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Cup Asl, i colossi quotati in Borsa spazzano via le Coop sociali

16-07-2026 20:45 - Primo piano
Siamo di fronte ad una svolta epocale, ad un sistema che passa dalle cooperative sociali ai grandi player industriali e finanziari. E' ufficiale l'esito della gara che assegna la gestione dei servizi di accoglienza, front-office e CUP della Asl toscana. La determinazione n. 771/2026 emanata da ESTAR aggiudica il maxi-appalto regionale per i servizi di sportello delle aziende sanitarie, un valore complessivo da ben 414 milioni di euro, divisi in tre macro-lotti. E per il nostro territorio non sono buone notizie.

Ad aggiudicarsi il lotto che comprende l'azienda USL Toscana Centro è infatti il costituendo raggruppamento temporaneo d'imprese (RTI) guidato da GPI S.p.A. – colosso quotato in Borsa e leader nei sistemi informatici sanitari – in qualità di capogruppo mandataria, affiancato dalla multinazionale della consulenza EY Advisory S.p.A. nel ruolo di mandante principale. Un binomio ad altissimo contenuto tecnologico e manageriale che toglie dalla scena importanti realtà locali del terzo settore. Il successo di questi colossi non è casuale ma il risultato di precise novità introdotte nell'ultimo bando da ESTAR. Scegliendo la formula del maxi-accordo quadro da 414 milioni e accorpando i servizi in pochissimi mega-lotti (l'Area Centro unisce Firenze, Empoli, Prato e Pistoia), la stazione appaltante ha alzato i requisiti di fatturato. Inoltre, i criteri di valutazione hanno premiato l'innovazione tecnologica legata alla sanità digitale e al software.

IL PRECEDENTE AFFIDAMENTO E IL RUOLO DELLA COOP SINTESI MINERVA

Il 1 agosto del 2020 era stato stipulato da Estar un contratto della durata di 6 anni (scadenza 31 luglio 2026) fra l'azienda Toscana Usl Firenze ed un raggruppamento temporaneo d'impresa (RTI) comprendente consorzio nazionale servizi società cooperativa (capogruppo mandataria), Cns, consorzio cooperative sociali per l'inclusione lavorativa, società cooperativa sociale in sigla COOB (mandante) e Sintesi Coop Sociale, dal gennaio 2021 Sintesi Minerva. L'oggetto era l'affidamento del servizio di front office per l'azienda sanitaria toscana. L'importo ammontava complessivamente ad una cifra di 36 milioni e 700 mila iva compresa. Assieme ad altre realtà, la Sintesi-Minerva era dentro il grosso appalto che non a caso costituisce il pilastro più importante della sua attività. Quella presieduta da Cristina Dragonetti è la coop sociale più grande del nostro territorio, un mondo che conta su circa 700 dipendenti e un fatturato che supera i 16 milioni di euro. Aderente a Legacoop Toscana, collabora attivamente con le istituzioni locali, le Società della Salute (SdS), le realtà del terzo settore e, appunto, l'ASL Toscana Centro. Una coop finita anche al centro di polemiche politiche nel novembre 2024 per l'assunzione dell'ex sindaca di Empoli, Brenda Barnini, scelta per ricoprire il ruolo di responsabile dell'area cura poco dopo la fine del suo secondo mandato alla guida del Comune e prima della sua elezione in Consiglio regionale. Al di là di questo momento di polemica politica locale, passato anche in Consiglio comunale ma poi finito nel breve volgere di poche settimane, la cooperativa mantiene da sempre un profilo istituzionale molto solido nel panorama del terzo settore toscano senza aver mai evidenziato problemi particolari. In questo contesto l'appalto per il front office sanitario e i servizi CUP non è una semplice attività tra le tante, ma rappresenta il vero e proprio servizio cardine e il motore finanziario dell'intera cooperativa, oltre ad assorbire il numero maggiore di dipendenti con una fortissima componente femminile. Non a caso, la Sintesi-Minerva ha partecipato assieme ad altri soggetti anche a questo bando che, purtroppo, non ha avuto l'esito sperato. Il momento è chiaramente critico e si aspettano i prossimi mesi per capire se ci sarà ed in quale misura un contraccolpo economico.

