News
percorso: Home > News > Opinioni

Dal rigassificatore di Piombino alla Multiutility, stesso metodo divenuto legge

14-04-2026 10:27 - Opinioni
di Stefano Tamburini

Vi prego, non guardate Piombino come un luogo lontano e ormai popolato di perduta gente, ex Principato dell'aristocrazia operaia dell'acciaio inesorabilmente trasformato in un orinatoio per multinazionali della peggiore speculazione legata all'energia, ai rifiuti, a tutto ciò che di tossico e di dannoso può esserci.

All'orizzonte c'è già un progetto molto avanzato per realizzare un “cavidotto” (sì, lo chiamo così per assimilarlo a un “gasdotto”) dalla Tunisia al golfo di Follonica e poi fino a Suvereto per portare qua dell'energia elettrica prodotta con impianti eolici e solari sulla base di quello che chiamano “piano Mattei” e che invece in realtà è un “piano Rommel”, altra depredazione forzata dell'Africa. Una follia, voluta dalle solite aziende che adesso ci vendono a caro prezzo energia prodotta con fonti fossili e che vogliono replicare il modello impedendo o rallentando la nascita di case a bolletta zero, costringendoci ad acquistare a prezzi di usura energia prodotta a costi risibili. E su questo il silenzio è generale. Vien da pensare che se un giorno – e purtroppo potrebbe accadere anche molto presto – decidessero di buttarsi di nuovo sulle centrali nucleari, il primo luogo a cui penserebbero sarebbe ancora Piombino.

IL PEGGIORE FRA GLI ESPERIMENTI SOCIALI

Anche per questo, ma non solo per questo, non dovete pensare che non vi riguardi quel che è accaduto o accade a Piombino. Questa cittadina – ormai ridotta a paesello con gli stessi abitanti che aveva nel 1951 – è in modo silenzioso e subdolo che è diventata un vero e proprio esperimento sociale che ha ben poco di scientifico. Perché gli ultimi accadimenti – quelli legati al colossale “imbroglio legalizzato” di un rigassificatore pericoloso e inquinante piazzato lì con una forzatura legalizzata delle leggi già in essere – sono solo l'inizio di qualcosa di molto peggio.

Sì, perché “imbroglio legalizzato” a Piombino non è un ossimoro. È la realtà fatta di due decreti, uno del governo Draghi e uno del governo Meloni, che servono per aggirare le leggi di tutela ambientale e di sicurezza. È la licenza dei “pieni poteri” realizzata senza che nessuno o quasi abbia avuto da dire. Anzi, in piena campagna elettorale per le politiche del 2022, in carica c'era il governo Draghi che era stato appoggiato più o meno da tutti, a parte Verdi-Sinistra Italiana e Fratelli d'Italia, con Rifondazione comunista fuori dal Parlamento. Epperò, era tutto un florilegio di sfilate accondiscendenti verso chi a Piombino si stava incazzando. Con candidati che promettevano “se vinciamo noi, quel rigassificatore non arriverà” per poi fare esattamente il contrario quando hanno vinto davvero. C'erano poi i “servi del padrone” del Pd toscano che dovevano proteggere la figura del loro presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, nella parte in commedia del commissario straordinario alla collocazione del rigassificatore che era più realista del re. Invocando peraltro un memorandum di compensazioni che poi non sono mai arrivate, compresi i fantasmagorici e impossibili sconti in bolletta.

Per non parlare del solito pacchetto di bonifiche ambientali, che sono un diritto e non una concessione del re al suddito. Questo territorio è stato depredato e i costi del risanamento non possono ricadere sulla comunità. Così come quelli dell'adeguamento di una discarica di rifiuti tossici e ambientali che è ancora lì e continuerà a essere alimentata. Non con rifiuti provenienti da lontano ma quel che già c'è – non solo quella discarica, ovviamente – basta e avanza per continuare ad alimentare numeri devastanti di indagini epidemiologiche che evidenziano un carico di morti e malati oltre ogni vergogna. In quel contesto – e siamo tornati alla campagna elettorale del 2022 – spiccavano gli ancora più servi Matteo Renzi e Carlo Calenda, pronti a diffondere bugie allo stato puro del tipo che «senza quel rigassificatore gli italiani avrebbero battuto i denti in inverno» ben sapendo che quel rigassificatore sarebbe entrato in servizio dopo l'inverno. E con l'aggravante che Calenda aveva ricevuto finanziamenti elettorali (leciti ma sul piano etico imbarazzanti) da un socio di minoranza di Snam, la società proprietaria del rigassificatore.


