Caso Cocci, nessun accordo e nuovo rinvio: per Andrea Poggianti si avvicina l’udienza decisiva
07-10-2026 08:03 - Cronaca
Non si chiude con un accordo tra le parti la vicenda giudiziaria che vede al centro Andrea Poggianti, avvocato e consigliere comunale di Empoli (è vice presidente dell'assise cittadina), chiamato a rispondere delle accuse legate alla diffusione di una serie di lettere anonime contro il politico pratese Tommaso Cocci.
L’udienza preliminare, inizialmente fissata per il 5 ottobre, è stata nuovamente rinviata. Il prossimo appuntamento è previsto per dicembre, quando il giudice per l’udienza preliminare dovrà affrontare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Poggianti. La difesa, inoltre, non ha chiesto l’accesso a riti alternativi.
La posizione del politico empolese è oggi quella maggiormente definita nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Prato. Le contestazioni comprendono la diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, la tentata violenza privata e la diffamazione in concorso ai danni di Cocci, oltre alla diffamazione contestata in relazione a Chiara La Porta.
Poggianti ha sempre respinto le accuse, sostenendo la propria estraneità ai fatti. Anche nelle precedenti fasi del procedimento aveva manifestato la convinzione che un ulteriore approfondimento investigativo potesse contribuire a individuare chi abbia effettivamente prodotto e diffuso le missive.
Il passaggio davanti al gup rappresenta quindi un momento importante per il consigliere empolese: dopo la chiusura delle indagini, sarà il giudice a dover valutare la richiesta della Procura e decidere se il procedimento dovrà proseguire con un processo.
Uno degli sviluppi più recenti riguarda il tentativo di trovare una soluzione economica che potesse accompagnare la remissione della querela e chiudere la vicenda senza arrivare alla fase dibattimentale.
Il tentativo, tuttavia, non è andato a buon fine. Tra le richieste delle parti e l'offerta della difesa sarebbe rimasta una distanza giudicata troppo ampia, rendendo impossibile qualsiasi intesa.
Anche per questo il procedimento prosegue il suo percorso giudiziario.
L'inchiesta è nata dalla diffusione, tra il 2024 e il 2025, di numerose lettere anonime indirizzate a esponenti politici, amministratori e organi di informazione. Le missive contenevano riferimenti alla vita privata di Cocci, fotografie intime e accuse particolarmente pesanti, accompagnate dall'invito a rinunciare alla candidatura alle elezioni regionali.
La vicenda esplose proprio nel momento in cui il centrodestra pratese era impegnato nella definizione delle candidature per le Regionali. Lo scandalo ebbe conseguenze politiche rilevanti e contribuì ad alimentare le tensioni interne a Fratelli d'Italia.
Secondo l'impostazione accusatoria, Poggianti avrebbe avuto un ruolo nella diffusione del materiale. Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figurano anche contenuti presenti sui dispositivi nella disponibilità dell'esponente empolese, sui quali sono state svolte analisi tecniche.
L'esponente empolese arriva a questo appuntamento continuando a contestare la ricostruzione accusatoria. La Procura, invece, ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per chiudere le indagini e chiedere che il politico venga processato.
Resta inoltre aperto un ulteriore filone investigativo relativo ad altre possibili responsabilità nella vicenda. La posizione di Claudio Belgiorno, inizialmente indagato insieme a Poggianti, non è confluita nell'avviso di conclusione delle indagini notificato al politico empolese ed è rimasta oggetto di un procedimento distinto.
L’udienza preliminare, inizialmente fissata per il 5 ottobre, è stata nuovamente rinviata. Il prossimo appuntamento è previsto per dicembre, quando il giudice per l’udienza preliminare dovrà affrontare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Poggianti. La difesa, inoltre, non ha chiesto l’accesso a riti alternativi.
La posizione del politico empolese è oggi quella maggiormente definita nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Prato. Le contestazioni comprendono la diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, la tentata violenza privata e la diffamazione in concorso ai danni di Cocci, oltre alla diffamazione contestata in relazione a Chiara La Porta.
Poggianti ha sempre respinto le accuse, sostenendo la propria estraneità ai fatti. Anche nelle precedenti fasi del procedimento aveva manifestato la convinzione che un ulteriore approfondimento investigativo potesse contribuire a individuare chi abbia effettivamente prodotto e diffuso le missive.
Il passaggio davanti al gup rappresenta quindi un momento importante per il consigliere empolese: dopo la chiusura delle indagini, sarà il giudice a dover valutare la richiesta della Procura e decidere se il procedimento dovrà proseguire con un processo.
Uno degli sviluppi più recenti riguarda il tentativo di trovare una soluzione economica che potesse accompagnare la remissione della querela e chiudere la vicenda senza arrivare alla fase dibattimentale.
Il tentativo, tuttavia, non è andato a buon fine. Tra le richieste delle parti e l'offerta della difesa sarebbe rimasta una distanza giudicata troppo ampia, rendendo impossibile qualsiasi intesa.
Anche per questo il procedimento prosegue il suo percorso giudiziario.
L'inchiesta è nata dalla diffusione, tra il 2024 e il 2025, di numerose lettere anonime indirizzate a esponenti politici, amministratori e organi di informazione. Le missive contenevano riferimenti alla vita privata di Cocci, fotografie intime e accuse particolarmente pesanti, accompagnate dall'invito a rinunciare alla candidatura alle elezioni regionali.
La vicenda esplose proprio nel momento in cui il centrodestra pratese era impegnato nella definizione delle candidature per le Regionali. Lo scandalo ebbe conseguenze politiche rilevanti e contribuì ad alimentare le tensioni interne a Fratelli d'Italia.
Secondo l'impostazione accusatoria, Poggianti avrebbe avuto un ruolo nella diffusione del materiale. Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figurano anche contenuti presenti sui dispositivi nella disponibilità dell'esponente empolese, sui quali sono state svolte analisi tecniche.
L'esponente empolese arriva a questo appuntamento continuando a contestare la ricostruzione accusatoria. La Procura, invece, ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per chiudere le indagini e chiedere che il politico venga processato.
Resta inoltre aperto un ulteriore filone investigativo relativo ad altre possibili responsabilità nella vicenda. La posizione di Claudio Belgiorno, inizialmente indagato insieme a Poggianti, non è confluita nell'avviso di conclusione delle indagini notificato al politico empolese ed è rimasta oggetto di un procedimento distinto.






