Empoli di nuovo sott’acqua, l’appello degli alluvionati: «Adesso basta»
18-09-2026 14:09 - Cronaca
Dopo l’ennesimo episodio di forte maltempo, l’Unione Cittadini Alluvionati (che riunisce Alluvionati 14 Marzo, Carraia, San Martino-Serravalle, Santa Maria e Trasparenza per Empoli) hiede al Comune un cambio di passo: «Il problema è strutturale e deve essere affrontato con un piano straordinario. Stop alle nuove edificazioni nelle aree a rischio»
Empoli torna a fare i conti con l’acqua. Strade, sottopassi, garage, abitazioni e attività economiche sono finiti nuovamente sott’acqua, mentre alcune delle famiglie già colpite dalle precedenti alluvioni si sono ritrovate ancora una volta a guardare il livello dell’acqua salire, aspettando con preoccupazione di capire se sarebbe entrata nelle loro case o nei loro luoghi di lavoro.
Secondo quanto riportato dall’Unione Cittadini Alluvionati, nella giornata di oggi sono caduti 75 millimetri di pioggia in mezz’ora, un fenomeno meteorologico di particolare intensità. Ma, secondo i cittadini che da anni convivono con il rischio idraulico, non può più essere considerato eccezionale il fatto che, ogni volta che si verificano precipitazioni intense, alcune zone della città vadano in crisi.
Il riferimento è agli episodi che hanno interessato Empoli negli ultimi anni, dal 2019 al novembre 2023, passando per marzo 2025 e gli eventi successivi. «Non possiamo continuare ad affrontare ogni allagamento come se fosse un episodio isolato attribuibile a un evento eccezionale», sostiene l’Unione, contestando anche un approccio basato principalmente sulle allerte meteorologiche.
Per gli alluvionati, infatti, il problema è ormai strutturale e come tale deve essere affrontato.
Gli effetti delle alluvioni, sottolineano i cittadini, non riguardano soltanto la sicurezza delle persone. Ogni nuovo episodio comporta conseguenze economiche per famiglie, imprese e per l'intera comunità.
Abitazioni e attività commerciali e artigianali possono subire danni, così come aziende agricole e sistema produttivo. A questo si aggiungono le giornate di lavoro perse, le merci e le attrezzature da smaltire, i locali da ripristinare e i raccolti danneggiati.
Esiste poi il costo sostenuto dalla collettività per affrontare l’emergenza: soccorsi, interventi di ripristino, raccolta e smaltimento dei materiali alluvionati, contributi e ristori pubblici.
«Alla fine il conto dell’assenza di prevenzione non scompare: lo pagano gli alluvionati e lo paghiamo tutti», afferma l’Unione. Da qui la richiesta di considerare la prevenzione non soltanto come una misura di protezione, ma anche come un investimento capace di ridurre nel tempo i costi provocati dalle emergenze.
Nel documento viene evidenziato anche un aspetto meno visibile delle alluvioni: quello relativo alle condizioni igienico-sanitarie degli ambienti colpiti.
Dopo un allagamento, infatti, nelle abitazioni, nei garage, nelle cantine e nelle attività possono entrare acqua, fango, reflui fognari e materiali potenzialmente contaminati. Il ritorno alla normalità richiede quindi non soltanto la rimozione dell’acqua e del fango, ma anche interventi di pulizia, disinfezione e smaltimento.
Secondo i cittadini, la gestione di queste conseguenze non dovrebbe essere lasciata esclusivamente alle persone colpite, ma dovrebbe essere inserita nella programmazione preventiva e nelle procedure di emergenza.
L’Unione sottolinea inoltre che circa un empolese su sette vivrebbe in aree a elevato rischio idrogeologico, una condizione che significa per molti cittadini convivere con la preoccupazione ogni volta che viene emessa un’allerta.
Per affrontare la situazione, l’Unione Cittadini Alluvionati guarda anche alle esperienze maturate nel territorio pratese, indicando alcune possibili linee di intervento: studi integrati sul reticolo idraulico, sulle fognature e sul drenaggio urbano, coordinamento preventivo tra Comune, gestori e manutentori, pulizia programmata delle caditoie, squadre dedicate durante le allerte e programmazione delle opere strutturali necessarie.
