News
percorso: Home > News > Opinioni

Caldo senza fine, è stato un giugno da record

02-07-2026 13:38 - Opinioni
di Gordon Baldacci

Interminabile. Credo sia la parola adatta a questa ondata di calore, finalmente giunta al suo epilogo. Lo ricordiamo tutti, è iniziata quando ancora la stagione astronomica era la primavera; proseguita poi conteggiando i primi dieci giorni dell’estate.

Sono addirittura due le settimane complete, con valori over 35° C inizialmente concentrati nelle ormai consuete isole di calore, per poi estendersi alla periferia, alle zone extraurbane. Anche le minime notturne hanno raggiunto il numero di dieci nella non invidiabile classifica delle “notti tropicali”, quelle nottate in cui il termometro non scende mai al di sotto dei 20° C.

Come avevamo già messo in conto, non si sono registrate punte estreme tali da stabilire nuovi record locali, ma allo stesso tempo, la durata così dilatata nella terza decade del mese di giugno, crea un unicum che sovrasta ogni dato ufficiale del passato. Lì dove la percezione non conta, i numeri sono chiari. Per il mese dell’estate meteorologica, neppure le temute stagioni 2015 e 2009, ma neppure il 2003 regge il confronto con il mese di giugno 2026 su Empoli; il resto lo vedremo più avanti. A titolo informativo lo ricordo ancora dopo averlo già sottolineato nel nostro precedente aggiornamento, giugno 2003 si fermò a “soli” quattro giorni over 35° C. Il 2009 ce ne consegnò agli annali tre, mentre il 2015 due. Un giugno quindi è il caso di dirlo, fiammeggiante, ma che ha anche riaperto puntualmente nell’opinione pubblica il dibattito fra i caldofili - è estate cosa vuoi che sia - i negazionisti - lo ha sempre fatto e lo deve fare - e chi sa almeno contare sulle dita delle mani per rendersi conto che non bastano entrambi le mani.

Quando l’orografia accentua le condizioni climatiche
Allo stesso modo, specie nei primi giorni, sorprendeva che zone immaginate come angoli del refrigerio anche diurno, rilevassero valori spesso non così distanti da quelle pienamente urbane. L’esempio lampante è il caso di Serravalle, ma anche della stessa Cortenuova, alla stregua di un’ altra zona tutto sommato sorprendente, Molin Nuovo.
Nella percezione del tutto generica, siamo portati ad immaginare che basti avere un ettaro di verde per condizionare il clima di un'intera area adiacente all’isola di calore urbana. In realtà, determinati vantaggi si vanno ad apprezzare nelle ore notturne, quando ovviamente, una minore cementificazione favorisce una maggiore escursione termica. Durante il giorno però, soprattutto con correnti spesso sud-orientali, alcune località come ad esempio Molin Nuovo ma anche la stessa Serravalle, si ritrovano allo sbocco di maggiori condizioni di subsidenza. Ricordiamo brevemente che quest’ultima è il meccanismo di compressione dell’aria nei bassi strati, ergo in questi casi, le località che si trovano in pianura allo sbocco delle colline adiacenti ma anche sul bordo orientale allo stesso corso dell’Arno, sono favorite nell’essere coinvolte dal maggiore flusso dell’aria più calda. Ecco perché almeno durante il giorno, registrano valori non troppo dissimili da quelle più cementificate. Questo è un dato che doveva, deve, e dovrebbe far riflettere, quando decidiamo di espandere la parte urbana delle città. Non è che ad esempio Serravalle sia diventata più calda ora, lo era anche anni fa, ovviamente in determinate configurazioni bariche simili a quella di queste settimane. Sempre semplificando, potremmo dire che alcune zone partono già di suo per il loro posizionamento più avvantaggiate rispetto ad altre. Non a caso l’effetto speculare, ce lo consegna Empoli Terrafino, zona industriale a tutti gli effetti, ma disposta verso ovest e quindi mitigata maggiormente dalle brezze diurne che provengono dalla costa, oltre che - almeno per ora, ampie zone ancora non urbanizzate.

Valutazioni simili a Serravalle per Molin Nuovo nella vallata che convoglia l’aria calda che da Castelfiorentino più a sud, viene agevolmente pilotata dalle già citate correnti sud orientali in seno al contesto anticiclonico diurno.

Vorrei prendere l’autobus…Vorrei vivere tutte le iniziative della mia città, ma senza rischi per la salute

Arriviamo al centro storico, che in questa non simpaticissima classifica spesso se l’è giocata con la zona della stazione ferroviaria. Partiamo dal presupposto che pur delineando una specifica zona, per un discorso di privacy, non divulghiamo mai il punto esatto delle installazioni. Ogni pedone attento però, alzando lo sguardo oppure semplicemente controllando alcune aree, non farà fatica a visionarle in… palo e paline. I dati quindi che noi associamo alla zona della ferrovia non sono esattamente lungo i binari, bensì in una zona adiacente lungo via XI febbraio. L’installazione è in una zona verde quindi non a contatto con cemento ed asfalto e come ovvio, è installata secondo le norme vigenti che non sto ogni volta a ricordare.