IL QUADRO POLITICO LOCALE FRANTUMATO


Adesso che quel rigassificatore è anche un potenziale obiettivo sensibile in uno scenario di guerra, il governo Meloni senza troppi indugi ha blindato un decreto che rinnova l'autorizzazione all'esercizio oltre i tre anni della pantomima iniziale della “concessione a tempo determinato”. Il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari – esponente di punta dello stesso partito della presidente del Consiglio ma eletto da un imponente fronte civico – ha abbandonato la battaglia sostenuta nella prima parte della sfida già quando ha rinunciato al ricorso al Consiglio di Stato dopo la sentenza avversa del Tar. Tutto questo in cambio dell'abbuono delle spese legali, che però non è stato concesso al sindacato Usb e alle associazioni ambientaliste che avevano affiancato il Comune nel ricorso.


Adesso il sindaco Ferrari ha gettato pienamente la maschera e la sua maggioranza non si fa più vedere alle manifestazioni dei comitati anti rigassificatore, che nel frattempo sono anche anti guerra e molto altro. Da lontano questi comitati possono sembrare “nimby”, cioè “Non nel mio giardino”, quando in realtà nel “giardino” di Piombino di merda nei secoli ne è stata gettata fin troppa. Se ai comitati una critica si può fare è semmai quella di non aver spostato il fronte anche sul piano più generale, sull'inutilità di quel rigassificatore ovunque si possa trovare. L'Italia ha rinunciato scientemente a una politica di sviluppo delle fonti di energia rinnovabili per favorire il prosperare delle lobby delle fonti fossili. Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni, è di fatto il vero presidente del Consiglio. È lui che fa e disfà, dopo la nomina da parte di Matteo Renzi e le conferme di Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte (sia nella versione di governo con la Lega sia in quella con il Pd), Mario Draghi e Giorgia Meloni. È lui che va a Palazzo Chigi e ordina al presidente di turno di andare a farsi un giro per i Paesi dove si fanno commerci di olio combustibile e gas per firmare gli accordi. Che ovviamente convengono solo alle lobby delle fonti fossili e non all'economia complessiva del Paese.


Poi c'è l'opposizione. In Regione adesso il presidente Giani prova a far bella figura nel dire che lui quell'impianto lo ha autorizzato solo per tre anni e che non firmerà mai una proroga. Sa benissimo che nomineranno un altro commissario per fare il lavoro sporco e lui non potrà farci niente. Così come non potranno farci niente i nuovi alleati di Sinistra Italiana-Verdi e del Movimento Cinque Stelle. Che devono fare attenzione anche al fronte acqua pubblica dell'area fiorentino-pistoiese-pratese, perché la mancata privatizzazione di Publiacqua non mette del tutto al riparo dagli appetiti delle speculazioni. Non dovrebbe sfuggire che, se resta nell'ambito della nascente Multiutility Plures, l'acqua rischia di diventare un salvadanaio dal quale attingere per la gestione degli altri servizi di raccolta e smaltimento rifiuti o di produzione dell'energia. E non fa dormire sonni tranquilli il fatto che l'amministratore delegato sia ancora Alberto Irace, l'inventore del progetto con tanto di quotazione in Borsa, espressione di una mentalità “affarista”. Perché comunque alla fine del percorso serviranno un miliardo e duecento milioni per ricapitalizzare e senza la Borsa quei soldi dovranno uscire dai Comuni. Quindi dai cittadini, con aumenti in bolletta o con ricadute su Tari e Imu.


IL METODO DELLA RICERCA DEL TORPORE

Quello della Multiutility è lo stesso metodo del rigassificatore di Piombino: sopire, attendere, ripiegare e rilanciare quando nessuno se lo aspetta. Come accade a Piombino, dove di fatto si sta creando una devastante spaccatura che non riguarda solo il quadro politico. Perché anche gli oppositori di Rifondazione Comunista hanno rotto con il fronte dei comitati, con motivazioni puerili o da reduci di fiaschetteria. Insomma, gelosie o poco altro. Ma non è nemmeno la cosa peggiore, considerando l'alto tasso di “grembiulinismo” che ha sempre girato intorno alle amministrazioni comunali, passate e presenti, di diversi colori ma unite nella venerazione delle logge. Quando il Pd era ancora Ds, l'allora segretario nazionale Piero Fassino dovette correre a Piombino a gridare in faccia ai dirigenti locali “ma che cazzo state facendo?”. Niente di che, stavano semplicemente togliendo dallo Statuto comunale l'obbligo per i candidati eletti a dichiarare l'eventuale appartenenza a società e organizzazioni di quel tipo. Adesso la parola d'ordine più o meno di tutti è: chiediamo le compensazioni. Follia pura, è un atto di resa, l'ennesimo di una classe politica che non sa tutelare gli interessi collettivi. Una sorta di percorso bis di quello per fortuna fallito nel 2007-2008, per portare a Piombino i fanghi delle bonifiche dell'ex Acciaieria di Bagnoli.


