Antenna di via Chiassatelle, al Comitato Stop 5G "arriva" il conto, ma rilancia la mobilitazione
08-06-2026 08:57 - Cronaca
A due anni dalla contestata installazione dell'antenna di telefonia mobile in via Chiassatelle, nel quartiere Borgo di Empoli, il Comitato Stop5G torna a denunciare quella che definisce una vicenda emblematica di scarsa trasparenza amministrativa e di conflitto tra cittadini e istituzioni.
La protesta risale al maggio 2024, quando in un solo giorno comparve sul tetto di un edificio di via Chiassatelle un'antenna di telefonia mobile. Un episodio che provocò la reazione immediata di molti residenti e che contribuì alla nascita del Comitato Stop5G, impegnato da allora nel monitoraggio delle nuove installazioni sul territorio comunale e nella richiesta di una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi decisionali.
Già nel 2021 gli abitanti del quartiere Borgo erano riusciti a bloccare la realizzazione di un'antenna a terra in via Pulidori. Nel caso di via Chiassatelle, invece, secondo il Comitato, l'intervento sarebbe stato portato avanti senza un'adeguata informazione alla popolazione. I residenti contestano in particolare la comunicazione fornita dall'amministrazione comunale in occasione della chiusura temporanea di alcune strade della zona, motivata ufficialmente con lavori di "rifacimento del lastrico solare". Una spiegazione che, a loro giudizio, avrebbe nascosto la reale natura dell'intervento.
Di fronte a quella che ritenevano una mancanza di trasparenza, alcuni cittadini hanno presentato richiesta di accesso agli atti e successivamente promosso un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana contro l'autorizzazione concessa all'operatore telefonico.
Il procedimento giudiziario si è protratto per circa un anno. Nel frattempo la nuova amministrazione comunale ha confermato la legittimità delle decisioni assunte dalla precedente giunta, difendendo in sede giudiziaria le autorizzazioni rilasciate e opponendosi alle richieste avanzate dai ricorrenti.
Secondo il Comitato, tale posizione sarebbe stata mantenuta nonostante le numerose firme raccolte attraverso petizioni cittadine contrarie alla proliferazione di impianti di telefonia installati secondo logiche orientate principalmente al contenimento dei costi.
La sentenza del TAR, emessa nel luglio 2025, ha respinto il ricorso e disposto la condanna dei cittadini ricorrenti al pagamento delle spese legali sostenute sia dal Comune sia da Iliad, per un importo complessivo di circa 9.000 euro.
Pur dichiarando di non essere sorpresi dall'esito del giudizio, i membri del Comitato affermano di considerare insolita la scelta dell'amministrazione di richiedere il rimborso delle spese processuali ai propri cittadini. Una decisione che viene interpretata come un segnale di chiusura nei confronti di una protesta che, secondo gli attivisti, continua a raccogliere consenso e attenzione nel territorio empolese.
Il 19 maggio scorso i ricorrenti hanno ricevuto l'ingiunzione di pagamento da parte del Comune. La somma richiesta è già stata raccolta grazie al contributo diretto degli stessi ricorrenti e alle sottoscrizioni di solidarietà promosse dal Comitato. Tuttavia la mobilitazione non si ferma: nelle prossime settimane saranno organizzate nuove raccolte fondi per sostenere le famiglie coinvolte e per prepararsi all'eventuale richiesta di pagamento delle spese legali anche da parte della società telefonica.
Con questo appello il Comitato Stop5G ribadisce la volontà di proseguire la propria attività sul territorio, sostenendo il diritto dei cittadini a essere informati e coinvolti nelle scelte che incidono sulla qualità della vita e sull'assetto urbano della città
La protesta risale al maggio 2024, quando in un solo giorno comparve sul tetto di un edificio di via Chiassatelle un'antenna di telefonia mobile. Un episodio che provocò la reazione immediata di molti residenti e che contribuì alla nascita del Comitato Stop5G, impegnato da allora nel monitoraggio delle nuove installazioni sul territorio comunale e nella richiesta di una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi decisionali.
Già nel 2021 gli abitanti del quartiere Borgo erano riusciti a bloccare la realizzazione di un'antenna a terra in via Pulidori. Nel caso di via Chiassatelle, invece, secondo il Comitato, l'intervento sarebbe stato portato avanti senza un'adeguata informazione alla popolazione. I residenti contestano in particolare la comunicazione fornita dall'amministrazione comunale in occasione della chiusura temporanea di alcune strade della zona, motivata ufficialmente con lavori di "rifacimento del lastrico solare". Una spiegazione che, a loro giudizio, avrebbe nascosto la reale natura dell'intervento.
Di fronte a quella che ritenevano una mancanza di trasparenza, alcuni cittadini hanno presentato richiesta di accesso agli atti e successivamente promosso un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana contro l'autorizzazione concessa all'operatore telefonico.
Il procedimento giudiziario si è protratto per circa un anno. Nel frattempo la nuova amministrazione comunale ha confermato la legittimità delle decisioni assunte dalla precedente giunta, difendendo in sede giudiziaria le autorizzazioni rilasciate e opponendosi alle richieste avanzate dai ricorrenti.
Secondo il Comitato, tale posizione sarebbe stata mantenuta nonostante le numerose firme raccolte attraverso petizioni cittadine contrarie alla proliferazione di impianti di telefonia installati secondo logiche orientate principalmente al contenimento dei costi.
La sentenza del TAR, emessa nel luglio 2025, ha respinto il ricorso e disposto la condanna dei cittadini ricorrenti al pagamento delle spese legali sostenute sia dal Comune sia da Iliad, per un importo complessivo di circa 9.000 euro.
Pur dichiarando di non essere sorpresi dall'esito del giudizio, i membri del Comitato affermano di considerare insolita la scelta dell'amministrazione di richiedere il rimborso delle spese processuali ai propri cittadini. Una decisione che viene interpretata come un segnale di chiusura nei confronti di una protesta che, secondo gli attivisti, continua a raccogliere consenso e attenzione nel territorio empolese.
Il 19 maggio scorso i ricorrenti hanno ricevuto l'ingiunzione di pagamento da parte del Comune. La somma richiesta è già stata raccolta grazie al contributo diretto degli stessi ricorrenti e alle sottoscrizioni di solidarietà promosse dal Comitato. Tuttavia la mobilitazione non si ferma: nelle prossime settimane saranno organizzate nuove raccolte fondi per sostenere le famiglie coinvolte e per prepararsi all'eventuale richiesta di pagamento delle spese legali anche da parte della società telefonica.
Con questo appello il Comitato Stop5G ribadisce la volontà di proseguire la propria attività sul territorio, sostenendo il diritto dei cittadini a essere informati e coinvolti nelle scelte che incidono sulla qualità della vita e sull'assetto urbano della città






