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Alluvione, comitato a Carraia con tre donne ai vertici

24-02-2026 11:28 - Cronaca
Nel 1966 Firenze fu travolta dall'acqua. Il 4 novembre di quell'anno l'Arno ruppe gli argini e sommerse la città, lasciando dietro di sé vittime, fango, dolore e un patrimonio storico ferito. Quelle immagini fecero il giro del mondo e segnarono per sempre la memoria collettiva della Toscana. Sembrava una lezione definitiva, di quelle che non si dimenticano.

Eppure siamo nel 2026. Sessant'anni sono passati, il tempo è scivolato via, ma è evidente che l'esperienza non ci ha insegnato abbastanza. Come successo periodicamente e sistematicamente anche negli anni scorsi, tra il 14, il 15 e il 16 marzo 2025 anche Empoli si è ritrovata a fare i conti con l'acqua. Piogge intense e persistenti hanno messo sotto pressione fiumi, fossi e reti di scolo. Quartieri interi hanno vissuto ore di paura, con strade allagate, garage sommersi, cantine invase da acqua sporca. In alcune zone, come Ponzano, i disagi sono stati evidenti e diffusi, riportando alla luce fragilità note da anni. Nella zona di Carraia la situazione è stata ancora una volta emblematica.

L'acqua è entrata nelle case, nei locali interrati, nei luoghi della vita quotidiana. Non si è trattato di un evento imprevedibile, ma dell'ennesima manifestazione di problemi strutturali che si trascinano da decenni: tombature insufficienti, reti fognarie sottodimensionate, carichi idraulici aumentati nel tempo senza adeguati interventi compensativi. Questioni segnalate, discusse, rimandate. Il risultato è sempre lo stesso: cittadini che spalano fango, famiglie che subiscono danni, anziani e bambini esposti a rischi sanitari, e una sensazione diffusa di abbandono. L'acqua passa, ma lascia il segno. E ogni volta porta con sé la stessa domanda: perché? Proprio da questa domanda, e da una ferita ancora aperta, nasce una notizia diversa.

Il 16 dicembre 2025, da una prima riunione informale, ha preso forma un percorso che oggi è diventato realtà. Il Comitato di Carraia si è costituito ufficialmente, con l'intento di trasformare l'indignazione in organizzazione e la memoria in azione. Non si tratta di una semplice nascita, ma di una vera e propria rinascita.

Il nuovo Comitato affonda le sue radici nella storia di Carraia e dell'Empolese, potendo contare sul cuore, sulla memoria e sulla forza di persone che facevano parte del primo storico Comitato di Carraia, quello che aprì la strada ai comitati delle varie zone di Empoli. Una memoria viva e concreta, che oggi torna a essere fondamento e guida. Nel 2026 il Comitato ha anche un volto nuovo e significativo: i tre ruoli principali sono ricoperti da donne. Donne che hanno scelto di mettersi in prima linea per difendere un territorio spesso dimenticato, per scuotere coscienze rimaste troppo a lungo immobili, per chiedere rispetto, sicurezza e futuro. In pochi mesi oltre cento famiglie hanno aderito, partecipando attivamente. Non per protesta sterile, ma per costruire. Per pretendere studi, interventi, manutenzioni, prevenzione. Per evitare che la prossima pioggia diventi di nuovo un'emergenza. I problemi sono noti: criticità idrauliche storiche, infrastrutture inadeguate, mancate opere di mitigazione, carenza di programmazione e di risposte strutturali. Non servono più promesse, servono fatti. Servono scelte. Servono responsabilità.

Carraia oggi non chiede privilegi. Chiede sicurezza, dignità e ascolto. Carraia si rialza, un anno dopo l'alluvione del 14 marzo 2025, con la consapevolezza che solo uniti si può fare davvero la differenza. Trasformare la memoria in azione non è uno slogan, ma una necessità. Ogni presenza conta, ogni voce ha valore. Il Comitato di Carraia è aperto a tutti coloro che credono che il territorio non si difenda da solo, ma con l'impegno di chi lo vive ogni giorno. Unirsi significa non dimenticare. Unirsi significa scegliere di non subire più.

Fonte: Ufficio stampa