente della Federazione Sammarinese Giuoco Calcio per i rapporti con i tifosi. Una delegazione numericamente contenuta, ma con un patrimonio di esperienze da condividere e, soprattutto, una visione del tifo che va oltre il risultato della partita.

Per Dei, la partecipazione ha avuto anche il significato di portare in un contesto europeo il percorso costruito negli anni attraverso la Brigata, un gruppo che ha fatto dell'entusiasmo per la nazionale sammarinese e della socialità uno dei propri tratti distintivi. Un'esperienza che si intreccia con le sue origini empolesi, con il lavoro giornalistico e con una passione per il calcio che lo ha portato a incontrare persone e realtà molto diverse, dentro e fuori dall'Italia.
Il valore dell'incontro di Wembley sta innanzitutto nella sua impostazione. Per la prima volta, infatti, le tifoserie sono state coinvolte ufficialmente in un forum di questo tipo insieme alle federazioni nazionali, non soltanto come destinatari delle decisioni organizzative, ma come interlocutori in grado di offrire indicazioni e suggerimenti a partire dall'esperienza vissuta durante le partite e le trasferte.

Gli Europei del 2028 si svolgeranno in cinque Paesi ospitanti: Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda. Un torneo che richiederà un'organizzazione complessa, capace di coordinare stadi, trasporti, servizi, sistemi di accesso e accoglienza per migliaia di sostenitori provenienti da tutto il continente.

In un appuntamento di queste dimensioni, il successo non si misura soltanto attraverso la qualità delle partite o l'efficienza degli impianti. Conta anche la possibilità, per chi viaggia al seguito della propria nazionale, di vivere l'evento in sicurezza, muoversi con facilità, trovare informazioni chiare e sentirsi accolto nel Paese ospitante.

È proprio su questi aspetti che il confronto di Wembley ha cercato di fare emergere esperienze e proposte. I partecipanti sono stati coinvolti in gruppi di lavoro tematici, nei quali mettere a disposizione il proprio punto di vista e confrontarsi con realtà che, pur avendo dimensioni e tradizioni differenti, condividono molti problemi e aspettative.

Accanto ai rappresentanti delle federazioni, erano presenti anche figure di riferimento del mondo dei tifosi. Per l'Italia hanno partecipato Lara Pellegrini, fan ambassador dei sostenitori italiani, originaria di Udine e residente a Londra da otto anni, e Alessandra Rotunno, responsabile dei rapporti con i tifosi per la Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Un'occasione importante per far dialogare chi organizza gli eventi e chi li vive dagli spalti, con la possibilità di affrontare questioni che spesso, nel dibattito sul calcio, rimangono in secondo piano.
Tra i temi portati al forum da Daniele Dei c'è il valore dei fan match, le partite amichevoli organizzate tra tifosi di nazionali diverse. Un'idea semplice, ma capace di trasformare il rapporto tra due comunità che, almeno sul terreno di gioco, si trovano abitualmente una di fronte all'altra.

La rivalità sportiva rimane parte integrante del calcio. Sostenere la propria nazionale, vivere le emozioni della partita e confrontarsi con i tifosi avversari sono elementi che rendono un evento sportivo speciale. Ma proprio l'incontro fuori dallo stadio può contribuire a evitare che la contrapposizione si trasformi in ostilità.

Un pallone, una partita informale e qualche ora trascorsa insieme possono diventare il modo più immediato per conoscersi, scoprire abitudini differenti e costruire rapporti destinati a proseguire anche dopo il ritorno a casa.

L'esperienza maturata dalla Brigata Mai 1 Gioia e dalla tifoseria sammarinese si inserisce in questa prospettiva: fare della trasferta non soltanto un viaggio per assistere a una gara, ma un'occasione per incontrare le persone del luogo, entrare in contatto con altri sostenitori e condividere momenti di socialità.

Un altro argomento affrontato ha riguardato l'accessibilità degli stadi per le famiglie. Seguire la propria nazionale insieme ai figli dovrebbe essere un'esperienza alla portata di tutti, ma richiede attenzione a esigenze concrete: servizi adeguati, spazi fruibili, informazioni facilmente reperibili e condizioni che permettano anche ai bambini più piccoli di vivere la giornata con serenità.

L'obiettivo è fare in modo che la partecipazione non sia pensata esclusivamente per il tifoso abituale, ma anche per chi si avvicina al calcio attraverso un'esperienza familiare, per chi ha necessità specifiche e per chi potrebbe incontrare maggiori difficoltà negli spostamenti o nell'accesso agli impianti.

Il forum ha affrontato inoltre la gestione dei biglietti e il rapporto tra sicurezza e accoglienza. Quest'ultimo è un tema particolarmente delicato: la sicurezza deve essere garantita, ma le modalità con cui viene organizzata possono incidere profondamente sull'esperienza del pubblico.

Nel confronto è emersa la necessità di valutare attentamente il contesto delle singole partite e il comportamento delle tifoserie, evitando che le misure adottate risultino sproporzionate rispetto alle situazioni effettive. Non si tratta di mettere in discussione i controlli o la tutela delle persone, quanto di individuare un equilibrio tra prevenzione, gestione dei rischi e libertà di vivere lo stadio in un clima sereno.

