Cinque anni fa ci lasciava Sauro Cappelli, una vita per la città, la memoria e... lo sport
04-02-2026 08:43 - Primo piano
Cinque anni fa ci lasciava Sauro Cappelli: la sua figura continua a emergere con una forza rara, quella che appartiene alle persone che hanno attraversato il loro tempo lasciando segni profondi, concreti e duraturi. Raccontarlo oggi non significa solo ricordare un ex assessore comunale, un amministratore della sua città, un uomo impegnato nel politico e nel sociale, ma ricostruire il percorso di un uomo che ha fatto della coerenza, del servizio pubblico e della Memoria una missione civile quotidiana. Sauro Cappelli resta una figura difficile da racchiudere in una definizione sola.
È stato amministratore, militante, educatore civile, testimone della Memoria, tifoso appassionato (teneva per l'Empoli, ma anche per il Bologna, squadra della quale amava i colori sociali, il rosso del suo partito e il blu dell'Empoli), uomo delle istituzioni e uomo del popolo. Ma soprattutto è stato un esempio. Di come si possa attraversare la storia senza subirla. Di come si possa servire una comunità senza mai servirsene. Di come il ricordo del male possa diventare un argine contro il suo ritorno.
Sauro Cappelli nasce a Empoli il 20 giugno 1929. La sua è un’infanzia segnata presto dal dolore: rimasto orfano a soli sei anni, viene cresciuto dagli zii materni. È una generazione, la sua, che non conosce scorciatoie. Frequenta la scuola dell’obbligo dell’epoca, la quinta elementare, e a tredici anni entra già nel mondo del lavoro, come operaio in vetreria. Un’esperienza dura, formativa, che lo accompagnerà per tutta la vita e che ne plasmerà il carattere: diretto, schietto, profondamente rispettoso della dignità del lavoro.
Negli anni Cinquanta viene assunto alla Borgioli Arredamenti di Empoli, dove rimarrà fino al 1974. È un operaio, Sauro, e non lo dimenticherà mai, nemmeno quando la politica lo porterà nelle stanze del Palazzo comunale. Anzi, sarà proprio quell’origine popolare a renderlo un amministratore riconoscibile, vicino alle persone, capace di ascoltare e di capire i problemi reali della città.
L’impegno politico inizia presto. Nel 1949 si iscrive al Partito Comunista Italiano, vivendo il partito non come un semplice contenitore ideologico ma come una comunità, una scuola di formazione civile e morale. La politica, per Sauro, è partecipazione, presenza costante, discussione, militanza quotidiana. Nel 1970 arriva l’elezione in Consiglio comunale a Empoli; quattro anni dopo, nel settembre 1974, il sindaco Mario Assirelli lo chiama a ricoprire il ruolo di assessore.
È l’inizio di una lunga stagione amministrativa che durerà ventuno anni, attraversando tre sindacature – Assirelli, Calugi e Rossi – e accompagnando Empoli in una fase cruciale della sua crescita.
Sauro ricopre deleghe complesse e operative: personale, manutenzioni, commercio, rapporti con il pubblico. Ambiti spesso lontani dai riflettori, ma essenziali per il funzionamento della macchina comunale. Li interpreta con rigore, senso delle istituzioni e una profonda idea di giustizia sociale.
Tra tutte le deleghe, però, ce n’è una che più di altre lo rappresenta: lo sport, seguito per tredici anni. Non come semplice attività ricreativa, ma come strumento educativo, inclusivo, capace di costruire comunità. Per Sauro lo sport è disciplina, rispetto delle regole, occasione di riscatto e di aggregazione. Ed è anche passione autentica, quella che lo legherà per tutta la vita all’Empoli FC, seguito con lo stesso trasporto con cui seguiva le vicende politiche della città.
Conclusa l’esperienza amministrativa, Sauro non smette di servire la comunità. Cambia il campo d’azione, ma non l’intensità dell’impegno. È qui che la sua figura assume una dimensione ancora più profonda e universale, legata indissolubilmente al tema della Memoria della deportazione e dell’Olocausto.
