Empoli celebra le sue donne: emozione e memoria per il Premio Contessa Emilia
08-03-2026 19:59 - Primo piano
La storia, il coraggio e la forza silenziosa delle donne empolesi hanno riempito di emozione il Cenacolo degli Agostiniani nella serata dell'8 marzo, quando la città ha celebrato la quinta edizione del Premio Contessa Emilia, un riconoscimento ormai entrato nel cuore della comunità e dedicato a figure femminili del passato e del presente che hanno lasciato un segno profondo nella vita civile e sociale.
Tra le luci soffuse della sala e le note intense del violoncello di Iuliia Igoshkina, la cerimonia si è svolta come un racconto corale di storie femminili. Storie di impegno, di sacrificio e di passione che hanno attraversato il Novecento e arrivano fino ai nostri giorni.
Le premiate dell'edizione 2026 sono Rina Chiarini, riconosciuta come donna del passato, Antonella Ninci, premiata come donna del presente, mentre una menzione d'onore è stata assegnata a Gina Palandri.
Nato da un'intuizione che negli anni ha saputo conquistare la partecipazione dei cittadini, il Premio Contessa Emilia è diventato un appuntamento simbolico dell'8 marzo empolese. Non una competizione, ma un modo per raccontare e tramandare storie di donne che, con il loro lavoro e il loro impegno, hanno contribuito alla crescita della comunità.
Ad aprire la serata è stato il sindaco di Empoli, che ha ricordato il significato profondo della ricorrenza:
«Empoli ha una sua tradizione nel celebrare l'8 marzo. Quella che spesso chiamiamo Festa della donna è in realtà la Giornata internazionale della donna, che ricorda i traguardi raggiunti e le battaglie ancora da compiere. Con questo premio vogliamo far conoscere le donne che hanno contribuito alla nostra comunità nei campi più diversi: sociale, sportivo, economico e culturale».
La serata è stata accompagnata dalla violoncellista Iuliia Igoshkina, che con il suo strumento – un Denis Yarovoi del 1976 – ha regalato al pubblico momenti di grande suggestione. Le note delle Suite di Johann Sebastian Bach hanno scandito il racconto delle storie delle donne candidate al premio, creando un'atmosfera intensa e raccolta.
Prima di arrivare alla proclamazione delle vincitrici, sono state ricordate le protagoniste delle due categorie.
Per le donne del passato sono state raccontate le storie di Meri Malucchi, Elisabetta Bacchereti, Milena Fulignati, Flora Vanghetti, Silvana Mercedes Cacciarelli e Rina Chiarini.
Per le donne del presente il pubblico ha ascoltato le storie di Francesca Cecconi, Maria Borri, Irene Fallani, Paola Castellacci, Rebecca Bertini, Vanna Boschetti, Maria Renata Grassi, Francesca Moriani, Adele Carli Ballola, Gina Palandri, Bruna Scali, Theodossia Tziveli, Valentina Cioni e Antonella Ninci.
Racconti di vita molto diversi tra loro, ma uniti da un filo comune: il senso di responsabilità verso la comunità, il lavoro, la solidarietà, la capacità di affrontare difficoltà e trasformarle in impegno civile.
Il momento più intenso della serata è arrivato con l'annuncio della vincitrice per la sezione donna del passato: Rina Chiarini, conosciuta durante la Resistenza con il nome di battaglia Clara. Partigiana empolese, Chiarini fu insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare e della Stella d'oro al valore partigiano per il suo contributo alla lotta contro il nazifascismo. Un impegno vissuto nella clandestinità, affrontando torture, pericoli e sacrifici per difendere la libertà e i valori democratici.
A ritirare il premio – una spilla in cameo rosso realizzata dall'oreficeria Alino Mancini – è stato il nipote Valerio Chiarini, che ha ricordato la figura della nonna con parole cariche di emozione. «Rina avrebbe voluto semplicemente vivere del proprio lavoro e crescere la sua famiglia – ha raccontato – ma la Storia le ha chiesto molto di più. Di fronte alla violenza e alla tortura scelse di resistere con la forza del giusto. Oggi Rina e Clara sono ancora con noi».
