E il ciuco empolese volò anche... in Francia
04-09-2026 20:26 - Primo piano
di Emilio Chiorazzo
La scoperta è davvero curiosa, perché aggiunge un tassello internazionale alla storia del Volo del Ciuco: non soltanto una tradizione empolese raccontata per secoli, ma una vicenda che, almeno in questa forma, arrivò anche sulle pagine di una rivista francese per ragazzi
Dalla Biblioteca Gallica di Parigi spunta una curiosa illustrazione francese dedicata al «Volo del Ciuco». La scoperta è di Enrico Tofanelli e riapre il viaggio internazionale di una delle leggende più singolari di Empoli, ancor oggi in vita grazie all'Associazione La Compagnia di Sant'Andrea che ne ripropone la rievocazione ogni anno.
Nella illustrazione scoperta da Tofanelli c'è un asino che vola sopra Empoli. E, a quanto pare, almeno nella fantasia dei disegnatori, è riuscito a volare molto più lontano: fino a Parigi.
La nuova, curiosa tessera di questa storia è stata individuata da Enrico Tofanelli, vicepresidente di ProEmpoli, l'associazione culturale impegnata nella valorizzazione della storia locale, oltre che appassionato e studioso delle vicende empolesi. Durante alcune ricerche alla Bibliothèque nationale de France, nella Biblioteca Gallica, Tofanelli si è imbattuto in una pagina illustrata della rivista francese La Semaine de Suzette che racconta proprio una vicenda legata a Empoli e al suo celeberrimo asino volante. La Semaine de Suzette ( La settimana di Suzette ) iniziò le pubblicazioni nel 1905 come rivista destinata alle ragazze francesi cattoliche conservatrici, pubblicata da Gautier & Languereau . Il fondatore era Henri Gautier. Conteneva storie e fumetti, ma anche modelli per vestiti di bambole. Veniva pubblicata settimanalmente il giovedì. Il primo numero apparve il 2 febbraio 1905 e l'ultimo il 25 agosto 1960, con una pausa durante la seconda guerra mondiale dal 6 giugno 1940 al 30 maggio 1946.
Il titolo della storia è già tutto un programma: «L'âne avait volé», cioè «L'asino aveva volato».
Non è una semplice citazione. La rivista francese ricostruisce, attraverso una sequenza di vignette, una vera e propria avventura ambientata nell'Italia del passato: Empoli, San Miniato, un assedio, una sfida impossibile e, naturalmente, un asino che finisce per prendere il volo.
La particolarità è anche grafica. Non siamo ancora davanti al fumetto moderno fatto di nuvolette: sotto ogni vignetta compare infatti una didascalia narrativa che racconta l'azione e contiene, tra virgolette francesi, le parole dei protagonisti. Ne nasce una sorta di racconto illustrato nel quale la leggenda empolese diventa una piccola epopea destinata ai lettori francesi.
La storia narrata dalla rivista parte da una guerra tra Empoli e San Miniato. Secondo il racconto, nel XVI secolo Empoli avrebbe posto sotto assedio la città vicina, considerata praticamente inespugnabile per la sua posizione elevata e per le sue fortificazioni.
Gli assedianti tentano più volte di espugnare la rocca, ma senza successo. Dalle mura, gli assediati possono quindi permettersi di deridere i nemici. Ed è qui che entra in scena la frase destinata a diventare il cuore della leggenda: il capo della città sfida gli empolesi, sostenendo che San Miniato cadrà soltanto quando gli asini di Empoli voleranno. Una provocazione che, nella versione francese, viene presa tremendamente sul serio. Il comandante empolese decide infatti di dimostrare che gli asini possono davvero volare. Fa radunare le truppe nella piazza, vicino alla chiesa, e prepara una sorta di spettacolare esperimento ante litteram.
Ai piedi del campanile vengono sistemati numerosi materassi. Poi, sulla terrazza della torre, compare proprio lui: l'asino. Il trucco è ingegnoso e surreale. Intorno all'animale viene costruita una struttura ricoperta di stoffe e piume; quando il ciuco viene spinto nel vuoto, il tessuto si gonfia e funziona, nella fantasia del racconto, come un rudimentale paracadute. L'animale atterra sui materassi sano e salvo.Ed esplode il grido della folla:«L'asino ha volato! L'asino ha volato!» A quel punto, il comandante empolese può proclamare che la profezia si è avverata: se l'asino ha volato, anche San Miniato può essere conquistata.
