Da lontano per la libertà: i Kiwis che liberarono Empoli
14-08-2026 21:09 - Cronaca
Il 14 agosto 1944 Empoli era libera. A contribuire in modo decisivo alla cacciata delle truppe tedesche furono i soldati della 2nd New Zealand Division, neozelandesi e maori arrivati dall'altra parte del mondo. A loro sarà dedicato un incontro nell'ambito della seconda edizione di /contè.sto/.
La Liberazione di Empoli passa anche attraverso una data particolarmente significativa: il 14 agosto 1944. Quel giorno, dopo giorni di combattimenti e vittime, le truppe tedesche abbandonarono definitivamente la città e l'ultima testa di ponte della Wehrmacht a sud dell'Arno venne meno.
Tra i protagonisti di quelle giornate ci furono i soldati neozelandesi della 2nd New Zealand Division, i cosiddetti Kiwis, insieme ai militari maori del 28th New Zealand Battalion. Uomini arrivati da migliaia di chilometri di distanza e che, nell'estate del 1944, si trovarono a combattere nelle strade di Empoli per aprire la strada alla liberazione della città.
A questa pagina di storia sarà dedicato l'incontro “Da lontano per la libertà. Il contributo dei neozelandesi e degli Alleati alla liberazione di Empoli”, in programma mercoledì 23 settembre alle 18.30 alla Casa della Memoria, in via Livornese 42. Saranno presenti, con le loro testimonianze, Francesco Fusi, Stefano Fusi e Vania Bagni.
L'appuntamento rientra nel programma di Fuoricontè.sto, la rassegna “off” dedicata alla storia locale e collegata alla seconda edizione del festival /contè.sto/, che quest'anno dedica uno spazio particolare proprio al contributo dei soldati neozelandesi e maori alla Liberazione. Prossimamente saranno rese note anche altre iniziative per celebrare la Liberazione di Empoli, la cui data ufficiale è fissata al 2 settembre 1944.
Secondo la ricostruzione dello storico Claudio Biscarini, la vicenda dei Kiwis a Empoli comincia l'11 agosto 1944. Mentre a Firenze i paracadutisti della 4ª divisione tedesca si ritiravano verso il Mugnone e i partigiani occupavano il centro della città, Empoli era ancora in mano ai granatieri della Wehrmacht e rappresentava l'ultima testa di ponte tedesca a sud dell'Arno.
Proprio quel giorno, partendo dal rio di Sant'Anna e dirigendosi verso Santa Maria, i soldati della 2nd New Zealand Division iniziarono l'avanzata per liberare la città. Un precedente tentativo era stato compiuto il 30 luglio, quando reparti scozzesi e canadesi avevano attaccato la zona della stazione ferroviaria senza riuscire nell'impresa. Da allora nessun altro reparto alleato aveva tentato di entrare in città.
I neozelandesi del 26th NZ Battalion, una volta arrivati a Santa Maria, ebbero anche un singolare incontro all'interno del convento con uno dei frati francescani. Il caporale Richard “Dick” E. Hiatt, della C Company, raccontò che il religioso gli venne incontro “sdraiato” sotto una raffica di mitragliatore Thompson, un episodio che fece comprensibilmente impallidire il frate per lo spavento.
Superata Santa Maria, i soldati entrarono in piazza San Rocco, dove la resistenza tedesca era particolarmente accanita. I carri armati Sherman non potevano attraversare il rio di Bonistallo e furono quindi i fanti a dover proseguire da soli.
Nei combattimenti del 12 e 13 agosto nell'area compresa tra piazza San Rocco e via delle Chiassatelle vennero coinvolti anche i militari della A Company del 26th NZ Battalion. Secondo le testimonianze raccolte da Biscarini, morirono Maurice Anderson, caduto il 12 agosto, e il giorno successivo John William George Caswell e Desmond John Moore. I feriti furono undici.
