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Cambiamento climatico, dal grido d'allarme della Thatcher ai disastri di oggi

13-03-2026 20:00 - Opinioni
di Gordon Baldacci

Il tema del Cambiamento Climatico per come lo conosciamo oggi è un argomento che verte su due elementi fondanti. Da un lato la valutazione scientifica, con lo stesso approccio che può ad esempio, avere la medicina sulle malattie. Dall'altro ed in questo diverge, una conseguente azione politica. Se da un lato oggi il Climate Change è una parte importante, in alcuni casi l'unica, dei programmi di alcune forze politiche, lo si deve a chi nel tempo, ha scisso questo argomento, dal tema generale dell'ambiente, trovando per ogni parte politica, una possibile soluzione ad un problema paradossalmente complesso.

Abitualmente siamo portati a pensare che al pari dei diritti civili, siano le forze progressiste ad essere quelle più sensibili al tema; ed in parte è anche vero. La storia racconta che dopo l'esplosione dei movimenti ambientalisti degli anni ‘70 negli Stati Uniti, in cui un giovane Al Gore cinquant'anni fa nel 1976, organizzò le prime audizioni al Congresso, proseguirono poi campagne molto attive all'inizio degli anni ‘80 soprattutto negli stati occidentali dell'Unione.

Una donna prende il microfono e parla di clima con uno scettro di ferro

Ma la prima persona a portare il tema nel consesso delle Nazioni Unite fu una donna, che proveniva dal mondo conservatore. Margaret Thatcher, la famosa “Lady di ferro”, nel suo storico discorso alle Nazioni Unite del 1989, definì il cambiamento climatico una minaccia globale paragonabile alla scoperta della scissione dell'atomo e propose una convenzione mondiale sull'ambiente. Aldilà di questo evento specifico, in generale, erano tutti elementi molto eterogenei, gli interventi dei capi di stato in quel periodo erano una serie di avvertimenti morali più che altro, non una vera e propria agenda di governo.

La politica delle crisi climatiche, regole e strumenti quasi mai rispettati

Curiosità vuole che il tema in ambito scientifico era già ampiamente dibattuto, basti pensare che la prima conferenza sul clima è datata 1979, ma si dovrà comunque attendere la fine degli anni ottanta con la prima conferenza a carattere strettamente politico sul cambiamento climatico, quella Ministeriale di Noordwijk, tenutasi nei Paesi Bassi il 6 e 7 novembre 1989. A differenza della conferenza del 1979 (che era principalmente scientifica), l'incontro di Noordwijk segnò il debutto della "diplomazia climatica" con la partecipazione dei ministri dell'ambiente di circa 67 paesi.

Sebbene Noordwijk sia stata la prima conferenza ministeriale specifica, altri due eventi politici prepararono il terreno. La Conferenza di Toronto (giugno 1988): Intitolata "L'atmosfera che cambia: implicazioni per la sicurezza globale", che riunì scienziati e decisori politici. In quel periodo lanciò l'allarme paragonando il cambiamento climatico alle conseguenze di una guerra nucleare e propose una riduzione del 20% delle emissioni entro il 2005. A questo consesso politico si andò ad aggiungere un vertice del G7 di Parigi (luglio 1989): Per la prima volta, i leader delle sette nazioni più industrializzate inclusero il cambiamento climatico nel loro comunicato finale, chiedendo un trattato internazionale sul tema. Tutto questo processo politico culminò poi nel 1992 con il Summit della Terra di Rio de Janeiro, dove venne firmato il primo vero trattato internazionale: l'UNFCCC.

In sintesi possiamo definirlo il primo accordo globale per stabilizzare le emissioni di gas serra e prevenire "interferenze antropogeniche pericolose" con il sistema climatico. Un trattato vincolante per la conservazione della biodiversità, l'uso sostenibile delle sue risorse e la ripartizione equa dei benefici derivanti dal materiale genetico. Un piano d'azione globale e dettagliato (un vero "programma per il XXI secolo") per orientare lo sviluppo verso la sostenibilità sociale, economica e ambientale. Di fondo, un documento di 27 principi guida che definiscono i diritti e le responsabilità delle nazioni. Introduce concetti chiave come il "principio di precauzione" e il "chi inquina paga". Il primo consenso globale sulla gestione, conservazione e sviluppo sostenibile di tutti i tipi di foreste.

Intanto… tempo e … deretano… fanno come gli pare…

Tutto questo di fronte anche ai casi più eclatanti che a livello mondiale il Cambiamento Climatico, iniziava a concretizzare. I telegiornali di tutto il mondo, mostravano le alluvioni in Brasile, la crisi climatica dei ghiacci polari, il deserto del Sahara che a poco a poco avanzava verso le zone equatoriali, l'aumento del numero e della violenza dei tifoni in Asia e degli uragani in America. L'opinione pubblica iniziava ad avere percezione che il cambiamento climatico era appannaggio di alcune zone circoscritte, che bene o male non riguardavano nello specifico l'orto di casa, ed un po' come per le tematiche della fame nel mondo, per tanti di noi europei aveva valore il vecchio detto: “corpo pieno non crede al digiuno”. Tanta dell'ignoranza attuale sul tema climatico è figlia anche di quel periodo, in cui proprio in virtù dei fenomeni estremi in zone dal clima continentale, si riteneva quanto mai impossibile che le stesse condizioni si venissero poi un giorno a verificare anche a casa nostra.

