Due inaugurazioni, un ospedale che guarda al futuro: festa al San Giuseppe di Empoli
08-10-2026 14:43 - Primo piano
Ci sono mattinate in cui un ospedale sembra quasi cambiare ritmo. I corridoi sono gli stessi, le porte delle stanze si aprono e si chiudono come ogni giorno, medici e infermieri continuano a muoversi con la consueta rapidità. Ma nell'aria c'è qualcosa di diverso. Al San Giuseppe di Empoli, ieri mattina, c'era il clima delle occasioni importanti: strette di mano, saluti, professionisti riuniti insieme, amministratori e rappresentanti delle istituzioni. E soprattutto la sensazione che, dietro quelle due porte aperte per l'inaugurazione, ci fosse un pezzo di futuro dell'ospedale.
Due inaugurazioni nello stesso giorno, due interventi molto diversi eppure profondamente legati. Da una parte la nuova terapia subintensiva critica, otto posti letto destinati ai pazienti che hanno bisogno di cure e monitoraggio continui, ma che non necessitano della terapia intensiva. Dall'altra una sala multimediale, intitolata a Rita Levi-Montalcini, nata per portare la formazione direttamente dentro l'attività quotidiana dei professionisti e collegare, attraverso la tecnologia, le sale operatorie al mondo della didattica e della ricerca.
A fare da filo conduttore è una parola semplice: crescita. Crescita degli spazi, delle possibilità di cura, delle competenze e, in definitiva, della capacità del San Giuseppe di rispondere alle esigenze di un territorio che guarda al proprio ospedale come a un punto di riferimento.
E così la mattinata è diventata anche l'occasione per raccontare il lavoro che normalmente non si vede: quello necessario per aprire un nuovo reparto, formare il personale, organizzare i percorsi, trovare le risorse e mettere la tecnologia al servizio della medicina. Un lavoro fatto di numeri e investimenti, certo, ma soprattutto di persone.
A tagliare idealmente il nastro delle due novità è stato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, accompagnato dal direttore generale dell’Ausl Toscana centro Valerio Mari, dalla direttrice del presidio ospedaliero Francesca Bellini, dal direttore dell’Anestesia e rianimazione Rosario Spina e dal direttore della Ginecologia e Ostetricia Massimo Gabbanini. Con loro il sindaco di Empoli Alessio Mantellassi, la consigliera regionale ed ex sindaca Brenda Barnini e numerosi professionisti dell'ospedale.
Una presenza istituzionale numerosa, ma soprattutto un'occasione per mettere in evidenza il lavoro quotidiano di chi, dietro agli investimenti e alle inaugurazioni, manda avanti ogni giorno il San Giuseppe.
Otto posti letto per l’area critica
La prima tappa è stata al primo piano del blocco A1. Qui il nuovo spazio di terapia subintensiva critica è pronto a entrare in funzione: otto posti letto che costituiscono la prima parte di un’area complessiva da sedici posti.
Gli altri otto saranno successivamente destinati alla Medicina interna 1, diretta dal professor Roberto Tarquini, per l'attività di alta intensità e subintensiva. I primi pazienti entreranno da lunedì.
Il nuovo setting assistenziale si colloca in quella zona delicata della medicina ospedaliera che sta tra la terapia intensiva e la degenza ordinaria. È qui che possono essere seguiti pazienti che hanno superato la fase più critica, ma che non sono ancora pronti per un reparto tradizionale; oppure persone che, dopo un intervento chirurgico complesso, necessitano di un monitoraggio particolarmente stretto.
Una sorta di “cerniera” all’interno dell’ospedale, capace di rendere più fluidi i passaggi dal pronto soccorso ai reparti, dalla sala operatoria alla degenza e dalla rianimazione alle aree a minore intensità assistenziale.
«È un'apertura di 16 posti letto, otto che partono da subito assegnati al dottor Spina per l'Anestesia e rianimazione e altri otto che saranno della Medicina generale», ha spiegato il direttore generale Valerio Mari. «In realtà è un'installazione gemella, otto più otto. Gli altri otto saranno della Medicina generale e a breve implementeremo il personale per poterli aprire».
Il progetto ha richiesto un investimento di circa cinque milioni di euro per la realizzazione degli spazi, con lavori avviati nel febbraio 2024 e finanziati attraverso le risorse previste dal decreto legge 34/2020, articolo 2.
Ma un reparto nuovo, per quanto moderno e tecnologicamente avanzato, non può funzionare senza le persone che lo abitano. E proprio sul personale si è concentrato Mari, sottolineando la dimensione dello sforzo organizzativo.