Una delle testimonianze più interessanti è quella del soldato Bruce H. Grainger, anch'egli della A Company del 26th NZ Battalion. Grainger riferì che a manovrare le mitragliatrici tedesche MG 42 non sarebbero stati soldati della Wehrmacht, ma civili, definiti nella sua testimonianza come “fascisti”. Un'ipotesi che, osserva Biscarini, non trova però riscontri nelle altre testimonianze e che potrebbe essere spiegata dalla presenza di militari tedeschi in abiti borghesi.
Nei combattimenti intervennero anche i Maori del 28th NZ Battalion, mentre l'attacco si sviluppò ulteriormente verso piazza della Vittoria, all'epoca piazza Vittorio Emanuele, e piazza Matteotti.
Il 14 agosto 1944 i Kiwis erano ormai saldamente attestati sulle rive dell'Arno. L'ultima testa di ponte della Wehrmacht a sud del fiume era scomparsa e, da quel lunedì, Empoli risultava completamente libera, sia in città sia nel territorio comunale.
La guerra, tuttavia, non era ancora finita. Da quel momento solo sporadiche pattuglie tedesche avrebbero attraversato l'Arno, così come avrebbero fatto quelle alleate, impegnate nella raccolta di informazioni e in azioni di imboscata. La popolazione civile sfollata sul Monte Albano sarebbe stata ancora sottoposta a una situazione di grande pericolo, con le cannonate anglo-americane che avrebbero colpito le zone a nord del fiume e quelle tedesche dirette verso sud.
Il CLN, i partigiani empolesi e l'amministrazione comunale si stabilirono a Monterappoli, in attesa di poter rientrare in città. Nel frattempo ai neozelandesi subentrarono gli americani della 85th US Infantry Division e i sudafricani della 6th SA Armoured Division, mentre la 24th Guards Brigade britannica era schierata lungo il fronte da San Miniato a Fibbiana.
La successiva avanzata alleata avrebbe portato alla definitiva rottura del fronte. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto 1944, le truppe alleate attraversarono l'Arno e sfondarono la Heinrich-Linie, ormai già abbandonata dai tedeschi. Da lì si arrampicarono sulle colline dei territori comunali di Cerreto Guidi e Vinci, raggiunti entrambi il 2 settembre 1944, data che segna ufficialmente la Liberazione di Empoli.
Ma quei giorni di agosto ebbero anche un costo umano preciso, oggi ricordato dalle tombe dei soldati neozelandesi nel Commonwealth War Cemetery del Girone, a Firenze. I caduti accertati nei combattimenti legati alla Liberazione di Empoli sono sei: Kenneth Harold Turner, 22 anni, del 26th Battalion, morto l'11 agosto 1944; Kenneth Mervyn Ward, 21 anni, del 26th Battalion, morto anch'egli l'11 agosto; Maurice Anderson, 22 anni, del 26th Battalion, morto il 12 agosto; Frederick George Turner, 27 anni, del 23rd Battalion, morto il 12 agosto; John William George Caswell, 26 anni, del 26th Battalion, e Desmond John Moore, 21 anni, anch'egli del 26th Battalion, entrambi morti il 13 agosto.
Sono nomi che raccontano concretamente il prezzo pagato da uomini arrivati da un Paese lontanissimo per combattere in Toscana. Giovani neozelandesi e maori che, nell'agosto del 1944, entrarono a Empoli mentre la guerra infuriava ancora e contribuirono a cancellare l'ultima presenza tedesca a sud dell'Arno.
È anche attraverso queste storie che il 14 agosto assume un significato particolare nella memoria della città. La Liberazione ufficiale resta fissata al 2 settembre 1944, ma il 14 agosto rappresenta il momento in cui Empoli fu liberata sul terreno, dopo i combattimenti condotti dai Kiwis e dagli altri reparti alleati.
