Addio a Carlo Ginzburg, lo storico delle voci dimenticate. Il profondo legame con Empoli e il Premio Pozzale
17-06-2026 12:32 - Cronaca
Il Comune di Empoli, il Comitato Organizzatore e la Giuria del Premio Pozzale-Luigi Russo piangono la scomparsa a 87 anni di Carlo Ginzburg, importante storico e autore italiano che vinse il Premio nel 1987 con “Miti emblemi spie. Morfologia e storia” (Einaudi, ripubblicato da Adelphi in una nuova edizione nel 2023), ex aequo con Michele Ciliberto.
L’assessore alla Cultura Matteo Bensi ha ricordato come Ginzburg sia stato “un maestro, di quelli che cambiano le regole del gioco”, capace di rivoluzionare il modo di fare e leggere la storia attraverso la ricerca delle tracce inattese, delle microstorie e delle connessioni tra epoche e figure diverse, sottolineando come la sua eredità rappresenti un invito a superare i confini disciplinari e a lasciarsi sorprendere dalla complessità del passato. "Carlo Ginzburg è stato un maestro, di quelli che cambiano le regole del gioco - afferma l'assessore alla Cultura, Matteo Bensi -. Il fare Storia e leggere la Storia non è più stato lo stesso dopo Ginzburg. Nelle sue opere e nel suo insegnamento si trova un metodo che va alla ricerca delle tracce inattese, delle microstorie, degli errori e delle storie che si nascondono sotto la grande Storia. Raccogliere l'eredità di Carlo Ginzburg significa attraversare i confini disciplinari, lasciarsi sorprendere dalla molteplicità delle forme e delle connessioni tra epoche e figure storiche diverse. Per la città di Empoli sarà importante perché da essa e dalla sua presenza, con il Premio Pozzale-Luigi Russo, possa nascere un fecondo percorso di ricerca e studio".
Il sindaco Alessio Mantellassi ha invece evidenziato il valore delle sue microstorie nello studio della cultura popolare e ha ricordato la naturale presenza dello studioso nella Giuria del Premio Pozzale, annunciando la volontà di dedicargli simbolicamente la seconda edizione del festival di storia contemporanea /contè.sto/ prevista per settembre 2026 come omaggio a uno dei più grandi storici italiani.
"Carlo Ginzburg ha contribuito con le sue microstorie a indagare nella cultura popolare - affermano il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi - e proprio per questo la sua presenza all'interno della Giuria del Premio Pozzale, concorso nato dalla volontà di unire gli intellettuali con la classe operaia e contadina, era naturale. In vita unì il rigore storico con la passione letteraria, indagando tra punti in comune e discrasie, ma soprattutto arricchendo il patrimonio di conoscenze del nostro Paese. Per questo vogliamo dedicare simbolicamente alla memoria di Carlo Ginzburg la seconda edizione del festival di storia contemporanea /contè.sto/. Ci sembra un omaggio doveroso alla memoria di quello che è stato uno dei più grandi storici viventi italiani".
Nato a Torino il 15 aprile 1939 da Leone Ginzburg e Natalia Ginzburg, Carlo Ginzburg si è spento il 17 giugno 2026 a Bologna, lasciando un’eredità intellettuale riconosciuta a livello internazionale e legata alla cosiddetta “microstoria”, metodo che ha rivoluzionato la storiografia dando voce a contadini, eretici e individui marginali attraverso opere come “I Benandanti” e “Il formaggio e i vermi”, mentre il suo rapporto con Empoli e con il Premio Pozzale Luigi Russo si è sviluppato nel tempo in un legame profondo e continuativo: dopo la vittoria del 1987 entrò a far parte della Giuria del premio per cinque edizioni tra il 1992 e il 1997.
Nel 2001 la famiglia Ginzburg, in occasione del riconoscimento assegnato per “Scritti” di Leone Ginzburg, destinò il premio di cinquemila euro a una ricerca archivistica che portò alla pubblicazione delle “Lettere dal confino 1940-1943”, curate da Luisa Mangoni, presentate poi il 6 luglio 2004 nel Chiostro degli Agostiniani di Empoli alla presenza di Adriano Prosperi e degli stessi Carlo e Andrea Ginzburg, mentre nel 2005 il Premio pubblicò un suo intervento dedicato a Cesare Garboli e al suo “antagonista segreto”, confermando un dialogo culturale che ha reso lo studioso una presenza costante nella vita del premio e della città; la scomparsa di Ginzburg chiude una stagione fondamentale della cultura italiana e lascia Empoli e il Premio Pozzale privi di un interlocutore decisivo, ma anche custodi di una lezione che invita a leggere la storia attraverso i dettagli, le voci minori e le tracce invisibili che compongono la memoria collettiva.