LA QUESTIONE OCCUPAZIONALE

Nel servizio di front office si parla di circa 700 persone impiegate i cui posti di lavoro godono comunque di tutele. L'argine più solido è rappresentato dalla clausola sociale inserita nel bando di gara. Per legge, chi vince ha infatti l'obbligo di assorbire il personale uscente impiegato sugli sportelli fisici del territorio, garantendo così la continuità occupazionale. Questo non toglie, comunque, che ci sia preoccupazione anche sul fronte sindacale, attento a ciò che avverrà dopo l'ufficialità dell'esito. Ora che si passa al nuovo colosso industriale, sul tavolo ci sono la qualità del lavoro, il mantenimento dei diritti acquisiti come gli scatti di anzianità e i livelli salariali maturati negli anni. Sullo sfondo resta poi il classico paradosso dei grandi appalti pubblici: colossi vincono le gare milionarie, ma non dispongono fisicamente delle centinaia di lavoratori necessari a coprire i turni agli sportelli di città, paesi e aree interne della Toscana. È qui che si gioca un'altra partita, quella dei possibili subappalti. Vedremo.

CHI SONO I VINCITORI

A subentrare nella gestione dei servizi amministrativi sanitari della Toscana Centro è la GPI S.p.A., una multinazionale con il quartier generale a Trento, quotata sul mercato Euronext Milan della Borsa di Milano. Nata dall'intuizione dell'imprenditore Fausto Manzana – Cavaliere del Lavoro ed ex presidente di Confindustria Trento – GPI è oggi un colosso da oltre 430 milioni di euro di fatturato globale, controllato saldamente dalla cassaforte di famiglia (la FM S.r.l.) e partecipato da grandi investitori istituzionali e fondi previdenziali nazionali. Un gigante specializzato in software sanitari, telemedicina e logistica del farmaco, che guarda alla gestione del front-office con la lente dell'efficienza predittiva e dell'automazione tecnologica. Se la presenza di GPI S.p.A. evoca lo sbarco nella nostra Asl della tecnologia applicata alla sanità, l'ingresso del secondo attore del raggruppamento vincitore proietta il servizio pubblico direttamente nei circuiti dell'alta finanza aziendale globale. A gestire la riorganizzazione e il management strategico dei CUP sarà infatti la EY Advisory spa, braccio operativo dedicato alla consulenza direzionale di Ernst & Young, una delle famose "Big Four" – le quattro aziende di revisione e consulenza più grandi e potenti del pianeta, con quartier generale tra Londra e New York. Il solo network italiano viaggia stabilmente sopra il miliardo di euro di fatturato annuo e dà lavoro a circa 9.000 professionisti sparsi nelle principali città della penisola, inseriti in una galassia globale da oltre 400.000 dipendenti. Parliamo di una multinazionale che solitamente viene ingaggiata dai governi, dalle banche d'affari e dalle aziende quotate in borsa per ristrutturare i bilanci, tagliare i costi superflui e digitalizzare i processi interni.

IL RICORSO AL TAR

La partita può comunque non essere conclusa e vivere un importante secondo tempo, quello del ricorso al Tar della Toscana che potrebbe cambiare lo scenario attuale. Gli avvocati dovrebbero averlo presentato proprio in queste ore e quindi non resta che attendere la sentenza che potrebbe cambiare le carte in tavola.

IL RUOLO DELLA POLITICA

In una terra, la nostra, dove le coop sociali godono da sempre della possibilità di avere servizi dove poter impiegare anche persone svantaggiate la domanda sorge spontanea: è stata una decisione della politica? Ovviamente dal punto di vista tecnico no, ma a monte c'è sempre una scelta politica. I bandi, infatti, possono essere fatti in diversi modi e la decisione di accorpare i servizi in un unico colossale accordo quadro regionale da 414 milioni, scelta strategica pienamente legittima, ha avuto l'effetto prevedibile di spalancare le porte alle multinazionali finanziarie a scapito del territorio. Un piano politico che, in questa delicata fase, sarà di nuovo decisivo anche a livello locale per vigilare su cosa succederà soprattutto sul piano occupazionale.