Ecco i nuovi spazi di Prodigy Academy: è qui che nasce il futuro
15-04-2026 21:53 - Primo piano
C'è un momento, nelle città di provincia, in cui il futuro smette di essere una parola astratta e prende forma concreta: muri nuovi, luci accese, ragazzi che entrano con gli occhi pieni di possibilità. A Empoli, quel momento ha avuto il volto dei nuovi laboratori dell'ITS Academy Prodigi. Non è stata una semplice inaugurazione. È sembrata piuttosto una dichiarazione d'intenti. A pochi metri dalla vecchia sede, nel cuore del polo tecnologico empolese, i nuovi spazi raccontano già una storia diversa: quattro aule al posto di due, corridoi più ampi, postazioni che non aspettano lezioni frontali ma esperimenti, errori, tentativi.
L'ampliamento è stato reso possibile grazie a un intreccio virtuoso di risorse – dal PNRR ai bandi della Regione Toscana – ma ciò che colpisce non è tanto la provenienza dei fondi quanto la direzione in cui sono stati investiti: non muri, ma futuro.
Due spazi, più di tutti, sintetizzano questa ambizione. L'Aula Cupertino non è solo un laboratorio tecnologico: è un ambiente immersivo dove l'ecosistema Apple diventa linguaggio quotidiano. Qui si impara facendo, con strumenti certificati, dentro una didattica che parla già la lingua delle aziende.
Poi c'è la Experience Prodigi, il cuore pulsante della sperimentazione. Visori di realtà virtuale, stampanti 3D, guanti aptici: oggetti che fino a pochi anni fa appartenevano all'immaginario futuristico e che oggi permettono agli studenti di “toccare” il virtuale, di sentire la consistenza di un materiale che non esiste, di progettare mondi prima ancora che oggetti.
È qui che la formazione smette di essere teoria e diventa esperienza.
“Qui si sbaglia per imparare davvero”, dice, in sostanza, Paola Castellacci, mentre osserva i nuovi spazi riempirsi di studenti, docenti, imprenditori. "L'Its è una scuola biennale - spiega - In Sesa, dal 2022 abbiamo attivato quattro annualità, per un totale di 21 corsi, coinvolgendo poco più di cinquecento allievi, la cui età media si aggira intorno ai 21 anni".
Un neo? solo 62 sono le ragazze. "Un 12 per cento scarso - spiega Paola Castellacci - Un dato che ci spinge a lavorare per migliorarlo".
Dietro i numeri, ci sono i propositi, gli obiettivi, i traguardi. “Abituare i ragazzi a essere ambiziosi, a voler fare qualcosa di ben fatto: anche questo è educazione.” È forse tutta qui, in questa frase, la cifra più autentica dell'intervento di Paola Castellacci. Non un semplice discorso tecnico, il suo. Non un elenco di numeri, ma il racconto di una visione che tiene insieme concretezza e futuro, dati e persone, infrastrutture e possibilità. “Questa struttura deve essere vissuta da tutti: scuole, imprese, territorio. È una piattaforma aperta”, sottolinea, insistendo sull'idea di un luogo che non si chiude in se stesso ma si offre come laboratorio condiviso.
E poi il cuore del modello ITS: “Un anno in aula, un anno in azienda. Qui si impara lavorando davvero”, una sintesi efficace di un percorso che costruisce un ponte reale tra formazione e lavoro.
Tocca a lei fare il racconto di quel che accade in questa giornata, davanti a una platea stracolma di gente. Soprattutto di giovani studenti. Sono quelli che frequentano a Empoli. Altri sono in collegamento da Arezzo e da Pisa.
Le sue parole non hanno il tono celebrativo delle inaugurazioni, ma quello concreto di chi conosce il peso delle responsabilità: costruire un ponte tra formazione e lavoro. Un ponte solido, attraversabile.
