Dal giovane ribelle al santo di Assisi, il cammino di Francesco arriva al Teatro Shalom
27-10-2026 09:21 -
Prima della santità, ci furono i dubbi. Prima della figura capace di parlare al mondo con il messaggio della fraternità e della pace, ci fu un giovane alle prese con una rottura dolorosa, il bisogno di allontanarsi dalla vita di sempre e la ricerca di una nuova identità. È da questa prospettiva, intima e profondamente umana, che prende forma Sui passi di Francesco, lo spettacolo di Stefano Vestrini in programma domenica pomeriggio, 1 novembre, al Teatro Shalom di Empoli, in una rappresentazione fuori abbonamento.
L'opera, presentata in prima assoluta lo scorso giugno a San Miniato, nel cartellone del Dramma Popolare, riporta l'attenzione su una fase poco frequentata della vicenda di Francesco d'Assisi: quella immediatamente successiva alla rinuncia ai beni e alla famiglia, quando il futuro santo si ritrova solo, senza le sicurezze del passato e ancora lontano dalla consapevolezza del proprio destino.
Tutto comincia con la spoliazione davanti al vescovo Guido. Francesco restituisce al padre i vestiti e il denaro, abbandonando pubblicamente la condizione sociale nella quale è cresciuto. È un gesto di rottura, che sancisce la fine di un'esistenza e apre una fase nuova, ma che porta con sé anche sofferenza, smarrimento e interrogativi. La scelta è stata compiuta, ma resta da capire che cosa significhi davvero vivere secondo quei nuovi principi.
È questo il tempo che Stefano Vestrini decide di raccontare, seguendo il giovane nel viaggio da Assisi a Gubbio, dove sarà accolto dall'amico Giacomo Spadalonga. Quarantasei chilometri separano le due città: una distanza concreta, che diventa il simbolo di una trasformazione destinata a lasciare un segno definitivo nella vita del protagonista. Non a caso, Quarantasei chilometri è il titolo del racconto da cui nasce lo spettacolo, pubblicato nella raccolta Adagi e Monologhi.
A Gubbio Francesco trascorre alcune settimane lontano dalla famiglia e dal contesto che fino a poco tempo prima aveva definito la sua vita. Il dolore per la separazione non scompare all'improvviso e il futuro resta incerto. Eppure, proprio nella semplicità di quei giorni, qualcosa comincia a cambiare. La rinuncia ai privilegi non è più soltanto un gesto di protesta, ma si trasforma progressivamente in una scelta di vita, destinata a trovare il proprio significato nell'incontro con gli altri.
Un passaggio fondamentale è rappresentato dall'assistenza ai lebbrosi. Nel lebbrosario Francesco entra in contatto con una sofferenza concreta, fatta di malattia, emarginazione e solitudine. Prendersi cura di quelle persone significa superare paure e pregiudizi, avvicinarsi a chi la società tiene ai margini e riconoscere nell'altro, anche nel più fragile, una dignità da rispettare. È un'esperienza impegnativa, anche rischiosa, che contribuisce a chiarire la direzione del suo cammino spirituale.
La svolta, dunque, non nasce da una rivelazione improvvisa, ma da un processo graduale. Francesco impara a dare un senso diverso alla propria libertà e scopre che la povertà non è soltanto rinuncia ai beni, ma disponibilità a condividere la vita con chi soffre. Quando tornerà ad Assisi, il giovane avrà maturato una nuova consapevolezza e saprà affrontare diversamente anche la frattura con la famiglia. Attorno a lui inizieranno a radunarsi altri giovani, attratti dalla forza di una testimonianza che, nel tempo, darà origine alla comunità francescana.
Nel testo di Vestrini, la vicenda del santo si avvicina così a temi molto contemporanei. Il conflitto generazionale, la difficoltà di corrispondere alle aspettative familiari, il desiderio di sottrarsi a un modello di vita prestabilito e la necessità di trovare la propria strada sono questioni che appartengono anche all'esperienza dei giovani di oggi. Francesco diventa una figura con cui confrontarsi non perché priva di esitazioni, ma proprio perché capace di attraversare una crisi e trasformarla in un'occasione di crescita.
A rendere particolarmente significativo questo racconto è la capacità di restituire un'immagine del santo lontana dalle rappresentazioni più convenzionali. Il protagonista non è ancora l'uomo della predicazione, della fraternità universale e dell'amore per il creato, ma qualcuno che sta imparando, attraverso esperienze difficili, a diventarlo. La dimensione religiosa si intreccia così con quella psicologica e affettiva, mostrando come anche una scelta radicale abbia bisogno di tempo per maturare e diventare consapevolezza.
Sul palcoscenico dello Shalom, Andrea Giuntini darà voce al racconto in una lettura scenica accompagnata dalla chitarra di Tommaso Nobilio e dai canti di Katia Lari. Le installazioni sceniche sono curate da Lizzy Sainsbury. La parola, la musica e la voce cantata costruiscono un percorso teatrale essenziale, nel quale l'attenzione si concentra soprattutto sui pensieri, sulle emozioni e sulle trasformazioni interiori del protagonista.
Dopo il debutto a San Miniato, avvenuto il 25 giugno nel Giardino della Cisterna della Misericordia, Sui passi di Francesco arriva dunque a Empoli con una proposta che unisce teatro, musica e riflessione spirituale. Il viaggio verso Gubbio diventa l'occasione per interrogarsi sul significato delle scelte, sul coraggio di cambiare e sulla possibilità di trovare una direzione nuova anche nei momenti di maggiore incertezza.
L'appuntamento di domenica 1 novembre al Teatro Shalom, fuori abbonamento, invita il pubblico a incontrare Francesco prima che la storia ne consacri la figura: un giovane che ha lasciato tutto, ma deve ancora scoprire pienamente perché lo ha fatto. In quei quarantasei chilometri si misura la distanza tra ciò che era e ciò che sarà, tra la ribellione e la consapevolezza, tra la solitudine e la scoperta degli altri. Un cammino che parla di fede, ma anche di crescita, fragilità e coraggio, ricordando come le grandi trasformazioni possano cominciare da una scelta personale e prendere forma, passo dopo passo, attraverso l'incontro con chi ha più bisogno.