«Lo sforzo per noi qui è notevole, perché il dimensionamento è intenso: quattro anestesisti, 16 infermieri e nove OSS», ha detto. «È una zona, diciamo così, un polmone molto importante per scaricare i reparti, per scaricare la terapia intensiva e consentire comunque un livello di complessità notevole».
Nel frattempo, il percorso di inserimento e formazione del personale si è concluso nei mesi scorsi. Per la nuova struttura sono entrati in servizio quattro anestesisti, quattordici infermieri e nove operatori socio-sanitari, figure chiamate a garantire la piena operatività dell’area.
«La disponibilità di posti letto dedicati ai pazienti che necessitano di cure intermedie tra la terapia intensiva e la degenza ordinaria consentirà di rendere più appropriati i percorsi assistenziali», ha sottolineato la direttrice del presidio ospedaliero Francesca Bellini. «Questo permetterà una gestione più efficace dei ricoveri provenienti dal pronto soccorso, dei pazienti nel post operatorio e di coloro che, superata la fase più critica, necessitano ancora di osservazione e monitoraggio prima del trasferimento nei reparti di degenza».
È una funzione che, soprattutto in un ospedale che deve gestire contemporaneamente emergenza, attività chirurgica e ricoveri ordinari, può fare la differenza.
Il direttore dell’Anestesia e rianimazione Rosario Spina ha descritto così il ruolo della nuova struttura: «La subintensiva critica rappresenta un livello assistenziale fondamentale all’interno del percorso dell’emergenza e dell’area critica. Qui potranno essere seguiti pazienti che richiedono un controllo continuo dei parametri vitali e un’assistenza medica e infermieristica particolarmente intensiva».
La nuova area potrà accogliere persone con insufficienze acute d’organo che necessitano di monitoraggio costante e assistenza specialistica avanzata, pazienti provenienti dalla sala operatoria ad elevato rischio anestesiologico e persone già ricoverate che abbiano avuto un peggioramento delle condizioni cliniche.
«La presenza di questa struttura consentirà di modulare meglio i percorsi di cura e di rispondere in maniera ancora più appropriata alle diverse esigenze cliniche», ha aggiunto Spina.
Un investimento che nasce anche dalla stagione del Covid
La seconda parte del progetto affonda le sue radici anche nell'esperienza della pandemia. La nuova organizzazione degli spazi per l'area critica è infatti parte di un percorso di potenziamento che ha trovato impulso proprio durante la stagione del Covid, quando la necessità di disporre di posti letto ad alta e media intensità assistenziale è diventata evidente.
A ricordarlo è stata Brenda Barnini. «Oggi facciamo un primo step rispetto a quello che abbiamo alle nostre spalle, poi ce ne sarà un altro che coinvolge direttamente anche il dottor Tarquini», ha detto la consigliera regionale. «Tutto questo è un po' figlio, lo possiamo dire ad alta voce anche nella stagione del Covid, che è vero che abbiamo alle spalle, ma ce la ricordiamo tutti molto bene».
Barnini ha voluto sottolineare soprattutto il valore dell'investimento pubblico in un momento nel quale, ha osservato, trovare risorse per la sanità è più difficile che in passato. «Se non è mai scontato trovare le risorse necessarie per fare investimenti e quindi migliorare la qualità del servizio e anche l'efficienza di quel servizio, in questo momento è ancora più difficile di sempre», ha affermato.
E da qui è partito un ragionamento più ampio sul modello sanitario toscano e sulla necessità di non dare per scontato ciò che oggi appare acquisito. «Io torno adesso da una missione istituzionale di una settimana a San Francisco. Abbiamo visto un sacco di cose belle, la Silicon Valley, l'intelligenza artificiale che viaggia a 100.000 chilometri all'ora. Siamo andati a visitare anche alcuni centri di ricerca ben sostenuti, finanziati. Tutto bello, tutto vero. Poi però parli con le persone che vivono lì e la prima cosa che ti dicono è che non hanno accesso alle cure sanitarie come ce l'abbiamo noi».
Da qui l'appello a considerare il servizio sanitario pubblico come un patrimonio collettivo da difendere: «Oggi è un giorno di festa, senza dubbio, però il baluardo e la fatica che tutti insieme facciamo nel mantenerlo, questo baluardo, ci deve rendere orgogliosi, consapevoli e far diffondere sempre di più questa consapevolezza anche ai nostri cittadini».
