Pilastri replica ad Avs: "Ecco perché ho usato la parola gerarca"
04-09-2026 09:41 -
Dopo il comunicato di Avs su una frase di Leonardo Pilastri, ex Consigliere dell'Unione, relativa alla figura di Remo Scappini, ecco la replica che il diretto interessato ci ha inviato.
Da semplice Cittadino, prendo atto, con stupore, del tono del recente comunicato di AVS Empoli, pubblicato da alcune testate, che ricorda molto un passato che speravo fosse ormai lontano, fatto di «eroi comunisti» da adorare obbligatoriamente come divinità, le cui effigi venivano esposte in formati giganteschi in ogni strada e venivano fatte issate da reparti militari durante le sfilate del 1° Maggio sulla Piazza Rossa per indicare al popolo «la via».
Sfortunatamente per AVS, io sono un cittadino libero, che ha giurato di difendere la Costituzione e i valori democratici della Repubblica italiana fino all’estremo sacrificio, fino all’ultimo momento della mia vita, e non mi sottometterò mai a certi approcci totalitari, né, tanto meno, mi piegherò a censure che ricordano tanto l’esperienza di tanti cittadini dell’est europeo raccontata da George Orwell e Aleksandr Isaevič Solženicyn nelle loro opere.
Andiamo al punto.
Remo Scappini, raffigurato nell’enorme murales della stazione di Empoli, nel 1930 andò a Mosca «a studiare alla scuola leninista per quasi due anni. Tornato a Parigi alla fine del 1932, fece parte dell'apparato centrale del partito.> (da Wikipedia). Quindi, diventò parte integrante dell’apparato comunista internazionale diretto dall’Unione Sovietica, ai piani più alti della gerarchia, nella cosiddetta «Nomenklatura».
Cari AVS, vi siete inalberati perché ho usato la parola «gerarca» per identificarlo. Dal basso della mia ignoranza, ricordo che «la parola deriva dal greco tardo hierárkhēs , che in origine indicava il capo delle funzioni sacre o delle cerimonie religiose, per poi estendersi a ogni tipo di altissima autorità. In un quadro in cui Scappini fu un altissimo ed influente dirigente del PC, non mi sembra che ci siano gli estremi per arrabbiarsi così tanto...se volete possiamo usare «alto dirigente», «alto funzionario molto ben posizionato nella gerarchia del partito» o qualsiasi altro sinonimo, ma il succo non cambia di molto.
Remo Scappini, forte dell’istruzione ricevuta a Mosca, nel 1943 diventò uno dei capi delle Brigate Garibaldi, partigiani che, lo ricordo per chi se ne fosse dimenticato, avevano, si, come obiettivo la liberazione dell’Italia dalla dittatura nazifascista, ma con una visione che era incardinata sulla successiva adesione dell’Italia al blocco comunista sovietico.
Successivamente, diventò membro del Comitato centrale del PCI, nel periodo in cui il partito ebbe un ruolo di rilievo nei fatti di Bologna del 1947, il famoso «treno della vergogna» che trasportava i poveri esuli dalmati e che fu attaccato dai comunisti in stazione, con il famoso evento del latte destinato ai bambini che erano nei carri merci che fu gettato sui binari, per sommo disprezzo. Chi ha curiosità su questo fatto, si può leggere le sconvolgenti pagine de «l’Unità» di quei giorni: in rete si trovano abbastanza agevolmente....
Infine, fu deputato del PCI per tre volte.
Scappini, quindi, è stato un «alto funzionario molto ben posizionato nella gerarchia del Partito Comunista» per decenni, e mi risulta che abbia condiviso l’ideologia comunista sovietica (o, almeno, non ho trovato traccia di abiure pubbliche al riguardo...comunque aspetto eventuali obiezioni documentate di segno opposto), che è stata una delle più sanguinarie e liberticide della storia, che ha prodotto milioni di morti nei Gulag dove venivano internati i «dissidenti» politici.
Il fatto è che il «Sistema Sovietico» è stato oggetto di una fondamentale decisione del Parlamento Europeo (la n. P9_TA(2019)0021) nel 19 settembre 2019, con la quale l’Assemblea ha equiparato i regimi nazifascisti a quelli comunisti, condannandone i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti. Il Parlamento Europeo ha, poi, espressamente condannato «tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo all’interno dell’Unione», esprimendo «inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali».
Ma, soprattutto, (punto M.18.) il documento riporta che [il Parlamento Europeo] «osserva la permanenza, negli spazi pubblici di alcuni Stati membri, di monumenti e luoghi commemorativi che esaltano i regimi totalitari, il che spiana la strada alla propagazione di regimi politici totalitari.».
Quindi, quel ritratto, al pari di migliaia di altre rappresentazioni che hanno invaso anche gli angoli più remoti dell’Unione Sovietica e dei Paesi della «Cortina di Ferro», a mio modestissimo parere, raffigura una persona che, comunque, non è esagerato definire come un «Eroe del comunismo», di formazione leninista, collegato all’Unione Sovietica, e ciò rappresenta una situazione border line rispetto alle raccomandazioni del Parlamento Europeo che ho appena riportato. Che voi, cari AVS, evidentemente, non conoscete...
E sono altresì dell’avviso che la situazione così ampiamente descritta non sia confacente all’imparzialità che deve caratterizzare (e attualmente caratterizza) l’attività del Corpo della Polizia Municipale del Circondario Empolese Valdelsa, il cui Comando si sta proponendo di trasferire nell’edificio dominato da quel murales politicamente divisivo, e per il quale tale situazione potrebbe essere fonte di grande imbarazzo.