News
percorso: Home > News > Opinioni

Di Stefano: "droga, raccogliamo l'appello di Torrigiani"

19-07-2026 15:18 - Opinioni
di Danilo Di Stefano*

L’articolo pubblicato il 15 luglio scorso da clebs dedicato all’appello dell’amico Filippo Torrigiani sul pericolo rappresentato dal fentanyl, si conclude con una domanda rivolta alla politica empolese: «Qualcun altro risponderà?». Come consigliere comunale di Fratelli d’Italia Empoli e come appartenente alla Polizia di Stato per oltre quarant’anni, dei quali circa trenta trascorsi operando sul territorio empolese, ritengo doveroso raccogliere l’appello di Filippo Torrigiani.

Non per partecipare a una competizione su chi riesca a descrivere lo scenario più allarmante, ma per contribuire a trasformare una preoccupazione fondata in una riflessione seria e, soprattutto, in una proposta concreta. Filippo Torrigiani, consulente da tre legislature della Commissione parlamentare antimafia, ha invitato le forze politiche empolesi a promuovere il prelievo e l’analisi delle acque reflue, coinvolgendo ARPAT, Azienda sanitaria e gli altri organismi competenti. L’obiettivo sarebbe quello di acquisire elementi sulla possibile presenza e diffusione di sostanze stupefacenti, compreso il fentanyl, nel nostro territorio. L’iniziativa è stata rilanciata dall’associazione SiAmo Empoli, insieme alla richiesta di costruire una rete tra istituzioni, scuole, parrocchie, associazioni e centri di aggregazione.

È una proposta che merita attenzione e che non deve cadere nel vuoto. Ma proprio la gravità dell’argomento impone di chiarire che il fenomeno della droga non può essere affrontato attraverso una singola rilevazione, una dichiarazione occasionale o una campagna destinata a esaurirsi nel giro di pochi giorni. L’intervento di Torrigiani prende le mosse dalla recente indagine condotta dai Carabinieri del NAS di Firenze, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Pistoia. L’attività investigativa avrebbe fatto emergere un sistema basato sulla falsificazione di ricette mediche, sulla sottrazione di ricettari e timbri e sull’approvvigionamento illecito di farmaci, anche ad azione stupefacente. Secondo quanto comunicato ufficialmente dai Carabinieri, l’indagine, avviata nel 2025 nell’ambito dei controlli sull’utilizzo illecito del fentanyl, ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di quattro persone. I ricettari e alcuni timbri sarebbero stati sottratti dall’ospedale di Pescia e successivamente utilizzati per ottenere farmaci attraverso prescrizioni falsificate.

Si tratta di fatti che dimostrano come il rischio non riguardi soltanto il tradizionale spaccio di strada. Esiste anche un mercato clandestino alimentato dalla sottrazione di medicinali, dalla falsificazione delle prescrizioni, dall’utilizzo improprio di farmaci oppioidi e dalla loro successiva cessione a persone dipendenti. È quindi giusto domandarsi quale sia la situazione anche nell’Empolese. È altrettanto giusto valutare l’analisi delle acque reflue, purché questa venga inserita in un progetto scientificamente strutturato, ripetuto nel tempo e affidato agli organismi competenti. Un singolo prelievo potrebbe offrire un’indicazione limitata a un determinato momento. Un monitoraggio periodico, effettuato con protocolli uniformi e confrontabile con quello di altri territori, potrebbe invece aiutare a individuare tendenze e cambiamenti nei consumi. Occorre, tuttavia, spiegare correttamente che cosa questi esami possono dirci e che cosa non possono dirci. Le analisi delle acque reflue consentono di rilevare, in forma aggregata e anonima, i residui di determinate sostanze presenti nel sistema fognario. Possono stimare la diffusione complessiva di alcuni consumi e confrontare periodi o territori diversi.