Giani: «Per me il San Giuseppe ha sempre un punto debole»
La mattinata ha avuto anche una dimensione personale per Eugenio Giani. Il presidente della Regione ha ricordato infatti che il San Giuseppe non è per lui un ospedale come gli altri. «Devo dire che c'è una nota affettiva quando io entro al San Giuseppe, anche se non è il luogo fisico, ma io sono nato all'ospedale San Giuseppe di Empoli», ha raccontato.
Una memoria legata al 30 giugno 1959, quando Giani venne al mondo proprio al San Giuseppe. «Quando si parla del San Giuseppe di Empoli per me c'è sempre un punto debole che voi comprendete».
Poi il tono si è fatto istituzionale e politico, con un riferimento alle difficoltà di finanziamento della sanità regionale e agli investimenti necessari per mantenere alto il livello del servizio pubblico. «Per continuare a investire sulla sanità pubblica dovremmo fare un'opera scientifica di individuazione delle cose che veramente necessitano», ha detto Giani. «E in questo caso è un investimento di cui sento l'orgoglio e la necessità».
Il presidente ha ribadito la volontà della Regione di continuare a considerare Empoli un punto importante della rete sanitaria toscana. «Noi abbiamo il pensiero e il desiderio di vederne, come nella sua storia e nella sua cultura, un ospedale di prim'ordine».
Nel suo intervento Giani ha citato anche il percorso di riqualificazione del blocco H e gli interventi sulle strutture territoriali, collegandoli a una strategia più ampia che comprende ospedali, servizi sociosanitari e Case di comunità. «Quando si parla di Empoli si parla fra i 70 interventi delle Case di comunità che attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza abbiamo avuto», ha ricordato, sottolineando l'importanza di continuare a investire anche attraverso le sinergie con il mondo dell'associazionismo e delle realtà private del territorio. Poi una conclusione che ha riportato il discorso al significato più profondo della giornata: «Onestamente mi sento in famiglia e quindi sento che tutti lavoriamo perché l'articolo 32 della Costituzione, che definisce la salute bene fondamentale per il cittadino e interesse generale della collettività, qui sia sapientemente attuato. E quindi grazie davvero di cuore».
Dalla terapia alla formazione: al secondo piano nasce la sala “Rita Levi-Montalcini”
Dal primo al secondo piano. Dalla cura dei pazienti più complessi alla formazione di chi quei pazienti dovrà curarli. La seconda inaugurazione ha portato istituzioni e professionisti nella nuova sala multimediale “Rita Levi-Montalcini”, realizzata grazie al sostegno di diverse aziende del territorio empolese e sanminiatese. È uno spazio diverso da quello della subintensiva, ma non meno strategico. La sala è collegata direttamente alle sale operatorie del presidio, compresa quella robotica, e permetterà di seguire in tempo reale gli interventi chirurgici.
Non soltanto osservazione, ma formazione, discussione, confronto.
Da qui potranno essere organizzati webinar, lezioni, momenti di confronto multidisciplinare e attività didattiche anche con professionisti collegati da altre strutture sanitarie. «La formazione deve essere sempre più integrata nell'attività quotidiana dei professionisti sanitari», ha spiegato ancora Valerio Mari. «Questa sala nasce per favorire la condivisione delle competenze, il confronto tra specialisti e la diffusione delle migliori pratiche cliniche».
Per il direttore generale, il significato dell'investimento è chiaro: «Investire nella crescita professionale significa investire direttamente nella qualità delle cure offerte ai cittadini».
La sala rappresenta in particolare un nuovo strumento per la Ginecologia e Ostetricia di Empoli, una struttura che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita significativa dell'attività chirurgica e ha sviluppato ulteriormente la chirurgia mininvasiva e robotica. Il direttore Massimo Gabbanini ne ha evidenziato il valore concreto. «La possibilità di seguire in diretta procedure chirurgiche complesse e confrontarsi sui casi clinici senza essere fisicamente presenti in sala operatoria amplia le opportunità formative per medici, specializzandi, ostetriche e infermieri», ha spiegato. «È uno strumento che mette insieme tecnologia, didattica e pratica clinica e che contribuirà alla crescita delle competenze professionali».
Il nome di Rita Levi-Montalcini e il ricordo di Greta e Mattia
Non è casuale nemmeno il nome scelto per la nuova sala. “Rita Levi-Montalcini” richiama una figura simbolo della ricerca, della scienza e della formazione. Ma la sala porta con sé anche due ricordi profondamente legati al territorio: quelli di Greta Costa e Mattia Giani, due giovani scomparsi troppo presto.
