Allarme sul depotenziamento di ARPAT, la mobilitazione parte anche dall’Empolese-Valdelsa
08-10-2026 16:18 - Cronaca
È un appello alla Regione Toscana per fermare quello che viene definito un possibile “depotenziamento” di ARPAT e per garantire all’Agenzia regionale per la protezione ambientale risorse e strumenti adeguati a svolgere i propri compiti. A lanciarlo è una vasta rete di associazioni, comitati, gruppi, circoli, coordinamenti e reti che hanno sottoscritto una lettera indirizzata al presidente della Regione Eugenio Giani, all’assessore all’Ambiente David Barontini, al Consiglio regionale e alla Direzione generale di ARPAT.
Il documento, datato 6 ottobre 2026, prende le mosse dalla situazione dell’Agenzia e dal documento della RSU ARPAT del 25 settembre 2026, intitolato “ARPAT 2026 – La fine di un’agenzia?”. Le associazioni firmatarie dichiarano la propria solidarietà alla rappresentanza sindacale e rilanciano una preoccupazione che, secondo quanto scritto nella lettera, viene manifestata da tempo: la progressiva riduzione delle risorse destinate a quello che viene considerato uno dei principali presìdi pubblici per il controllo ambientale del territorio.
Il punto centrale dell’appello è il rapporto diretto tra controlli ambientali, prevenzione e tutela della salute pubblica. La lettera richiama la legge regionale 30/2009, che attribuisce ad ARPAT attività istituzionali connesse alla tutela della salute attraverso il controllo ambientale e il supporto tecnico-scientifico alla Regione e al Servizio sanitario regionale.
Secondo il documento, il contributo regionale ad ARPAT sarebbe rimasto sostanzialmente fermo ai livelli di dieci anni fa, mentre nello stesso periodo l’inflazione sarebbe cresciuta di circa il 25 per cento. A questo si aggiungerebbero difficoltà nelle assunzioni e nel ricambio del personale, carenze nella strumentazione e una conseguente diminuzione delle attività e delle capacità operative.
La RSU, viene ricordato nell’appello, segnala in particolare la difficoltà a mantenere un numero adeguato di controlli di iniziativa e problemi nella piena garanzia della completezza delle analisi e dei requisiti di qualità dei laboratori.
Per i firmatari è proprio questo l’aspetto più delicato: se l’ente pubblico incaricato dei controlli ambientali non dispone delle risorse necessarie, il problema non riguarda soltanto l’organizzazione interna di ARPAT, ma la capacità complessiva del sistema pubblico di prevenire e individuare tempestivamente eventuali situazioni di rischio per ambiente e cittadini.
Dai rifiuti agli scarichi, cosa viene chiesto di controllareL’appello ricorda che tra le attività di ARPAT rientrano i controlli sulle emissioni industriali, sugli impianti di gestione dei rifiuti e sugli inceneritori, sugli scarichi e sulle matrici ambientali, oltre alle attività di monitoraggio e supporto tecnico-scientifico.
La preoccupazione espressa è quindi che una riduzione di personale, laboratori, strumentazione e controlli possa tradursi in una minore capacità del sistema pubblico di conoscere le condizioni ambientali del territorio e di intervenire quando emerge un possibile rischio.
Una preoccupazione che, secondo i firmatari, assume ancora maggiore rilievo alla luce dell'evoluzione della normativa europea. La lettera cita infatti i nuovi obblighi in materia di qualità delle acque destinate al consumo umano, qualità dell’aria e trattamento delle acque reflue urbane, con particolare attenzione a sostanze e contaminanti come PFAS, microinquinanti, microplastiche e residui farmaceutici.
Da qui la domanda politica rivolta alla Regione: come si può chiedere al sistema dei controlli ambientali di affrontare compiti sempre più complessi se, contemporaneamente, si riduce la capacità operativa dell’ente pubblico chiamato a svolgerli?
La lettera chiede alla Regione Toscana di chiarire quali misure intenda adottare per garantire ad ARPAT risorse economiche, personale, strumentazione e capacità laboratoristiche adeguate.