L'esercito parte all'attacco, irrompe nella fortezza e costringe gli avversari alla resa. E il lieto fine è persino più curioso: tornato a Empoli, il ciuco viene portato in trionfo e gli viene garantita una vita tranquilla nelle scuderie del comandante.
Una storia evidentemente costruita per il gusto dell'avventura, dell'ironia e della meraviglia. Ma il suo protagonista è assolutamente autentico: il ciuco di Empoli.
Le radici di questa vicenda affondano nella memoria popolare empolese e soprattutto nella straordinaria fortuna di un poema eroicomico del Seicento: La presa di Samminiato, scritto dall'empolese Ippolito Neri (1652-1709). La ricostruzione ufficiale della tradizione empolese invita però a procedere con cautela: la leggenda secondo cui il Volo del Ciuco sarebbe nato nel 1397 come sberleffo ai sanminiatesi non ha un vero fondamento storico documentario. È una costruzione successiva che si innesta su un fatto storico realmente accaduto.
Nel 1397 San Miniato si ribellò al dominio fiorentino. Gli Empolesi, insieme alle forze della Lega di Empoli, parteciparono alla repressione della rivolta. È questo episodio reale che, nel corso del tempo, sarebbe stato trasformato dalla letteratura e dalla tradizione in una gigantesca burla ai danni dei sanminiatesi. Neri, con il suo gusto eroicomico, aggiunse alla vicenda una serie di elementi fantastici e grotteschi.
Il più famoso è probabilmente quello delle capre con i lumini. L'astuto capitano empolese Cantino Cantini avrebbe infatti raccolto un grande numero di capre e pecore, facendo legare loro dei lumi alle corna. Durante la notte, il gregge fu fatto muovere davanti alla rocca di San Miniato.
Da lontano, quelle centinaia di luci sembravano le torce di un gigantesco esercito. Lo stratagemma avrebbe ingannato i difensori, inducendoli alla resa. È una storia che ricorda da vicino il famoso stratagemma attribuito ad Annibale, ma trasportato in salsa toscana e trasformato in una gigantesca burla campanilistica. Il Comune di Empoli stesso presenta questa parte del racconto come un episodio appartenente alla costruzione leggendaria del poema di Neri.
Ma perché proprio un asino? La risposta è nelle parole che Ippolito Neri mette in bocca a Silvera, la comandante dei sanminiatesi. Il senso della sua risposta agli empolesi è: prima si vedranno gli asini volare nel cielo che San Miniato cadere nelle mani degli Empolesi. È quella frase, secondo la tradizione, a trasformarsi nella genesi narrativa del Volo del Ciuco. Gli Empolesi, dopo la vittoria, avrebbero deciso di dimostrare che anche ciò che sembrava impossibile poteva diventare possibile: far volare davvero un asino. La leggenda nasce quindi da una sorta di sfida trasformata in beffa. La ricerca storica ha però messo in evidenza un particolare fondamentale: il Volo del Ciuco potrebbe essere molto più antico della leggenda di Neri. Una testimonianza importante risale addirittura ai primi anni del Cinquecento: in una raccolta di rime attribuite a Francesco Berni e ad altri autori contemporanei compare infatti un riferimento agli Empolesi che «l'Asino mutar fanno in uccello». Questo significa che la tradizione era già conosciuta prima che Ippolito Neri scrivesse il suo poema.
Ed è proprio qui che rimane aperto uno dei misteri più affascinanti: quando nacque realmente il Volo del Ciuco e perché? Gli studi storici non hanno ancora trovato una risposta definitiva. Un volo vero, e tutt'altro che simbolico. Per secoli, però, il ciuco volò davvero. Non nel senso raccontato dalla pagina francese, naturalmente.
Nel giorno del Corpus Domini un asinello veniva portato sulla sommità del campanile della Collegiata di Sant'Andrea e fatto scendere lungo una fune attraverso la piazza, fino al loggiato di Palazzo Ghibellino. Era uno spettacolo popolare enorme, capace di attirare migliaia di persone. E il volo aveva anche un significato divinatorio: dal modo in cui l'animale compiva la sua discesa si traevano presagi sull'andamento dei raccolti.
La tradizione venne definitivamente abolita nel 1861, nel clima successivo all'Unità d'Italia. A pesare furono sia la crudeltà nei confronti dell'animale sia il carattere di rivalità campanilistica che la festa aveva assunto nei confronti di San Miniato.