Greta aveva appena 11 anni quando, lo scorso anno, è morta dopo una grave malattia. Mattia Giani, originario di San Miniato e calciatore del Castelfiorentino, è invece morto nel 2024 all'ospedale di Careggi dopo il malore accusato durante una partita di Eccellenza sul campo del Lanciotto Campi Bisenzio.
La scelta di dedicare lo spazio alla memoria dei due giovani aggiunge alla giornata un elemento emotivo che va oltre la dimensione strettamente sanitaria. La nuova sala, destinata a far crescere le competenze e a migliorare le cure, diventa anche un luogo della memoria del territorio.
Mantellassi: «Gli spazi servono, ma poi c'è chi li fa funzionare»
A chiudere il cerchio è stato ancora Valerio Mari, tornando sul percorso complessivo dell'ospedale empolese. «È un ulteriore tassello nella strategia di potenziamento o comunque di crescita dell'ospedale di Empoli dentro la rete della Toscana Centro», ha spiegato.
Il direttore generale ha parlato anche del ricambio generazionale che ha interessato negli ultimi anni diverse strutture dell'ospedale. «Sono molto contento del percorso fatto insieme con Empoli», ha detto. «Nelle realtà della nostra azienda è una di quelle che partiva con più aspettative, forse correttamente, e che abbiamo intercettato in una fase anche di cambio, un po' generazionale».
Oggi, ha sottolineato, «abbiamo tante figure che, o in maniera temporanea o anche in maniera definitiva, sono a dirigere le strutture operative complesse che poi sono l'ossatura di dipartimenti e ospedali.Mi sembra sia proprio una bella squadra che ci darà soddisfazione».
E la responsabilità, dopo l'investimento, passa inevitabilmente a chi ogni giorno dovrà trasformare quei cinque milioni di euro, quei nuovi posti letto, quelle tecnologie e quella nuova sala in servizi concreti.
«Grazie presidente per rendere possibile tutto questo», ha concluso Mari. «Ora spetta a noi farlo funzionare, diciamo restituire con gli interessi l'investimento».
È forse proprio questa la fotografia più efficace della mattinata al San Giuseppe: un ospedale che inaugura muri e tecnologie, ma che sa che la qualità di una struttura sanitaria non si misura soltanto in metri quadrati, apparecchiature o posti letto. Si misura nella capacità di assistere un paziente nel momento più delicato, di accompagnarlo da un livello di cura all'altro senza interruzioni, di formare un giovane professionista accanto a un collega più esperto, di condividere un intervento chirurgico a distanza e di trasformare la tecnologia in conoscenza.
La terapia subintensiva e la sala multimediale raccontano due facce dello stesso investimento. Una guarda al paziente che arriva oggi. L'altra al professionista che dovrà essere pronto per il paziente di domani.
E, nel mezzo, c'è una comunità ospedaliera che prova a crescere insieme al proprio territorio.
Il sindaco di Empoli Alessio Mantellassi ha scelto di partire proprio da qui: dalla necessità di tenere insieme gli investimenti sulle strutture e il lavoro quotidiano delle persone. «Sono due gli elementi che devono stare insieme: servono gli investimenti sulle strutture, poi c'è il quotidiano che è fatto da chi ci lavora tutti i giorni, dove ci mette la propria professionalità e anche la propria passione per il lavoro che fa», ha detto.
Il sindaco ha ringraziato Giani e Mari per il percorso di investimento in corso sul San Giuseppe e ha ricordato i numerosi cantieri e progetti che riguardano il presidio: dal pronto soccorso al parcheggio, fino al blocco H. «Sono investimenti da un punto di vista anche economico estremamente importanti, ma che rappresentano l'investimento su un presidio ospedaliero che poi è fisicamente a Empoli, ma non è solo della città di Empoli: riguarda un territorio estremamente vasto».
E proprio la terapia subintensiva, secondo Mantellassi, rappresenta un esempio di investimento che forse all'esterno si vede poco, ma che all'interno della macchina ospedaliera può avere un peso enorme. «Questa è una parte che magari esternamente fisicamente non si vede, ma è nel cuore della struttura, è estremamente utile e importante che ci sia».
