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19 Settembre 2014: Dodici anni dal primo Downburst. Quando il cielo dell'Empolese Valdelsa cambiò per sempre

19-09-2026 16:00 - Opinioni
di: Gordon Baldacci

Alle 11:30 di dodici anni fa, il tempo sembrava scorrere come in un qualunque venerdì di fine estate. Poi, in una manciata di minuti, la frazione più occidentale del comune di Cerreto Guidi – e con essa un intero territorio – si trovò scagliata al centro di un evento mai documentato prima nella storia della climatologia locale: la furia violenta, impietosa del primo downburst registrato nell'Empolese Valdelsa.
In soli quindici minuti caddero 17 millimetri di pioggia battente, un muro d'acqua e grandine che ha paralizzato il sistema di smaltimento idrico - si legge su alcuni articoli dell'epoca - e viene quasi da sorridere se ripensiamo agli accumuli attuali in quelli che sono i temporali autorigeneranti, che a più riprese colpiscono adesso il nostro territorio; anche se a fare più paura furono le raffiche impetuose del vento. Alla stazione meteo del Centro Funzionale della Regione Toscana di Stabbia, l'anemometro registrò raffiche spaventose che toccarono i 206 km/h prima che la trasmissione dei dati si interrompesse.

Sulle prime si parlò d'istinto di una "tromba d'aria", ma bastò un'occhiata alle immagini aeree scattate dagli elicotteri, nelle ore successive al disastro, per svelare una verità diversa. Gli alberi secolari, le coperture dei tetti, i muri e le infrastrutture non erano stati ritorti da un vortice rotatorio, ma sradicati e spezzati tutti nella stessa direzione, schiacciati dalla forza d'urto di una gigantesca colonna d'aria fredda precipitata al suolo e spintasi in orizzontale con raffiche tali da raggiungere velocità riconducibili agli uragani..

Da Lazzeretto a Stabbia, poi il temporale si spostò fino a Limite sull'Arno, proseguendo lungo il corso del fiume, toccando poi Camaioni e giungendo nella piana fiorentina dove scatenò una violenta grandinata su Firenze. Furono segnalati alberi ad alto fusto sdraiati sulla linea ferroviaria fra Samminiatello e Camaioni; a Limite sull'Arno il secolare cedro del Libano di fronte alle scuole elementari cadde sulla provinciale per fortuna senza colpire nessuno. La mia stazione meteo ancorata al terreno in giardino con degli arpioni cementificati, fu divelta dal terreno e lanciata a oltre cinquanta metri di distanza . Il paesaggio si trasformò in uno scenario da calamità, lasciando milioni di euro di danni e le comunità colpite sotto shock.

Nel 2014, la parola downburst apparteneva ancora al lessico dei temporali continentali d'oltreoceano e di conseguenza ad un contesto lessicale distante dal nostro. La Protezione Civile muoveva i primi passi della sua moderna strutturazione, le allerte meteo a codici colore non erano ancora entrate nel quotidiano dei cittadini. Nessuno poteva immaginare che quel fenomeno sarebbe stato il primo di una lunga serie che ancora oggi non accenna a rallentare nella sua frequenza e violenza. Un vero e proprio apripista di una nuova era climatica.
Negli anni successivi, fenomeni analoghi (seppur con intensità e zone di interesse diverse) si sono ripresentati nel 2016 a Empoli, nel 2017 di nuovo a Lazzeretto, nell'agosto 2019 a Montelupo Fiorentino fino ai recenti episodi estivi. L'ultimo in ordine di tempo è stato registrato lo scorso 12 agosto, rendendo quello che un tempo era un evento straordinario una presenza quasi stagionale con cui fare i conti.

La lezione di dodici anni fa, ha però spinto il territorio a reagire e a dotarsi di strumenti di difesa e prevenzione. Nel settembre 2023 è nato il progetto di monitoraggio comunale con l'installazione della prima stazione meteo a Stabbia – rivelatasi cruciale appena tre mesi dopo, durante la drammatica alluvione del 3 novembre – seguita nel 2024 dalle installazioni di Lazzeretto e del Centro Storico, rendendo Cerreto Guidi uno dei comuni più monitorati dell'area. Senza contare che la consapevolezza della popolazione è profondamente cambiata. I gruppi di segnalazione meteo, l'uso diffuso dei social network e la cultura della prevenzione uniscono i cittadini e le istituzioni in un dialogo diretto. Ricordare il 19 settembre 2014 non significa soltanto rievocare una ferita, ma riconoscere anche la strada percorsa nella cultura della protezione. Si dirà specie alla luce degli ultimi eventi, che si può e si deve fare sempre meglio, ma è anche bene ricordare, da dove siamo partiti dodici anni fa, in un mondo in cui mancava anche la gestione della comunicazione dell'evento. Fra i ritagli di giornale e gli appunti scientifici dell'epoca, ho ritrovato la chiusa di un mio abstract dell'epoca, che ebbi poi l'occasione di presentare proprio in un evento a Lazzeretto, nel quinto anniversario dall'evento.

“Quella mattina il cielo si stava incupendo e le nuvole si asserragliavano bieche; nessuno poteva immaginare quello che si sarebbe verificato di lì a poco.”