Alluvioni a Empoli: le scelte urbanistiche di oggi, le responsabilità di domani
06-11-2026 21:32 -
Come Unione Cittadini Alluvionati ringraziamo Clebs e i relatori presenti per l’incontro organizzato ieri, 5 novembre, nella Sala Soci Coop di Empoli, un’occasione importante per collegare la
memoria dell’alluvione del 1966 alla prevenzione e alle scelte future.
Il confronto con Elvezio
Galanti già dirigente della Protezione Civile nazionale, Paolo Masetti presidente del Consorzio di
Bonifica 3 Medio Valdarno, e l’agronomo forestale Marco Leporatti ha dato spazio a questioni che
meritano un dibattito pubblico continuo.
È mancata però una voce fondamentale, quella dell’amministrazione comunale, un’assenza che a
nostro giudizio riflette un atteggiamento più generale dove sulle alluvioni passate e recenti il
Comune sembra ritagliarsi un ruolo da comparsa mentre la città gli chiede di essere protagonista,
cosi i cittadini diventano protagonisti dei danni e spettatori delle decisioni.
Un gioco di ruoli questo
non più accettabile.
Dagli interventi e scambi avuti abbiamo raccolto due elementi fondamentali: il clima è cambiato e il
territorio è stato profondamente trasformato. Affrontare il rischio soltanto attraverso opere tecniche,
senza ripensare il consumo di suolo e le scelte urbanistiche, significa continuare a rincorrere un
problema che contribuiamo ad alimentare e mentre si lamenta la scarsità di risorse per proteggere
l’esistente, le emergenze e la riparazione dei danni continuano ad assorbirle.
Durante l’incontro è emerso anche un altro nodo politico: la tentazione di usare l’urbanistica per alimentare le entrate comunali, attraverso l’IMU sui terreni resi edificabili e i futuri oneri di
urbanizzazione. Ma incassare oggi senza considerare i costi dei rischi di domani significa scaricare
il conto sui cittadini. La sicurezza del territorio non può essere subordinata alle esigenze di cassa.
Resta però una contraddizione che ci ha amareggiati: si riconoscono gli errori delle edificazioni
passate, ma quando si discutono quelle attuali la critica perde forza.
Le responsabilità vengono
ricondotte a chi amministrava, pianificava e costruiva prima, senza applicare lo stesso giudizio alle
decisioni prese oggi dagli attuali amministratori.
Ma l’oggi sarà lo ieri di domani e chi verrà dopo potrà usare la medesima giustificazione. Questa
catena si interrompe soltanto assumendosi adesso la responsabilità di cambiare rotta, altrimenti
denunciare gli errori del passato mentre se ne ripropone la logica commettendone ulteriori diventa
un esercizio di ipocrisia.
Anche il quadro normativo merita una discussione: la legge toscana 41/2018, attraverso gli articoli
8 e 11, consente, a determinate condizioni, nuove costruzioni anche nelle aree a pericolosità per
alluvioni frequenti, subordinandole a opere di gestione del rischio.
Sono previste prescrizioni e
limitazioni, compreso il formale non aggravio del rischio nelle altre aree; ma la possibilità giuridica
di costruire non dimostra, da sola, l’opportunità e necessità della scelta urbanistica.
La memoria delle alluvioni deve produrre scelte concrete: fermare nuove edificazioni nelle aree a
rischio, tutelare il suolo libero e dare priorità alla sicurezza degli abitanti, altrimenti continueremo a
commemorare i danni di ieri preparando quelli di domani.
Unione Cittadini Alluvionati