Accanto a lei, Barbara Antonini, coordinatrice del presidio territoriale Empolese Valdelsa di Confindustria Toscana Centro e Costa, richiama il tema che più interessa alle imprese: la fame di competenze. L'Empolese Valdelsa, con la sua identità manifatturiera, ha bisogno di giovani pronti, aggiornati, immediatamente operativi. E gli ITS – con il loro approccio pratico – rappresentano oggi una risposta credibile, forse la più concreta. "Quando si investe in formazione - ha detto Antonini - si investe sul territorio. E si investe nel futuro del territorio. Gli Its si propongono di colmare il divario tra scuola e mondo del lavoro"
Non è un caso che l'inaugurazione si sia svolta nel giorno dedicato a Leonardo da Vinci. Il giorno del suo compleanno. E non è un dettaglio simbolico. Perché in queste aule si respira qualcosa che richiama proprio l'idea leonardiana del sapere: contaminazione tra arte e tecnica, tra immaginazione e ingegneria. Di Leonardo, come pretesto per parlare dell'intelligenza artificiale, della sua velocità di penetrazione nei settori della nostra vita, dell'importanza che ha conoscerne le potenzialità, ha parlato in una interessante relazione Rosario Sica, docente di Innovazione e Intelligenza Artificiale al Graduate School of Management del Politecnico di Milano.
L'evento, “Dove nasce il nuovo Made in Italy”, inserito nelle iniziative del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha voluto sottolineare proprio questo: il futuro della produzione italiana passa da qui, da luoghi in cui si progettano competenze prima ancora che prodotti.
Il sindaco Alessio Mantellassi lo dice senza giri di parole: “Qui nasce il Made in Empoli”. Non come slogan, ma come direzione. E le coordinate che dà il primo cittadino sono fatte di progetti che parlano di futuro, più o meno vicini: il proseguimento della circonvallazione che collega Carraia con Ponzano, già finanziata, i progetti degli impianti sportivi nella zona di Villanuova.
"Un territorio, per essere competitivo, ha bisogno di infrastrutture. Ma ancora di più ha bisogno di visione.” Nell'intervento del sindaco Alessio Mantellassi, c'è tutta la direzione che Empoli sta cercando di imprimere al proprio sviluppo: tenere insieme crescita economica, formazione e qualità del lavoro. Non è un caso che il primo riferimento sia al piano strutturale comunale, dentro cui – spiega – “si disegnano le strategie di sviluppo e di crescita dei prossimi anni del nostro territorio”, con una novità importante: il rafforzamento del welfare aziendale e la centralità sempre più marcata del polo tecnologico. “Sta dentro le strategie del futuro – sottolinea – perché qui si gioca una parte della competitività del territorio.”
Accanto alla visione, però, ci sono scelte concrete. Il sindaco richiama gli interventi infrastrutturali già avviati: “Abbiamo dato subito le risorse per la progettazione, che mancava, e oggi il progetto è quasi esecutivo. Abbiamo ottenuto i finanziamenti dalla Regione Toscana e entro l'anno andremo in gara.”
Un passaggio che riguarda collegamenti e viabilità, ma che si inserisce in un quadro più ampio: creare le condizioni perché le imprese possano crescere. Perché è proprio qui, in questo pezzo di città, che si concentra una trasformazione profonda. “Questo luogo rappresenta una delle novità più importanti degli ultimi trent'anni della storia produttiva del territorio”, afferma Mantellassi, ricordando come Empoli resti una città manifatturiera legata alla moda, ma stia diventando sempre più anche un centro di innovazione tecnologica, informatica e dei servizi avanzati. “Dobbiamo proteggere questa pluralità”, avverte, perché è proprio la diversificazione a rendere più solido il sistema economico, capace di resistere anche nei momenti più difficili. I numeri, in questo senso, parlano chiaro: “Siamo tra i territori con il più basso tasso di disoccupazione in Toscana, sotto il 3%, con oltre 7.000 imprese e più di 21.000 occupati.”
