Dalle ferite del 2023 ai nuovi allagamenti: perché la Toscana non può permettersi "sedie vuote"
02-11-2026 18:35 - Opinioni
di: Gordon Baldacci
Tre anni fa, proprio in queste ore in cui sto scrivendo questo articolo, la Toscana veniva colpita da uno degli eventi meteorologici più severi della sua storia recente. La furia della tempesta Ciarán interessò ampie porzioni della regione; se le immagini più drammatiche arrivarono da Campi Bisenzio, Quarrata e Prato, il territorio dell'Empolese-Valdelsa visse ore di fortissima tensione e sofferenza, con allagamenti e criticità diffuse tra Fucecchio, Cerreto Guidi, Capraia e Limite, Montelupo Fiorentino, Vinci ed Empoli. Gli ingenti danni materiali e soprattutto la dolorosa perdita di vite umane hanno lasciato una traccia profonda. A distanza di tre anni da quelle ore complesse, la sfida principale rimane quella di mantenere alta l'attenzione sulla prevenzione, trasformando il ricordo in un'opportunità di crescita e sicurezza per l'intero territorio.
Ogni riflessione sul futuro e sulla messa in sicurezza non può prescindere dal ricordo del tributo umano pagato durante l'emergenza. Tra la notte del 2 e la giornata del 3 novembre 2023, l'eccezionale intensità delle piogge furono otto le vittime, sorprese dall'acqua nelle abitazioni o lungo le strade.
A Bagnolo, nel comune di Montemurlo, l'ottantacinquenne Alfio Ciolini è stato travolto dall'allagamento del piano terra della sua abitazione. Nella stessa municipalità si sono registrati altri due decessi, tra cui un'anziana donna e una terza vittima nella frazione di Oste.
Tra Lamporecchio e Vinci: I coniugi Antonino Madonia e Teresa Perone sono stati travolti con la propria auto nella zona del Quercione; i loro corpi sono stati ritrovati al confine con il territorio comunale di Vinci, in località San Pantaleo. A Campi Bisenzio: Un anziano è deceduto all'interno della propria abitazione sommersa a seguito delle esondazioni del reticolo idrico. A Prato, un uomo è rimasto vittima dell'improvviso e rapido allagamento dei locali della propria abitazione. Un disastro che ha coinvolto anche altre località fino ai comuni costieri dove a Rosignano Marittimo (Livorno); un anziano ospite di una RSA è deceduto durante le complesse operazioni di evacuazione rese necessarie dallo straripamento di un fosso adiacente. La memoria di queste persone rappresenta il motivo più profondo per cui intere comunità — residenti, tecnici e amministratori — sono chiamate a lavorare insieme senza sosta.
Passata la fase di prima emergenza, il territorio ha saputo esprimere una notevole capacità di autorganizzazione. I comitati spontanei di cittadini e alluvionati, sorti nella Piana Fiorentina e nell'Empolese, si sono progressivamente strutturati come interlocutori attenti e conoscitori delle dinamiche locali. La loro attività, mossa dallo spirito di servizio e dall'amore per il proprio quartiere, si è rivelata una risorsa preziosa per la collettività. La presenza capillare dei residenti lungo i corsi d'acqua (dall'Arno all'Elsa, dal Bisenzio all'Orme) consente di segnalare con prontezza accumuli di vegetazione, piccole ostruzioni e punti critici dei fossi minori. La loro vigile opera è anche un aiuto concreto rivolto alle famiglie e alle piccole imprese per districarsi nella presentazione delle pratiche di rimborso e nelle procedure amministrative. Senza contare che in virtù del fatto che vivono il proprio quartiere, hanno anche maturato una raccolta dati ed evidenze fotografiche che documentano l'impatto degli allagamenti nei singoli quartieri, fornendo spunti utili alla pianificazione dei tecnici. Fin dall'inizio è apparso chiaro a tutti che la cittadinanza attiva non nasce in contrapposizione alle istituzioni, ma come supporto e stimolo propositivo per arricchire la conoscenza del reticolo idrico capillare.
