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8 vittime, 2.216 ettari allagati e oltre 15 miliardi di lire di danni: l’Empolese ricorda l’alluvione del 1966. Il 5 novembre un incontro per guardare alla prevenzione

03-11-2026 17:34 - Primo piano
Otto vittime nei comuni di Empoli, Montelupo e Castelfiorentino, 2.216 ettari allagati nel solo territorio empolese, acqua arrivata fino a 3,50 metri e danni complessivi superiori ai 15 miliardi di lire nell’intero comprensorio. Sono alcuni dei numeri che raccontano la portata dell’alluvione del 4 novembre 1966, una tragedia che segnò profondamente l’Empolese e la vita di migliaia di persone.

A sessant’anni da quei giorni, il territorio torna a fare memoria di una delle pagine più drammatiche della propria storia recente. Non soltanto per ricordare le vittime e i danni provocati dall'acqua, ma anche per riflettere su quanto sia cambiato il modo di affrontare le calamità naturali e su quanto resti ancora da fare sul fronte della prevenzione.

È in questa prospettiva che nasce l’incontro pubblico “1966-2026: dall’emergenza alla prevenzione. Quando dal fango nacque una comunità consapevole”, organizzato da Clebs.it e in programma giovedì 5 novembre 2026, alle ore 18, presso la Sala Sezione Soci Coop di Empoli, in via Raffaello Sanzio.

I numeri di una tragedia che colpì tutto l’Empolese

I dati restituiscono con immediatezza la dimensione della devastazione che investì il territorio nel novembre 1966.
Il bilancio delle vittime fu di due persone a Empoli, due a Montelupo e quattro a Castelfiorentino: otto vite spezzate, che rappresentano ancora oggi il volto umano di quella tragedia.
Nel solo territorio empolese l'acqua invase 2.216 ettari, raggiungendo un'altezza massima di 3,50 metri. I danni furono quantificati in 3 miliardi e 403 milioni di lire. Una cifra che si tradusse in conseguenze pesantissime per famiglie, abitazioni e attività economiche.
Furono 1.577 le famiglie che subirono danni a mobili e suppellettili, mentre 1.273 abitazioni, tra urbane e coloniche, riportarono danni. Il tessuto produttivo fu colpito in maniera estesa: 203 aziende industriali e artigiane, 182 attività commerciali e 410 aziende agricole subirono le conseguenze dell'alluvione.
Gravi anche le perdite nel patrimonio zootecnico. Morirono 92 bovini, 71 suini, 68 ovini e un equino, oltre a circa 40.000 animali da cortile.
A completare il quadro ci furono i danni alle infrastrutture e ai servizi pubblici: strade, ponti, acquedotti e scuole, ma anche edifici parrocchiali e strutture degli enti assistenziali e di beneficenza.
Considerando complessivamente i comuni di Capraia e Limite, Castelfiorentino, Cerreto Guidi, Certaldo, Fucecchio, Montelupo, Montespertoli, Vinci ed Empoli, il valore dei danni provocati dall'alluvione raggiunse i 15 miliardi, 331 milioni e 722 mila lire.

Numeri che raccontano una devastazione estesa, ma soprattutto una comunità chiamata a ricominciare. Perché dietro ogni dato c'erano famiglie che avevano perso la propria casa o i propri beni, lavoratori che vedevano compromessa la propria attività, agricoltori privati dei raccolti e allevatori che avevano perso una parte importante del proprio patrimonio.

Dal fango nacque una nuova consapevolezza
L'alluvione del 1966 non rappresentò soltanto un'emergenza da superare. Fu anche un momento di profonda trasformazione per il rapporto tra cittadini, istituzioni e territorio.
La solidarietà, il lavoro condiviso e la capacità di reagire contribuirono a ricostruire il tessuto sociale ed economico. Ma quella esperienza lasciò anche una lezione destinata a rimanere attuale: non è sufficiente intervenire quando l'acqua ha già invaso case, strade e attività. Occorre conoscere il territorio, comprenderne le fragilità e lavorare prima che l'emergenza si manifesti.
Da qui il significato del titolo scelto per l'iniziativa del 5 novembre: dall'emergenza alla prevenzione. Un percorso che parte dalla memoria storica per arrivare alle responsabilità del presente, mettendo al centro la gestione delle acque, la cura del territorio, la protezione civile e la consapevolezza dei cittadini.

Tre relatori per parlare di memoria, territorio e prevenzione
L'incontro vedrà la partecipazione di tre relatori, chiamati ad affrontare il tema da prospettive differenti e complementari.

  • Elvezio Galanti, docente universitario ed ex direttore generale del Dipartimento della Protezione Civile, porterà la propria esperienza sui temi della protezione civile, dell'organizzazione e della gestione delle emergenze.
  • Paolo Masetti, presidente del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno, approfondirà il ruolo della bonifica e della gestione del territorio nella riduzione del rischio idraulico.
  • Marco Leporatti, dottore agronomo forestale, contribuirà alla riflessione sugli aspetti ambientali e territoriali legati alla prevenzione.

    Tre punti di vista che permetteranno di affrontare il rapporto tra memoria dell'alluvione, conoscenza del territorio, gestione delle acque e responsabilità collettiva.

Sessant'anni dopo, ricordare significa anche prepararsi
A sessant'anni dall'alluvione, il ricordo del 4 novembre 1966 non può essere soltanto una ricorrenza. È un'occasione per interrogarsi su quanto quella tragedia abbia insegnato e su come trasformare l'esperienza del passato in strumenti concreti per affrontare i rischi di oggi.

L'obiettivo dell'iniziativa di Clebs.it è proprio questo: tenere viva la memoria di ciò che accadde nell'Empolese e, allo stesso tempo, aprire un confronto pubblico sul futuro del territorio.

Perché ricordare le vittime, le famiglie colpite e i danni di quei giorni significa anche riconoscere il valore della prevenzione. E perché una comunità consapevole non è soltanto una comunità che sa reagire a un'emergenza, ma una comunità che lavora ogni giorno per farsi trovare preparata.

L'appuntamento è per giovedì 5 novembre 2026, alle ore 18, alla Sala Sezione Soci Coop di Empoli, in via Raffaello Sanzio, con l'incontro “1966-2026: dall'emergenza alla prevenzione. Quando dal fango nacque una comunità consapevole”, organizzato da Clebs.it.