News
percorso: Home > News > Sport

Alessandro Scali ed il nuovo Castellani: "E' proprio così che i sogni finiscono?"

05-09-2026 11:32 - Sport
Con un post sul suo profilo facebook, Alessandro Scali ha parlato dell'operazione di ristrutturazione del Castellani. Empolese conosciuto nel mondo dello sport locale, è stato presidente della UISP Empoli Valdelsa per due mandati, dal 2012 al 2020, e, una volta raggiunto il limite statutario dei mandati a livello locale, ha proseguito la sua carriera dirigenziale assumendo il ruolo di Segretario regionale di UISP Toscana. Il suo è un punto di vista a metà fra il critico ed il nostalgico. Ve lo proponiamo

di Alessandro Scali

Da quando Abodi ha suggestionato la platea con il miraggio che il "Castellani" possa ospitare - AUDITE AUDITE - nientepopodimenoche gli allenamenti (GLI ALLENAMENTI) di una nazionale che parteciperà ai prossimi Europei, si è scatenato (di nuovo) un gran baccano sui destini di quell'impianto sportivo.

È di un paio di giorni fa la comparsa di un video di animazione fatto con la IA per far vedere come sarà la magnificenza dell'AllianzArena de noantri. Peccato che buona parte del video sia incentrata su un cratere proprio al centro del quartiere di Serravalle. Un "piacere" per gli occhi e l'anima.

Al netto di quel video farlocco, trovo tutto questo francamente surreale, come se dal fatto che si faccia quella roba lì, dipendessero i destini del mondo che, purtroppo, per molti pare che vadano da Cortenuova a Ponte a Elsa. Come se il mondo non fosse già in fiamme, metaforicamente e fisicamente, come se la benzina non costasse piu di un profumo Chanel e come se una carota non costasse come un bracciale di Cartier, come se migliaia di esseri umani non morissero a mazzetti nella terza guerra mondiale a pezzi (cit. Francesco) o nei mari del globo. In questo casino, avevamo proprio bisogno di un cratere in mezzo a Serravalle e di un'astronave aliena piazzata in mezzo a una città di neanche 50000 abitanti.

Cementificazione spostati. Ma tanto i 50°, le alluvioni ci si dimenticano alla svelta e i morti non parlano. Il Sindaco poi rilancia, assicurando che tutto va bene Signora la Marchesa, che Empoli risponderà per tempo all'appello del Ministro, che lo Stadio si farà e sarà meraviglioso, solo che a me, mentre lo sento, mi (lo so che 'un si dice, ma a me qui mi ci garbava) viene a mente Gigi Rock. Da quel momento, Empoli sarà annoverata nell'empireo del calcio galattico, "sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce e anche gli uccelli faranno ritorno". I tifosi (tranne qualche miscredente criticone e additato al pubblico ludibrio) gioiscono e giubilano come se, da quel giorno, ipso facto, la benzina a Empoli costasse 50 centesimi al litro, i supermercati regalassero la merce, gli uccellini cantassero felici sui rami e dalle fontane zampillasse minerale Perrier invece che acqua sporca.

Io sono nato tanti anni fa, ahimè. Ma questo mi ha dato la possibilità di vedere un altro mondo, che funzionava con un altro motore e girava con altri principi e priorità. In quel mondo, Empoli era una paciosa cittadina di provincia. Non era una città bellissima. O almeno non lo era secondo i canoni che vanno di moda oggi. Niente lussi scintillanti. Niente grattacieli. Niente studentati per ricchi rampolli. Niente boutique di lusso, quelle di grandi marche dove un tovagliolo costa come un corredo da sposa. Ma aveva tutto ciò che serviva per vivere bene e un piccolo, bellissimo, centro storico, che il sabato pomeriggio si riempiva di giovani che lì si incontravano e si conoscevano. Quante nuove famiglie sono nate in quelle quattro strade...

Empoli non era bellissima ma era un luogo che ti abbracciava. Erano anni in cui il concetto di bene comune era meno a geometria variabile di oggi. Le esigenze dei molti e le ambizioni dei pochi trovavano sempre la sintesi, perché c'era la giusta idea di fondo e il populismo era ancora una brutta parola.

Senso di responsabilità e lungimiranza di generazioni di amministratori avevano fatto di Empoli un esempio di città e comunità, consapevole delle proprie dimensioni e del proprio ruolo.

