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«Empoli è rimasta nel mio cuore». Il ritorno del Ciclone Johnny Ekström, il primo straniero della prima serie A azzurra

19-06-2026 08:34 - Primo piano
di Emilio Chiorazzo

«Quarant'anni dopo mi chiamano ancora: è un orgoglio immenso». Quarant'anni dopo, certi amori non finiscono. Cambiano il tempo, i capelli e le stagioni del calcio, ma non cancellano il ricordo di chi ha lasciato un segno. Per i tifosi dell'Empoli, Johnny Ekström non è stato soltanto un attaccante: nel calcio è stato il "Ciclone", il primo straniero della storia azzurra e uno dei simboli della prima, storica avventura dell'Empoli in Serie A. Johnny è uno di quei calciatori che restano. . Restano nei racconti dei tifosi, nelle fotografie ingiallite, nei pomeriggi di uno stadio che li ha adottati come figli. il legame con Empoli è stato subito intenso.

IL VIDEO DELL'INTERVISTA: https://bit.ly/4eT01Cs

Quando arrivò dalla Svezia nell'estate del 1986, l'Empoli era una matricola assoluta del massimo campionato italiano. La società scelse lui per affrontare la sfida più importante della propria storia. Velocissimo, imprevedibile, capace di spaccare le partite con le sue accelerazioni, Ekström conquistò subito la città che lo amò ancor prima che arrivasse. «Quando atterrai dalla Svezia la prima volta, all'aeroporto di Pisa inaspettatamente trovai un nutrito gruppo di tifosi che poi, con un corteo di auto, mi accompagnarono fino a Empoli. Fui meravigliato, in positivo naturalmente», ricorda quei primi momenti italiani.
Con i suoi gol contribuì alla salvezza della squadra di Gaetano Salvemini e divenne uno dei beniamini del Castellani. Oggi, a distanza di quasi quattro decenni, Johnny torna a Empoli per partecipare alla festa dei tifosi che celebrano i cinquant'anni di nascita del tifo organizzato. Un ritorno che sa di emozione, nostalgia e gratitudine.
E con la citttà e i tifosi, il filo non s'è mai spezzato. Stefano Pagli, storico tifoso dell'Empoli, qualche anno fa andò in Svezia per incontrarlo, per dimostrare quanto fosse rimasto nel cuore degli empolesi. «Non c'erano i mezzi di oggi - racconta Pagli - per rintracciarlo mi iscrissi a una pagina social di italiani che vivevano Goteborg e dopo un po' mi contattò una signora dicemdomi che l'insegnante di sua figlia era la moglie di Ekstroem. Ecco il contatto: partii in camper, lo contattai, ci incontrammo. Facemmo una lunga chiacchierata su quelle due stagioni empolesi».

Johnny, sei venuto apposta dalla Svezia per questa festa?
«Sì, sono venuto apposta. Mi hanno chiamato e mi hanno chiesto se volevo essere presente. Ho detto subito di sì. Sono molto contento di essere tornato qua.»

Sono passati quarant'anni dalla tua esperienza a Empoli. Che effetto fa?
«Sembra incredibile. Sono passati quarant'anni da quando giocavo qui. Il tempo vola davvero.»

Quest'anno ricorre il quarantesimo anniversario della prima Serie A dell'Empoli. Qual è il primo ricordo che ti viene in mente pensando a quei giorni?
«Ricordo il mio arrivo in Italia. Sono rimasto scioccato quando sono atterrato all'aeroporto di Pisa. C'erano centinaia di tifosi ad aspettarmi. Poi mi seguirono in macchina fino a Empoli. Una cosa incredibile. Non me l'aspettavo davvero.»

Per una città che stava vivendo il sogno della Serie A, l'arrivo del primo straniero rappresentava un evento storico. E quel ragazzo svedese conquistò subito il cuore della tifoseria. Tu eri il primo straniero della storia dell'Empoli. Sentivi questa responsabilità?
«All'epoca no. Pensavo soltanto a giocare e a fare bene. Ma oggi capisco quanto fosse importante quel momento per la società e per i tifosi.»

