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Empoli dedica un giardino a monsignor Giovanni Cavini: «Un uomo di cultura e di profonda umanità»

19-09-2026 17:02 - Cronaca
Un luogo pubblico nel cuore di Empoli, davanti alla Biblioteca comunale Renato Fucini e a pochi passi dalla Propositura che per oltre trent'anni fu il centro del suo ministero. Da oggi quel giardino di via Cavour porta il nome di monsignor Giovanni Cavini, storico Proposto della Collegiata di Sant’Andrea, figura che ha segnato profondamente la vita religiosa e civile della città.

La cerimonia di intitolazione si è svolta questa mattina, sabato 19 settembre, alla presenza di numerosi cittadini. Un momento istituzionale accompagnato dalla commozione e dai ricordi di chi ha conosciuto Cavini e ne ha condiviso il percorso umano, culturale e pastorale.

Dopo l'Inno di Mameli e lo svelamento della targa, si sono susseguiti gli interventi del sindaco di Empoli Alessio Mantellassi, dell'attuale Proposto don Guido Engels, del presidente dell'associazione Monsignor Giovanni Cavini, Lorenzo Ancillotti, della consigliera comunale con delega alla Toponomastica Cristina Marconi e dei familiari del sacerdote.

Un Proposto rimasto nel cuore della città
Giovanni Cavini guidò la parrocchia della Collegiata dal 1972 al 2008, incontrando nel corso del suo lungo ministero generazioni di empolesi. Un sacerdote descritto come paterno, vicino alle persone, ma anche uomo di grande cultura, appassionato di arte, storia e filosofia.

Per il sindaco Alessio Mantellassi, il riconoscimento nasce dal rapporto particolare che Cavini riuscì a costruire con la città.

«Tutti davano per scontato che Monsignore fosse Monsignor Giovanni Cavini, così era conosciuto e quando si pronuncia il nome si capisce l'autorevolezza della sua figura», ha detto Mantellassi, ricordando come quella autorevolezza fosse il risultato «della credibilità e della vicinanza, della coerenza e della sincerità delle proprie posizioni, delle buone relazioni con il prossimo».

Il sindaco ha inoltre ricordato il ruolo avuto da Cavini nella vita dell'Oratorio e più in generale nella comunità empolese, sottolineando il significato della scelta di dedicargli uno spazio pubblico «nel cuore della città che ha servito per 30 anni».

«Possiamo essere grati di aver ricevuto un pastore che ha svolto un servizio con autorevolezza, cura e affetto», ha aggiunto Mantellassi. «Oggi restituiamo un pezzo di quell'affetto verso di lui. Empoli non si dimentica mai dei suoi figli, anche se non era nato fisicamente qui».

Il ricordo della famiglia Particolarmente toccanti sono state le parole dei familiari. La nipote Tullia Cavini ha ricordato l'uomo, lo studioso e il sacerdote, ma anche il suo profondo legame con la madre.

«Studioso, amante dell'arte, capace Proposto e guida spirituale, fu una persona molto semplice», ha ricordato, sottolineando la venerazione che Cavini aveva per sua madre, rimasta vedova quando lui era ancora bambino. Un ricordo che si lega anche alle prime esperienze pastorali del futuro Proposto, vissute come parroco di montagna in comunità bisognose di istruzione religiosa e civile.

Per la famiglia, particolarmente significativo è il fatto che a Cavini sia stato dedicato proprio uno spazio aperto e frequentato quotidianamente da cittadini, famiglie e bambini.

«Questo spazio centrale così frequentato da bambine e bambini accompagnati da mamme premurose», ha sottolineato Tullia Cavini, assume così anche un valore simbolico rispetto alla sensibilità che monsignor Cavini aveva sempre manifestato verso le famiglie e le figure materne.

«Ha amato con crescente generosità il popolo empolese» A ricordare il rapporto tra Cavini e la città è stato anche il pronipote Marcello Campomori.