Nel documento viene citato anche il nuovo disciplinare AIT-Publiacqua per la programmazione e il cofinanziamento del potenziamento delle fognature miste, o duali, nelle zone soggette a frequenti allagamenti. Una soluzione che, secondo i cittadini, potrebbe essere valutata anche per il territorio empolese.
La richiesta principale è quella di realizzare un nuovo studio complessivo dell’intero sistema delle acque, prendendo in considerazione Arno, Elsa, rii, reticolo minore, fognature, caditoie e le reciproche interferenze.
Da questo studio, l’obiettivo indicato è arrivare a un vero e proprio Piano straordinario di riduzione del rischio, coinvolgendo Genio Civile, Autorità di Bacino, Regione, Consorzio di Bonifica, AIT, Acque Spa e Alia.
Accanto agli interventi sulla manutenzione e sulle infrastrutture, gli alluvionati pongono una richiesta precisa anche sul fronte urbanistico.
«Non aggiungere nuovo rischio dove il rischio esiste già», è il principio indicato nel documento.
L’Unione chiede quindi che, fino a quando il rischio idraulico esistente non sarà concretamente ridotto, vengano fermate le nuove edificazioni previste dal Piano Operativo nelle aree a rischio.
Per i cittadini non sarebbe sufficiente fare affidamento sul principio dell’invarianza idraulica, secondo cui una nuova costruzione dovrebbe evitare di peggiorare le condizioni esistenti.
«Qui abbiamo bisogno di migliorarla», sostengono gli alluvionati, chiedendo dunque che le nuove trasformazioni urbanistiche non si limitino a non aggravare il problema, ma che venga prima affrontato e ridotto il rischio già presente.
L’appello finale è rivolto a tutta la città. La solidarietà, sostengono i cittadini che hanno subito gli allagamenti, non dovrebbe manifestarsi soltanto nel momento dell’emergenza, quando servono persone per aiutare a svuotare una cantina o ripulire un'attività dal fango.
«La solidarietà verso chi viene allagato non può cominciare quando servono gli stivali per svuotare una cantina dal fango, deve cominciare prima, adesso», afferma l’Unione.
La richiesta è quindi di sostenere un percorso che porti a più sicurezza, maggiore manutenzione, nuove opere e nuovi studi, accompagnato da uno stop alle nuove edificazioni nelle aree dove il rischio idraulico è già presente.
Per chi oggi si è ritrovato con l’acqua dentro casa o nella propria attività, il messaggio è netto: non è più possibile aspettare il prossimo temporale. La priorità indicata dagli alluvionati è ridurre il rischio esistente, evitando di aggiungerne altro.
L’appello è firmato dall’Unione Cittadini Alluvionati, che riunisce Alluvionati 14 Marzo, Carraia, San Martino-Serravalle, Santa Maria e Trasparenza per Empoli.
Empoli torna a fare i conti con l’acqua. Strade, sottopassi, garage, abitazioni e attività economiche sono finiti nuovamente sott’acqua, mentre alcune delle famiglie già colpite dalle precedenti alluvioni si sono ritrovate ancora una volta a guardare il livello dell’acqua salire, aspettando con preoccupazione di capire se sarebbe entrata nelle loro case o nei loro luoghi di lavoro.
Secondo quanto riportato dall’Unione Cittadini Alluvionati, nella giornata di oggi sono caduti 75 millimetri di pioggia in mezz’ora, un fenomeno meteorologico di particolare intensità. Ma, secondo i cittadini che da anni convivono con il rischio idraulico, non può più essere considerato eccezionale il fatto che, ogni volta che si verificano precipitazioni intense, alcune zone della città vadano in crisi.
Il riferimento è agli episodi che hanno interessato Empoli negli ultimi anni, dal 2019 al novembre 2023, passando per marzo 2025 e gli eventi successivi. «Non possiamo continuare ad affrontare ogni allagamento come se fosse un episodio isolato attribuibile a un evento eccezionale», sostiene l’Unione, contestando anche un approccio basato principalmente sulle allerte meteorologiche.
