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Carlo Castellani, un ricordo che non sbiadisce

11-08-2026 09:20 - Cronaca
Fra le tante, drammatiche storie legate al periodo della deportazione, la sua è entrata nella memoria collettiva di un'intera comunità. Quella di Carlo Castellani non è solo la storia dell’attaccante che ha fatto grande l'Empoli, ma il racconto di un sacrificio umano straordinario che ancora oggi, a distanza di 82 anni dalla sua scomparsa nel campo di concentramento di Gusen, rappresenta la colonna portante dell’identità sportiva e civile della nostra città.

Il recordman in campo

Nato e cresciuto a Fibbiana, frazione del comune di Montelupo Fiorentino, Castellani ha legato a doppio filo la sua giovinezza ai colori azzurri. Con l'Empoli ha disputato ben nove stagioni, collezionando 145 presenze. Per decenni il suo nome è rimasto impresso nella storia del club grazie a un primato straordinario: con le sue 61 marcature è stato il miglior marcatore di sempre della squadra fino al termine del 2011. Una carriera brillante, impreziosita anche dall'esperienza con la maglia del Livorno, che lo ha reso uno dei calciatori più stimati dell'epoca.

Il sacrificio supremo

La vita di Carlo e della sua famiglia cambia drammaticamente nel marzo del 1944. All’indomani degli scioperi che scossero l'Italia centrale, i fascisti si presentarono a Fibbiana per arrestare suo padre David. David era malato. Carlo, vedendo le precarie condizioni di salute del genitore e convinto che si trattasse solo di un controllo di routine, non ci pensò due volte: si propose ai militi per andare al suo posto. Quello che doveva essere un accertamento si trasformò in un viaggio senza ritorno verso l'inferno. Carlo fu deportato nel campo di concentramento di Mauthausen e successivamente trasferito nel sottocampo di Gusen. Lì, l’11 agosto 1944, l'ex bomber azzurro si spense a causa della dissenteria, consumato dalle privazioni del lager.

Una memoria che non sbiadisce

Oggi il nome di Carlo Castellani è ovunque. Lo leggiamo ogni domenica sulle pareti dello stadio di Empoli, a lui intitolato, e lo respiriamo nell'orgoglio dei tifosi. Un legame con il passato che non si è mai spezzato, custodito anche grazie alla figura del figlio Franco Castellani, attuale presidente onorario dell’Aned Empolese-Valdelsa, che continua a testimoniare i valori di quel gesto.

Ricordare Carlo Castellani non significa solo celebrare un grande calciatore, ma rendere omaggio a un uomo che ha dimostrato cosa significhi l'amore filiale davanti alla barbarie. Un esempio eterno per Empoli e per tutto lo sport italiano.