L’assessore alla Cultura Matteo Bensi ha ricordato come Ginzburg sia stato “un maestro, di quelli che cambiano le regole del gioco”, capace di rivoluzionare il modo di fare e leggere la storia attraverso la ricerca delle tracce inattese, delle microstorie e delle connessioni tra epoche e figure diverse, sottolineando come la sua eredità rappresenti un invito a superare i confini disciplinari e a lasciarsi sorprendere dalla complessità del passato. "Carlo Ginzburg è stato un maestro, di quelli che cambiano le regole del gioco - afferma l'assessore alla Cultura, Matteo Bensi -. Il fare Storia e leggere la Storia non è più stato lo stesso dopo Ginzburg. Nelle sue opere e nel suo insegnamento si trova un metodo che va alla ricerca delle tracce inattese, delle microstorie, degli errori e delle storie che si nascondono sotto la grande Storia. Raccogliere l'eredità di Carlo Ginzburg significa attraversare i confini disciplinari, lasciarsi sorprendere dalla molteplicità delle forme e delle connessioni tra epoche e figure storiche diverse. Per la città di Empoli sarà importante perché da essa e dalla sua presenza, con il Premio Pozzale-Luigi Russo, possa nascere un fecondo percorso di ricerca e studio".
Il sindaco Alessio Mantellassi ha invece evidenziato il valore delle sue microstorie nello studio della cultura popolare e ha ricordato la naturale presenza dello studioso nella Giuria del Premio Pozzale, annunciando la volontà di dedicargli simbolicamente la seconda edizione del festival di storia contemporanea /contè.sto/ prevista per settembre 2026 come omaggio a uno dei più grandi storici italiani.
"Carlo Ginzburg ha contribuito con le sue microstorie a indagare nella cultura popolare - affermano il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi - e proprio per questo la sua presenza all'interno della Giuria del Premio Pozzale, concorso nato dalla volontà di unire gli intellettuali con la classe operaia e contadina, era naturale. In vita unì il rigore storico con la passione letteraria, indagando tra punti in comune e discrasie, ma soprattutto arricchendo il patrimonio di conoscenze del nostro Paese. Per questo vogliamo dedicare simbolicamente alla memoria di Carlo Ginzburg la seconda edizione del festival di storia contemporanea /contè.sto/. Ci sembra un omaggio doveroso alla memoria di quello che è stato uno dei più grandi storici viventi italiani".
Nato a Torino il 15 aprile 1939 da Leone Ginzburg e Natalia Ginzburg, Carlo Ginzburg si è spento il 17 giugno 2026 a Bologna, lasciando un’eredità intellettuale riconosciuta a livello internazionale e legata alla cosiddetta “microstoria”, metodo che ha rivoluzionato la storiografia dando voce a contadini, eretici e individui marginali attraverso opere come “I Benandanti” e “Il formaggio e i vermi”, mentre il suo rapporto con Empoli e con il Premio Pozzale Luigi Russo si è sviluppato nel tempo in un legame profondo e continuativo: dopo la vittoria del 1987 entrò a far parte della Giuria del premio per cinque edizioni tra il 1992 e il 1997.
Nel 2001 la famiglia Ginzburg, in occasione del riconoscimento assegnato per “Scritti” di Leone Ginzburg, destinò il premio di cinquemila euro a una ricerca archivistica che portò alla pubblicazione delle “Lettere dal confino 1940-1943”, curate da Luisa Mangoni, presentate poi il 6 luglio 2004 nel Chiostro degli Agostiniani di Empoli alla presenza di Adriano Prosperi e degli stessi Carlo e Andrea Ginzburg, mentre nel 2005 il Premio pubblicò un suo intervento dedicato a Cesare Garboli e al suo “antagonista segreto”, confermando un dialogo culturale che ha reso lo studioso una presenza costante nella vita del premio e della città; la scomparsa di Ginzburg chiude una stagione fondamentale della cultura italiana e lascia Empoli e il Premio Pozzale privi di un interlocutore decisivo, ma anche custodi di una lezione che invita a leggere la storia attraverso i dettagli, le voci minori e le tracce invisibili che compongono la memoria collettiva.