Poi il sindaco ha voluto spostare l'attenzione dalle mura alle persone. «Gli spazi e gli strumenti chiaramente servono. Poi c'è chi li fa funzionare e chi ci mette dentro la propria professionalità». Un passaggio che è diventato anche un ringraziamento pubblico al personale del San Giuseppe, in un momento nel quale, ha ricordato Mantellassi, non mancano nel dibattito pubblico polemiche e persino aggressioni nei confronti degli operatori sanitari. «Io voglio rappresentare con grande orgoglio la qualità della comunità, medici, infermieri e di tutte le persone che lavorano all'interno dell'ospedale San Giuseppe», ha affermato. «Questa qualità è data dal lavoro che voi fate».
Due inaugurazioni nello stesso giorno, due interventi molto diversi eppure profondamente legati. Da una parte la nuova terapia subintensiva critica, otto posti letto destinati ai pazienti che hanno bisogno di cure e monitoraggio continui, ma che non necessitano della terapia intensiva. Dall'altra una sala multimediale, intitolata a Rita Levi-Montalcini, nata per portare la formazione direttamente dentro l'attività quotidiana dei professionisti e collegare, attraverso la tecnologia, le sale operatorie al mondo della didattica e della ricerca.
A fare da filo conduttore è una parola semplice: crescita. Crescita degli spazi, delle possibilità di cura, delle competenze e, in definitiva, della capacità del San Giuseppe di rispondere alle esigenze di un territorio che guarda al proprio ospedale come a un punto di riferimento.
E così la mattinata è diventata anche l'occasione per raccontare il lavoro che normalmente non si vede: quello necessario per aprire un nuovo reparto, formare il personale, organizzare i percorsi, trovare le risorse e mettere la tecnologia al servizio della medicina. Un lavoro fatto di numeri e investimenti, certo, ma soprattutto di persone.
A tagliare idealmente il nastro delle due novità è stato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, accompagnato dal direttore generale dell’Ausl Toscana centro Valerio Mari, dalla direttrice del presidio ospedaliero Francesca Bellini, dal direttore dell’Anestesia e rianimazione Rosario Spina e dal direttore della Ginecologia e Ostetricia Massimo Gabbanini. Con loro il sindaco di Empoli Alessio Mantellassi, la consigliera regionale ed ex sindaca Brenda Barnini e numerosi professionisti dell'ospedale.
Una presenza istituzionale numerosa, ma soprattutto un'occasione per mettere in evidenza il lavoro quotidiano di chi, dietro agli investimenti e alle inaugurazioni, manda avanti ogni giorno il San Giuseppe.
Otto posti letto per l’area critica
La prima tappa è stata al primo piano del blocco A1. Qui il nuovo spazio di terapia subintensiva critica è pronto a entrare in funzione: otto posti letto che costituiscono la prima parte di un’area complessiva da sedici posti.
Gli altri otto saranno successivamente destinati alla Medicina interna 1, diretta dal professor Roberto Tarquini, per l'attività di alta intensità e subintensiva. I primi pazienti entreranno da lunedì.
Il nuovo setting assistenziale si colloca in quella zona delicata della medicina ospedaliera che sta tra la terapia intensiva e la degenza ordinaria. È qui che possono essere seguiti pazienti che hanno superato la fase più critica, ma che non sono ancora pronti per un reparto tradizionale; oppure persone che, dopo un intervento chirurgico complesso, necessitano di un monitoraggio particolarmente stretto.
Una sorta di “cerniera” all’interno dell’ospedale, capace di rendere più fluidi i passaggi dal pronto soccorso ai reparti, dalla sala operatoria alla degenza e dalla rianimazione alle aree a minore intensità assistenziale.
«È un'apertura di 16 posti letto, otto che partono da subito assegnati al dottor Spina per l'Anestesia e rianimazione e altri otto che saranno della Medicina generale», ha spiegato il direttore generale Valerio Mari. «In realtà è un'installazione gemella, otto più otto. Gli altri otto saranno della Medicina generale e a breve implementeremo il personale per poterli aprire».
Il progetto ha richiesto un investimento di circa cinque milioni di euro per la realizzazione degli spazi, con lavori avviati nel febbraio 2024 e finanziati attraverso le risorse previste dal decreto legge 34/2020, articolo 2.
Ma un reparto nuovo, per quanto moderno e tecnologicamente avanzato, non può funzionare senza le persone che lo abitano. E proprio sul personale si è concentrato Mari, sottolineando la dimensione dello sforzo organizzativo.
«Lo sforzo per noi qui è notevole, perché il dimensionamento è intenso: quattro anestesisti, 16 infermieri e nove OSS», ha detto. «È una zona, diciamo così, un polmone molto importante per scaricare i reparti, per scaricare la terapia intensiva e consentire comunque un livello di complessità notevole».