Nonostante il valore di queste energie civiche, il raccordo tra la cittadinanza organizzata e la macchina amministrativa ha incontrato incomprensibili momenti di fatica e complessità gestionale. Un momento emblematico di questa difficoltà si è registrato la sera del 16 aprile 2026 alla Casa del Popolo di Ponzano, nel comune di Empoli. Durante un incontro pubblico promosso dai residenti per discutere, della manutenzione dei canali e dei cantieri previsti, e di cosa a livello atmosferico si era verificato in quelle fatidiche ore, il pubblico ha preso atto della presenza di due sedie rimaste vuote, destinate ai rappresentanti locali ed enti di gestione. Quell'immagine ha reso evidente quanto sia ancora complesso costruire un tavolo di lavoro continuo e sereno.
Se da un lato le amministrazioni si trovano ad affrontare competenze complesse e vincoli di bilancio, dall'altro la popolazione avverte il bisogno di essere ascoltata e informata con continuità sui tempi e sui progetti in itinere. La crescente frequenza di precipitazioni concentrate richiede aggiornamenti costanti delle infrastrutture urbane, affiancati da una puntuale manutenzione ordinaria delle caditoie e dei fossi di scolo. Appare chiaro come la combinazione tra le capacità tecniche degli enti preposti e le segnalazioni tempestive dei residenti costituisce il modello più efficace per prevenire criticità e intervenire con tempestività.
A riprova di quanto la gestione del rischio idraulico richieda attenzione costante, e che anche a livello politico sia un terreno “scivoloso” per qualunque parte lo tenti di governare amministrando le diverse municipalità, il forte evento temporalesco del 17 settembre 2026 ha provocato nuovi allagamenti di strade e sottopassi nell'Empolese, a causa della repentina saturazione della rete di smaltimento delle acque meteoriche. Purtroppo anche in quel caso, seppur con le dovute differenze, qualcuno ha visto nuovamente materializzarsi lo spettro dell'ennesimo disastro, ed il senso di impotenza e rabbia, ha sicuramente superato esponenzialmente la capacità resiliente di una popolazione che vive nel terrore che ogni nubifragio, possa creare le condizioni per trovarsi nuovamente con l'acqua alla gola nel salotto di casa.
Questo recente episodio - e che molto probabilmente non sarà certamente l'ultimo - conferma come il cambiamento climatico impone un cambio di passo che nessun soggetto può compiere da solo.
Il 9 ottobre scorso, l'Unione Comitati Alluvionati: Alluvionati 14 Marzo, Carraia, San Martino-Serravalle, Santa Maria ha presentato alla stampa, una proposta per affrontare in modo complessivo il rischio idraulico nel territorio empolese. Il documento è stato trasmesso al Sindaco e alla Segreteria generale del Comune di Empoli, chiedendo che venga portato a conoscenza di tutta la Giunta e di tutti i consiglieri comunali. La proposta contiene due richieste: un piano straordinario e integrato per ridurre il rischio idraulico, prendendo spunto anche dall'esperienza avviata a Prato e coinvolgendo tutti gli enti competenti. Un percorso che parta dalla conoscenza dei problemi e arrivi a interventi concreti, finanziati e realizzati. Lo stop alle nuove edificazioni nelle aree a rischio idraulico, cancellando le relative previsioni dal Piano Operativo Comunale. La priorità deve essere proteggere chi vive e lavora già nelle aree esposte a rischio.
Per superare queste incomprensioni, appare oggi fondamentale superare la logica delle distanze e favorire un clima di maggiore fiducia reciproca; spostare il focus dalla critica all'ascolto. Creare spazi di confronto periodici in cui gli enti possano illustrare lo stato delle opere e i cittadini possano rappresentare le criticità riscontrate sul campo. Chiarire le competenze e di conseguenza aiutare la cittadinanza a comprendere i complessi ruoli che si ripartiscono tra Comuni, Regione e Consorzi di Bonifica, evitando percezioni di frammentazione. Ma soprattutto non vedere nei comitati una controparte a prescindere oppositiva, quindi condividerne le priorità; come ad esempio coinvolgere i comitati nelle fasi consultive per la pianificazione degli interventi di piccola e media manutenzione.
