Dall’Appennino alle Ande: il CAI incontra la solidarietà di Operazione Mato Grosso
16-02-2026 14:30 - Circondiario
Una serata intensa, capace di unire idealmente le cime dell’Appennino tosco-emiliano agli altopiani del Perù. È quella vissuta venerdì 13 febbraio dai soci del Club Alpino Italiano, che hanno ospitato gli amici di Operazione Mato Grosso per un racconto fatto di montagna, impegno e solidarietà concreta.
Operazione Mato Grosso è un’associazione di volontari nata negli anni ’70 su iniziativa di Ugo De Censi, con l’obiettivo di sostenere le popolazioni che vivono sugli altopiani andini del Perù. Un progetto che affonda le radici nella passione per la montagna e nello spirito di condivisione tipico di chi frequenta le terre alte.
Dalle Alpi, dove il movimento ha mosso i primi passi, i volontari si sono diffusi nel tempo in molte città italiane. Con lavoro manuale, raccolte fondi e gestione diretta di rifugi alpini — alcuni costruiti con le proprie mani — sostengono missioni e comunità in America Latina. In Perù si contano oltre cinquecento volontari attivi: c’è chi parte per un mese, chi per un semestre, chi per un anno. E c’è anche chi ha scelto di lasciare tutto per vivere stabilmente accanto ai pastori e ai campesinos delle Ande.
Il racconto che commuove La serata al CAI ha avuto il tono delle grandi occasioni. I soci, abituati a ritrovarsi per condividere escursioni e programmare nuove salite, hanno ascoltato in religioso silenzio le testimonianze degli ospiti.
Le immagini proiettate hanno raccontato più di mille parole: le case povere dei villaggi andini, i bambini con abiti logori ma sorrisi luminosi, i volti segnati dalla fatica degli adulti. Scene dure, rese più lievi dalla presentazione dell’ultima scuola costruita grazie alle donazioni raccolte in Italia. Un segno tangibile che l’impegno, quando è costante e organizzato, può trasformarsi in opportunità concreta.
Il legame con il territorio pratese passa attraverso il Rifugio Luigi Pacini, struttura di proprietà del CAI di Prato situata sull’Appennino a pochi chilometri dalla città.
Negli anni il rifugio ha conosciuto diverse gestioni, spesso costrette a privilegiare la sostenibilità economica immediata, riducendo manutenzioni e interventi migliorativi. Con l’arrivo di Operazione Mato Grosso, la prospettiva è cambiata: potendo contare sull’impegno gratuito e continuativo di trenta o quaranta volontari — oltre ad altri collaboratori occasionali — il rifugio ha ritrovato slancio.
Non solo manutenzione e cura degli spazi, ma anche nuove iniziative educative, culturali e musicali che hanno restituito alla struttura un ruolo centrale come luogo di incontro, crescita e condivisione.
Una lezione di montagna e di vita Andare in montagna insegna la solidarietà, l’aiuto reciproco, il rispetto dei tempi e dei limiti. Ma incontrare chi ha fatto di questi valori una scelta quotidiana di vita è un’esperienza ancora più profonda.
In un tempo in cui è più facile cercare un colpevole che riconoscere un merito, la serata ha rappresentato un’immersione nei buoni sentimenti, quelli autentici, fatti di mani sporche di lavoro e di sorrisi sinceri. La serenità e la pienezza trasmesse dai racconti dei volontari hanno emozionato i presenti, suscitando commozione e — sembra — anche nuovi propositi di impegno.
Dagli Appennini alle Ande, il filo che unisce le montagne del mondo passa attraverso le persone. E venerdì sera, al CAI, quel filo è apparso più saldo che mai.
Operazione Mato Grosso è un’associazione di volontari nata negli anni ’70 su iniziativa di Ugo De Censi, con l’obiettivo di sostenere le popolazioni che vivono sugli altopiani andini del Perù. Un progetto che affonda le radici nella passione per la montagna e nello spirito di condivisione tipico di chi frequenta le terre alte.
Dalle Alpi, dove il movimento ha mosso i primi passi, i volontari si sono diffusi nel tempo in molte città italiane. Con lavoro manuale, raccolte fondi e gestione diretta di rifugi alpini — alcuni costruiti con le proprie mani — sostengono missioni e comunità in America Latina. In Perù si contano oltre cinquecento volontari attivi: c’è chi parte per un mese, chi per un semestre, chi per un anno. E c’è anche chi ha scelto di lasciare tutto per vivere stabilmente accanto ai pastori e ai campesinos delle Ande.
Il racconto che commuove La serata al CAI ha avuto il tono delle grandi occasioni. I soci, abituati a ritrovarsi per condividere escursioni e programmare nuove salite, hanno ascoltato in religioso silenzio le testimonianze degli ospiti.
Le immagini proiettate hanno raccontato più di mille parole: le case povere dei villaggi andini, i bambini con abiti logori ma sorrisi luminosi, i volti segnati dalla fatica degli adulti. Scene dure, rese più lievi dalla presentazione dell’ultima scuola costruita grazie alle donazioni raccolte in Italia. Un segno tangibile che l’impegno, quando è costante e organizzato, può trasformarsi in opportunità concreta.
Il legame con il territorio pratese passa attraverso il Rifugio Luigi Pacini, struttura di proprietà del CAI di Prato situata sull’Appennino a pochi chilometri dalla città.
Negli anni il rifugio ha conosciuto diverse gestioni, spesso costrette a privilegiare la sostenibilità economica immediata, riducendo manutenzioni e interventi migliorativi. Con l’arrivo di Operazione Mato Grosso, la prospettiva è cambiata: potendo contare sull’impegno gratuito e continuativo di trenta o quaranta volontari — oltre ad altri collaboratori occasionali — il rifugio ha ritrovato slancio.
Non solo manutenzione e cura degli spazi, ma anche nuove iniziative educative, culturali e musicali che hanno restituito alla struttura un ruolo centrale come luogo di incontro, crescita e condivisione.
Una lezione di montagna e di vita Andare in montagna insegna la solidarietà, l’aiuto reciproco, il rispetto dei tempi e dei limiti. Ma incontrare chi ha fatto di questi valori una scelta quotidiana di vita è un’esperienza ancora più profonda.
In un tempo in cui è più facile cercare un colpevole che riconoscere un merito, la serata ha rappresentato un’immersione nei buoni sentimenti, quelli autentici, fatti di mani sporche di lavoro e di sorrisi sinceri. La serenità e la pienezza trasmesse dai racconti dei volontari hanno emozionato i presenti, suscitando commozione e — sembra — anche nuovi propositi di impegno.
Dagli Appennini alle Ande, il filo che unisce le montagne del mondo passa attraverso le persone. E venerdì sera, al CAI, quel filo è apparso più saldo che mai.






