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Commercio, per FdI regolamento tardivo e inefficace per il centro storico

01-04-2026 08:02 - Politica
Dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia Empoli riceviamo questo comunicato a commento del regolamento sul commercio nel centro storico, approvato nell'ultima seduta del consiglio comunale, e, volentieri, pubblichiamo.

Sul nuovo Regolamento per l'esercizio delle attività economiche nelle aree di valore e pregio del centro storico, Fratelli d'Italia Empoli esprime una valutazione chiara: meglio tardi che mai, ma non si può far passare per svolta tempestiva ciò che arriva dopo anni di inerzia, dopo la proliferazione di attività incompatibili con l'identità del centro e dopo un lungo susseguirsi di ordinanze emergenziali. Lo stesso Comune ammette che il regolamento recepisce alcune misure già introdotte con ordinanze e aggiunge nuovi divieti per categorie ritenute incompatibili, come money transfer, centri scommesse, negozi di articoli per adulti e commercio esclusivo tramite apparecchi automatici; introduce inoltre obblighi di decoro, regole per i fondi sfitti, requisiti più stringenti per i nuovi minimercati e sanzioni fino alla chiusura dell'esercizio.

Il punto politico, però, è un altro. Nelle dichiarazioni ufficiali dell'assessora alla sicurezza Torrini si legge che nel regolamento sono stati inseriti i contenuti delle ultime ordinanze "come ci ha richiesto giustamente la Prefettura". È un passaggio che pesa. Perché significa che il Comune non sta presentando una scelta nata da una visione autonoma e lungimirante sul centro storico, ma un approdo arrivato anche sulla spinta di una sollecitazione esterna, mentre la città da tempo viveva criticità evidenti nelle aree della stazione e del centro.

Basta confrontare le date per capire il ritardo. Il 5 febbraio 2024 la stessa amministrazione Barnini definiva quelle ordinanze una misura mai assunta prima in città e collegava l'intervento anche alle esigenze emerse nel Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica svolto in Prefettura il 15 dicembre precedente. Già allora, quindi, era chiaro che il problema esisteva ed era serio. Eppure, il passaggio da una gestione emergenziale a una disciplina regolamentare stabile è arrivato soltanto con l'approvazione del 30 marzo 2026.

A rendere ancora più evidente questo ritardo politico e amministrativo è anche un dato che emerge dalle stesse dichiarazioni dell'assessora Torrini nel tempo. Il 30 gennaio 2025, parlando delle ordinanze restrittive sulla vendita di alcolici, spiegava che "è stata la Polizia a chiederci di prevedere una misura più restrittiva". Oggi, nel presentare il regolamento approvato il 31 marzo 2026, afferma invece che il contenuto delle ultime ordinanze viene inserito nel regolamento "come ci ha richiesto giustamente la Prefettura". Letti insieme, questi passaggi restituiscono l'immagine di un'amministrazione che non governa in anticipo i fenomeni, ma li rincorre dopo input esterni, quando il disagio urbano è ormai consolidato. E sul piano politico questo conferma un'evidente inadeguatezza rispetto alla delicatezza della delega ricoperta.

C'è poi un ulteriore elemento di doglianza che ha inciso sul giudizio politico complessivo di Fratelli d'Italia Empoli. Il Comune aveva annunciato, già nei mesi scorsi, un approfondito studio sulle dinamiche commerciali del centro, finalizzato a elaborare strategie future e a predisporre questo regolamento. Eppure, nonostante quanto richiesto in commissione dalle opposizioni, i risultati di quello studio non sono stati messi a disposizione dei consiglieri prima del voto. È un fatto politicamente grave, perché limita le prerogative dell'opposizione nella sua funzione di valutazione e di controllo delle misure messe in campo dalla stessa amministrazione.

