Alessandro, l'uomo che sognava i libri
30-03-2026 12:20 - Primo piano
di Paolo Pianigiani
Se n’ è andato, come faceva lui, in silenzio e lasciando un sorriso. Per me e per tanti un amico vero, con tanti progetti realizzati insieme, e a altrettanti rimasti solo sogni.
Si presentava sempre con una email, di lunedì mattina, come oggi: Ragazzacci, come state? Vediamoci, ho un libro in testa.
Era un vulcano sempre acceso, Alessandro, un formidabile editore di nicchia: solo libri belli, con tante fotografie, con testi che spesso scriveva lui o in collaborazione con alcuni amici. Il formato grande, quello dei libri importanti, da mettere in biblioteca tutti insieme, a fare gruppo. Gli Editori dell’Acero, al plurale. Perché se siamo in tanti si conta di più.
Storico dell’arte, con profonde conoscenze sui beni artistici del nostro territorio, è qui da noi che Alessandro ha lasciato maggiormente il segno. A partire dai due volumi di cartoline antiche, con testo di Elisa Boldrini, che andavano a ruba nelle librerie empolesi, impresa geniale per la novità e il grande formato.
Ma chi era Alessandro, al di fuori del suo lavoro? Era una persona gentile, pacata, non si arrabbiava mai. Anche quando c’era da arrabbiarsi, questo mondo non sempre va come dovrebbe, e le persone con cui c’è da confrontarsi non sempre sono meravigliose. E a me, che invece son piuttosto fumino e pazienza ne ho, notoriamente, poca, mi diceva ridendo: non te la prendere, faremo altre cose...
Era una persona generosa e corretta. In un mondo difficile come è oggi quello dell’editoria, pagava sempre tutti i suoi collaboratori. E ringraziava sempre per il lavoro fatto insieme. Più unico che raro.
E ora un ricordo personale. Quando ci provai io ad andarmene prima del tempo, rimanendo diviso in due, come il Visconte di Calvino, per un ictus che scelse proprio me per fare il sue triste mestiere, Alessandro fu il primo ad arrivare, portandomi due libri pieni di speranza e di fede. In quella asettica camera d’ospedale erano una luce infinita, anche se non li potevo sfogliare. E dopo, nella lunga riabilitazione, passava quasi tutti i giorni a portarmi la verdura fresca del suo orto. Ti fa bene, ti rimetterai prima, e fai presto, che ho un libro in testa. Si definiva un contadino, vicino alla terra, al piccolo oliveto che coltivava con amore.
Se n’ è andato, come faceva lui, in silenzio e lasciando un sorriso. Per me e per tanti un amico vero, con tanti progetti realizzati insieme, e a altrettanti rimasti solo sogni.
Si presentava sempre con una email, di lunedì mattina, come oggi: Ragazzacci, come state? Vediamoci, ho un libro in testa.
Era un vulcano sempre acceso, Alessandro, un formidabile editore di nicchia: solo libri belli, con tante fotografie, con testi che spesso scriveva lui o in collaborazione con alcuni amici. Il formato grande, quello dei libri importanti, da mettere in biblioteca tutti insieme, a fare gruppo. Gli Editori dell’Acero, al plurale. Perché se siamo in tanti si conta di più.
Storico dell’arte, con profonde conoscenze sui beni artistici del nostro territorio, è qui da noi che Alessandro ha lasciato maggiormente il segno. A partire dai due volumi di cartoline antiche, con testo di Elisa Boldrini, che andavano a ruba nelle librerie empolesi, impresa geniale per la novità e il grande formato.
Ma chi era Alessandro, al di fuori del suo lavoro? Era una persona gentile, pacata, non si arrabbiava mai. Anche quando c’era da arrabbiarsi, questo mondo non sempre va come dovrebbe, e le persone con cui c’è da confrontarsi non sempre sono meravigliose. E a me, che invece son piuttosto fumino e pazienza ne ho, notoriamente, poca, mi diceva ridendo: non te la prendere, faremo altre cose...
Era una persona generosa e corretta. In un mondo difficile come è oggi quello dell’editoria, pagava sempre tutti i suoi collaboratori. E ringraziava sempre per il lavoro fatto insieme. Più unico che raro.
E ora un ricordo personale. Quando ci provai io ad andarmene prima del tempo, rimanendo diviso in due, come il Visconte di Calvino, per un ictus che scelse proprio me per fare il sue triste mestiere, Alessandro fu il primo ad arrivare, portandomi due libri pieni di speranza e di fede. In quella asettica camera d’ospedale erano una luce infinita, anche se non li potevo sfogliare. E dopo, nella lunga riabilitazione, passava quasi tutti i giorni a portarmi la verdura fresca del suo orto. Ti fa bene, ti rimetterai prima, e fai presto, che ho un libro in testa. Si definiva un contadino, vicino alla terra, al piccolo oliveto che coltivava con amore.






