Empoli, 4 novembre 1966: sessant'anni di memoria "rivissute" nelle parole di Giovanni Lombardi

03-11-2026 22:29 -

A sessant'anni dall'alluvione del 4 novembre 1966, riproponiamo un documento significativo della memoria cittadina: l'articolo che apriva il numero speciale di Empoli, la rivista dell'Amministrazione comunale, pubblicato nel novembre di quell'anno. Un'edizione straordinaria, concepita per raccontare la portata della tragedia che aveva investito Empoli e numerosi altri centri dell'Empolese e della Valdelsa. Come si legge nella nota editoriale, «Questo “speciale” si presenta come numero doppio (sia perché riunisce i nn. 2/Anno VII e il n. 1/Anno VIII, sia per l'eccezionale numero di pagine) ed è incentrato, soprattutto, sugli ampi servizi dedicati ai nostri comuni della zona colpiti dall'alluvione del 4 novembre».
L'articolo di apertura, firmato da Giovanni Lombardi (nella foto a destra) e intitolato Albe livide, restituisce con parole intense il dramma di quelle ore: le acque dell'Arno, dell'Elsa e dei loro affluenti, la città sconvolta, le abitazioni e le fabbriche danneggiate, le campagne devastate, le comunicazioni interrotte. Ma accanto alla cronaca della distruzione emerge anche il racconto della solidarietà, dell'impegno dei soccorritori, dell'azione dell'Amministrazione comunale e della straordinaria capacità degli empolesi di reagire a una calamità che aveva colpito profondamente il tessuto economico e sociale della città. Rileggere oggi queste pagine significa non soltanto ricordare un evento che ha segnato la storia di Empoli, ma anche ritrovare, attraverso la testimonianza di chi lo visse, le preoccupazioni, le speranze e la volontà di ricostruzione di un'intera comunità.
A sessant'anni di distanza, quelle parole conservano tutta la loro forza. Sono un documento storico, ma anche un invito a non dimenticare: perché la memoria dell'alluvione del 1966 appartiene alla storia collettiva della città e delle generazioni che l'hanno attraversata.

NOVEMBRE 1966
Albe livide


Una grave sciagura si è abbattuta sulla nostra città (e, purtroppo, come documentiamo a parte, anche su altri importanti centri dell'Empolese e della Valdelsa): nella notte fra il 3 e il 4 novembre le acque dell'Arno, dell'Elsa e di numerosi affluenti minori hanno investito — con estrema violenza — alcune zone del Comune apportandovi distruzione, rovina e desolazione. Il prezzo di questa calamità è stato reso più pesante dalla perdita di vite umane. Non staremo qui a ripercorrere i momenti drammatici che hanno caratterizzato le livide albe di novembre, con centinaia di persone isolate nei casolari, con decine di bambini esposti ai pericoli della piena, con la città priva di comunicazioni, di luce e, soprattutto, sprovvista dei mezzi indispensabili per intervenire efficacemente. Una tragedia ancora della quale tutti siamo stati protagonisti, una cronaca che — proprio per l'ampiezza del disastro — si è trasformata in una triste pagina della storia di Empoli, di questa città attiva ed operosa gravemente colpita nelle sue strutture industriali, agricole, nei suoi commerci, nelle sue scuole, nei suoi edifici pubblici, nelle sue chiese.

I danni sono incalcolabili: non soltanto in riferimento alle perdite reali che si sono avute, ma per l'arresto di attività in decine di aziende, per la riduzione conseguente della manodopera, per la precarietà finanziaria in cui molti sono venuti a trovarsi. Il tessuto economico e sociale della città è stato sconvolto e la lenta opera di ripresa e di ricostruzione ha dovuto, ancora una volta, fondarsi sulla generosità, sulla operosità, sullo spirito di sacrificio degli Empolesi, la cui carica solidaristica e democratica è emersa in tutto il suo valore umano ed etico.

L'altro elemento che deve essere messo in luce riguarda l'Amministrazione comunale che è stata veramente il centro coordinatore e propulsore di ogni iniziativa attraverso la predisposizione di servizi tecnici e assistenziali di pronto intervento, nei quali si sono impegnati, con grande dedizione, tutti i dipendenti. L'ente locale ha dimostrato — in questa tragica circostanza — il valore insostituibile del ruolo che è chiamato ad assolvere nella società moderna, dando prova di capacità, di iniziativa, di spirito unitario nell'interesse superiore della popolazione amministrata. Ciò postula il problema, sempre attuale, della riforma amministrativa dello Stato e del definitivo riconoscimento al Comune della sua autonomia, della sua funzione primaria nel quadro di una articolazione nuova che deve presiedere al rapporto fra cittadino ed ente locale, fra ente locale ed autorità centrali. Superando ogni motivo di divisione e di frattura, tutti i gruppi politici si sono impegnati nell'opera di soccorso, prima, e di ripresa, successivamente, quando il deflusso delle acque ci ha lasciato lo spettacolo agghiacciante di fabbriche distrutte, di case lesionate, di masserizie rese inservibili, di scuole impraticabili, di centinaia di ettari di terra incultivabile, di migliaia di capi di bestiame uccisi. E, come se ciò non bastasse, il ponte sull'Arno, che congiungeva la nostra città con la zona di Pistoia e di Vinci, è rimasto mutilato e inutilizzabile. Un documento approvato unitariamente dal Consiglio comunale di Empoli costituisce la testimonianza più viva dell'opera svolta dal Comune in collaborazione ai vigili del fuoco, ai soldati, ai carabinieri ed alle forze di polizia.

Un così grave evento — pur se spiegato, in parte, dall'eccezionalità della caduta d'acqua — ripropone con estrema urgenza il problema della sistemazione idrogeologica, del controllo delle acque, del rimboschimento, delle arginature. In un'epoca in cui l'uomo vanta meriti scientifici incomparabili, non si può giustificare che un patrimonio di secoli di lavoro venga vanificato nel giro di poche ore. La priorità nelle scelte che il governo sarà chiamato a compiere dovrà trovare nell'amara esperienza di novembre un monito ed un'indicazione. E questa la speranza e l'augurio che tutti formuliamo.
Giovanni Lombardi