Non solo. I firmatari chiedono anche un quadro trasparente sull’evoluzione, negli ultimi anni, del personale dell’Agenzia, delle risorse economiche, delle dotazioni strumentali e del numero dei controlli effettuati. L’obiettivo dichiarato è consentire ai cittadini di verificare concretamente se e in quale misura la capacità di controllo di ARPAT sia diminuita.
Nell’elenco delle realtà che hanno sottoscritto l’appello compare una presenza significativa dell’Empolese-Valdelsa, a testimonianza di una mobilitazione che attraversa associazioni ambientaliste, comitati civici e realtà impegnate sui temi dei beni comuni e della partecipazione.
Tra i soggetti del territorio indicati nel documento figurano Trasparenza per Empoli, Arci Empolese Valdelsa, Associazione Il Paese che vogliamo di Montespertoli, Comitato stop5g Empoli-Valdelsa, Comitato Viale IV Novembre EMPOLI, G.A.S. di Montagnana Val di Pesa e Valdelsa Attiva.
Il nome di Trasparenza per Empoli ricompare anche tra le realtà che compongono la Rete Zero Pfas Toscana, insieme ad altri soggetti impegnati sui temi della qualità dell’acqua e della tutela ambientale. All’elenco si aggiunge la Condotta Slow Food Empolese Valdelsa, inserita tra le realtà che sottoscrivono l’appello nella parte finale del documento.
È dunque un fronte territoriale articolato, che mette insieme realtà con storie e sensibilità differenti ma accomunate, in questo caso, dalla richiesta di mantenere elevata la capacità pubblica di controllo dell’ambiente.
Una mobilitazione che supera i confini localiL’appello non è limitato all’Empolese-Valdelsa. Nell’elenco figurano numerose organizzazioni regionali e nazionali, dalla Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni alla Rete dei Comitati per la difesa del territorio, da Italia Nostra Toscana al WWF Toscana, fino a diverse reti impegnate sui temi dell’acqua, dei rifiuti, della depurazione e della transizione energetica.
Il quadro che emerge è quindi quello di una mobilitazione ampia, nella quale le questioni ambientali vengono collegate direttamente alla qualità dei servizi pubblici e alla tutela della salute.
La richiesta conclusiva è netta: risorse adeguate, personale, strumenti e laboratori per ARPAT, insieme a maggiore trasparenza sui numeri e sull’evoluzione effettiva della capacità di controllo dell’Agenzia.
La lettera si chiude chiedendo alla Regione un riscontro urgente.
Il documento, datato 6 ottobre 2026, prende le mosse dalla situazione dell’Agenzia e dal documento della RSU ARPAT del 25 settembre 2026, intitolato “ARPAT 2026 – La fine di un’agenzia?”. Le associazioni firmatarie dichiarano la propria solidarietà alla rappresentanza sindacale e rilanciano una preoccupazione che, secondo quanto scritto nella lettera, viene manifestata da tempo: la progressiva riduzione delle risorse destinate a quello che viene considerato uno dei principali presìdi pubblici per il controllo ambientale del territorio.
Il punto centrale dell’appello è il rapporto diretto tra controlli ambientali, prevenzione e tutela della salute pubblica. La lettera richiama la legge regionale 30/2009, che attribuisce ad ARPAT attività istituzionali connesse alla tutela della salute attraverso il controllo ambientale e il supporto tecnico-scientifico alla Regione e al Servizio sanitario regionale.
Secondo il documento, il contributo regionale ad ARPAT sarebbe rimasto sostanzialmente fermo ai livelli di dieci anni fa, mentre nello stesso periodo l’inflazione sarebbe cresciuta di circa il 25 per cento. A questo si aggiungerebbero difficoltà nelle assunzioni e nel ricambio del personale, carenze nella strumentazione e una conseguente diminuzione delle attività e delle capacità operative.
La RSU, viene ricordato nell’appello, segnala in particolare la difficoltà a mantenere un numero adeguato di controlli di iniziativa e problemi nella piena garanzia della completezza delle analisi e dei requisiti di qualità dei laboratori.