In questi mesi e in questi anni Fratelli d'Italia Empoli ha denunciato proprio questo: un centro che perde identità, negozi storici che chiudono, fondi sfitti, attività di bassa qualità che prendono il posto di presìdi commerciali veri, amministratori troppo spesso assenti dai luoghi del disagio e una crisi del commercio cittadino che non può essere liquidata con slogan o operazioni di facciata. E tutto questo è ancora più grave se si considera che già nella stagione normativa del Governo Meloni, con la legge 30 dicembre 2023, n. 214, divenuta il nuovo quadro di riferimento dal 2024, è stato chiarito che Regioni, Città metropolitane e Comuni possono introdurre limitazioni all'insediamento di determinate attività commerciali per ragioni di sicurezza, decoro urbano e tutela delle caratteristiche commerciali specifiche dei centri storici o di delimitate aree commerciali. In altre parole, gli strumenti per intervenire c'erano già e l'amministrazione empolese avrebbe potuto utilizzarli prima e meglio, invece di arrivare oggi a inseguire fenomeni che si sono consolidati sotto gli occhi di tutti.

Per questo il giudizio di Fratelli d'Italia Empoli è netto: il regolamento contiene misure che in parte vanno nella direzione giusta, ma arriva quando il danno è già stato in larga parte prodotto. Non basta vietare per il futuro alcune tipologie se nel frattempo, per anni, si è consentito che intere porzioni del centro e della zona stazione perdessero equilibrio commerciale, qualità urbana e percezione di sicurezza. Non basta recepire in via regolamentare ciò che si è gestito a lungo con ordinanze tampone. Non basta rivendicare oggi il decoro, quando lo si è difeso tardi e solo dopo che il problema era diventato troppo evidente per essere negato.

Per tutte queste ragioni, il Gruppo consiliare di Fratelli d'Italia Empoli si è astenuto dall'esprimere un voto favorevole sul regolamento approvato dal Consiglio comunale il 30 marzo 2026. Un'astensione che non nasce da una contrarietà pregiudiziale rispetto ad alcune misure contenute nel testo, ma dalla consapevolezza che questo provvedimento arriva in ritardo, dopo anni di sottovalutazioni, dopo il proliferare di attività incompatibili con il valore e la funzione del centro storico, dopo una lunga gestione affidata più a ordinanze emergenziali che a una vera programmazione politica e dopo il mancato pieno coinvolgimento delle opposizioni su elementi conoscitivi importanti, come lo studio richiamato in premessa al regolamento.

Ora, naturalmente, si attende la prova decisiva: quella della pratica attuazione. Perché i regolamenti, da soli, non cambiano il volto di una città se non sono accompagnati da controlli seri, applicazione rigorosa, verifiche costanti e dalla volontà politica di far rispettare davvero le regole appena approvate, strada per strada, fondo per fondo, attività per attività.

C'è poi un ultimo punto politico che il centrosinistra empolese, cioè la maggioranza che sostiene il sindaco, dovrebbe finalmente affrontare con un minimo di coerenza. Se oggi approva un regolamento che limita insediamenti commerciali incompatibili, disciplina orari, vieta vendite di alcolici in determinate fasce orarie e introduce obblighi stringenti per ragioni di decoro e sicurezza urbana, allora dovrebbe smetterla di accusare il Governo Meloni di varare provvedimenti che limitano la libertà dei cittadini, dato cha a quei provvedimenti deve fare riferimento per governare decoro e sicurezza in città. Perché la verità è semplice: quando degrado, insicurezza e perdita di qualità urbana avanzano, la buona politica non rinuncia alle regole; le usa, con equilibrio e responsabilità, per tutelare i cittadini perbene, i residenti, i commercianti onesti e l'identità stessa della città. Le restrizioni, quando sono motivate da sicurezza, decoro e interesse pubblico, non sono una negazione della libertà: sono una condizione necessaria per renderla concreta, ordinata e vivibile nello spazio urbano.

Gruppo Consiliare Fratelli d'Italia Empoli