L'incontro del 23 settembre alla Casa della Memoria sarà dunque un'occasione per riportare alla luce quella pagina della storia cittadina e per ricordare, attraverso documenti, testimonianze e ricostruzioni storiche, il contributo di quegli uomini venuti “da lontano per la libertà”.
La Liberazione di Empoli passa anche attraverso una data particolarmente significativa: il 14 agosto 1944. Quel giorno, dopo giorni di combattimenti e vittime, le truppe tedesche abbandonarono definitivamente la città e l'ultima testa di ponte della Wehrmacht a sud dell'Arno venne meno.
Tra i protagonisti di quelle giornate ci furono i soldati neozelandesi della 2nd New Zealand Division, i cosiddetti Kiwis, insieme ai militari maori del 28th New Zealand Battalion. Uomini arrivati da migliaia di chilometri di distanza e che, nell'estate del 1944, si trovarono a combattere nelle strade di Empoli per aprire la strada alla liberazione della città.
A questa pagina di storia sarà dedicato l'incontro “Da lontano per la libertà. Il contributo dei neozelandesi e degli Alleati alla liberazione di Empoli”, in programma mercoledì 23 settembre alle 18.30 alla Casa della Memoria, in via Livornese 42. Saranno presenti, con le loro testimonianze, Francesco Fusi, Stefano Fusi e Vania Bagni.
L'appuntamento rientra nel programma di Fuoricontè.sto, la rassegna “off” dedicata alla storia locale e collegata alla seconda edizione del festival /contè.sto/, che quest'anno dedica uno spazio particolare proprio al contributo dei soldati neozelandesi e maori alla Liberazione. Prossimamente saranno rese note anche altre iniziative per celebrare la Liberazione di Empoli, la cui data ufficiale è fissata al 2 settembre 1944.
Secondo la ricostruzione dello storico Claudio Biscarini, la vicenda dei Kiwis a Empoli comincia l'11 agosto 1944. Mentre a Firenze i paracadutisti della 4ª divisione tedesca si ritiravano verso il Mugnone e i partigiani occupavano il centro della città, Empoli era ancora in mano ai granatieri della Wehrmacht e rappresentava l'ultima testa di ponte tedesca a sud dell'Arno.
Proprio quel giorno, partendo dal rio di Sant'Anna e dirigendosi verso Santa Maria, i soldati della 2nd New Zealand Division iniziarono l'avanzata per liberare la città. Un precedente tentativo era stato compiuto il 30 luglio, quando reparti scozzesi e canadesi avevano attaccato la zona della stazione ferroviaria senza riuscire nell'impresa. Da allora nessun altro reparto alleato aveva tentato di entrare in città.
I neozelandesi del 26th NZ Battalion, una volta arrivati a Santa Maria, ebbero anche un singolare incontro all'interno del convento con uno dei frati francescani. Il caporale Richard “Dick” E. Hiatt, della C Company, raccontò che il religioso gli venne incontro “sdraiato” sotto una raffica di mitragliatore Thompson, un episodio che fece comprensibilmente impallidire il frate per lo spavento.
Superata Santa Maria, i soldati entrarono in piazza San Rocco, dove la resistenza tedesca era particolarmente accanita. I carri armati Sherman non potevano attraversare il rio di Bonistallo e furono quindi i fanti a dover proseguire da soli.
Nei combattimenti del 12 e 13 agosto nell'area compresa tra piazza San Rocco e via delle Chiassatelle vennero coinvolti anche i militari della A Company del 26th NZ Battalion. Secondo le testimonianze raccolte da Biscarini, morirono Maurice Anderson, caduto il 12 agosto, e il giorno successivo John William George Caswell e Desmond John Moore. I feriti furono undici.