El Niño una questione climatica che diviene virale

Una situazione che poi vide un primo sblocco generale nel 1998, quando per la prima volta si parlò di “effetto El Niño” come conseguenza di una delle prime estati prolungate nel tempo e con valori climatici oltre media per mesi. Divenne un argomento così “virale” che persino il compianto Silvano Avanzini assieme al figlio Alessandro, carristi del Carnevale di Viareggio nel 1999, presentò un carro di prima categoria dal titolo “El nino, la natura si ribella”. Se a livello scientifico il fenomeno specifico non era direttamente emanazione del “Cambiamento Climatico” - oggi come allora sappiamo che si tratta di un fenomeno ricorrente, con una frequenza ben precisa - in quel contesto storico e politico anche per spingere verso una maggiore consapevolezza climatica, venne diciamolo pure “abusato” come conseguenza del clima che stava cambiando.

Il clima di casa nostra: fra luci ed ombre

Con l'avvento degli anni duemila, ma ancora di più successivamente dal 2010 ad oggi, il ripetersi di eventi via via sempre più eccezionali, non solo lontano da noi, ma anche e soprattutto nelle zone in cui viviamo ha gradualmente favorito un maggiore interesse sul clima anche e soprattutto dal punto di vista politico. Un'evidenza che via via ha permesso una maggiore consapevolezza, grazie anche e soprattutto ad una crescita esponenziale del monitoraggio locale (privato e pubblico) che evento dopo evento, ha rilasciato dati in tempo reale, disponibili ad essere archiviati ed avere quindi “memoria” non solo percezione, di ciò che era avvenuto. Che fosse in tempo di ondate di calore, come di fronte agli accumuli precipitativi, dal 2014/2015 in poi, quasi ogni località dell'empolese ha dati puntuali a cui fare riferimento. Ed è anche e soprattutto in base a questi elementi che si è potuto confermare quello che un tempo poteva sembrare un'ipotesi, non suffragata poi da dati reali. Il clima “non cambiava più” solo al Polo Nord, o in Africa, stava via via cambiando anche ad Empoli, a Capraia e Limite, a Montelupo…. era diventato un dato di fatto. Ma per convincere l'opinione pubblica, nonostante dati e raffronti scientifici non bastava.

Sono serviti anni di impegno costante da parte del volontario, affinché le prime assemblee pubbliche, i primi corsi di Protezione Civile ottenessero un numero cospicuo di auditori e successivamente incrementare il numero dei volontari in servizio; poi l'evento estremo locale, la casa allagata, la macchina irrimediabilmente persa, insomma il disastro che da generale si fa particolare, hanno favorito maggiore consapevolezza, pur sempre in un “clima” di sostanziale ambiguità. Paradossalmente, resiste sempre una linea di pensiero che a fronte di questi eventi la colpa sia di una manutenzione carente. La prima conseguenza è il muovere accuse senza un minimo di ragionamento scientifico, ed è l'agone politico e non il confronto fra competenze a scatenare le folle e produrre attriti nella cittadinanza. Sulla ormai sempreverde polemica dei tombini mal manutenuti proprio in un'occasione specifica, andai a spiegare qui su Clebs, i limiti fisici dei tombini e della loro funzione. Ma laddove il contrasto serve a mantenere alti i toni politici, a nessuno interessa una valutazione scientifica.

Se da un lato sono partite tante iniziative, tanti progetti di sensibilizzazione sul tema dei Cambiamenti Climatici, ne cito alcuni e mi scuso in anticipo per le occasioni di discussione da me involontariamente dimenticate nell' ordine:

Il contratto di fiume per il torrente Pesa
Il progetto di monitoraggio locale del comune di Cerreto Guidi,
I corsi nelle scuole organizzati dalla Protezione Civile.
Le giornate tematiche “Io non Rischio”
Le tavole rotonde sul clima a cui anche il sottoscritto ha partecipato a Montelupo Fiorentino lo scorso agosto…

…poi con il tempo, fra un disastro e quello successivo l'attenzione cala e non tutto giunge al fine preposto. Notizia confermata in queste ultime ore ad esempio è che ad oggi manca una sola frazione di un comune da cablare per avere un monitoraggio completo e non si riesce ad arrivare in fondo. E badate bene non per mancanza della strumentazione ma dei servizi base per l'installazione. Dalla primavera del 2024 tutto è irrimediabilmente fermo. Un servizio messo a disposizione a titolo gratuito per la comunità, ma non si riesce a chiudere il cerchio; eppure i dati registrati dal monitoraggio locale in parte già realizzato, sono stati citati persino in una pubblicazione ufficiale locale a corredo dell'evento alluvionale del 2023.

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Ed è storia recente, lo abbiamo visto con le considerazioni politiche (e non scientifiche) su ciò che è accaduto nell'alluvione del mese di marzo dello scorso anno. Sembra quasi che neppure le forze di opposizione, soprattutto quelle più vicine alla posizioni assertive verso il Climate Change,

una volta compreso che è soprattutto a causa del clima che è cambiato, se si verificano determinate criticità, continuano a cercare nel negazionismo, la soluzione al problema, pur di accusare la componente di governo locale. In sostanza, se accade qualcosa al Circolo Polare Artico è cambiamento climatico, se invece succede nella piazza del paese è negligenza. Come se ad esempio fosse colpa di un Sindaco se cadono 130 millimetri in meno di ventiquattro ore, oppure 60 in meno di cinque ore su una singola frazione. E la dimostrazione plastica che ormai anche il Cambiamento Climatico è un argomento da usare solo e quando si pensa, possa portare ad una parte o all'altra un singolo voto in più lo abbiamo appurato svegliandoci stamani sabato 14 marzo, ad un anno esatto dall'alluvione.

Nessun evento politico in città, nessun evento scientifico, niente di niente. Il Cambiamento Climatico fino al prossimo evento meteorologico estremo, può dormire sonni tranquilli.