IL “METODO PIOMBINO” È GIÀ LEGGE


Ma in senso più generale bisogna guardare soprattutto a quel decreto varato dal governo Draghi che stabilisce il “metodo Piombino”, sulla base di una mal precisata “emergenza nazionale”, riguarda tutti perché permetterebbe di realizzare opere simili al rigassificatore in ogni angolo d'Italia. Purché ci sia un valore minimo di 400 milioni di euro e sia legato in qualche modo a un settore strategico. Con quel metodo potrebbe tornare teoricamente in auge anche il gassificatore del Terrafino bocciato dopo le proteste di massa della popolazione empolese e della Val d'Elsa. Oppure si potrebbe fare una forzatura per l'aeroporto di Peretola, per qualsiasi opera legata a rifiuti, energia, trasporti.

Ma non è solo per questo che bisogna guardare con attenzione a Piombino. Va fatto, perché il paesello desertificato di fronte all'Isola d'Elba ormai è un laboratorio della mattanza del cittadino. E non solo perché è un luogo dove da sempre si può fare di tutto e di più, nel senso di peggio del peggio. Non è il solo ma la storia del rigassificatore lo ha reso lo scenario perfetto per pisciare in testa al cittadino. Per oltre un secolo il territorio è stato depredato, saccheggiato, inquinato, devastato nel nome e per conto di una distribuzione a pioggia di modesti stipendi che in certi momenti di massimo splendore hanno creato l'illusione dell'esistenza di un'aristocrazia operaia. Poi, con il declino e l'avanzare di un'economia basata su sussidi e (pre)pensionamenti, le alternative si sono cercate sempre nell'ambito delle cose che fanno fumo, che puzzano e che inquinano. Sì, certo, con qualche timida illusione nel turismo e nell'industria agroittica. E con una conseguente desertificazione di quest'area ormai depressa e incattivita.


UN PO' DI FAVORI PER DIVIDERE IL FRONTE


In realtà proprio il rigassificatore ha dato la stura per una sorta di invasione con l'illusione dell'emergenza e con la realizzazione di una frammentazione dei modi di vedere le cose alimentata anche tra favori e favoritismi. Ad esempio, con una delle imprese di agroittica è stato stipulato un contratto di fornitura di spigole a New York. Che non trovino spigole più vicino a loro pare strano, o no? Casualmente quel contratto arriva dallo stesso Paese che fornisce – a prezzo quintuplicato e con tecniche di estrazione inquinanti – gran parte del gas che viene scaricato nel terminal piombinese. Poi vanno guardate con attenzione anche le concessioni in più ai balneari, che per la verità non hanno mai protestato troppo; al contrario dei titolari della aziende agroittiche, poi all'improvviso finiti nel cono d'ombra. Incuranti del fatto che il rigassificatore scarica ogni giorno ettolitri ed ettolitri di varechina, frutto del processo di riscaldamento del gas per riportarlo dallo stato liquido a quello naturale.

Adesso che siamo arrivati al “tutti contro tutti”, si è creato lo scenario ideale per proporre anche il progetto di per sé già scellerato di realizzare un “cavidotto” di settecento chilometri, dalla Tunisia a Follonica, con prosecuzione via terra fino a Suvereto. Il progetto è stato sviluppato sottotraccia dalla società “Zhero”, che ha fra i fondatori un ex amministratore delegato di Snam e anche la Total. È prevista la realizzazione di enormi distese di pannelli solari e numerose torri eoliche che produrrebbero energia a basso costo da portare in Italia per venderla a prezzi equiparati a quelli del gas. Con un ricarico devastante a danno delle comunità africane che riceverebbero le briciole e anche dei clienti italiani. E non è il solo: il governo ha annunciato in pompa magna un accordo fra Emirati Arabi, Albania e Italia, per far produrre agli arabi energia rinnovabile al di là dell'Adriatico e portarla in Puglia con un altro “cavidotto”.


