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Concluse (in parte) le indagini, accusa di revenge porn per Andrea Poggianti

18-03-2026 17:36 - Primo piano
Un solo avviso di conclusione delle indagini, ma un quadro ancora complesso e in evoluzione. È quello che emerge dall'inchiesta della procura di Prato, aperta la scorsa estate dopo la diffusione di lettere anonime contenenti foto intime ed esplicite dell'avvocato pratese Tommaso Cocci, figura di rilievo di Fratelli d'Italia.

C'è il nome dell'avvocato empolese Andrea Poggianti al centro dell'inchiesta della procura di Prato che, nelle ultime ore, ha portato alla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini. Un passaggio che segna un punto fermo in una vicenda esplosa la scorsa estate e che ha avuto pesanti ripercussioni politiche anche fuori dal territorio pratese.

Poggianti, 36 anni, vicepresidente del consiglio comunale di Empoli ed ex esponente di Fratelli d'Italia, è indagato per diffamazione, diffusione illecita di materiale intimo e tentata violenza privata. Le accuse ruotano attorno all'invio di lettere anonime contenenti fotografie intime dell'avvocato pratese Tommaso Cocci, figura emergente del partito, la cui carriera politica è stata bruscamente interrotta proprio a seguito di questa vicenda.

Secondo la ricostruzione della procura guidata da Luca Tescaroli, l'azione avrebbe avuto un obiettivo preciso: colpire Cocci sul piano personale e politico, fino a costringerlo a ritirarsi dalla corsa alle elezioni regionali, cosa poi effettivamente avvenuta pochi giorni prima dell'ufficializzazione della candidatura. Alla base, secondo gli inquirenti, ci sarebbero motivazioni private e rancori personali, maturati in un contesto di frequentazioni comuni tra i due.

La posizione di Poggianti appare particolarmente delicata anche alla luce degli elementi raccolti durante le indagini. Secondo quanto rileva il Corriere Fiorentino sul sito on line, nei dispositivi in suo uso – tra cui un iPhone e una chiavetta USB – sarebbero state trovate tre fotografie intime riconducibili a Cocci, le stesse poi diffuse attraverso le lettere anonime. Non solo: sempre nel telefono sarebbe stato individuato un elenco dettagliato di destinatari delle missive, tra cui politici e testate giornalistiche. Un documento la cui ultima modifica risalirebbe al 27 giugno 2025, a ridosso delle date di spedizione di almeno sette delle dieci lettere intercettate dagli investigatori.

L'impianto accusatorio non si limita però alla sola figura di Poggianti. La procura parla infatti di reati commessi in concorso, lasciando intendere il possibile coinvolgimento di altre persone. Alcuni elementi contenuti nelle lettere, tra cui riferimenti alla loggia massonica “Sagittario” di cui Cocci era stato segretario, hanno portato gli inquirenti a ipotizzare collegamenti con ambienti massonici. Su questo fronte gli accertamenti sono ancora in corso, anche attraverso il sequestro degli elenchi degli iscritti alla Gran Loggia degli Alam.

Tra i destinatari delle lettere compare anche l'ex parlamentare Chiara La Porta, chiamata in causa insieme al responsabile organizzativo nazionale del partito Giovanni Donzelli con accuse di presunta copertura politica. A differenza di Donzelli, La Porta ha presentato querela, dichiarando formalmente la volontà di perseguire i responsabili. Negli atti emerge inoltre la preoccupazione che l'attacco a Cocci potesse rappresentare una forma di pressione indiretta sulla sua attività politica nel territorio pratese.

Al momento resta massimo il riserbo da parte degli inquirenti, che continuano a lavorare per chiarire tutti gli aspetti della vicenda. Ma un dato è ormai certo: la posizione di Andrea Poggianti rappresenta il fulcro dell'inchiesta e potrebbe presto approdare a una fase giudiziaria decisiva.