Per la categoria donna del presente il premio è stato assegnato ad Antonella Ninci, figura riconosciuta per il suo impegno professionale e civile nella promozione dei diritti e della dignità delle persone nel lavoro. Nel corso della sua attività ha promosso iniziative concrete per rafforzare le pari opportunità, contrastare discriminazioni e violenza di genere e costruire ambienti lavorativi più equi e inclusivi. «Ricevere questo premio nella città in cui sono nata e cresciuta è per me un motivo di grande emozione – ha dichiarato Ninci –. Lo considero non solo un riconoscimento personale, ma anche un incoraggiamento a proseguire nel lavoro per diffondere una cultura delle pari opportunità e del rispetto».
La Commissione Pari Opportunità ha voluto assegnare anche una menzione d'onore a Gina Palandri, per il suo impegno sociale a favore degli anziani e delle persone più fragili. Attraverso iniziative di solidarietà e momenti di socializzazione, Palandri ha saputo costruire reti di sostegno e contrastare la solitudine, diventando un punto di riferimento per molte persone. Durante la cerimonia l'assessora alle Pari Opportunità ha ricordato come troppo spesso il contributo delle donne resti invisibile: «Quando non si dà spazio alle donne, tutta la comunità perde competenze, professionalità e determinazione. Non dobbiamo avere paura di dare loro voce e responsabilità». Parole condivise anche dalla presidente della Commissione Pari Opportunità Maria Cira D'Antuono, che ha ringraziato le tante persone che ogni anno segnalano storie di donne meritevoli: «Il Premio Contessa Emilia nasce proprio da queste storie e dal desiderio di trasmetterle alle nuove generazioni».
Ancora una volta Empoli ha dimostrato che l'8 marzo può essere molto più di una ricorrenza simbolica: può diventare un momento di memoria, riconoscenza e futuro, in cui la città si ferma ad ascoltare le storie delle sue donne. Storie che, ieri come oggi, continuano a costruire la comunità. (e.ch.)
Tra le luci soffuse della sala e le note intense del violoncello di Iuliia Igoshkina, la cerimonia si è svolta come un racconto corale di storie femminili. Storie di impegno, di sacrificio e di passione che hanno attraversato il Novecento e arrivano fino ai nostri giorni.
Le premiate dell'edizione 2026 sono Rina Chiarini, riconosciuta come donna del passato, Antonella Ninci, premiata come donna del presente, mentre una menzione d'onore è stata assegnata a Gina Palandri.
Nato da un'intuizione che negli anni ha saputo conquistare la partecipazione dei cittadini, il Premio Contessa Emilia è diventato un appuntamento simbolico dell'8 marzo empolese. Non una competizione, ma un modo per raccontare e tramandare storie di donne che, con il loro lavoro e il loro impegno, hanno contribuito alla crescita della comunità.
Ad aprire la serata è stato il sindaco di Empoli, che ha ricordato il significato profondo della ricorrenza:
«Empoli ha una sua tradizione nel celebrare l'8 marzo. Quella che spesso chiamiamo Festa della donna è in realtà la Giornata internazionale della donna, che ricorda i traguardi raggiunti e le battaglie ancora da compiere. Con questo premio vogliamo far conoscere le donne che hanno contribuito alla nostra comunità nei campi più diversi: sociale, sportivo, economico e culturale».
La serata è stata accompagnata dalla violoncellista Iuliia Igoshkina, che con il suo strumento – un Denis Yarovoi del 1976 – ha regalato al pubblico momenti di grande suggestione. Le note delle Suite di Johann Sebastian Bach hanno scandito il racconto delle storie delle donne candidate al premio, creando un'atmosfera intensa e raccolta.