Il ciuco sarebbe però tornato a volare, questa volta senza sofferenze per gli animali, nelle rievocazioni moderne. Dal 2008 la tradizione è stata riproposta con un asino finto, trasformando una pratica antica in un appuntamento folkloristico e storico.
E poi arrivò… Topolino
Ma la scoperta francese di Tofanelli non è il primo viaggio internazionale del ciuco empolese. Anzi, c'è un precedente che ha dell'incredibile. Nel maggio 1983, il Volo del Ciuco entrò addirittura nell'universo Disney. Era il numero 1431 di Topolino. In quella storia, secondo la ricostruzione riportata dalla stampa locale, Zio Paperone racconta a Paperino la storia del Volo del Ciuco mentre i due sono diretti verso Siviglia.
La cosa non rimase confinata alle pagine del fumetto. Trent'anni dopo, nel 2013, due ragazzi svedesi di 16 e 17 anni arrivarono a Empoli proprio perché avevano letto su Topolino la storia del ciuco volante. Entrarono al Museo del Vetro e chiesero informazioni sulla tradizione.
Volevano sapere se quella storia fosse vera e se il Volo del Ciuco esistesse ancora. La risposta, naturalmente, fu sì. È uno degli episodi più belli per capire come una tradizione apparentemente locale possa diventare, attraverso un fumetto, una storia capace di viaggiare per l'Europa.
E non è finita lì: nel 2004 una mostra dedicata alle tradizioni popolari presentò anche tavole di Topolino dedicate al Volo del Ciuco e alla presa di San Miniato.
Ed ecco allora che la scoperta di Tofanelli assume un significato ancora più curioso. Prima la tradizione orale, poi la letteratura eroicomica di Ippolito Neri. Poi le cronache, le rievocazioni, le testimonianze e persino i riferimenti letterari. Poi Topolino, che porta il ciuco nelle case di generazioni di bambini italiani. E adesso questa pagina francese, rintracciata nella Biblioteca Gallica di Parigi, che dimostra come la vicenda di Empoli sia stata trasformata in una storia illustrata per giovani lettori francesi. È quasi una seconda vita della leggenda.
La scoperta è davvero curiosa, perché aggiunge un tassello internazionale alla storia del Volo del Ciuco: non soltanto una tradizione empolese raccontata per secoli, ma una vicenda che, almeno in questa forma, arrivò anche sulle pagine di una rivista francese per ragazzi
Dalla Biblioteca Gallica di Parigi spunta una curiosa illustrazione francese dedicata al «Volo del Ciuco». La scoperta è di Enrico Tofanelli e riapre il viaggio internazionale di una delle leggende più singolari di Empoli, ancor oggi in vita grazie all'Associazione La Compagnia di Sant'Andrea che ne ripropone la rievocazione ogni anno.
Nella illustrazione scoperta da Tofanelli c'è un asino che vola sopra Empoli. E, a quanto pare, almeno nella fantasia dei disegnatori, è riuscito a volare molto più lontano: fino a Parigi.
La nuova, curiosa tessera di questa storia è stata individuata da Enrico Tofanelli, vicepresidente di ProEmpoli, l'associazione culturale impegnata nella valorizzazione della storia locale, oltre che appassionato e studioso delle vicende empolesi. Durante alcune ricerche alla Bibliothèque nationale de France, nella Biblioteca Gallica, Tofanelli si è imbattuto in una pagina illustrata della rivista francese La Semaine de Suzette che racconta proprio una vicenda legata a Empoli e al suo celeberrimo asino volante. La Semaine de Suzette ( La settimana di Suzette ) iniziò le pubblicazioni nel 1905 come rivista destinata alle ragazze francesi cattoliche conservatrici, pubblicata da Gautier & Languereau . Il fondatore era Henri Gautier. Conteneva storie e fumetti, ma anche modelli per vestiti di bambole. Veniva pubblicata settimanalmente il giovedì. Il primo numero apparve il 2 febbraio 1905 e l'ultimo il 25 agosto 1960, con una pausa durante la seconda guerra mondiale dal 6 giugno 1940 al 30 maggio 1946.
Il titolo della storia è già tutto un programma: «L'âne avait volé», cioè «L'asino aveva volato».