Il documento è stato poi presentato venerdì 30 ottobre alla cittadinanza nella frazione di Ponzano - teatro suo malgrado - di ulteriori allagamenti dopo quelli del 3 novembre 2023. Nel frattempo, gli stessi comitati, attraverso i social, dimostrano come altre zone all'interno dei confini comunali, riconosciute come alluvionali con un rischio medio-alto se non addirittura alto, sono già interessate da nuove previsioni edificatorie del Piano Operativo Comunale (POC) . Lo stesso Documento Unico di Programmazione approvato, in cui l'Amministrazione comunale ha dichiarato di non prevedere interventi nelle aree soggette a rischio idraulico. A questo punto la domanda che l'uomo della strada giustamente si pone è semplice: perchè continuare a costruire in zone che sono mappate con cognizione scientifica a livello nazionale ed europeo come zone a rischio? Non sono bastati i morti del 3 novembre, i danni alle case, alle attività commerciali - i danni dei successivi violenti nubifragi - a far comprendere che non è questa la strada da seguire? La speranza di tutti è riposta nella volontà di riaprire un dialogo franco per la collettività, avulso da scelte politiche se non quelle dettate dal comune buonsenso.
Ecco perchè a tre anni dall'alluvione del 2023, la Toscana e l'Empolese hanno di fronte l'opportunità di trasformare la memoria di una tragedia in un modello virtuoso di governance partecipata. Mai come oggi, onorare il ricordo di chi non c'è più significa lavorare affinché le "sedie vuote" si trasformino in tavoli tecnici e assemblee aperte, dove le amministrazioni locali e i comitati dei cittadini devono sedere allo stesso tavolo, alleati.
Il cambiamento climatico non è un'ipotesi lontana, ma una realtà che scorre fuori dalle nostre finestre. Progetti, competenze e ascolto devono quindi tradursi subito in cantieri e tutele concrete. Non c'è più spazio per i rinvii: la sicurezza della nostra comunità si costruisce oggi, o non si costruirà affatto.
Tre anni fa, proprio in queste ore in cui sto scrivendo questo articolo, la Toscana veniva colpita da uno degli eventi meteorologici più severi della sua storia recente. La furia della tempesta Ciarán interessò ampie porzioni della regione; se le immagini più drammatiche arrivarono da Campi Bisenzio, Quarrata e Prato, il territorio dell'Empolese-Valdelsa visse ore di fortissima tensione e sofferenza, con allagamenti e criticità diffuse tra Fucecchio, Cerreto Guidi, Capraia e Limite, Montelupo Fiorentino, Vinci ed Empoli. Gli ingenti danni materiali e soprattutto la dolorosa perdita di vite umane hanno lasciato una traccia profonda. A distanza di tre anni da quelle ore complesse, la sfida principale rimane quella di mantenere alta l'attenzione sulla prevenzione, trasformando il ricordo in un'opportunità di crescita e sicurezza per l'intero territorio.
Ogni riflessione sul futuro e sulla messa in sicurezza non può prescindere dal ricordo del tributo umano pagato durante l'emergenza. Tra la notte del 2 e la giornata del 3 novembre 2023, l'eccezionale intensità delle piogge furono otto le vittime, sorprese dall'acqua nelle abitazioni o lungo le strade.
A Bagnolo, nel comune di Montemurlo, l'ottantacinquenne Alfio Ciolini è stato travolto dall'allagamento del piano terra della sua abitazione. Nella stessa municipalità si sono registrati altri due decessi, tra cui un'anziana donna e una terza vittima nella frazione di Oste.