Nel frattempo, il percorso di inserimento e formazione del personale si è concluso nei mesi scorsi. Per la nuova struttura sono entrati in servizio quattro anestesisti, quattordici infermieri e nove operatori socio-sanitari, figure chiamate a garantire la piena operatività dell’area.
«La disponibilità di posti letto dedicati ai pazienti che necessitano di cure intermedie tra la terapia intensiva e la degenza ordinaria consentirà di rendere più appropriati i percorsi assistenziali», ha sottolineato la direttrice del presidio ospedaliero Francesca Bellini. «Questo permetterà una gestione più efficace dei ricoveri provenienti dal pronto soccorso, dei pazienti nel post operatorio e di coloro che, superata la fase più critica, necessitano ancora di osservazione e monitoraggio prima del trasferimento nei reparti di degenza».
È una funzione che, soprattutto in un ospedale che deve gestire contemporaneamente emergenza, attività chirurgica e ricoveri ordinari, può fare la differenza.
Il direttore dell’Anestesia e rianimazione Rosario Spina ha descritto così il ruolo della nuova struttura: «La subintensiva critica rappresenta un livello assistenziale fondamentale all’interno del percorso dell’emergenza e dell’area critica. Qui potranno essere seguiti pazienti che richiedono un controllo continuo dei parametri vitali e un’assistenza medica e infermieristica particolarmente intensiva».
La nuova area potrà accogliere persone con insufficienze acute d’organo che necessitano di monitoraggio costante e assistenza specialistica avanzata, pazienti provenienti dalla sala operatoria ad elevato rischio anestesiologico e persone già ricoverate che abbiano avuto un peggioramento delle condizioni cliniche.
«La presenza di questa struttura consentirà di modulare meglio i percorsi di cura e di rispondere in maniera ancora più appropriata alle diverse esigenze cliniche», ha aggiunto Spina.
Un investimento che nasce anche dalla stagione del Covid
La seconda parte del progetto affonda le sue radici anche nell'esperienza della pandemia. La nuova organizzazione degli spazi per l'area critica è infatti parte di un percorso di potenziamento che ha trovato impulso proprio durante la stagione del Covid, quando la necessità di disporre di posti letto ad alta e media intensità assistenziale è diventata evidente.
A ricordarlo è stata Brenda Barnini. «Oggi facciamo un primo step rispetto a quello che abbiamo alle nostre spalle, poi ce ne sarà un altro che coinvolge direttamente anche il dottor Tarquini», ha detto la consigliera regionale. «Tutto questo è un po' figlio, lo possiamo dire ad alta voce anche nella stagione del Covid, che è vero che abbiamo alle spalle, ma ce la ricordiamo tutti molto bene».
Barnini ha voluto sottolineare soprattutto il valore dell'investimento pubblico in un momento nel quale, ha osservato, trovare risorse per la sanità è più difficile che in passato. «Se non è mai scontato trovare le risorse necessarie per fare investimenti e quindi migliorare la qualità del servizio e anche l'efficienza di quel servizio, in questo momento è ancora più difficile di sempre», ha affermato.
E da qui è partito un ragionamento più ampio sul modello sanitario toscano e sulla necessità di non dare per scontato ciò che oggi appare acquisito. «Io torno adesso da una missione istituzionale di una settimana a San Francisco. Abbiamo visto un sacco di cose belle, la Silicon Valley, l'intelligenza artificiale che viaggia a 100.000 chilometri all'ora. Siamo andati a visitare anche alcuni centri di ricerca ben sostenuti, finanziati. Tutto bello, tutto vero. Poi però parli con le persone che vivono lì e la prima cosa che ti dicono è che non hanno accesso alle cure sanitarie come ce l'abbiamo noi».
Da qui l'appello a considerare il servizio sanitario pubblico come un patrimonio collettivo da difendere: «Oggi è un giorno di festa, senza dubbio, però il baluardo e la fatica che tutti insieme facciamo nel mantenerlo, questo baluardo, ci deve rendere orgogliosi, consapevoli e far diffondere sempre di più questa consapevolezza anche ai nostri cittadini».
Giani: «Per me il San Giuseppe ha sempre un punto debole»
La mattinata ha avuto anche una dimensione personale per Eugenio Giani. Il presidente della Regione ha ricordato infatti che il San Giuseppe non è per lui un ospedale come gli altri. «Devo dire che c'è una nota affettiva quando io entro al San Giuseppe, anche se non è il luogo fisico, ma io sono nato all'ospedale San Giuseppe di Empoli», ha raccontato.