Queste aziende contano sulle complicità di governi che impediscono lo sviluppo di numerosi progetti in Italia, soprattutto quelli delle comunità energetiche, che andrebbero oltre il concetto di “case a bolletta zero” ma ai cittadini offrirebbero anche qualche margine di guadagno. Con i progetti come quelli che riguardano Tunisia e Albania, e molti altri in arrivo, sarebbe replicato pari pari il modello attuale delle fonti fossili, con i “cavidotti” al posto dei “gasdotti” e degli “oleodotti”.


LA VITTORIA FINALE DELLA PLUTOCRAZIA
Di fatto è la vittoria finale della Plutocrazia nei confronti della Democrazia. Contando sulla scarsa preparazione e capacità di reazione delle comunità. A Piombino, Val di Cornia e Colline Metallifere, i Comuni hanno annunciato dei “percorsi partecipativi” a progetto già avviato con le società interessate nelle vesti dell'oste che racconta quanto è buono il vino della propria mescita. Solo la sindaca di Suvereto, Jessica Pasquini, ha rilasciato una dichiarazione che di fatto è una mezza supercazzola. E nessun comitato per ora ha avanzato quantomeno una richiesta di chiarimenti.

Di fatto, è la stessa cosa che sta accadendo con il progetto di una nuova acciaieria del consorzio Adria, composto da Metinvest e Danieli, che inizialmente era stato previsto a Nogaro del Friuli e respinto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia dopo una serie di proteste dei cittadini dell'area interessata. Che avevano anche presentato un ricorso al Tar con oltre 25mila firme. Poi i responsabili del progetto hanno chiesto al Tar di accedere ai dati dei firmatari del ricorso per poterli trascinare in giudizio per una richiesta danni. Il Tar ha accolto la richiesta, per fortuna poi il Consiglio di Stato ha fermato questo scempio della ragione e del diritto.


Ebbene, quando quelli del Consorzio Adria si sono presentati a Piombino, con tanto di slide di un progetto “green”, che di sicuro sarà migliore in impatto ambientale rispetto alle vecchie acciaierie ora di proprietà degli indiani di Jindal e che adesso producono solo rotaie e tanta cassa integrazione. Ma quel progetto nessun ente terzo lo ha per ora esaminato. E, soprattutto, a nessuno – né ai sindaci, né alle organizzazioni sindacali – è venuto in mente di fare un giro a Nogaro del Friuli per chiedere quali siano stati i problemi di quel progetto che loro hanno rifiutato. E, ancor peggio, nessuno ha chiesto ai dirigenti di quel consorzio di sottoscrivere un impegno a non replicare quel metodo ritorsivo di richiesta danni nel caso a qualcuno venisse in mente di contestare il loro progetto e di ricorrere alla giustizia amministrativa. Prerogativa peraltro prevista dalla Costituzione.

Niente, solo una bella fila di cappelli in mano e di atteggiamenti proni, succubi. Ormai Piombino e tutto il circondario sono esempi concreti di rovesciamento della prospettiva: i diritti vengono spacciati per concessioni, gli Interessi Particolari vengono sempre prima di quelli Generali.

E dove lo volete trovare un posto migliore se non Piombino per mettere in piedi tutto il peggio del peggio che si possa immaginare? Se dovesse disgraziatamente realizzarsi il piano per riaprire la strada al nucleare – nonostante il chiaro pronunciamento negativo dei cittadini in due referendum – Piombino sarebbe il posto giusto. Qui è passato di tutto e di più fra quello che fa schifo. E non sarebbe un problema farlo ancora. Sì, certo, ci sarebbero sempre i comitati pronti a lottare. Ma ci sarebbe sempre un commissario straordinario pronto a firmare, e c'è ancora il decreto Draghi che permette di sorvolare su ogni procedura di garanzia in fatto di sicurezza e di tutela ambientale.

Adesso, con una comunità profondamente divisa e immersa in liti da pollaio, c'è la prova provata che quel modus operandi funziona. Purtroppo. È la certificazione della vittoria, l'ennesima, dei Peggiori. Ma anche del fatto che i cittadini, non tutti per carità, ci hanno messo del loro.


------

Stefano Tamburini è giornalista e scrittore. Fra i suoi libri, l'ultimo in ordine di tempo, si intitola “L'Italia dei Favori” e spiega nel dettaglio molti di questi aspetti deteriori della gestione dei Sistemi di Potere in un Paese ormai governato da chi vuol fare affari sulla pelle dei cittadini.