Ma per il sindaco il punto non è solo quantitativo. Il vero nodo è il rapporto tra impresa e lavoro: “Quando il tema dell'impresa tiene insieme quello dell'occupazione, questo è il binomio fondamentale.” E per far funzionare questo equilibrio servono infrastrutture – fisiche e immateriali – ma soprattutto formazione. È qui che entra in gioco il ruolo dell'ITS Prodigi. “Dobbiamo creare le condizioni perché i giovani possano scegliere un lavoro di qualità, non subirlo”, afferma, sottolineando quanto sia decisivo offrire percorsi formativi capaci di accompagnare davvero verso l'occupazione. In una città dove il tessuto produttivo è forte, la sfida è proprio questa: mettere in connessione scuola e impresa in modo stabile. “Per chi fa impresa, avere ragazzi e ragazze con una formazione adeguata è fondamentale”, aggiunge, riconoscendo il valore di un sistema che prepara competenze immediatamente spendibili.
Sul palco dell'Auditorium di Sesa in via Piovola sono saliti, per un saluto, il presidente della Regione Eugenio Giani, che ha sottolinato come, le Regioni siano i maggiori finanziatori degli Its (in Toscana ce ne sono dieci). "Questo è un Its fortunato perché nasce da una azienda strutturata, la Sesa, realtà sempre più importante nel panorama economico del nostro Paese", sottolinea il presidente della Toscana.
Tra gli ospiti, Guido Torrielli, presidente della Rete ITS Italy, porta uno sguardo nazionale. Il suo intervento è quasi un monito: l'Italia è ancora indietro sulle competenze digitali di base, e senza un'accelerazione rischia di perdere terreno.
E, a chiudere gli interventi, prima del taglio del nastro, è stata l'assessora regionale ai rapporti con le istituzioni scolastiche e ITS Alessandra Nardini. “Siamo davvero felici di vedere i frutti del nostro lavoro e del nostro impegno.” Le parole di Alessandra Nardini hanno il tono di chi rivendica un percorso costruito nel tempo, ma soprattutto di chi guarda avanti, consapevole che la partita della formazione è ancora tutta da giocare. L’assessora richiama l’origine di questa esperienza, nata durante la legislatura regionale 2020-2025 sotto la guida del presidente Eugenio Giani: “Prodigi è nato grazie a un’intuizione importante, capace di unire territori diversi della Toscana”, sottolinea, evidenziando come la forza del progetto sia stata fin dall’inizio la sua natura inclusiva, capace di mettere insieme istituzioni, imprese, scuole, università e agenzie formative. Un modello che ha permesso di costruire un’offerta diffusa, radicata nei territori ma con una visione regionale. “Parlare di informatica, di intelligenza artificiale, oggi significa parlare del presente e del futuro del nostro Paese”, afferma Nardini, indicando con chiarezza la direzione strategica: investire sulle competenze tecnologiche non è una scelta, ma una necessità. Da qui l’impegno della Regione a coprire tutte le aree tecnologiche previste a livello nazionale, evitando sovrapposizioni e costruendo invece un sistema integrato: “Ogni filiera produttiva deve avere la sua fondazione ITS di riferimento”, spiega, perché solo così è possibile rispondere in modo efficace ai bisogni delle imprese e dei territori. Il nodo centrale resta quello del lavoro. “Dobbiamo allineare i bisogni delle aziende con le competenze dei giovani”, dice, descrivendo una contraddizione ancora aperta nel sistema italiano: da una parte imprese che faticano a trovare personale qualificato, dall’altra giovani che non sempre riescono a valorizzare pienamente il proprio percorso formativo. Gli ITS, in questo scenario, rappresentano una risposta concreta. “Oltre l’80% dei ragazzi trova lavoro dopo il percorso”, ricorda, sottolineando come spesso l’inserimento avvenga proprio nelle aziende dove si svolge lo stage, in un circolo virtuoso che lega formazione e occupazione. E non si tratta solo di occupazione, ma di qualità del lavoro: “Dobbiamo permettere ai giovani di scegliere, non di accontentarsi.” Nardini insiste anche sul valore del rapporto diretto con le imprese: “Le aziende sono dentro le fondazioni e contribuiscono a formare le competenze di cui hanno realmente bisogno”, un modello che rende questi percorsi dinamici, aggiornati, capaci di anticipare le trasformazioni del mercato. “Dobbiamo essere anche un passo avanti, immaginare le competenze che serviranno tra dieci anni”, aggiunge, indicando una visione che supera l’emergenza del presente. L’esperienza di Prodigi, in questo quadro, viene indicata come un’eccellenza: “Qui abbiamo avuto più richieste rispetto ai posti disponibili, ed è un segnale fortissimo”, osserva, evidenziando come in molti contesti la difficoltà sia ancora quella opposta, ovvero raggiungere il numero minimo di iscritti.