Una memoria legata al 30 giugno 1959, quando Giani venne al mondo proprio al San Giuseppe. «Quando si parla del San Giuseppe di Empoli per me c'è sempre un punto debole che voi comprendete».
Poi il tono si è fatto istituzionale e politico, con un riferimento alle difficoltà di finanziamento della sanità regionale e agli investimenti necessari per mantenere alto il livello del servizio pubblico. «Per continuare a investire sulla sanità pubblica dovremmo fare un'opera scientifica di individuazione delle cose che veramente necessitano», ha detto Giani. «E in questo caso è un investimento di cui sento l'orgoglio e la necessità».
Il presidente ha ribadito la volontà della Regione di continuare a considerare Empoli un punto importante della rete sanitaria toscana. «Noi abbiamo il pensiero e il desiderio di vederne, come nella sua storia e nella sua cultura, un ospedale di prim'ordine».
Nel suo intervento Giani ha citato anche il percorso di riqualificazione del blocco H e gli interventi sulle strutture territoriali, collegandoli a una strategia più ampia che comprende ospedali, servizi sociosanitari e Case di comunità. «Quando si parla di Empoli si parla fra i 70 interventi delle Case di comunità che attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza abbiamo avuto», ha ricordato, sottolineando l'importanza di continuare a investire anche attraverso le sinergie con il mondo dell'associazionismo e delle realtà private del territorio. Poi una conclusione che ha riportato il discorso al significato più profondo della giornata: «Onestamente mi sento in famiglia e quindi sento che tutti lavoriamo perché l'articolo 32 della Costituzione, che definisce la salute bene fondamentale per il cittadino e interesse generale della collettività, qui sia sapientemente attuato. E quindi grazie davvero di cuore».
Dalla terapia alla formazione: al secondo piano nasce la sala “Rita Levi-Montalcini”
Dal primo al secondo piano. Dalla cura dei pazienti più complessi alla formazione di chi quei pazienti dovrà curarli. La seconda inaugurazione ha portato istituzioni e professionisti nella nuova sala multimediale “Rita Levi-Montalcini”, realizzata grazie al sostegno di diverse aziende del territorio empolese e sanminiatese. È uno spazio diverso da quello della subintensiva, ma non meno strategico. La sala è collegata direttamente alle sale operatorie del presidio, compresa quella robotica, e permetterà di seguire in tempo reale gli interventi chirurgici.
Non soltanto osservazione, ma formazione, discussione, confronto.
Da qui potranno essere organizzati webinar, lezioni, momenti di confronto multidisciplinare e attività didattiche anche con professionisti collegati da altre strutture sanitarie. «La formazione deve essere sempre più integrata nell'attività quotidiana dei professionisti sanitari», ha spiegato ancora Valerio Mari. «Questa sala nasce per favorire la condivisione delle competenze, il confronto tra specialisti e la diffusione delle migliori pratiche cliniche».
Per il direttore generale, il significato dell'investimento è chiaro: «Investire nella crescita professionale significa investire direttamente nella qualità delle cure offerte ai cittadini».
La sala rappresenta in particolare un nuovo strumento per la Ginecologia e Ostetricia di Empoli, una struttura che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita significativa dell'attività chirurgica e ha sviluppato ulteriormente la chirurgia mininvasiva e robotica. Il direttore Massimo Gabbanini ne ha evidenziato il valore concreto. «La possibilità di seguire in diretta procedure chirurgiche complesse e confrontarsi sui casi clinici senza essere fisicamente presenti in sala operatoria amplia le opportunità formative per medici, specializzandi, ostetriche e infermieri», ha spiegato. «È uno strumento che mette insieme tecnologia, didattica e pratica clinica e che contribuirà alla crescita delle competenze professionali».
Il nome di Rita Levi-Montalcini e il ricordo di Greta e Mattia
Non è casuale nemmeno il nome scelto per la nuova sala. “Rita Levi-Montalcini” richiama una figura simbolo della ricerca, della scienza e della formazione. Ma la sala porta con sé anche due ricordi profondamente legati al territorio: quelli di Greta Costa e Mattia Giani, due giovani scomparsi troppo presto.
Greta aveva appena 11 anni quando, lo scorso anno, è morta dopo una grave malattia. Mattia Giani, originario di San Miniato e calciatore del Castelfiorentino, è invece morto nel 2024 all'ospedale di Careggi dopo il malore accusato durante una partita di Eccellenza sul campo del Lanciotto Campi Bisenzio.
