Caso lettere anonime e foto intime, Poggianti respinge le accuse: “Dimostrerò la mia estraneità”
18-03-2026 19:30 - Primo piano
Prosegue a far discutere l'inchiesta della Procura di Prato sul presunto caso di diffusione illecita di materiale intimo che ha coinvolto il nome di Andrea Poggianti, vicepresidente del consiglio comunale di Empoli. Dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, il diretto interessato interviene per chiarire la propria posizione, respingendo con decisione ogni addebito e parlando di un disegno costruito ad arte ai suoi danni.
Di seguito, le sue parole, sulla vicenda.
Poggianti, come risponde alle accuse mosse dalla Procura?
«Le respingo completamente. Sono certo che nei prossimi giorni riuscirò a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti. Ritengo, anzi, che questa vicenda sia stata costruita con un intento preciso.»
Uno degli elementi centrali riguarda le fotografie rinvenute nei suoi dispositivi. Cosa contesta?
«Si parla di circa dieci immagini diffuse attraverso le lettere anonime. Di queste, nei miei dispositivi ne sarebbero state trovate solo due, verosimilmente da me ricevure e, peraltro, già in fase di cancellazione nel 2022. Mi chiedo: come avrei potuto essere in possesso delle altre? E soprattutto, come avrei potuto recuperare o “far riemergere” materiale che era già stato eliminato anni prima?»
Lei ha anche fatto riferimento a una questione temporale legata alla sua assenza dall'Italia.
«Sì, è un punto fondamentale. Le prime lettere risalgono a ottobre 2024, proprio nel periodo in cui mi trovavo all'estero. Mi sono sposato il 22 settembre, sono partito due giorni dopo e sono rientrato il 21 ottobre, dopo un viaggio di quasi un mese tra Australia, Nuova Zelanda e Polinesia. In quel lasso di tempo non ero fisicamente in Italia. Questo elemento, a mio avviso, è decisivo.»
Riguardo alle immagini, emergono anche dubbi su eventuali manipolazioni.
«Le fotografie trovate sono tre, ma solo due mostrerebbero nudità e, comunque, risultano diverse rispetto a quelle inviate nelle lettere. Non esiste alcuna prova che io le abbia modificate o utilizzate per creare il materiale diffuso.»
Passando all'aspetto pratico dell'invio delle lettere: cosa risulta dalle indagini?
«Non è stato trovato alcun file nei miei dispositivi — né documenti Word né PDF — che possa essere collegato alla preparazione delle lettere. Per quanto riguarda le stampanti, si parla solo di una possibile compatibilità con il modello utilizzato, ma senza alcuna certezza. Inoltre, non conosco tutti i destinatari e non ho alcuna familiarità con gli indirizzi a cui sarebbero state inviate le missive.»
Ci sono altri elementi che ritiene importanti per la sua difesa?
«Non esistono prove materiali: nessuna traccia del mio DNA, nessuna impronta digitale riconducibile a me. Non c'è nemmeno evidenza che io abbia acquistato francobolli o buste. Tutto si basa su supposizioni e su dichiarazioni provenienti da alcuni esponenti politici, che ho già querelato per affermazioni diffamatorie nei miei confronti.»
Infine, il presunto movente politico. Come lo giudica?
«Non ha senso. Se davvero l'obiettivo fosse stato quello di ostacolare una candidatura, perché aspettare le regionali del 2025? Se ci fosse stato un intento di rivalsa legato a vicende locali, avrei agito molto prima, nel giugno 2024. Questa ricostruzione è priva di logica.»
La vicenda resta aperta e complessa, con ulteriori sviluppi attesi nelle prossime settimane. Nel frattempo, la difesa di Andrea Poggianti punta a smontare punto per punto l'impianto accusatorio, mentre gli inquirenti proseguono gli approfondimenti.
Di seguito, le sue parole, sulla vicenda.
Poggianti, come risponde alle accuse mosse dalla Procura?
«Le respingo completamente. Sono certo che nei prossimi giorni riuscirò a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti. Ritengo, anzi, che questa vicenda sia stata costruita con un intento preciso.»
Uno degli elementi centrali riguarda le fotografie rinvenute nei suoi dispositivi. Cosa contesta?
«Si parla di circa dieci immagini diffuse attraverso le lettere anonime. Di queste, nei miei dispositivi ne sarebbero state trovate solo due, verosimilmente da me ricevure e, peraltro, già in fase di cancellazione nel 2022. Mi chiedo: come avrei potuto essere in possesso delle altre? E soprattutto, come avrei potuto recuperare o “far riemergere” materiale che era già stato eliminato anni prima?»
Lei ha anche fatto riferimento a una questione temporale legata alla sua assenza dall'Italia.
«Sì, è un punto fondamentale. Le prime lettere risalgono a ottobre 2024, proprio nel periodo in cui mi trovavo all'estero. Mi sono sposato il 22 settembre, sono partito due giorni dopo e sono rientrato il 21 ottobre, dopo un viaggio di quasi un mese tra Australia, Nuova Zelanda e Polinesia. In quel lasso di tempo non ero fisicamente in Italia. Questo elemento, a mio avviso, è decisivo.»
Riguardo alle immagini, emergono anche dubbi su eventuali manipolazioni.
«Le fotografie trovate sono tre, ma solo due mostrerebbero nudità e, comunque, risultano diverse rispetto a quelle inviate nelle lettere. Non esiste alcuna prova che io le abbia modificate o utilizzate per creare il materiale diffuso.»
Passando all'aspetto pratico dell'invio delle lettere: cosa risulta dalle indagini?
«Non è stato trovato alcun file nei miei dispositivi — né documenti Word né PDF — che possa essere collegato alla preparazione delle lettere. Per quanto riguarda le stampanti, si parla solo di una possibile compatibilità con il modello utilizzato, ma senza alcuna certezza. Inoltre, non conosco tutti i destinatari e non ho alcuna familiarità con gli indirizzi a cui sarebbero state inviate le missive.»
Ci sono altri elementi che ritiene importanti per la sua difesa?
«Non esistono prove materiali: nessuna traccia del mio DNA, nessuna impronta digitale riconducibile a me. Non c'è nemmeno evidenza che io abbia acquistato francobolli o buste. Tutto si basa su supposizioni e su dichiarazioni provenienti da alcuni esponenti politici, che ho già querelato per affermazioni diffamatorie nei miei confronti.»
Infine, il presunto movente politico. Come lo giudica?
«Non ha senso. Se davvero l'obiettivo fosse stato quello di ostacolare una candidatura, perché aspettare le regionali del 2025? Se ci fosse stato un intento di rivalsa legato a vicende locali, avrei agito molto prima, nel giugno 2024. Questa ricostruzione è priva di logica.»
La vicenda resta aperta e complessa, con ulteriori sviluppi attesi nelle prossime settimane. Nel frattempo, la difesa di Andrea Poggianti punta a smontare punto per punto l'impianto accusatorio, mentre gli inquirenti proseguono gli approfondimenti.






