Occhio, cuore e cervello: a Empoli la fotografia di Manoocher Deghati racconta la vita oltre la guerra
06-11-2026 22:28 -
C’è un momento in cui occhio, cuore e cervello si trovano in un allineamento perfetto. È lì che, per Manoocher Deghati, nasce la fotografia: quando ciò che si vede incontra ciò che si sente e diventa consapevolezza. L’obiettivo viene dopo, strumento di un incontro che prima di tutto è umano. E davanti alle immagini esposte alla Galleria di Palazzo Leggenda, in piazza del Popolo, questa idea acquista il peso delle vite raccontate. È con questo sguardo che si è aperta venerdì 6 novembre la mostra “Ho visto”, un viaggio attraverso mezzo secolo di storia firmato dal fotoreporter di origine iraniana. Un’esposizione che porta a Empoli la testimonianza della guerra tra Iran e Iraq, ma invita anche a interrogarsi su che cosa significhi guardare il dolore degli altri senza voltarsi dall’altra parte. Ad accogliere Deghati e sua moglie, la scrittrice Ursula Janssen, è stato l’assessore alla Cultura Matteo Bensi, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra il Gruppo Fotografico Il Cupolone APS e il Circolo Amatori Arti Figurative. Un incontro di energie e competenze che apre lo spazio espositivo alla grande fotografia internazionale. La mostra era stata presentata, appena due ore prima, anche a Palazzo Medici Riccardi, a Firenze.
Bensi ha scelto di soffermarsi sul titolo: “Ho visto”. Due parole apparentemente semplici, che nelle fotografie di Deghati diventano una dichiarazione di responsabilità. Vedere non è un gesto neutro, ha osservato l’assessore: significa scegliere un punto di vista, riconoscere un istante, sottrarlo alla scomparsa. La fotografia diventa così un atto di conoscenza, una lente capace di restituirci il mondo con una consapevolezza nuova.La risposta di Deghati ha riportato subito il discorso dalle immagini alle persone: «Io non solo ho visto, ma ho anche vissuto».
È forse questa la chiave più profonda dell’inaugurazione. Per raccontare una storia, ha spiegato il fotografo, non basta arrivare, scattare e ripartire. Bisogna conoscere le persone, comprenderne la cultura, restare con loro. La testimonianza nasce dalla vicinanza, dal tempo condiviso, dalla disponibilità a lasciarsi coinvolgere. Deghati lo ha raccontato ripercorrendo la propria vita. L’arrivo a Roma negli anni Settanta per studiare cinematografia, spinto dall’amore per il cinema italiano. Il ritorno in Iran nel 1978, mentre il Paese entrava nella rivoluzione. L’inizio del lavoro di fotoreporter, davanti a una storia che chiedeva di essere documentata. Poi la repressione, gli arresti, le violenze, la fuga nel 1985 e un esilio che continua ancora oggi.
Da allora, la macchina fotografica non lo ha più lasciato. Ha attraversato guerre e frontiere, vissuto in dodici Paesi, incontrato comunità lontanissime. Ma nella sua ricerca il centro è rimasto l’essere umano: non soltanto ciò che la guerra distrugge, ma ciò che, nonostante tutto, continua a vivere. Anche nelle note che accompagnano il suo lavoro, Deghati rivendica la scelta di fotografare i vivi, cercando una possibilità di speranza persino nelle condizioni più estreme. All’inaugurazione c’è stato spazio anche per un sorriso. Da dodici anni, ha raccontato, lui e Ursula hanno scelto la Puglia: cercavano tranquillità, buon cibo, vino. Dopo tanti luoghi attraversati per lavoro e necessità, un posto in cui abitare per scelta. Accanto a lui, Ursula custodisce un’altra forma dello stesso racconto: la parola scritta. È lei l’autrice di “Ho visto”, il romanzo biografico costruito sulla vita del fotografo. Deghati ha tenuto a precisarlo, con affetto e ironia: sono tutte storie vere, anche quando chi le legge fatica a credere che il protagonista sia ancora lì a raccontarle. A Empoli, quel protagonista era davanti alle proprie fotografie. Non per celebrare il rischio, ma per spiegare perché abbia continuato a raccontare. E perché, ancora oggi, insegni, incontri studenti, conduca workshop: per trasmettere un mestiere che comincia molto prima dello scatto, nella relazione con gli altri. La mostra“Ho visto” è allestita alla Galleria di Palazzo Leggenda, in piazza del Popolo 17, fino al 20 novembre. L’ingresso è libero e gratuito, dal mercoledì alla domenica, dalle 17.30 alle 19.30. L’iniziativa è realizzata dal Gruppo Fotografico Il Cupolone APS e dal Circolo Amatori Arti Figurative, con il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze e del Comune di Empoli e il sostegno di FIAP e FIAF ETS.