C'è una partita o un gol che ricordi più di ogni altro?
Ekström sorride.
«Sì. Tutta la prima stagione con l'Empoli è stata piena di soddisfazioni. Ricordo la vittoria per 1-0 in casa, contro la Juventus, grazie a un mio gol. E poi la vittoria nel derby con la Fiorentina. Ci sono tanti momenti che mi sono rimasti dentro, ma soprattutto ricordo l'atmosfera dello stadio e l'entusiasmo che c'era intorno alla squadra.»

Hai mantenuto rapporti con qualcuno dei tuoi ex compagni?

«Con qualcuno sì. Ogni tanto sento Della Scala e Corrado Urbano. E poi ho avuto contatti con Giulio Drago fino a quando è stato possibile.»

Oggi che cosa fai? Ti occupi ancora di calcio?
«No, non lavoro più nel calcio. Mi piace sempre tantissimo, continuo a seguirlo, però non faccio parte di questo mondo.»

L'Empoli lo segui ancora?
«Sì, certamente. Seguo l'Empoli e seguo il campionato italiano. Guardo anche la nazionale svedese. Mi piace continuare a seguire il calcio.»

La conversazione scivola inevitabilmente sulla Nazionale italiana, assente anche dall'ultimo Mondiale.
«È incredibile – dice scuotendo la testa –. Sono tanti anni che l'Italia manca a un Mondiale. Una cosa davvero difficile da immaginare per una nazione con questa storia calcistica.»

Hai raccontato di un tifoso che è venuto a trovarti in Svezia...
Il volto di Ekström si illumina.
«Sì, Stefano. Mi ha telefonato e mi ha chiesto se poteva passare a trovarmi con il camper. È venuto davvero. Abbiamo parlato a lungo. Mi ha fatto molto piacere.»
Un episodio che racconta meglio di qualsiasi statistica il legame costruito con Empoli.

Che effetto ti fa sapere che, dopo quarant'anni, i tifosi ti cercano ancora e ti invitano alle loro feste?
«Mi rende molto orgoglioso. Davvero. Sono felice che mi abbiano chiamato e che abbiano voluto che fossi qui. Significa che ho lasciato qualcosa in questa città. È una sensazione bellissima.»

Con l'Italia hai mantenuto un rapporto speciale anche nella vita privata. Tua moglie è italiana, giusto?
«Sì. Per questo torno abbastanza spesso in Italia, anche se non sempre a Empoli.»

LA SUA CARRIERA
Nato a Örgryte, in Svezia, il 5 marzo 1965, Ekström si mise in luce con l'IFK Göteborg, una delle società più prestigiose del calcio scandinavo. Attaccante veloce, generoso e capace di giocare sia al centro dell'attacco sia sulle fasce, attirò presto l'attenzione degli osservatori europei.

Nell'estate del 1986 arrivò all'Empoli, appena promosso per la prima volta nella sua storia in Serie A. In due stagioni con la maglia azzurra collezionò 53 presenze e 8 gol in campionato, contribuendo alla storica salvezza della squadra guidata da Gaetano Salvemini. Tra le reti più ricordate dai tifosi ci sono quelle contro Fiorentina, Inter, Juventus e Roma.

Le sue prestazioni in Italia gli aprirono le porte del grande calcio europeo. Nel 1988 fu acquistato dal Bayern Monaco, con cui conquistò il campionato tedesco. Successivamente giocò in Francia con il Cannes, prima di tornare in patria all'IFK Göteborg, dove visse un'altra fase importante della carriera.

Nel 1993 tornò in Italia per vestire la maglia della Reggiana in Serie A, prima di trasferirsi in Spagna al Betis e poi nuovamente in Germania, con Dinamo Dresda ed Eintracht Francoforte. Chiuse la carriera nel 1998, tornando ancora una volta all'IFK Göteborg, il club che lo aveva lanciato nel calcio professionistico.

Importante anche il suo percorso con la Nazionale svedese. Tra il 1986 e il 1995 disputò 47 partite segnando 13 reti. Partecipò ai Mondiali di Italia '90 e agli Europei del 1992 disputati in Svezia, contribuendo a una delle stagioni più competitive del calcio svedese prima dello storico terzo posto conquistato dalla nazionale scandinava ai Mondiali del 1994.