Banca Cambiano, in arrivo un socio privato: lo svela il presidente Regini a "Nei Fatti" di Canale 88
21-01-2026 17:22 - Primo piano
«Cosa cambia alla Cambiano?»: il direttore generale Francesco Bosio, si è dimesso da alcune settimane. Dal prossimo maggio Paolo Regini, presidente della Banca di Cambiano da 27 anni, passerà la mano. Quale futuro dovranno aspettarsi i clienti dell'istituto di credito più radicato nel territorio dell'Empolese-Valdelsa? Le risposte a questi interrogativi ma anche
l'anticipazione di importanti novità, saranno al centro della trasmissione Nei Fatti, in onda giovedì 22 alle ore 21 su Canale 88. La trasmissione condotta da Alessandro Lippi, affronta uno dei temi più discussi delle ultime settimane: il cambio di governance della Banca Cambiano 1884. Ospite in studio il presidente Paolo Regini, che chiarisce senza ambiguità le ragioni e il senso di un passaggio che ha acceso interrogativi tra clienti, osservatori e mondo politico.
Attorno alla vicenda sono state usate espressioni come rivoluzione, terremoto, scossone. Regini preferisce una definizione più sobria ma netta: «L'avvio di una fase di cambiamento della governance della banca», un processo che – sottolinea – «era già scritto nei nostri piani strategici».
A imprimere un'accelerazione è stata l'ispezione della Banca d'Italia, conclusa tra ottobre e novembre. «Il rapporto ha riconfermato la solidità e la forza della banca – spiega Regini – ma ha rimarcato con forza la necessità di avviare il cambiamento, dandoci tempi molto stretti». Dopo 26 anni di presenza continuativa ai vertici, sia per il presidente sia per il direttore generale Francesco Bosio, il tema del ricambio non era più rinviabile. «Eravamo di lungo corso – ammette – ed era giusto aprire una fase nuova».
I numeri raccontano una storia di crescita impressionante: «Nel 1999 la Cambiano aveva 450 milioni di depositi e 8 filiali. Oggi lasciamo una banca con 44 sportelli e 4 miliardi di depositi». Una banca che «gode di salute» e che ormai «non è più solo la banca dell'Empolese Valdelsa, ma una banca della Toscana, presente anche a Torino, Bologna e Roma».
Il cambiamento, ribadisce Regini, non nasce da una crisi, ma dalla necessità di adeguarsi a un contesto profondamente mutato. «I tempi cambiano, cambiano i modi di fare banca. Dobbiamo introdurre elementi di innovazione», senza perdere ciò che ha sempre funzionato. E chiarisce un punto centrale: «Il problema vero non è il presidente o il direttore generale. La banca è la sua comunità: 450 persone forti, motivate, competenti. Quella è la banca».
Uno dei temi più delicati riguarda il rapporto con il territorio. Regini respinge l'idea che Banca d'Italia abbia messo in discussione questa vocazione: «Il radicamento è una delle caratteristiche forti della Cambiano. Guai a perderlo». Anzi, la sfida è opposta a quella delle grandi banche: «Loro accentrano e chiudono, creando desertificazione bancaria. Noi dobbiamo coprire i territori», coniugando prossimità e nuove tecnologie.
Sul fronte della governance, è aperta la ricerca del nuovo direttore generale. «Vogliamo valorizzare le risorse interne – spiega – ma abbiamo bisogno anche di discontinuità e innovazione». Parallelamente, una novità storica: l'ingresso di un socio privato con almeno il 10% del capitale. «Per la prima volta introduciamo un socio che lavori con noi come costruttore delle politiche industriali della banca. È una grandissima novità per il futuro della Cambiano».
Rassicurante il messaggio ai clienti, destinatari principali di timori e domande in queste settimane. «I clienti hanno trovato una banca che non ha cambiato di una virgola», afferma Regini. «Non si devono aspettare chiusure o riduzioni di servizi. Si devono aspettare innovazione in positivo».
Dal prossimo maggio Paolo Regini non sarà più presidente della banca, chiudendo un ciclo di 27 anni. «È il momento di passare la mano con gioia, non con preoccupazione», dice. Resterà però alla guida dell'Ente Cambiano, azionista di maggioranza e motore delle attività sociali e culturali. «Finché è possibile dare qualcosa, è giusto ridare alle comunità ciò che abbiamo ricevuto».