È un punto che riguarda da vicino anche le nazionali più piccole, le cui tifoserie spesso viaggiano in gruppi relativamente contenuti e sviluppano relazioni dirette con i sostenitori delle squadre avversarie. La conoscenza reciproca può rappresentare una risorsa importante, purché venga accompagnata da organizzazione, dialogo e attenzione alle esigenze di tutti.

La presenza di Daniele Dei a Wembley è stata resa possibile anche dal percorso europeo della Brigata Mai 1 Gioia, che circa un anno e mezzo fa ha aderito alla "Football Supporters Europe" conosciuta come FSE, organizzazione con sede a Amburgo che rappresenta un punto di riferimento per le associazioni e le comunità di tifosi.

L'adesione ha aperto nuove possibilità di confronto e partecipazione, consentendo al gruppo sammarinese di entrare in contatto con altre realtà europee e di prendere parte a iniziative dedicate al ruolo dei tifosi nel calcio contemporaneo.

Per una comunità come quella sammarinese, presente nel panorama internazionale con una nazionale e una tifoseria dalle dimensioni ridotte rispetto a quelle delle grandi federazioni, queste occasioni hanno un significato particolare. La minore dimensione numerica non impedisce infatti di contribuire alla discussione e di proporre esperienze che possono rivelarsi utili anche in contesti più grandi.

Anzi, proprio la necessità di organizzarsi con risorse limitate può favorire relazioni più dirette, iniziative spontanee e una partecipazione fondata sulla conoscenza personale.

La Brigata Mai 1 Gioia rappresenta questo modo di vivere il calcio: il sostegno alla nazionale è il punto di partenza, ma intorno alla partita si costruiscono legami, si organizzano trasferte e si alimenta una rete di persone che condividono la passione sportiva senza considerare l'avversario soltanto come qualcuno da battere.

A Wembley, questa esperienza ha trovato uno spazio di confronto con altre tifoserie e con i rappresentanti delle istituzioni calcistiche. Un passaggio che conferma come anche le comunità più piccole possano offrire contributi significativi quando si parla di accoglienza, partecipazione e cultura sportiva.
Tra gli episodi più significativi dell'esperienza londinese c'è lo scambio di gadget tra i partecipanti.L'occasione è stata utile per rinnovare amicizie internazionali tra tifosi e farne di nuove. Lo scambio di gadget, per esempio, è una pratica consolidata tanto che in una Babele di lingue e tradizioni è stato possibile anche mettere insieme maglie, spille e altre memorabilia delle squadre nazionali di tutta Europa.
È un modo concreto per dare forma a qualcosa che altrimenti rischierebbe di rimanere soltanto un'impressione: la consapevolezza di aver conosciuto persone con cui si condivide una passione, pur provenendo da Paesi, lingue e culture differenti.

Quegli oggetti diventano così una sorta di archivio personale della trasferta e, allo stesso tempo, una testimonianza della rete internazionale che la Brigata Mai 1 Gioia contribuisce a costruire.

Nel calcio, dove spesso l'attenzione si concentra sui risultati e sulle rivalità, il valore di uno scambio del genere può sembrare secondario. In realtà, racconta un'altra dimensione dello sport: quella in cui il simbolo di una squadra non serve a marcare una distanza, ma diventa un regalo da offrire a qualcuno che fino a poco prima era uno sconosciuto.
La partecipazione al forum ha anche una dimensione personale per Daniele Dei. Empolese di origine, oggi vive e lavora in Emilia - lavora come addetto stampa dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria a Modena -, ma il legame con il territorio di provenienza e la passione per il calcio continuano ad accompagnarlo. La sua presenza a Wembley racconta anche il percorso di chi ha mantenuto vivo, attraverso le trasferte e le relazioni, un rapporto con il mondo sportivo che non si limita alla dimensione professionale del giornalismo.
Il calcio, in questo caso, è soprattutto una porta aperta sul mondo. Seguire una nazionale significa spostarsi, conoscere città, incontrare persone e confrontarsi con abitudini diverse. È un modo di viaggiare che permette di tornare più volte negli stessi luoghi, ritrovando persone già conosciute e scoprendo nuove sfumature di un rapporto che cresce nel tempo.
Per Dei, la possibilità di riprendere a viaggiare dopo le limitazioni agli spostamenti degli anni della pandemia ha rappresentato anche un'occasione per recuperare un'abitudine importante e condividerla progressivamente con la famiglia.
La passione ha coinvolto anche i figli, che mostrano interesse per le partite e per le trasferte. Un aspetto che aggiunge una dimensione familiare a un'esperienza spesso raccontata soltanto attraverso il tifo organizzato e le lunghe giornate trascorse in viaggio.
Seguire una nazionale insieme ai propri figli significa trasmettere non soltanto l'interesse per il gioco, ma anche il piacere della scoperta, la capacità di stare insieme agli altri e la curiosità verso realtà differenti dalla propria.
È una prospettiva che si collega direttamente ai temi affrontati a Wembley: se il calcio vuole essere davvero uno spazio aperto, deve poter accogliere generazioni diverse e offrire opportunità di partecipazione anche a chi si avvicina per la prima volta a una trasferta.
L'attenzione alle famiglie, ai bambini e ai servizi degli stadi diventa quindi parte di una riflessione più ampia sul futuro del tifo. Non soltanto come fenomeno legato ai novanta minuti, ma come esperienza culturale e sociale che può accompagnare le persone nel corso della vita.