Ma accanto ai risultati, l’assessora lancia un avvertimento chiaro: “Il PNRR ha rappresentato una straordinaria occasione, ma ora servono investimenti strutturali.” La Regione Toscana ha fatto la sua parte, arrivando a investire 17 milioni di euro l’anno, ma secondo Nardini non basta. “Se vogliamo difendere il Made in Italy e sostenere le nostre imprese, dobbiamo investire sulla formazione in modo concreto e continuo”, afferma, rivolgendo un appello al governo nazionale perché rafforzi il sostegno a questo sistema. Il messaggio finale è netto, quasi politico nel senso più alto del termine: “Investire sulla formazione significa investire sul futuro del Paese.” E da Empoli, tra laboratori e studenti, questa convinzione appare meno come uno slogan e più come una realtà già in costruzione. E che qui, a Empoli, inizia già a prendere forma. Perché il futuro, qui, deve essere davvero di tutti.
Uscendo dai nuovi laboratori, resta una sensazione precisa: non si tratta solo di un ampliamento, ma di un cambio di passo. Empoli non è più soltanto un distretto produttivo che cerca competenze. Sta diventando un luogo che le crea.
E mentre gli studenti iniziano a muoversi tra visori e workstation, tra codici e simulazioni, si capisce che il vero taglio del nastro non è stato quello ufficiale. È quello, silenzioso, che separa il presente da ciò che sta arrivando.
L'ampliamento è stato reso possibile grazie a un intreccio virtuoso di risorse – dal PNRR ai bandi della Regione Toscana – ma ciò che colpisce non è tanto la provenienza dei fondi quanto la direzione in cui sono stati investiti: non muri, ma futuro.
Due spazi, più di tutti, sintetizzano questa ambizione. L'Aula Cupertino non è solo un laboratorio tecnologico: è un ambiente immersivo dove l'ecosistema Apple diventa linguaggio quotidiano. Qui si impara facendo, con strumenti certificati, dentro una didattica che parla già la lingua delle aziende.
Poi c'è la Experience Prodigi, il cuore pulsante della sperimentazione. Visori di realtà virtuale, stampanti 3D, guanti aptici: oggetti che fino a pochi anni fa appartenevano all'immaginario futuristico e che oggi permettono agli studenti di “toccare” il virtuale, di sentire la consistenza di un materiale che non esiste, di progettare mondi prima ancora che oggetti.
È qui che la formazione smette di essere teoria e diventa esperienza.
“Qui si sbaglia per imparare davvero”, dice, in sostanza, Paola Castellacci, mentre osserva i nuovi spazi riempirsi di studenti, docenti, imprenditori. "L'Its è una scuola biennale - spiega - In Sesa, dal 2022 abbiamo attivato quattro annualità, per un totale di 21 corsi, coinvolgendo poco più di cinquecento allievi, la cui età media si aggira intorno ai 21 anni".
Un neo? solo 62 sono le ragazze. "Un 12 per cento scarso - spiega Paola Castellacci - Un dato che ci spinge a lavorare per migliorarlo".