Non consentono, da sole, di identificare i consumatori, i luoghi dello spaccio, le modalità di assunzione, l’origine delle sostanze o le ragioni sociali e personali che alimentano la domanda. Per ottenere un quadro attendibile, i risultati devono essere letti insieme ai dati sui sequestri, agli accessi ai pronto soccorso, alle segnalazioni sanitarie, alle attività dei servizi per le dipendenze, alle denunce e alle informazioni investigative. La complessità, però, non deve diventare un alibi per non agire. Deve essere, al contrario, la ragione per agire meglio. Il fentanyl è un oppioide sintetico impiegato legittimamente in medicina, soprattutto nel trattamento del dolore grave, ma caratterizzato da una potenza estremamente elevata. Il pericolo nasce dal suo utilizzo illecito, dalla sottrazione dal circuito sanitario, dalla produzione clandestina e dalla possibile presenza in compresse contraffatte o in altre droghe, spesso all’insaputa del consumatore. Il mercato europeo delle sostanze psicoattive è inoltre in continua trasformazione.

Accanto al fentanyl sono comparsi nuovi oppioidi sintetici, come i nitazeni, alcuni dei quali presentano una potenza molto elevata. L’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe segnala anche una crescente diffusione di medicinali contraffatti che imitano nell’aspetto prodotti farmaceutici legittimi, ma possono contenere sostanze diverse e particolarmente pericolose. Questo significa che chi acquista una compressa sul web o attraverso canali illegali può non conoscere né la sostanza contenuta né il relativo dosaggio. Una quantità minima può provocare conseguenze gravissime. Il problema deve quindi essere affrontato prima che assuma dimensioni analoghe a quelle registrate in altri Paesi. Ma prevenire non significa diffondere paura senza fornire strumenti di comprensione. Significa informare correttamente, vigilare, raccogliere dati, individuare tempestivamente i segnali di rischio e predisporre risposte adeguate. Ogni epoca ha avuto la propria emergenza.

La storia dovrebbe insegnarci prudenza e, nello stesso tempo, determinazione. Ogni generazione ha conosciuto una propria “nuova emergenza droga”. Tra gli anni Sessanta e Settanta si diffusero la cannabis e le sostanze allucinogene, mentre l’eroina iniziava progressivamente a imporsi come la sostanza più devastante. Negli anni Ottanta l’eroina segnò profondamente intere generazioni, accompagnandosi alle morti per overdose e alla diffusione dell’HIV attraverso lo scambio delle siringhe. Negli anni Novanta aumentarono la disponibilità della cocaina e il consumo di ecstasy e anfetamine, soprattutto nei contesti del divertimento notturno. Nei primi anni Duemila alle sostanze tradizionali si affiancarono ketamina, crack, cannabinoidi sintetici e le cosiddette “designer drugs”, create o modificate anche per eludere temporaneamente i sistemi di controllo. Successivamente internet, il dark web, i social network e i sistemi di messaggistica hanno reso più semplice e immediato l’incontro tra domanda e offerta. Sono aumentati il commercio illegale di medicinali, l’acquisto di sostanze sintetiche e il consumo combinato di droghe, alcol e psicofarmaci. Oggi dobbiamo confrontarci con fentanyl, nitazeni, nuovi oppioidi sintetici, catinoni, cannabinoidi ad alta potenza e medicinali contraffatti.

Le nuove droghe, però, non sostituiscono necessariamente quelle precedenti. Più spesso si aggiungono ad esse. Cannabis, cocaina ed eroina continuano a essere presenti, mentre cambiano la purezza, la potenza, le combinazioni, i canali di vendita e le caratteristiche dei consumatori. È questa stratificazione a rendere il fenomeno sempre più complesso. Se, dopo decenni di leggi, sequestri, processi, campagne informative, comunità terapeutiche e interventi sanitari, siamo ancora qui a parlare di droga, non significa che quanto è stato fatto sia stato inutile. Significa che nessuna singola misura può risolvere da sola un problema che cambia continuamente forma. Non esistono, dunque, soluzioni semplici per problemi complessi. E non è possibile ricostruire l’origine, l’evoluzione e le possibili risposte a un fenomeno di queste dimensioni in venti righe, limitandosi a evocare una circostanza allarmante senza illustrarne le cause, la reale portata e le soluzioni praticabili: prevenzione e repressione devono procedere insieme.