«Come familiari siamo grati alla città di Empoli che ha accolto don Giovanni per i suoi lunghi anni di servizio presso la Collegiata di Sant'Andrea», ha detto.

Campomori ha ricordato il legame con il paese di origine di Cavini, Palazzuolo sul Senio, e soprattutto la sua capacità di guardare ai bisogni delle persone che gli erano affidate.

«I suoi progetti non erano legati alla fragilità del consenso, ma alla crescita integrale della comunità», ha sottolineato.

Da qui anche il significato attribuito alla scelta di un luogo pubblico: «Uno spazio aperto e di tutti, uno spazio che non prevede privilegi se non quello del rispetto radicale delle persone».

Un luogo, ha aggiunto Campomori, dove «si celebra l'incontro delle culture» e dove l'opera di Cavini può essere ricordata come «una tessitura costante delle relazioni dove carità e politica si fondono nella comunità che tutti vorremmo abitare».

Don Engels: «Non poteva esserci posto migliore»
Anche l'attuale Proposto di Empoli, don Guido Engels, ha accolto con favore l'intitolazione.

«Con grande piacere ho accolto la notizia dell'intitolazione del giardino, davanti alla Biblioteca Comunale e di fianco alla sede della Misericordia, a Monsignor Giovanni Cavini», ha dichiarato, ringraziando l'amministrazione comunale e il sindaco per aver voluto onorare la memoria del suo predecessore.

Don Engels ha ricordato il legame profondo che Cavini aveva sviluppato con Empoli, tanto da lasciare un segno duraturo nella città.

«Non ci poteva essere posto migliore per lui», ha affermato, ricordando il suo impegno nello studio e nelle opere a favore dei cittadini, in particolare dei più bisognosi.

Un uomo di fede, ma anche un intellettuale curioso e attento alla realtà contemporanea. Don Engels ha ricordato l'abitudine di Cavini di leggere ogni giorno tre giornali per rimanere aggiornato su ciò che accadeva nel mondo e la sua disponibilità ad aprire la porta a chiunque chiedesse aiuto, materiale o spirituale.

Ancillotti: «La Bellezza, il sapere e la vicinanza alle persone» Il legame tra Cavini ed Empoli è stato al centro anche dell'intervento di Lorenzo Ancillotti, presidente dell'associazione Monsignor Giovanni Cavini.

Ancillotti ha raccontato di aver pensato, una volta appresa la notizia dell'intitolazione, a come avrebbe reagito lo stesso Cavini, ricordandone la proverbiale riservatezza.

«Di sicuro, ne sarebbe stato orgogliosissimo, anche se avrebbe fatto fatica a dimostrarlo pubblicamente, "alleggerendo" l'evento con una battuta spiritosa», ha detto.

Il presidente dell'associazione ha quindi ripercorso il primo incontro di Cavini con Empoli, avvenuto alla fine degli anni Quaranta, quando venne in città per sostenere da privatista l'esame di maturità al liceo Virgilio.

Quella visita, ha ricordato Ancillotti, gli aveva lasciato una grande serenità e soprattutto la meraviglia per la facciata della Collegiata. Tre decenni dopo sarebbe tornato proprio lì, questa volta come Proposto.

«La Bellezza, il sapere, la formazione dei giovani, la vicinanza a chiunque avesse bisogno di lui: questi sono stati i pilastri fondamentali sui quali si è saldamente appoggiata la sua esperienza di uomo e di sacerdote», ha sottolineato Ancillotti.

E proprio il giardino intitolato a Cavini, nel cuore della città, rappresenta ora un nuovo punto della memoria collettiva empolese: uno spazio quotidiano e aperto a tutti che conserva il nome di un uomo che, per 36 anni, ha accompagnato la vita della comunità.

La targa svelata questa mattina non è dunque soltanto un riconoscimento alla lunga attività pastorale di monsignor Cavini, ma diventa un segno permanente del rapporto costruito con Empoli e con le tante generazioni che lo hanno conosciuto.