Dietro i numeri, ci sono i propositi, gli obiettivi, i traguardi. “Abituare i ragazzi a essere ambiziosi, a voler fare qualcosa di ben fatto: anche questo è educazione.” È forse tutta qui, in questa frase, la cifra più autentica dell'intervento di Paola Castellacci. Non un semplice discorso tecnico, il suo. Non un elenco di numeri, ma il racconto di una visione che tiene insieme concretezza e futuro, dati e persone, infrastrutture e possibilità. “Questa struttura deve essere vissuta da tutti: scuole, imprese, territorio. È una piattaforma aperta”, sottolinea, insistendo sull'idea di un luogo che non si chiude in se stesso ma si offre come laboratorio condiviso.
E poi il cuore del modello ITS: “Un anno in aula, un anno in azienda. Qui si impara lavorando davvero”, una sintesi efficace di un percorso che costruisce un ponte reale tra formazione e lavoro.
Tocca a lei fare il racconto di quel che accade in questa giornata, davanti a una platea stracolma di gente. Soprattutto di giovani studenti. Sono quelli che frequentano a Empoli. Altri sono in collegamento da Arezzo e da Pisa.
Le sue parole non hanno il tono celebrativo delle inaugurazioni, ma quello concreto di chi conosce il peso delle responsabilità: costruire un ponte tra formazione e lavoro. Un ponte solido, attraversabile.
Accanto a lei, Barbara Antonini, coordinatrice del presidio territoriale Empolese Valdelsa di Confindustria Toscana Centro e Costa, richiama il tema che più interessa alle imprese: la fame di competenze. L'Empolese Valdelsa, con la sua identità manifatturiera, ha bisogno di giovani pronti, aggiornati, immediatamente operativi. E gli ITS – con il loro approccio pratico – rappresentano oggi una risposta credibile, forse la più concreta. "Quando si investe in formazione - ha detto Antonini - si investe sul territorio. E si investe nel futuro del territorio. Gli Its si propongono di colmare il divario tra scuola e mondo del lavoro"
Non è un caso che l'inaugurazione si sia svolta nel giorno dedicato a Leonardo da Vinci. Il giorno del suo compleanno. E non è un dettaglio simbolico. Perché in queste aule si respira qualcosa che richiama proprio l'idea leonardiana del sapere: contaminazione tra arte e tecnica, tra immaginazione e ingegneria. Di Leonardo, come pretesto per parlare dell'intelligenza artificiale, della sua velocità di penetrazione nei settori della nostra vita, dell'importanza che ha conoscerne le potenzialità, ha parlato in una interessante relazione Rosario Sica, docente di Innovazione e Intelligenza Artificiale al Graduate School of Management del Politecnico di Milano.
L'evento, “Dove nasce il nuovo Made in Italy”, inserito nelle iniziative del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha voluto sottolineare proprio questo: il futuro della produzione italiana passa da qui, da luoghi in cui si progettano competenze prima ancora che prodotti.
Il sindaco Alessio Mantellassi lo dice senza giri di parole: “Qui nasce il Made in Empoli”. Non come slogan, ma come direzione. E le coordinate che dà il primo cittadino sono fatte di progetti che parlano di futuro, più o meno vicini: il proseguimento della circonvallazione che collega Carraia con Ponzano, già finanziata, i progetti degli impianti sportivi nella zona di Villanuova.
"Un territorio, per essere competitivo, ha bisogno di infrastrutture. Ma ancora di più ha bisogno di visione.” Nell'intervento del sindaco Alessio Mantellassi, c'è tutta la direzione che Empoli sta cercando di imprimere al proprio sviluppo: tenere insieme crescita economica, formazione e qualità del lavoro. Non è un caso che il primo riferimento sia al piano strutturale comunale, dentro cui – spiega – “si disegnano le strategie di sviluppo e di crescita dei prossimi anni del nostro territorio”, con una novità importante: il rafforzamento del welfare aziendale e la centralità sempre più marcata del polo tecnologico. “Sta dentro le strategie del futuro – sottolinea – perché qui si gioca una parte della competitività del territorio.”