Una delle testimonianze più interessanti è quella del soldato Bruce H. Grainger, anch'egli della A Company del 26th NZ Battalion. Grainger riferì che a manovrare le mitragliatrici tedesche MG 42 non sarebbero stati soldati della Wehrmacht, ma civili, definiti nella sua testimonianza come “fascisti”. Un'ipotesi che, osserva Biscarini, non trova però riscontri nelle altre testimonianze e che potrebbe essere spiegata dalla presenza di militari tedeschi in abiti borghesi.
Nei combattimenti intervennero anche i Maori del 28th NZ Battalion, mentre l'attacco si sviluppò ulteriormente verso piazza della Vittoria, all'epoca piazza Vittorio Emanuele, e piazza Matteotti.
Il 14 agosto 1944 i Kiwis erano ormai saldamente attestati sulle rive dell'Arno. L'ultima testa di ponte della Wehrmacht a sud del fiume era scomparsa e, da quel lunedì, Empoli risultava completamente libera, sia in città sia nel territorio comunale.
La guerra, tuttavia, non era ancora finita. Da quel momento solo sporadiche pattuglie tedesche avrebbero attraversato l'Arno, così come avrebbero fatto quelle alleate, impegnate nella raccolta di informazioni e in azioni di imboscata. La popolazione civile sfollata sul Monte Albano sarebbe stata ancora sottoposta a una situazione di grande pericolo, con le cannonate anglo-americane che avrebbero colpito le zone a nord del fiume e quelle tedesche dirette verso sud.
Il CLN, i partigiani empolesi e l'amministrazione comunale si stabilirono a Monterappoli, in attesa di poter rientrare in città. Nel frattempo ai neozelandesi subentrarono gli americani della 85th US Infantry Division e i sudafricani della 6th SA Armoured Division, mentre la 24th Guards Brigade britannica era schierata lungo il fronte da San Miniato a Fibbiana.
La successiva avanzata alleata avrebbe portato alla definitiva rottura del fronte. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto 1944, le truppe alleate attraversarono l'Arno e sfondarono la Heinrich-Linie, ormai già abbandonata dai tedeschi. Da lì si arrampicarono sulle colline dei territori comunali di Cerreto Guidi e Vinci, raggiunti entrambi il 2 settembre 1944, data che segna ufficialmente la Liberazione di Empoli.
Ma quei giorni di agosto ebbero anche un costo umano preciso, oggi ricordato dalle tombe dei soldati neozelandesi nel Commonwealth War Cemetery del Girone, a Firenze. I caduti accertati nei combattimenti legati alla Liberazione di Empoli sono sei: Kenneth Harold Turner, 22 anni, del 26th Battalion, morto l'11 agosto 1944; Kenneth Mervyn Ward, 21 anni, del 26th Battalion, morto anch'egli l'11 agosto; Maurice Anderson, 22 anni, del 26th Battalion, morto il 12 agosto; Frederick George Turner, 27 anni, del 23rd Battalion, morto il 12 agosto; John William George Caswell, 26 anni, del 26th Battalion, e Desmond John Moore, 21 anni, anch'egli del 26th Battalion, entrambi morti il 13 agosto.
Sono nomi che raccontano concretamente il prezzo pagato da uomini arrivati da un Paese lontanissimo per combattere in Toscana. Giovani neozelandesi e maori che, nell'agosto del 1944, entrarono a Empoli mentre la guerra infuriava ancora e contribuirono a cancellare l'ultima presenza tedesca a sud dell'Arno.
È anche attraverso queste storie che il 14 agosto assume un significato particolare nella memoria della città. La Liberazione ufficiale resta fissata al 2 settembre 1944, ma il 14 agosto rappresenta il momento in cui Empoli fu liberata sul terreno, dopo i combattimenti condotti dai Kiwis e dagli altri reparti alleati.
L'incontro del 23 settembre alla Casa della Memoria sarà dunque un'occasione per riportare alla luce quella pagina della storia cittadina e per ricordare, attraverso documenti, testimonianze e ricostruzioni storiche, il contributo di quegli uomini venuti “da lontano per la libertà”.