Un'intervista che prova a riportare il dibattito sui fatti, come suggerisce il titolo della trasmissione, e che consegna un messaggio chiaro: la Banca Cambiano cambia, ma non perde la sua identità. E lo fa, per usare le parole del suo presidente, «per affrontare il nuovo mondo con più forza, più competenze e più futuro».
Emilio Chiorazzo
l'anticipazione di importanti novità, saranno al centro della trasmissione Nei Fatti, in onda giovedì 22 alle ore 21 su Canale 88. La trasmissione condotta da Alessandro Lippi, affronta uno dei temi più discussi delle ultime settimane: il cambio di governance della Banca Cambiano 1884. Ospite in studio il presidente Paolo Regini, che chiarisce senza ambiguità le ragioni e il senso di un passaggio che ha acceso interrogativi tra clienti, osservatori e mondo politico.Attorno alla vicenda sono state usate espressioni come rivoluzione, terremoto, scossone. Regini preferisce una definizione più sobria ma netta: «L'avvio di una fase di cambiamento della governance della banca», un processo che – sottolinea – «era già scritto nei nostri piani strategici».
A imprimere un'accelerazione è stata l'ispezione della Banca d'Italia, conclusa tra ottobre e novembre. «Il rapporto ha riconfermato la solidità e la forza della banca – spiega Regini – ma ha rimarcato con forza la necessità di avviare il cambiamento, dandoci tempi molto stretti». Dopo 26 anni di presenza continuativa ai vertici, sia per il presidente sia per il direttore generale Francesco Bosio, il tema del ricambio non era più rinviabile. «Eravamo di lungo corso – ammette – ed era giusto aprire una fase nuova».
I numeri raccontano una storia di crescita impressionante: «Nel 1999 la Cambiano aveva 450 milioni di depositi e 8 filiali. Oggi lasciamo una banca con 44 sportelli e 4 miliardi di depositi». Una banca che «gode di salute» e che ormai «non è più solo la banca dell'Empolese Valdelsa, ma una banca della Toscana, presente anche a Torino, Bologna e Roma».
Il cambiamento, ribadisce Regini, non nasce da una crisi, ma dalla necessità di adeguarsi a un contesto profondamente mutato. «I tempi cambiano, cambiano i modi di fare banca. Dobbiamo introdurre elementi di innovazione», senza perdere ciò che ha sempre funzionato. E chiarisce un punto centrale: «Il problema vero non è il presidente o il direttore generale. La banca è la sua comunità: 450 persone forti, motivate, competenti. Quella è la banca».
Uno dei temi più delicati riguarda il rapporto con il territorio. Regini respinge l'idea che Banca d'Italia abbia messo in discussione questa vocazione: «Il radicamento è una delle caratteristiche forti della Cambiano. Guai a perderlo». Anzi, la sfida è opposta a quella delle grandi banche: «Loro accentrano e chiudono, creando desertificazione bancaria. Noi dobbiamo coprire i territori», coniugando prossimità e nuove tecnologie.
Sul fronte della governance, è aperta la ricerca del nuovo direttore generale. «Vogliamo valorizzare le risorse interne – spiega – ma abbiamo bisogno anche di discontinuità e innovazione». Parallelamente, una novità storica: l'ingresso di un socio privato con almeno il 10% del capitale. «Per la prima volta introduciamo un socio che lavori con noi come costruttore delle politiche industriali della banca. È una grandissima novità per il futuro della Cambiano».
Rassicurante il messaggio ai clienti, destinatari principali di timori e domande in queste settimane. «I clienti hanno trovato una banca che non ha cambiato di una virgola», afferma Regini. «Non si devono aspettare chiusure o riduzioni di servizi. Si devono aspettare innovazione in positivo».
Dal prossimo maggio Paolo Regini non sarà più presidente della banca, chiudendo un ciclo di 27 anni. «È il momento di passare la mano con gioia, non con preoccupazione», dice. Resterà però alla guida dell'Ente Cambiano, azionista di maggioranza e motore delle attività sociali e culturali. «Finché è possibile dare qualcosa, è giusto ridare alle comunità ciò che abbiamo ricevuto».
Un'intervista che prova a riportare il dibattito sui fatti, come suggerisce il titolo della trasmissione, e che consegna un messaggio chiaro: la Banca Cambiano cambia, ma non perde la sua identità. E lo fa, per usare le parole del suo presidente, «per affrontare il nuovo mondo con più forza, più competenze e più futuro».
Emilio Chiorazzo