E c'era un posto, appena fuori dal centro, che era la quintessenza della capacità di questa città di far convivere mondi tra loro lontanissimi; con facilità, con naturalezza. Allo Stadio Castellani si incontravano tutti i giorni e stavano spalla a spalla - letteralmente - il calcio professionistico e gli sport poveri come l'atletica leggera. Con gli allenatori che si scambiavano opinioni sulla preparazione degli atleti, e atleti che familiarizzavano e, in qualche caso, soprattutto tra i più giovani, facevano sbocciare nuovi amori. Erano anni strani, se letti con gli occhiali di oggi, dato che in quello stadio fu fatta la pista di atletica leggera a 8 corsie in materiali per il tempo innovativi e due anni dopo l'Empoli Calcio approdava per la prima volta in serie A. La convivenza non solo era possibile ma aveva portato successi a tutti. Tutto questo non fu un miracolo divino ma il frutto di scelte consapevoli fatte da persone con una cultura e un senso sociale non comuni, una chiara idea di futuro e un chiaro senso di realtà. Amministratori, imprenditori e dirigenti sportivi che si parlavano, magari litigavano, anche, ma poi sapevano quanto e quando cedere un pezzo di ego per un bene superiore. Ecco, quel luogo, che era assorto a metafora della vita empolese, adesso è diventato fucina di divisioni, contrasti, finanche odio e insulti. Siamo al paradosso


Si dirà che è il segno dei tempi, ma lo trovo un modo di dire un po' ruffiano, coniato affinché nessuno possa assumersi le proprie responsabilità.

Visto che è colpa dei tempi, vuol dire che "è colpa di nessuno", quindi le coscienze sono salve e ci si può guardare allo specchio con serenità.

E invece abbiamo fallito...Amministratori pubblici, imprenditori, dirigenti sportivi... I primi, se sono bravi, nell'adempiere al proprio dovere dovrebbero sentire il bisogno di svolgere anche il ruolo di "lampadieri", come li chiamava Tom Benettollo, stando davanti e illuminando ai propri cittadini la strada verso il futuro, oggi più che mai fosco e incerto, accompagnandoli verso scelte giuste, misurate, proporzionate. Spesso, invece, si limitano ad assecondarli, a blandirli, o ad assecondare le brame di teorici collettori di voti, perché il loro futuro scade ogni cinque anni e tutto il resto è noia.

Gli altri hanno principalmente a cuore il destino dei propri sodalizi e quello delle proprie ambizioni personali; a quelli spesso sacrificano interessi collettivi più nobili, scordandosi che, prima di tutto sono a loro volta cittadini, genitori, nonni, educatori. Ma la nostra città ha avuto fior di dirigenti e amministratori che ne hanno fatto la fortuna, spesso armati solo di pochi mezzi e tanta passione. L'hanno plasmata, forgiando gli animi dei suoi giovani. I Dario Del Sordo, i Venio Mancini, gli Amerigo Bini, Arbaro Lazzeri, Silvano Bini, Elio Vezzosi, Sauro Cappelli, Albano Aramini, sono stati solo alcuni, tra quelli che hanno interpretato il loro ruolo come una missione, perseguendo interessi comuni che andavano ben oltre i propri.

Sono i tempi, bellezza... Aridaje


Ma se a Empoli abbiamo un patrimonio di impianti sportivi tra i più ricchi d'Italia in proporzione al numero degli abitanti, lo dobbiamo a quella gente lì, che, talvolta con la licenza elementare, aveva capito che lo sport non è solo lustrini e medaglie, o allenamenti della Nazionale, ma è soprattutto cultura, educazione, salute, comunità, coesione, FUTURO. Ma solo se a disposizione di tutti. Il "Castellani" era la sintesi di tutto questo. La sintesi di un'idea di società e di mondo. Che non c'è più, appunto. Io l'ho vissuto il "Castellani", già da prima che si chiamasse così, e conosco bene l'argomento.

Oggi la pista di atletica si schianta fuori da lì, perché l'Empoli Calcio ha deciso che non ce la vuole. L'Empoli Calcio; e il Comune si adatta. Mi hanno sempre insegnato che non si mette il carro davanti ai buoi. Ma già, sono un boomer... Adesso si gioisce se quel Paradiso in terra diventerà una cattedrale da usare una volta ogni 15 giorni e perché - forse - ci andrà ad allenarsi la Bosnia per una settimana. E il resto del mondo fuori, come cantava Vasco Rossi. Almeno fosse gratis


Non lo sarà, illusi

Qualcuno lo sa

Qualcuno lo sa ma venderebbe sua mamma pur di vedere quello scempio dell'etica (e magari fosse solo quello)

Molti non lo sanno, ma lo scopriranno. Tardi

Saranno i tempi...

No, non sono i tempi

Sono le scelte e le scelte le fanno le persone

Ma va tutto bene, Signora la Marchesa

Sarà una meraviglia

Sì, è proprio così che i sogni finiscono