All’interno dell’ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati, Sauro diventa un punto di riferimento assoluto. Per decenni accompagna centinaia di studenti nei Viaggi della Memoria verso i campi di concentramento nazisti. Non come semplice accompagnatore, ma come testimone morale, narratore consapevole, custode di un’eredità fragile e preziosa. Nei luoghi dell’orrore, Sauro parlava poco e ascoltava molto. Lasciava che fossero i silenzi, le baracche, i binari a interrogare i ragazzi. Poi, con parole misurate, aiutava a dare un senso a ciò che avevano visto.
Quel lavoro non si esauriva nei viaggi. Sauro tornava nelle scuole dell’Empolese Valdelsa, incontrava studenti di ogni età, teneva conferenze, partecipava a dibattiti. Ripeteva sempre che la Memoria non è un esercizio del passato, ma una responsabilità del presente. Avvertiva del pericolo dell’indifferenza, del ritorno dell’odio, della xenofobia, dell’antisemitismo. Non con toni urlati, ma con l’autorevolezza di chi aveva dedicato la vita a quei valori.
Per anni è vicepresidente della sezione empolese di ANED, fino al 2016. Dal 2014 ne diventa presidente onorario, ruolo che mantiene fino alla fine. Anche quando l’età avanzava, Sauro non faceva mancare la sua presenza alle cerimonie istituzionali, agli incontri pubblici, alle iniziative commemorative. Era convinto che ricordare fosse un atto politico nel senso più alto del termine.
Nel 2019 il Comune di Empoli gli conferisce il Sant’Andrea d’Oro. Non un premio alla carriera, ma il riconoscimento di una vita interamente spesa per la città e per i valori democratici. In quella occasione venne detto che se la memoria della deportazione era così viva tra le giovani generazioni empolesi, lo si doveva anche – e soprattutto – a Sauro Cappelli. Parole che oggi suonano come un’eredità da raccogliere.
Dietro l’uomo pubblico c’era l’uomo privato, legato profondamente alla moglie Anna, sposata nel 1957 e al suo fianco per sessantuno anni. Una vita condivisa, discreta, solida. E poi la famiglia, il figlio Carlo, la nipote Gemma, simbolo di un futuro a cui Sauro guardava sempre con speranza e senso di responsabilità.
È stato amministratore, militante, educatore civile, testimone della Memoria, tifoso appassionato (teneva per l'Empoli, ma anche per il Bologna, squadra della quale amava i colori sociali, il rosso del suo partito e il blu dell'Empoli), uomo delle istituzioni e uomo del popolo. Ma soprattutto è stato un esempio. Di come si possa attraversare la storia senza subirla. Di come si possa servire una comunità senza mai servirsene. Di come il ricordo del male possa diventare un argine contro il suo ritorno.
Sauro Cappelli nasce a Empoli il 20 giugno 1929. La sua è un’infanzia segnata presto dal dolore: rimasto orfano a soli sei anni, viene cresciuto dagli zii materni. È una generazione, la sua, che non conosce scorciatoie. Frequenta la scuola dell’obbligo dell’epoca, la quinta elementare, e a tredici anni entra già nel mondo del lavoro, come operaio in vetreria. Un’esperienza dura, formativa, che lo accompagnerà per tutta la vita e che ne plasmerà il carattere: diretto, schietto, profondamente rispettoso della dignità del lavoro.
Negli anni Cinquanta viene assunto alla Borgioli Arredamenti di Empoli, dove rimarrà fino al 1974. È un operaio, Sauro, e non lo dimenticherà mai, nemmeno quando la politica lo porterà nelle stanze del Palazzo comunale. Anzi, sarà proprio quell’origine popolare a renderlo un amministratore riconoscibile, vicino alle persone, capace di ascoltare e di capire i problemi reali della città.