Accanto alla visione, però, ci sono scelte concrete. Il sindaco richiama gli interventi infrastrutturali già avviati: “Abbiamo dato subito le risorse per la progettazione, che mancava, e oggi il progetto è quasi esecutivo. Abbiamo ottenuto i finanziamenti dalla Regione Toscana e entro l'anno andremo in gara.”
Un passaggio che riguarda collegamenti e viabilità, ma che si inserisce in un quadro più ampio: creare le condizioni perché le imprese possano crescere. Perché è proprio qui, in questo pezzo di città, che si concentra una trasformazione profonda. “Questo luogo rappresenta una delle novità più importanti degli ultimi trent'anni della storia produttiva del territorio”, afferma Mantellassi, ricordando come Empoli resti una città manifatturiera legata alla moda, ma stia diventando sempre più anche un centro di innovazione tecnologica, informatica e dei servizi avanzati. “Dobbiamo proteggere questa pluralità”, avverte, perché è proprio la diversificazione a rendere più solido il sistema economico, capace di resistere anche nei momenti più difficili. I numeri, in questo senso, parlano chiaro: “Siamo tra i territori con il più basso tasso di disoccupazione in Toscana, sotto il 3%, con oltre 7.000 imprese e più di 21.000 occupati.”
Ma per il sindaco il punto non è solo quantitativo. Il vero nodo è il rapporto tra impresa e lavoro: “Quando il tema dell'impresa tiene insieme quello dell'occupazione, questo è il binomio fondamentale.” E per far funzionare questo equilibrio servono infrastrutture – fisiche e immateriali – ma soprattutto formazione. È qui che entra in gioco il ruolo dell'ITS Prodigi. “Dobbiamo creare le condizioni perché i giovani possano scegliere un lavoro di qualità, non subirlo”, afferma, sottolineando quanto sia decisivo offrire percorsi formativi capaci di accompagnare davvero verso l'occupazione. In una città dove il tessuto produttivo è forte, la sfida è proprio questa: mettere in connessione scuola e impresa in modo stabile. “Per chi fa impresa, avere ragazzi e ragazze con una formazione adeguata è fondamentale”, aggiunge, riconoscendo il valore di un sistema che prepara competenze immediatamente spendibili.
Sul palco dell'Auditorium di Sesa in via Piovola sono saliti, per un saluto, il presidente della Regione Eugenio Giani, che ha sottolinato come, le Regioni siano i maggiori finanziatori degli Its (in Toscana ce ne sono dieci). "Questo è un Its fortunato perché nasce da una azienda strutturata, la Sesa, realtà sempre più importante nel panorama economico del nostro Paese", sottolinea il presidente della Toscana.
Tra gli ospiti, Guido Torrielli, presidente della Rete ITS Italy, porta uno sguardo nazionale. Il suo intervento è quasi un monito: l'Italia è ancora indietro sulle competenze digitali di base, e senza un'accelerazione rischia di perdere terreno.