La scelta di dedicare lo spazio alla memoria dei due giovani aggiunge alla giornata un elemento emotivo che va oltre la dimensione strettamente sanitaria. La nuova sala, destinata a far crescere le competenze e a migliorare le cure, diventa anche un luogo della memoria del territorio.
Mantellassi: «Gli spazi servono, ma poi c'è chi li fa funzionare»
A chiudere il cerchio è stato ancora Valerio Mari, tornando sul percorso complessivo dell'ospedale empolese. «È un ulteriore tassello nella strategia di potenziamento o comunque di crescita dell'ospedale di Empoli dentro la rete della Toscana Centro», ha spiegato.
Il direttore generale ha parlato anche del ricambio generazionale che ha interessato negli ultimi anni diverse strutture dell'ospedale. «Sono molto contento del percorso fatto insieme con Empoli», ha detto. «Nelle realtà della nostra azienda è una di quelle che partiva con più aspettative, forse correttamente, e che abbiamo intercettato in una fase anche di cambio, un po' generazionale».
Oggi, ha sottolineato, «abbiamo tante figure che, o in maniera temporanea o anche in maniera definitiva, sono a dirigere le strutture operative complesse che poi sono l'ossatura di dipartimenti e ospedali.Mi sembra sia proprio una bella squadra che ci darà soddisfazione».
E la responsabilità, dopo l'investimento, passa inevitabilmente a chi ogni giorno dovrà trasformare quei cinque milioni di euro, quei nuovi posti letto, quelle tecnologie e quella nuova sala in servizi concreti.
«Grazie presidente per rendere possibile tutto questo», ha concluso Mari. «Ora spetta a noi farlo funzionare, diciamo restituire con gli interessi l'investimento».
È forse proprio questa la fotografia più efficace della mattinata al San Giuseppe: un ospedale che inaugura muri e tecnologie, ma che sa che la qualità di una struttura sanitaria non si misura soltanto in metri quadrati, apparecchiature o posti letto. Si misura nella capacità di assistere un paziente nel momento più delicato, di accompagnarlo da un livello di cura all'altro senza interruzioni, di formare un giovane professionista accanto a un collega più esperto, di condividere un intervento chirurgico a distanza e di trasformare la tecnologia in conoscenza.
La terapia subintensiva e la sala multimediale raccontano due facce dello stesso investimento. Una guarda al paziente che arriva oggi. L'altra al professionista che dovrà essere pronto per il paziente di domani.
E, nel mezzo, c'è una comunità ospedaliera che prova a crescere insieme al proprio territorio.
Il sindaco di Empoli Alessio Mantellassi ha scelto di partire proprio da qui: dalla necessità di tenere insieme gli investimenti sulle strutture e il lavoro quotidiano delle persone. «Sono due gli elementi che devono stare insieme: servono gli investimenti sulle strutture, poi c'è il quotidiano che è fatto da chi ci lavora tutti i giorni, dove ci mette la propria professionalità e anche la propria passione per il lavoro che fa», ha detto.
Il sindaco ha ringraziato Giani e Mari per il percorso di investimento in corso sul San Giuseppe e ha ricordato i numerosi cantieri e progetti che riguardano il presidio: dal pronto soccorso al parcheggio, fino al blocco H. «Sono investimenti da un punto di vista anche economico estremamente importanti, ma che rappresentano l'investimento su un presidio ospedaliero che poi è fisicamente a Empoli, ma non è solo della città di Empoli: riguarda un territorio estremamente vasto».
E proprio la terapia subintensiva, secondo Mantellassi, rappresenta un esempio di investimento che forse all'esterno si vede poco, ma che all'interno della macchina ospedaliera può avere un peso enorme. «Questa è una parte che magari esternamente fisicamente non si vede, ma è nel cuore della struttura, è estremamente utile e importante che ci sia».
Poi il sindaco ha voluto spostare l'attenzione dalle mura alle persone. «Gli spazi e gli strumenti chiaramente servono. Poi c'è chi li fa funzionare e chi ci mette dentro la propria professionalità». Un passaggio che è diventato anche un ringraziamento pubblico al personale del San Giuseppe, in un momento nel quale, ha ricordato Mantellassi, non mancano nel dibattito pubblico polemiche e persino aggressioni nei confronti degli operatori sanitari. «Io voglio rappresentare con grande orgoglio la qualità della comunità, medici, infermieri e di tutte le persone che lavorano all'interno dell'ospedale San Giuseppe», ha affermato. «Questa qualità è data dal lavoro che voi fate».
Emilio Chiorazzo