L’impegno politico inizia presto. Nel 1949 si iscrive al Partito Comunista Italiano, vivendo il partito non come un semplice contenitore ideologico ma come una comunità, una scuola di formazione civile e morale. La politica, per Sauro, è partecipazione, presenza costante, discussione, militanza quotidiana. Nel 1970 arriva l’elezione in Consiglio comunale a Empoli; quattro anni dopo, nel settembre 1974, il sindaco Mario Assirelli lo chiama a ricoprire il ruolo di assessore.
È l’inizio di una lunga stagione amministrativa che durerà ventuno anni, attraversando tre sindacature – Assirelli, Calugi e Rossi – e accompagnando Empoli in una fase cruciale della sua crescita.
Sauro ricopre deleghe complesse e operative: personale, manutenzioni, commercio, rapporti con il pubblico. Ambiti spesso lontani dai riflettori, ma essenziali per il funzionamento della macchina comunale. Li interpreta con rigore, senso delle istituzioni e una profonda idea di giustizia sociale.
Tra tutte le deleghe, però, ce n’è una che più di altre lo rappresenta: lo sport, seguito per tredici anni. Non come semplice attività ricreativa, ma come strumento educativo, inclusivo, capace di costruire comunità. Per Sauro lo sport è disciplina, rispetto delle regole, occasione di riscatto e di aggregazione. Ed è anche passione autentica, quella che lo legherà per tutta la vita all’Empoli FC, seguito con lo stesso trasporto con cui seguiva le vicende politiche della città.
Conclusa l’esperienza amministrativa, Sauro non smette di servire la comunità. Cambia il campo d’azione, ma non l’intensità dell’impegno. È qui che la sua figura assume una dimensione ancora più profonda e universale, legata indissolubilmente al tema della Memoria della deportazione e dell’Olocausto.
All’interno dell’ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati, Sauro diventa un punto di riferimento assoluto. Per decenni accompagna centinaia di studenti nei Viaggi della Memoria verso i campi di concentramento nazisti. Non come semplice accompagnatore, ma come testimone morale, narratore consapevole, custode di un’eredità fragile e preziosa. Nei luoghi dell’orrore, Sauro parlava poco e ascoltava molto. Lasciava che fossero i silenzi, le baracche, i binari a interrogare i ragazzi. Poi, con parole misurate, aiutava a dare un senso a ciò che avevano visto.
Quel lavoro non si esauriva nei viaggi. Sauro tornava nelle scuole dell’Empolese Valdelsa, incontrava studenti di ogni età, teneva conferenze, partecipava a dibattiti. Ripeteva sempre che la Memoria non è un esercizio del passato, ma una responsabilità del presente. Avvertiva del pericolo dell’indifferenza, del ritorno dell’odio, della xenofobia, dell’antisemitismo. Non con toni urlati, ma con l’autorevolezza di chi aveva dedicato la vita a quei valori.
Per anni è vicepresidente della sezione empolese di ANED, fino al 2016. Dal 2014 ne diventa presidente onorario, ruolo che mantiene fino alla fine. Anche quando l’età avanzava, Sauro non faceva mancare la sua presenza alle cerimonie istituzionali, agli incontri pubblici, alle iniziative commemorative. Era convinto che ricordare fosse un atto politico nel senso più alto del termine.
Nel 2019 il Comune di Empoli gli conferisce il Sant’Andrea d’Oro. Non un premio alla carriera, ma il riconoscimento di una vita interamente spesa per la città e per i valori democratici. In quella occasione venne detto che se la memoria della deportazione era così viva tra le giovani generazioni empolesi, lo si doveva anche – e soprattutto – a Sauro Cappelli. Parole che oggi suonano come un’eredità da raccogliere.
Dietro l’uomo pubblico c’era l’uomo privato, legato profondamente alla moglie Anna, sposata nel 1957 e al suo fianco per sessantuno anni. Una vita condivisa, discreta, solida. E poi la famiglia, il figlio Carlo, la nipote Gemma, simbolo di un futuro a cui Sauro guardava sempre con speranza e senso di responsabilità.
Emilio Chiorazzo






