Artigianato, CNA Firenze rilancia: «Le imprese sono cambiate, le regole sono ferme al 1985»
18-06-2026 07:25 - Cronaca
«Gli artigiani si sono evoluti, le regole molto meno». Con queste parole il presidente di CNA Firenze Metropolitana, Francesco Amerighi, ha aperto l'assemblea annuale dell'associazione, ospitata oggi al Centro Tecnico Federale di Coverciano. Al centro del confronto la necessità di una profonda riforma della legge quadro sull'artigianato, ferma da oltre quarant'anni, e le ripercussioni che le tensioni geopolitiche internazionali continuano ad avere su imprese, energia e mercati.
All'incontro hanno partecipato l'assessore allo Sviluppo economico del Comune di Firenze, Jacopo Vicini, il presidente della Camera di Commercio di Firenze, Massimo Manetti, il presidente nazionale CNA, Dario Costantini, e l'europarlamentare Dario Nardella, collegato in videoconferenza.
Per Amerighi, la delega per la revisione della legge quadro rappresenta «un passaggio storico» e un'occasione irripetibile per adeguare la normativa alle trasformazioni che hanno interessato il mondo artigiano negli ultimi decenni.
A sostegno della richiesta di riforma, CNA ha presentato i dati del comparto artigiano nell'area metropolitana fiorentina. Negli ultimi dieci anni le imprese iscritte all'Albo degli artigiani sono diminuite di 4.011 unità, passando da 29.785 a 25.774. Una tendenza che prosegue anche nel 2026: nel primo trimestre dell'anno il settore ha registrato una flessione del 4,2%, a fronte del -1,6% dell'intero sistema produttivo provinciale.
Nonostante il calo numerico, le oltre 25mila imprese artigiane presenti sul territorio continuano a garantire occupazione a più di 61mila addetti.
Secondo Amerighi, tuttavia, questi dati non devono essere interpretati come il segnale di un declino irreversibile dell'artigianato. «Molte imprese nascono, crescono e innovano con caratteristiche pienamente artigiane, ma restano escluse dall'Albo a causa di regole ormai superate», ha spiegato.
Tra le principali problematiche evidenziate da CNA vi è la crescente diffusione delle società a responsabilità limitata, forma giuridica scelta da molti imprenditori perché offre maggiori garanzie patrimoniali e facilita l'accesso al credito. Le attuali norme, però, prevedono requisiti tali da escludere numerose realtà che operano di fatto come imprese artigiane.
Un'altra criticità riguarda il sistema previdenziale. A parità di utile, un professionista versa contributi significativamente inferiori rispetto a un artigiano, a causa del minimo contributivo obbligatorio previsto dalla normativa vigente. Una situazione che, secondo CNA, rischia di penalizzare chi sceglie di mantenere la qualifica artigiana.
Per questo l'associazione chiede una revisione complessiva della legge, con l'aggiornamento dei limiti relativi al numero di dipendenti e soci, considerati oggi un ostacolo alla crescita delle aziende, un maggiore coordinamento tra Stato e Regioni per uniformare le regole e un rafforzamento del rapporto tra scuola e impresa attraverso il coinvolgimento diretto degli artigiani nei percorsi formativi.
La riforma dovrebbe inoltre introdurre vantaggi concreti per le imprese iscritte all'Albo, sia sul piano fiscale sia nell'accesso al credito e alle certificazioni, oltre a prevedere un marchio distintivo capace di rendere immediatamente riconoscibili i prodotti e le attività artigiane.
L'assemblea ha dedicato ampio spazio anche alle prospettive economiche globali. A intervenire è stato il giornalista del Tg1 e analista dell'Atlantic Council Mario De Pizzo, autore del volume Tempesta. La battaglia per il futuro si combatte sull'Atlantico.
Nel suo intervento De Pizzo ha descritto un mondo sempre più frammentato, segnato dalla fine dell'ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale e dal ritorno della competizione tra grandi potenze. In questo contesto, ha sottolineato, l'interdipendenza economica continua a rappresentare un fattore determinante.
Emblematica, secondo l'analista, la situazione dello Stretto di Hormuz, crocevia attraverso il quale transita circa il 20% delle forniture petrolifere mondiali. Le tensioni nell'area stanno producendo effetti diretti anche sull'Europa, contribuendo all'aumento dei costi energetici e delle pressioni inflazionistiche. Secondo le stime richiamate durante l'incontro, la crisi comporterebbe per l'Unione Europea un aggravio di circa 500 milioni di euro al giorno.
«Ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare catene di approvvigionamento fondate su alleanze solide è ormai una necessità per l'Europa», ha evidenziato De Pizzo, richiamando il ruolo del continente come promotore di dialogo, democrazia, libertà e cooperazione multilaterale.
Nel corso dell'assemblea sono stati illustrati anche i risultati dell'associazione a un anno dall'insediamento della nuova presidenza. Le nuove imprese associate sono aumentate del 34% rispetto al 2025, mentre il numero complessivo delle aziende aderenti è cresciuto dell'1,2%. In aumento anche le imprese che utilizzano i servizi CNA, con un incremento del 2%.
Numeri che assumono particolare rilevanza in una fase caratterizzata dalla diminuzione delle imprese e dalle difficoltà che interessano il sistema della rappresentanza economica.