Per i firmatari è proprio questo l’aspetto più delicato: se l’ente pubblico incaricato dei controlli ambientali non dispone delle risorse necessarie, il problema non riguarda soltanto l’organizzazione interna di ARPAT, ma la capacità complessiva del sistema pubblico di prevenire e individuare tempestivamente eventuali situazioni di rischio per ambiente e cittadini.
Dai rifiuti agli scarichi, cosa viene chiesto di controllareL’appello ricorda che tra le attività di ARPAT rientrano i controlli sulle emissioni industriali, sugli impianti di gestione dei rifiuti e sugli inceneritori, sugli scarichi e sulle matrici ambientali, oltre alle attività di monitoraggio e supporto tecnico-scientifico.
La preoccupazione espressa è quindi che una riduzione di personale, laboratori, strumentazione e controlli possa tradursi in una minore capacità del sistema pubblico di conoscere le condizioni ambientali del territorio e di intervenire quando emerge un possibile rischio.
Una preoccupazione che, secondo i firmatari, assume ancora maggiore rilievo alla luce dell'evoluzione della normativa europea. La lettera cita infatti i nuovi obblighi in materia di qualità delle acque destinate al consumo umano, qualità dell’aria e trattamento delle acque reflue urbane, con particolare attenzione a sostanze e contaminanti come PFAS, microinquinanti, microplastiche e residui farmaceutici.
Da qui la domanda politica rivolta alla Regione: come si può chiedere al sistema dei controlli ambientali di affrontare compiti sempre più complessi se, contemporaneamente, si riduce la capacità operativa dell’ente pubblico chiamato a svolgerli?
La lettera chiede alla Regione Toscana di chiarire quali misure intenda adottare per garantire ad ARPAT risorse economiche, personale, strumentazione e capacità laboratoristiche adeguate.
Non solo. I firmatari chiedono anche un quadro trasparente sull’evoluzione, negli ultimi anni, del personale dell’Agenzia, delle risorse economiche, delle dotazioni strumentali e del numero dei controlli effettuati. L’obiettivo dichiarato è consentire ai cittadini di verificare concretamente se e in quale misura la capacità di controllo di ARPAT sia diminuita.
Nell’elenco delle realtà che hanno sottoscritto l’appello compare una presenza significativa dell’Empolese-Valdelsa, a testimonianza di una mobilitazione che attraversa associazioni ambientaliste, comitati civici e realtà impegnate sui temi dei beni comuni e della partecipazione.
Tra i soggetti del territorio indicati nel documento figurano Trasparenza per Empoli, Arci Empolese Valdelsa, Associazione Il Paese che vogliamo di Montespertoli, Comitato stop5g Empoli-Valdelsa, Comitato Viale IV Novembre EMPOLI, G.A.S. di Montagnana Val di Pesa e Valdelsa Attiva.
Il nome di Trasparenza per Empoli ricompare anche tra le realtà che compongono la Rete Zero Pfas Toscana, insieme ad altri soggetti impegnati sui temi della qualità dell’acqua e della tutela ambientale. All’elenco si aggiunge la Condotta Slow Food Empolese Valdelsa, inserita tra le realtà che sottoscrivono l’appello nella parte finale del documento.
È dunque un fronte territoriale articolato, che mette insieme realtà con storie e sensibilità differenti ma accomunate, in questo caso, dalla richiesta di mantenere elevata la capacità pubblica di controllo dell’ambiente.
Una mobilitazione che supera i confini localiL’appello non è limitato all’Empolese-Valdelsa. Nell’elenco figurano numerose organizzazioni regionali e nazionali, dalla Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni alla Rete dei Comitati per la difesa del territorio, da Italia Nostra Toscana al WWF Toscana, fino a diverse reti impegnate sui temi dell’acqua, dei rifiuti, della depurazione e della transizione energetica.
Il quadro che emerge è quindi quello di una mobilitazione ampia, nella quale le questioni ambientali vengono collegate direttamente alla qualità dei servizi pubblici e alla tutela della salute.
La richiesta conclusiva è netta: risorse adeguate, personale, strumenti e laboratori per ARPAT, insieme a maggiore trasparenza sui numeri e sull’evoluzione effettiva della capacità di controllo dell’Agenzia.
La lettera si chiude chiedendo alla Regione un riscontro urgente.