Tra Lamporecchio e Vinci: I coniugi Antonino Madonia e Teresa Perone sono stati travolti con la propria auto nella zona del Quercione; i loro corpi sono stati ritrovati al confine con il territorio comunale di Vinci, in località San Pantaleo. A Campi Bisenzio: Un anziano è deceduto all'interno della propria abitazione sommersa a seguito delle esondazioni del reticolo idrico. A Prato, un uomo è rimasto vittima dell'improvviso e rapido allagamento dei locali della propria abitazione. Un disastro che ha coinvolto anche altre località fino ai comuni costieri dove a Rosignano Marittimo (Livorno); un anziano ospite di una RSA è deceduto durante le complesse operazioni di evacuazione rese necessarie dallo straripamento di un fosso adiacente. La memoria di queste persone rappresenta il motivo più profondo per cui intere comunità — residenti, tecnici e amministratori — sono chiamate a lavorare insieme senza sosta.
Passata la fase di prima emergenza, il territorio ha saputo esprimere una notevole capacità di autorganizzazione. I comitati spontanei di cittadini e alluvionati, sorti nella Piana Fiorentina e nell'Empolese, si sono progressivamente strutturati come interlocutori attenti e conoscitori delle dinamiche locali. La loro attività, mossa dallo spirito di servizio e dall'amore per il proprio quartiere, si è rivelata una risorsa preziosa per la collettività. La presenza capillare dei residenti lungo i corsi d'acqua (dall'Arno all'Elsa, dal Bisenzio all'Orme) consente di segnalare con prontezza accumuli di vegetazione, piccole ostruzioni e punti critici dei fossi minori. La loro vigile opera è anche un aiuto concreto rivolto alle famiglie e alle piccole imprese per districarsi nella presentazione delle pratiche di rimborso e nelle procedure amministrative. Senza contare che in virtù del fatto che vivono il proprio quartiere, hanno anche maturato una raccolta dati ed evidenze fotografiche che documentano l'impatto degli allagamenti nei singoli quartieri, fornendo spunti utili alla pianificazione dei tecnici. Fin dall'inizio è apparso chiaro a tutti che la cittadinanza attiva non nasce in contrapposizione alle istituzioni, ma come supporto e stimolo propositivo per arricchire la conoscenza del reticolo idrico capillare.
Nonostante il valore di queste energie civiche, il raccordo tra la cittadinanza organizzata e la macchina amministrativa ha incontrato incomprensibili momenti di fatica e complessità gestionale. Un momento emblematico di questa difficoltà si è registrato la sera del 16 aprile 2026 alla Casa del Popolo di Ponzano, nel comune di Empoli. Durante un incontro pubblico promosso dai residenti per discutere, della manutenzione dei canali e dei cantieri previsti, e di cosa a livello atmosferico si era verificato in quelle fatidiche ore, il pubblico ha preso atto della presenza di due sedie rimaste vuote, destinate ai rappresentanti locali ed enti di gestione. Quell'immagine ha reso evidente quanto sia ancora complesso costruire un tavolo di lavoro continuo e sereno.
Se da un lato le amministrazioni si trovano ad affrontare competenze complesse e vincoli di bilancio, dall'altro la popolazione avverte il bisogno di essere ascoltata e informata con continuità sui tempi e sui progetti in itinere. La crescente frequenza di precipitazioni concentrate richiede aggiornamenti costanti delle infrastrutture urbane, affiancati da una puntuale manutenzione ordinaria delle caditoie e dei fossi di scolo. Appare chiaro come la combinazione tra le capacità tecniche degli enti preposti e le segnalazioni tempestive dei residenti costituisce il modello più efficace per prevenire criticità e intervenire con tempestività.
A riprova di quanto la gestione del rischio idraulico richieda attenzione costante, e che anche a livello politico sia un terreno “scivoloso” per qualunque parte lo tenti di governare amministrando le diverse municipalità, il forte evento temporalesco del 17 settembre 2026 ha provocato nuovi allagamenti di strade e sottopassi nell'Empolese, a causa della repentina saturazione della rete di smaltimento delle acque meteoriche. Purtroppo anche in quel caso, seppur con le dovute differenze, qualcuno ha visto nuovamente materializzarsi lo spettro dell'ennesimo disastro, ed il senso di impotenza e rabbia, ha sicuramente superato esponenzialmente la capacità resiliente di una popolazione che vive nel terrore che ogni nubifragio, possa creare le condizioni per trovarsi nuovamente con l'acqua alla gola nel salotto di casa.