La repressione è indispensabile. Occorre colpire le organizzazioni criminali, sequestrarne patrimoni e profitti, controllare i canali di approvvigionamento, vigilare sui precursori chimici, impedire la sottrazione dei farmaci dalle strutture sanitarie, intensificare i controlli nei luoghi dello spaccio e sviluppare capacità investigative adeguate ai mercati digitali. È necessario contrastare non soltanto i grandi trafficanti, ma anche le reti di distribuzione che operano nei territori, nei luoghi di aggregazione e attraverso il web. La repressione, però, interviene principalmente sull’offerta. Finché resterà elevata la domanda, il mercato criminale cercherà nuove sostanze, nuovi canali e nuovi sistemi per soddisfarla. Per questo la prevenzione non è meno importante dell’attività investigativa. Ma anche in questo campo bisogna evitare le risposte rituali. Portare una volta all’anno centinaia di studenti in un auditorium, mostrare immagini drammatiche e spiegare genericamente che la droga fa male può avere un valore informativo, ma non rappresenta, da solo, una politica di prevenzione. La prevenzione deve essere continuativa, qualificata e differenziata. Deve rivolgersi a tutti i giovani, ma deve anche essere capace di intervenire sui gruppi maggiormente esposti e sulle singole situazioni di fragilità.

Deve sviluppare capacità di scelta, autocontrollo, competenze sociali ed emotive, consapevolezza dei rischi e resistenza alla pressione del gruppo. Deve insegnare a riconoscere le manipolazioni che circolano sul web e contrastare l’idea che l’assunzione di determinate sostanze costituisca un comportamento normale o privo di conseguenze. Famiglie, scuole, servizi sanitari, associazioni sportive, parrocchie, centri di aggregazione e volontariato devono essere coinvolti in un progetto stabile, non convocati soltanto quando un episodio di cronaca riaccende temporaneamente l’attenzione. Occorre inoltre rafforzare i servizi per le dipendenze, rendere più tempestiva la presa in carico e sostenere le famiglie, che spesso si trovano ad affrontare solitudine, paura e difficoltà enormi. Chi ha sviluppato una dipendenza non può essere considerato soltanto un problema di ordine pubblico. Nello stesso tempo, la condizione di dipendenza non può diventare un alibi per ignorare i reati commessi, lo spaccio, le violenze o i danni provocati alla comunità. Su una materia di questa gravità non dovrebbero esistere droghe “di destra” o droghe “di sinistra”.

Non può esserci indulgenza ideologica verso alcune sostanze e propaganda emergenziale verso altre. La politica deve recuperare un approccio bipartisan fondato su obiettivi comuni: proteggere i giovani, sostenere le famiglie, contrastare le organizzazioni criminali, impedire che lo spaccio si radichi nei quartieri e garantire a chi è dipendente concrete possibilità di cura e reinserimento. Essere bipartisan, però, non significa sottoscrivere un documento generico, partecipare a una fotografia collettiva o dichiararsi tutti preoccupati. Significa assumere responsabilità precise. Significa stabilire chi debba fare cosa, con quali risorse, entro quali tempi e attraverso quali indicatori misurabili. Per Empoli, la proposta avanzata da Filippo Torrigiani può rappresentare un punto di partenza. L’analisi delle acque reflue dovrebbe essere valutata seriamente con ARPAT, Azienda sanitaria e gestori del sistema di depurazione, verificandone fattibilità, costi, metodologia e periodicità. Solo così potremmo comprendere quali sostanze circolino realmente, quali fasce di età risultino maggiormente esposte, attraverso quali canali avvenga l’approvvigionamento e quali interventi abbiano prodotto risultati.

Proprio l’esperienza professionale maturata sul territorio mi impone, però, di ricordare che l’allarme, se non è accompagnato dall’analisi e da una strategia, rischia di ridursi a una fiammata emotiva. E quando si parla della vita dei nostri giovani e della sofferenza delle loro famiglie, non possiamo permetterci né propaganda né improvvisazione. Il fenomeno della droga non si combatte negandolo, minimizzandolo o dividendosi politicamente. Ma non si combatte neppure descrivendo scenari apocalittici senza spiegare il significato dei dati, l’origine del problema e le possibili risposte. Servono fermezza, competenza, continuità e capacità di lavorare insieme. Le soluzioni semplici possono funzionare negli slogan. I problemi complessi richiedono istituzioni serie, politiche durature e una classe dirigente all’altezza delle proprie responsabilità.

*Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato in quiescenza
Consigliere comunale Fratelli d’Italia Empoli
Presidente Prima Commissione Consiliare Permanente Affari Generali, Rapporti Istituzionali, Bilancio e Finanze, Pubblica Sicurezza dell’unione dei Comuni del Circondario Empolese Valdelsa