E, a chiudere gli interventi, prima del taglio del nastro, è stata l'assessora regionale ai rapporti con le istituzioni scolastiche e ITS Alessandra Nardini. “Siamo davvero felici di vedere i frutti del nostro lavoro e del nostro impegno.” Le parole di Alessandra Nardini hanno il tono di chi rivendica un percorso costruito nel tempo, ma soprattutto di chi guarda avanti, consapevole che la partita della formazione è ancora tutta da giocare. L’assessora richiama l’origine di questa esperienza, nata durante la legislatura regionale 2020-2025 sotto la guida del presidente Eugenio Giani: “Prodigi è nato grazie a un’intuizione importante, capace di unire territori diversi della Toscana”, sottolinea, evidenziando come la forza del progetto sia stata fin dall’inizio la sua natura inclusiva, capace di mettere insieme istituzioni, imprese, scuole, università e agenzie formative. Un modello che ha permesso di costruire un’offerta diffusa, radicata nei territori ma con una visione regionale. “Parlare di informatica, di intelligenza artificiale, oggi significa parlare del presente e del futuro del nostro Paese”, afferma Nardini, indicando con chiarezza la direzione strategica: investire sulle competenze tecnologiche non è una scelta, ma una necessità. Da qui l’impegno della Regione a coprire tutte le aree tecnologiche previste a livello nazionale, evitando sovrapposizioni e costruendo invece un sistema integrato: “Ogni filiera produttiva deve avere la sua fondazione ITS di riferimento”, spiega, perché solo così è possibile rispondere in modo efficace ai bisogni delle imprese e dei territori. Il nodo centrale resta quello del lavoro. “Dobbiamo allineare i bisogni delle aziende con le competenze dei giovani”, dice, descrivendo una contraddizione ancora aperta nel sistema italiano: da una parte imprese che faticano a trovare personale qualificato, dall’altra giovani che non sempre riescono a valorizzare pienamente il proprio percorso formativo. Gli ITS, in questo scenario, rappresentano una risposta concreta. “Oltre l’80% dei ragazzi trova lavoro dopo il percorso”, ricorda, sottolineando come spesso l’inserimento avvenga proprio nelle aziende dove si svolge lo stage, in un circolo virtuoso che lega formazione e occupazione. E non si tratta solo di occupazione, ma di qualità del lavoro: “Dobbiamo permettere ai giovani di scegliere, non di accontentarsi.” Nardini insiste anche sul valore del rapporto diretto con le imprese: “Le aziende sono dentro le fondazioni e contribuiscono a formare le competenze di cui hanno realmente bisogno”, un modello che rende questi percorsi dinamici, aggiornati, capaci di anticipare le trasformazioni del mercato. “Dobbiamo essere anche un passo avanti, immaginare le competenze che serviranno tra dieci anni”, aggiunge, indicando una visione che supera l’emergenza del presente. L’esperienza di Prodigi, in questo quadro, viene indicata come un’eccellenza: “Qui abbiamo avuto più richieste rispetto ai posti disponibili, ed è un segnale fortissimo”, osserva, evidenziando come in molti contesti la difficoltà sia ancora quella opposta, ovvero raggiungere il numero minimo di iscritti.
Ma accanto ai risultati, l’assessora lancia un avvertimento chiaro: “Il PNRR ha rappresentato una straordinaria occasione, ma ora servono investimenti strutturali.” La Regione Toscana ha fatto la sua parte, arrivando a investire 17 milioni di euro l’anno, ma secondo Nardini non basta. “Se vogliamo difendere il Made in Italy e sostenere le nostre imprese, dobbiamo investire sulla formazione in modo concreto e continuo”, afferma, rivolgendo un appello al governo nazionale perché rafforzi il sostegno a questo sistema. Il messaggio finale è netto, quasi politico nel senso più alto del termine: “Investire sulla formazione significa investire sul futuro del Paese.” E da Empoli, tra laboratori e studenti, questa convinzione appare meno come uno slogan e più come una realtà già in costruzione. E che qui, a Empoli, inizia già a prendere forma. Perché il futuro, qui, deve essere davvero di tutti.
Uscendo dai nuovi laboratori, resta una sensazione precisa: non si tratta solo di un ampliamento, ma di un cambio di passo. Empoli non è più soltanto un distretto produttivo che cerca competenze. Sta diventando un luogo che le crea.
E mentre gli studenti iniziano a muoversi tra visori e workstation, tra codici e simulazioni, si capisce che il vero taglio del nastro non è stato quello ufficiale. È quello, silenzioso, che separa il presente da ciò che sta arrivando.
Emilio Chiorazzo