Nonostante si tratti anche di una zona destinata in parte alla socialità dei bambini nel parco adiacente, le temperature hanno raggiunto e superato di pochi decimi i 40° C in una occasione, nella giornata di sabato.

Quasi sempre, si è dimostrata la zona più calda del comune, superando le installazioni che a pieno titolo, sono ubicate in quella che in maniera empirica consideriamo l’isola di calore urbana. Un segnale che deve anche essere un monito per come è attualmente strutturata ad esempio, la zona di partenza degli autobus, dove senza troppa ilarità, le pensiline sono veri e propri luoghi ad alto rischio per i colpi di calore, ogni giorno ben evidenziati come parte del rischio nei bollettini emessi dal Ministero della Salute.

Immaginando la Empoli di domani, andrà presa in considerazione una concezione forse anche diversa per i tempi di attesa nella teorica “città dei 15 minuti”, promessa nella campagna elettorale del 2024, e mai come adesso, da mettere in pratica.

Ed è nel ripensare anche la socialità che soprattutto in alcuni momenti dell’anno, si dovrà valutare ad esempio, se continuare a svolgere tante iniziative il sabato pomeriggio, con i bollini rossi del Ministero della Salute che raccomandano di non uscire alle persone fragili, nel pieno centro cittadino che di certo, non è quello di Prato Nevoso o Chamonix a livello termico diurno.



Dati sperimentali, che ci indicano una strada lastricata di tanto calore

Sempre in questi giorni a titolo sperimentale, diverse aziende agricole del territorio, si sono prestate alla misurazione delle temperature al suolo, utili per le loro attività lavorative. Stiamo parlando quindi di valori che non rispecchiano l’asfalto o il cemento che ovviamente sono superiori. Ebbene seppur in via del tutto sperimentale Cortenuova, Sant’Andrea, Brusciana, hanno superato al suolo i 49 C°. Una condizione che può sembrare estrema, ma che a fronte di una perseverante ondata di calore non sono così dissimili da quelli registrati in altre zone.

Ecco perchè non deve sorprendere che la temperatura dell’aria, raggiunga localmente i 37-39 gradi, e che queste misurazioni avvengano sempre in condizioni specifiche.



Tra regole e percezione: fa caldo ma quanto?

Due metri dal suolo dislocate in varie parti delle città e dei territori, con sensori elettronici moderni (il più comune è la cosiddetta Pt100, termoresistenza al platino da 100 Ohm), racchiusi in piccoli schermi ventilati naturalmente, e connessi con un data logger trasmettitore, che si possono collocare direttamente all’esterno, senza bisogno di capannina. In entrambi i casi, il sensore (il termometro) deve essere posizionato in modo da essere sempre riparato dalla radiazione solare, per non rimanere surriscaldato da essa. Le modalità di schermatura rispondono a criteri rigidi dettati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) che riguardano anche la natura della superficie che circonda lo schermo. Inoltre, il medesimo deve essere rigorosamente bianco, in maniera da riflettere il più possibile la radiazione solare. E le norme WMO prevedono anche che il suolo sia inerbito, con erba bassa.

Normalmente, quando poi noi meteorologi menzioniamo le temperature “al suolo”, intendiamo questo tipo di misurazioni, ovvero la temperatura in aria a circa 2.0 m sopra il suolo. Tutte queste misure sono puntuali, e inevitabilmente dipendono da dove è posizionato il termometro; il lavoro dei climatologi è proprio quello di valutare con attenzione le serie storiche di questi dati, che mostrano un inequivocabile tendenza all’aumento, più o meno accentuato a seconda delle zone, eliminando o correggendo possibili “artefatti” che possono influire sulla precisione della tendenza (che, ai fini climatologici, è più importante del valore assoluto). C’è anche un motivo per cui si considera la temperatura dell’aria a 2.0 m sopra il suolo, e non ad esempio a 50 o 100 metri sopra il suolo, perché è a livello del suolo che vive la stragrande maggioranza degli esseri umani. Sono queste (e non i termometri delle auto o delle nostre farmacie) le temperature che vengono utilizzate per stabilire quanto caldo c’è in un dato luogo. Questo è lo stato dell’arte; nell’attesa di poter confrontare e parametrizzare i dati che saranno resi pubblici, dalla rete comunale, dopo il periodo di rodaggio che è stato delineato, durante la presentazione alla comunità.