Questo recente episodio - e che molto probabilmente non sarà certamente l'ultimo - conferma come il cambiamento climatico impone un cambio di passo che nessun soggetto può compiere da solo.
Il 9 ottobre scorso, l'Unione Comitati Alluvionati: Alluvionati 14 Marzo, Carraia, San Martino-Serravalle, Santa Maria ha presentato alla stampa, una proposta per affrontare in modo complessivo il rischio idraulico nel territorio empolese. Il documento è stato trasmesso al Sindaco e alla Segreteria generale del Comune di Empoli, chiedendo che venga portato a conoscenza di tutta la Giunta e di tutti i consiglieri comunali. La proposta contiene due richieste: un piano straordinario e integrato per ridurre il rischio idraulico, prendendo spunto anche dall'esperienza avviata a Prato e coinvolgendo tutti gli enti competenti. Un percorso che parta dalla conoscenza dei problemi e arrivi a interventi concreti, finanziati e realizzati. Lo stop alle nuove edificazioni nelle aree a rischio idraulico, cancellando le relative previsioni dal Piano Operativo Comunale. La priorità deve essere proteggere chi vive e lavora già nelle aree esposte a rischio.
Per superare queste incomprensioni, appare oggi fondamentale superare la logica delle distanze e favorire un clima di maggiore fiducia reciproca; spostare il focus dalla critica all'ascolto. Creare spazi di confronto periodici in cui gli enti possano illustrare lo stato delle opere e i cittadini possano rappresentare le criticità riscontrate sul campo. Chiarire le competenze e di conseguenza aiutare la cittadinanza a comprendere i complessi ruoli che si ripartiscono tra Comuni, Regione e Consorzi di Bonifica, evitando percezioni di frammentazione. Ma soprattutto non vedere nei comitati una controparte a prescindere oppositiva, quindi condividerne le priorità; come ad esempio coinvolgere i comitati nelle fasi consultive per la pianificazione degli interventi di piccola e media manutenzione.
Il documento è stato poi presentato venerdì 30 ottobre alla cittadinanza nella frazione di Ponzano - teatro suo malgrado - di ulteriori allagamenti dopo quelli del 3 novembre 2023. Nel frattempo, gli stessi comitati, attraverso i social, dimostrano come altre zone all'interno dei confini comunali, riconosciute come alluvionali con un rischio medio-alto se non addirittura alto, sono già interessate da nuove previsioni edificatorie del Piano Operativo Comunale (POC) . Lo stesso Documento Unico di Programmazione approvato, in cui l'Amministrazione comunale ha dichiarato di non prevedere interventi nelle aree soggette a rischio idraulico. A questo punto la domanda che l'uomo della strada giustamente si pone è semplice: perchè continuare a costruire in zone che sono mappate con cognizione scientifica a livello nazionale ed europeo come zone a rischio? Non sono bastati i morti del 3 novembre, i danni alle case, alle attività commerciali - i danni dei successivi violenti nubifragi - a far comprendere che non è questa la strada da seguire? La speranza di tutti è riposta nella volontà di riaprire un dialogo franco per la collettività, avulso da scelte politiche se non quelle dettate dal comune buonsenso.
Ecco perchè a tre anni dall'alluvione del 2023, la Toscana e l'Empolese hanno di fronte l'opportunità di trasformare la memoria di una tragedia in un modello virtuoso di governance partecipata. Mai come oggi, onorare il ricordo di chi non c'è più significa lavorare affinché le "sedie vuote" si trasformino in tavoli tecnici e assemblee aperte, dove le amministrazioni locali e i comitati dei cittadini devono sedere allo stesso tavolo, alleati.
Il cambiamento climatico non è un'ipotesi lontana, ma una realtà che scorre fuori dalle nostre finestre. Progetti, competenze e ascolto devono quindi tradursi subito in cantieri e tutele concrete. Non c'è più spazio per i rinvii: la sicurezza della nostra comunità si costruisce oggi, o non si costruirà affatto.