Non è una semplice citazione. La rivista francese ricostruisce, attraverso una sequenza di vignette, una vera e propria avventura ambientata nell'Italia del passato: Empoli, San Miniato, un assedio, una sfida impossibile e, naturalmente, un asino che finisce per prendere il volo.
La particolarità è anche grafica. Non siamo ancora davanti al fumetto moderno fatto di nuvolette: sotto ogni vignetta compare infatti una didascalia narrativa che racconta l'azione e contiene, tra virgolette francesi, le parole dei protagonisti. Ne nasce una sorta di racconto illustrato nel quale la leggenda empolese diventa una piccola epopea destinata ai lettori francesi.
La storia narrata dalla rivista parte da una guerra tra Empoli e San Miniato. Secondo il racconto, nel XVI secolo Empoli avrebbe posto sotto assedio la città vicina, considerata praticamente inespugnabile per la sua posizione elevata e per le sue fortificazioni.
Gli assedianti tentano più volte di espugnare la rocca, ma senza successo. Dalle mura, gli assediati possono quindi permettersi di deridere i nemici. Ed è qui che entra in scena la frase destinata a diventare il cuore della leggenda: il capo della città sfida gli empolesi, sostenendo che San Miniato cadrà soltanto quando gli asini di Empoli voleranno. Una provocazione che, nella versione francese, viene presa tremendamente sul serio. Il comandante empolese decide infatti di dimostrare che gli asini possono davvero volare. Fa radunare le truppe nella piazza, vicino alla chiesa, e prepara una sorta di spettacolare esperimento ante litteram.
Ai piedi del campanile vengono sistemati numerosi materassi. Poi, sulla terrazza della torre, compare proprio lui: l'asino. Il trucco è ingegnoso e surreale. Intorno all'animale viene costruita una struttura ricoperta di stoffe e piume; quando il ciuco viene spinto nel vuoto, il tessuto si gonfia e funziona, nella fantasia del racconto, come un rudimentale paracadute. L'animale atterra sui materassi sano e salvo.Ed esplode il grido della folla:«L'asino ha volato! L'asino ha volato!» A quel punto, il comandante empolese può proclamare che la profezia si è avverata: se l'asino ha volato, anche San Miniato può essere conquistata.
L'esercito parte all'attacco, irrompe nella fortezza e costringe gli avversari alla resa. E il lieto fine è persino più curioso: tornato a Empoli, il ciuco viene portato in trionfo e gli viene garantita una vita tranquilla nelle scuderie del comandante.
Una storia evidentemente costruita per il gusto dell'avventura, dell'ironia e della meraviglia. Ma il suo protagonista è assolutamente autentico: il ciuco di Empoli.
Le radici di questa vicenda affondano nella memoria popolare empolese e soprattutto nella straordinaria fortuna di un poema eroicomico del Seicento: La presa di Samminiato, scritto dall'empolese Ippolito Neri (1652-1709). La ricostruzione ufficiale della tradizione empolese invita però a procedere con cautela: la leggenda secondo cui il Volo del Ciuco sarebbe nato nel 1397 come sberleffo ai sanminiatesi non ha un vero fondamento storico documentario. È una costruzione successiva che si innesta su un fatto storico realmente accaduto.
Nel 1397 San Miniato si ribellò al dominio fiorentino. Gli Empolesi, insieme alle forze della Lega di Empoli, parteciparono alla repressione della rivolta. È questo episodio reale che, nel corso del tempo, sarebbe stato trasformato dalla letteratura e dalla tradizione in una gigantesca burla ai danni dei sanminiatesi. Neri, con il suo gusto eroicomico, aggiunse alla vicenda una serie di elementi fantastici e grotteschi.
Il più famoso è probabilmente quello delle capre con i lumini. L'astuto capitano empolese Cantino Cantini avrebbe infatti raccolto un grande numero di capre e pecore, facendo legare loro dei lumi alle corna. Durante la notte, il gregge fu fatto muovere davanti alla rocca di San Miniato.
Da lontano, quelle centinaia di luci sembravano le torce di un gigantesco esercito. Lo stratagemma avrebbe ingannato i difensori, inducendoli alla resa. È una storia che ricorda da vicino il famoso stratagemma attribuito ad Annibale, ma trasportato in salsa toscana e trasformato in una gigantesca burla campanilistica. Il Comune di Empoli stesso presenta questa parte del racconto come un episodio appartenente alla costruzione leggendaria del poema di Neri.
