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A Firenze la mostra sulla collezione di Odoardo Piscini: il ricordo di un professore che ha raccontato Empoli e la Toscana

10-03-2026 08:21 - Cronaca
A Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale della Toscana a Firenze, si inaugura la mostra “Curiosità e folklore in Toscana. Arte Donna e Civiltà dalla collezione di manifesti del professor Odoardo Piscini”, curata da Francesca Roberti. L’esposizione, allestita nello spazio espositivo C.A. Ciampi, raccoglie una parte significativa della collezione del professore empolese, offrendo uno sguardo originale sulla cultura popolare toscana attraverso manifesti, immagini e testimonianze della vita sociale e artistica del Novecento.

L’iniziativa, promossa dalla presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, sarà inaugurata giovedì 12 marzo e vedrà gli interventi, tra gli altri, del vicesindaco di Siena Michele Capitani, della presidente della Pro Loco Empoli Rossana Ragionieri, del presidente del Gabinetto Vieusseux Riccardo Nencini, del figlio del collezionista Alessio Piscini e della stessa curatrice Roberti. La mostra resterà visitabile fino al 2 aprile.

Ma l’esposizione è anche l’occasione per ricordare la figura di Odoardo Piscini, professore, divulgatore culturale e appassionato collezionista, molto conosciuto a Empoli e in tutto il territorio.

Piscini amava presentarsi con una battuta: «Sono l’unico Odoardo di Empoli». Lo aveva persino verificato con l’ufficio anagrafe. In realtà si definiva anche un “migrante”. Era nato a Siena ed era contradaiolo dell’Aquila. Quando aveva undici anni la famiglia si trasferì in Valdarno: la destinazione iniziale doveva essere Firenze, ma Empoli li conquistò e da allora divenne la sua città. Qui si sposò, qui visse tutta la vita e qui costruì il suo percorso culturale e umano.

Laureato in lettere classiche, latino e greco, all’inizio della carriera gli fu proposta una cattedra a Firenze. Ma Piscini preferì restare vicino casa: accettò di insegnare italiano e latino al liceo scientifico Liceo Scientifico Il Pontormo di Empoli. «La scuola era dietro l’angolo – raccontava – e negli anni del Sessantotto un giorno su tre c’era sciopero. Io giravo l’angolo: se vedevo biciclette e motorini davanti al liceo andavo a lavorare, altrimenti andavo al bar Viti a prendere un caffè».

Al Pontormo entrò nel 1968 e vi rimase fino al 2001, dopo aver iniziato a insegnare già nel 1966. Nel tempo diventò una vera e propria memoria storica della scuola. Ma soprattutto fu un insegnante capace di trasformare la lezione in racconto. Diceva spesso che il segreto era semplice: divertirsi. «Se mi diverto io, si diverte anche la gente». Non leggeva mai quando parlava in pubblico: preferiva guardare il volto delle persone, capire se quello che diceva interessava davvero.

Dopo la pensione non smise di raccontare. Continuò con le sue “chiacchierate” pubbliche, diventate veri appuntamenti culturali molto seguiti. Grazie alla Pro Empoli, ai club cittadini come Rotary e Lions e ad altre realtà associative, Piscini parlò di letteratura, di canti popolari, di pubblicità sui vecchi giornali locali, delle donne nella canzone e di tanti aspetti della vita empolese. Sempre con ironia e curiosità.

Molti lo ricordano anche durante il periodo del Covid, quando partecipò a un progetto voluto dall’amministrazione comunale raccontando a puntate la Divina Commedia di Dante Alighieri, trasformando un classico della letteratura in un dialogo diretto con la comunità.

L’ultimo incontro pubblico fu al Palazzo Pretorio di Empoli, dedicato ai biglietti d’auguri. In quell’occasione mostrò un oggetto a cui era particolarmente legato: un biglietto realizzato dal padre, reduce dalla tragedia di Strage di Cefalonia. Anche quel dettaglio raccontava molto del suo modo di fare cultura: partire dalle piccole storie per arrivare alla grande memoria collettiva.

Oggi la mostra fiorentina restituisce un’altra dimensione della sua passione: quella del collezionista che, attraverso manifesti e immagini, ha saputo raccontare tradizioni, costume e immaginario della Toscana.

Un modo per continuare a far vivere la curiosità intellettuale e lo spirito divulgativo di un professore che ha saputo trasformare la cultura in un racconto condiviso.