«In un contesto complesso come quello attuale, crescere non è affatto scontato», ha commentato il direttore generale di CNA Firenze Metropolitana, Lorenzo Cei. «È il segnale che l'associazione sta riuscendo a interpretare i bisogni delle imprese contemporanee e a svolgere pienamente il proprio ruolo nell'economia del territorio. La sfida dei prossimi anni sarà rendere l'artigianato sempre più conosciuto, riconosciuto e valorizzato».
All'incontro hanno partecipato l'assessore allo Sviluppo economico del Comune di Firenze, Jacopo Vicini, il presidente della Camera di Commercio di Firenze, Massimo Manetti, il presidente nazionale CNA, Dario Costantini, e l'europarlamentare Dario Nardella, collegato in videoconferenza.
Per Amerighi, la delega per la revisione della legge quadro rappresenta «un passaggio storico» e un'occasione irripetibile per adeguare la normativa alle trasformazioni che hanno interessato il mondo artigiano negli ultimi decenni.
A sostegno della richiesta di riforma, CNA ha presentato i dati del comparto artigiano nell'area metropolitana fiorentina. Negli ultimi dieci anni le imprese iscritte all'Albo degli artigiani sono diminuite di 4.011 unità, passando da 29.785 a 25.774. Una tendenza che prosegue anche nel 2026: nel primo trimestre dell'anno il settore ha registrato una flessione del 4,2%, a fronte del -1,6% dell'intero sistema produttivo provinciale.
Nonostante il calo numerico, le oltre 25mila imprese artigiane presenti sul territorio continuano a garantire occupazione a più di 61mila addetti.
Secondo Amerighi, tuttavia, questi dati non devono essere interpretati come il segnale di un declino irreversibile dell'artigianato. «Molte imprese nascono, crescono e innovano con caratteristiche pienamente artigiane, ma restano escluse dall'Albo a causa di regole ormai superate», ha spiegato.
Tra le principali problematiche evidenziate da CNA vi è la crescente diffusione delle società a responsabilità limitata, forma giuridica scelta da molti imprenditori perché offre maggiori garanzie patrimoniali e facilita l'accesso al credito. Le attuali norme, però, prevedono requisiti tali da escludere numerose realtà che operano di fatto come imprese artigiane.
Un'altra criticità riguarda il sistema previdenziale. A parità di utile, un professionista versa contributi significativamente inferiori rispetto a un artigiano, a causa del minimo contributivo obbligatorio previsto dalla normativa vigente. Una situazione che, secondo CNA, rischia di penalizzare chi sceglie di mantenere la qualifica artigiana.
Per questo l'associazione chiede una revisione complessiva della legge, con l'aggiornamento dei limiti relativi al numero di dipendenti e soci, considerati oggi un ostacolo alla crescita delle aziende, un maggiore coordinamento tra Stato e Regioni per uniformare le regole e un rafforzamento del rapporto tra scuola e impresa attraverso il coinvolgimento diretto degli artigiani nei percorsi formativi.
La riforma dovrebbe inoltre introdurre vantaggi concreti per le imprese iscritte all'Albo, sia sul piano fiscale sia nell'accesso al credito e alle certificazioni, oltre a prevedere un marchio distintivo capace di rendere immediatamente riconoscibili i prodotti e le attività artigiane.
L'assemblea ha dedicato ampio spazio anche alle prospettive economiche globali. A intervenire è stato il giornalista del Tg1 e analista dell'Atlantic Council Mario De Pizzo, autore del volume Tempesta. La battaglia per il futuro si combatte sull'Atlantico.
Nel suo intervento De Pizzo ha descritto un mondo sempre più frammentato, segnato dalla fine dell'ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale e dal ritorno della competizione tra grandi potenze. In questo contesto, ha sottolineato, l'interdipendenza economica continua a rappresentare un fattore determinante.
Emblematica, secondo l'analista, la situazione dello Stretto di Hormuz, crocevia attraverso il quale transita circa il 20% delle forniture petrolifere mondiali. Le tensioni nell'area stanno producendo effetti diretti anche sull'Europa, contribuendo all'aumento dei costi energetici e delle pressioni inflazionistiche. Secondo le stime richiamate durante l'incontro, la crisi comporterebbe per l'Unione Europea un aggravio di circa 500 milioni di euro al giorno.
«Ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare catene di approvvigionamento fondate su alleanze solide è ormai una necessità per l'Europa», ha evidenziato De Pizzo, richiamando il ruolo del continente come promotore di dialogo, democrazia, libertà e cooperazione multilaterale.
Nel corso dell'assemblea sono stati illustrati anche i risultati dell'associazione a un anno dall'insediamento della nuova presidenza. Le nuove imprese associate sono aumentate del 34% rispetto al 2025, mentre il numero complessivo delle aziende aderenti è cresciuto dell'1,2%. In aumento anche le imprese che utilizzano i servizi CNA, con un incremento del 2%.
Numeri che assumono particolare rilevanza in una fase caratterizzata dalla diminuzione delle imprese e dalle difficoltà che interessano il sistema della rappresentanza economica.
«In un contesto complesso come quello attuale, crescere non è affatto scontato», ha commentato il direttore generale di CNA Firenze Metropolitana, Lorenzo Cei. «È il segnale che l'associazione sta riuscendo a interpretare i bisogni delle imprese contemporanee e a svolgere pienamente il proprio ruolo nell'economia del territorio. La sfida dei prossimi anni sarà rendere l'artigianato sempre più conosciuto, riconosciuto e valorizzato».