Ma perché proprio un asino? La risposta è nelle parole che Ippolito Neri mette in bocca a Silvera, la comandante dei sanminiatesi. Il senso della sua risposta agli empolesi è: prima si vedranno gli asini volare nel cielo che San Miniato cadere nelle mani degli Empolesi. È quella frase, secondo la tradizione, a trasformarsi nella genesi narrativa del Volo del Ciuco. Gli Empolesi, dopo la vittoria, avrebbero deciso di dimostrare che anche ciò che sembrava impossibile poteva diventare possibile: far volare davvero un asino. La leggenda nasce quindi da una sorta di sfida trasformata in beffa. La ricerca storica ha però messo in evidenza un particolare fondamentale: il Volo del Ciuco potrebbe essere molto più antico della leggenda di Neri. Una testimonianza importante risale addirittura ai primi anni del Cinquecento: in una raccolta di rime attribuite a Francesco Berni e ad altri autori contemporanei compare infatti un riferimento agli Empolesi che «l'Asino mutar fanno in uccello». Questo significa che la tradizione era già conosciuta prima che Ippolito Neri scrivesse il suo poema.
Ed è proprio qui che rimane aperto uno dei misteri più affascinanti: quando nacque realmente il Volo del Ciuco e perché? Gli studi storici non hanno ancora trovato una risposta definitiva. Un volo vero, e tutt'altro che simbolico. Per secoli, però, il ciuco volò davvero. Non nel senso raccontato dalla pagina francese, naturalmente.
Nel giorno del Corpus Domini un asinello veniva portato sulla sommità del campanile della Collegiata di Sant'Andrea e fatto scendere lungo una fune attraverso la piazza, fino al loggiato di Palazzo Ghibellino. Era uno spettacolo popolare enorme, capace di attirare migliaia di persone. E il volo aveva anche un significato divinatorio: dal modo in cui l'animale compiva la sua discesa si traevano presagi sull'andamento dei raccolti.
La tradizione venne definitivamente abolita nel 1861, nel clima successivo all'Unità d'Italia. A pesare furono sia la crudeltà nei confronti dell'animale sia il carattere di rivalità campanilistica che la festa aveva assunto nei confronti di San Miniato.
Il ciuco sarebbe però tornato a volare, questa volta senza sofferenze per gli animali, nelle rievocazioni moderne. Dal 2008 la tradizione è stata riproposta con un asino finto, trasformando una pratica antica in un appuntamento folkloristico e storico.
E poi arrivò… Topolino
Ma la scoperta francese di Tofanelli non è il primo viaggio internazionale del ciuco empolese. Anzi, c'è un precedente che ha dell'incredibile. Nel maggio 1983, il Volo del Ciuco entrò addirittura nell'universo Disney. Era il numero 1431 di Topolino. In quella storia, secondo la ricostruzione riportata dalla stampa locale, Zio Paperone racconta a Paperino la storia del Volo del Ciuco mentre i due sono diretti verso Siviglia.
La cosa non rimase confinata alle pagine del fumetto. Trent'anni dopo, nel 2013, due ragazzi svedesi di 16 e 17 anni arrivarono a Empoli proprio perché avevano letto su Topolino la storia del ciuco volante. Entrarono al Museo del Vetro e chiesero informazioni sulla tradizione.
Volevano sapere se quella storia fosse vera e se il Volo del Ciuco esistesse ancora. La risposta, naturalmente, fu sì. È uno degli episodi più belli per capire come una tradizione apparentemente locale possa diventare, attraverso un fumetto, una storia capace di viaggiare per l'Europa.
E non è finita lì: nel 2004 una mostra dedicata alle tradizioni popolari presentò anche tavole di Topolino dedicate al Volo del Ciuco e alla presa di San Miniato.
Ed ecco allora che la scoperta di Tofanelli assume un significato ancora più curioso. Prima la tradizione orale, poi la letteratura eroicomica di Ippolito Neri. Poi le cronache, le rievocazioni, le testimonianze e persino i riferimenti letterari. Poi Topolino, che porta il ciuco nelle case di generazioni di bambini italiani. E adesso questa pagina francese, rintracciata nella Biblioteca Gallica di Parigi, che dimostra come la vicenda di Empoli sia stata trasformata in una storia illustrata per giovani lettori francesi. È quasi una seconda vita della leggenda.