Prima di arrivare alla proclamazione delle vincitrici, sono state ricordate le protagoniste delle due categorie.
Per le donne del passato sono state raccontate le storie di Meri Malucchi, Elisabetta Bacchereti, Milena Fulignati, Flora Vanghetti, Silvana Mercedes Cacciarelli e Rina Chiarini.
Per le donne del presente il pubblico ha ascoltato le storie di Francesca Cecconi, Maria Borri, Irene Fallani, Paola Castellacci, Rebecca Bertini, Vanna Boschetti, Maria Renata Grassi, Francesca Moriani, Adele Carli Ballola, Gina Palandri, Bruna Scali, Theodossia Tziveli, Valentina Cioni e Antonella Ninci.
Racconti di vita molto diversi tra loro, ma uniti da un filo comune: il senso di responsabilità verso la comunità, il lavoro, la solidarietà, la capacità di affrontare difficoltà e trasformarle in impegno civile.
Il momento più intenso della serata è arrivato con l'annuncio della vincitrice per la sezione donna del passato: Rina Chiarini, conosciuta durante la Resistenza con il nome di battaglia Clara. Partigiana empolese, Chiarini fu insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare e della Stella d'oro al valore partigiano per il suo contributo alla lotta contro il nazifascismo. Un impegno vissuto nella clandestinità, affrontando torture, pericoli e sacrifici per difendere la libertà e i valori democratici.
A ritirare il premio – una spilla in cameo rosso realizzata dall'oreficeria Alino Mancini – è stato il nipote Valerio Chiarini, che ha ricordato la figura della nonna con parole cariche di emozione. «Rina avrebbe voluto semplicemente vivere del proprio lavoro e crescere la sua famiglia – ha raccontato – ma la Storia le ha chiesto molto di più. Di fronte alla violenza e alla tortura scelse di resistere con la forza del giusto. Oggi Rina e Clara sono ancora con noi».
Per la categoria donna del presente il premio è stato assegnato ad Antonella Ninci, figura riconosciuta per il suo impegno professionale e civile nella promozione dei diritti e della dignità delle persone nel lavoro. Nel corso della sua attività ha promosso iniziative concrete per rafforzare le pari opportunità, contrastare discriminazioni e violenza di genere e costruire ambienti lavorativi più equi e inclusivi. «Ricevere questo premio nella città in cui sono nata e cresciuta è per me un motivo di grande emozione – ha dichiarato Ninci –. Lo considero non solo un riconoscimento personale, ma anche un incoraggiamento a proseguire nel lavoro per diffondere una cultura delle pari opportunità e del rispetto».
La Commissione Pari Opportunità ha voluto assegnare anche una menzione d'onore a Gina Palandri, per il suo impegno sociale a favore degli anziani e delle persone più fragili. Attraverso iniziative di solidarietà e momenti di socializzazione, Palandri ha saputo costruire reti di sostegno e contrastare la solitudine, diventando un punto di riferimento per molte persone. Durante la cerimonia l'assessora alle Pari Opportunità ha ricordato come troppo spesso il contributo delle donne resti invisibile: «Quando non si dà spazio alle donne, tutta la comunità perde competenze, professionalità e determinazione. Non dobbiamo avere paura di dare loro voce e responsabilità». Parole condivise anche dalla presidente della Commissione Pari Opportunità Maria Cira D'Antuono, che ha ringraziato le tante persone che ogni anno segnalano storie di donne meritevoli: «Il Premio Contessa Emilia nasce proprio da queste storie e dal desiderio di trasmetterle alle nuove generazioni».
Ancora una volta Empoli ha dimostrato che l'8 marzo può essere molto più di una ricorrenza simbolica: può diventare un momento di memoria, riconoscenza e futuro, in cui la città si ferma ad ascoltare le storie delle sue donne. Storie che, ieri come oggi, continuano a costruire la comunità. (e.ch.)