Per gli alluvionati, infatti, il problema è ormai strutturale e come tale deve essere affrontato.
Gli effetti delle alluvioni, sottolineano i cittadini, non riguardano soltanto la sicurezza delle persone. Ogni nuovo episodio comporta conseguenze economiche per famiglie, imprese e per l'intera comunità.
Abitazioni e attività commerciali e artigianali possono subire danni, così come aziende agricole e sistema produttivo. A questo si aggiungono le giornate di lavoro perse, le merci e le attrezzature da smaltire, i locali da ripristinare e i raccolti danneggiati.
Esiste poi il costo sostenuto dalla collettività per affrontare l’emergenza: soccorsi, interventi di ripristino, raccolta e smaltimento dei materiali alluvionati, contributi e ristori pubblici.
«Alla fine il conto dell’assenza di prevenzione non scompare: lo pagano gli alluvionati e lo paghiamo tutti», afferma l’Unione. Da qui la richiesta di considerare la prevenzione non soltanto come una misura di protezione, ma anche come un investimento capace di ridurre nel tempo i costi provocati dalle emergenze.
Nel documento viene evidenziato anche un aspetto meno visibile delle alluvioni: quello relativo alle condizioni igienico-sanitarie degli ambienti colpiti.
Dopo un allagamento, infatti, nelle abitazioni, nei garage, nelle cantine e nelle attività possono entrare acqua, fango, reflui fognari e materiali potenzialmente contaminati. Il ritorno alla normalità richiede quindi non soltanto la rimozione dell’acqua e del fango, ma anche interventi di pulizia, disinfezione e smaltimento.
Secondo i cittadini, la gestione di queste conseguenze non dovrebbe essere lasciata esclusivamente alle persone colpite, ma dovrebbe essere inserita nella programmazione preventiva e nelle procedure di emergenza.
L’Unione sottolinea inoltre che circa un empolese su sette vivrebbe in aree a elevato rischio idrogeologico, una condizione che significa per molti cittadini convivere con la preoccupazione ogni volta che viene emessa un’allerta.
Per affrontare la situazione, l’Unione Cittadini Alluvionati guarda anche alle esperienze maturate nel territorio pratese, indicando alcune possibili linee di intervento: studi integrati sul reticolo idraulico, sulle fognature e sul drenaggio urbano, coordinamento preventivo tra Comune, gestori e manutentori, pulizia programmata delle caditoie, squadre dedicate durante le allerte e programmazione delle opere strutturali necessarie.
Nel documento viene citato anche il nuovo disciplinare AIT-Publiacqua per la programmazione e il cofinanziamento del potenziamento delle fognature miste, o duali, nelle zone soggette a frequenti allagamenti. Una soluzione che, secondo i cittadini, potrebbe essere valutata anche per il territorio empolese.
La richiesta principale è quella di realizzare un nuovo studio complessivo dell’intero sistema delle acque, prendendo in considerazione Arno, Elsa, rii, reticolo minore, fognature, caditoie e le reciproche interferenze.
Da questo studio, l’obiettivo indicato è arrivare a un vero e proprio Piano straordinario di riduzione del rischio, coinvolgendo Genio Civile, Autorità di Bacino, Regione, Consorzio di Bonifica, AIT, Acque Spa e Alia.
Accanto agli interventi sulla manutenzione e sulle infrastrutture, gli alluvionati pongono una richiesta precisa anche sul fronte urbanistico.
«Non aggiungere nuovo rischio dove il rischio esiste già», è il principio indicato nel documento.
L’Unione chiede quindi che, fino a quando il rischio idraulico esistente non sarà concretamente ridotto, vengano fermate le nuove edificazioni previste dal Piano Operativo nelle aree a rischio.
Per i cittadini non sarebbe sufficiente fare affidamento sul principio dell’invarianza idraulica, secondo cui una nuova costruzione dovrebbe evitare di peggiorare le condizioni esistenti.
«Qui abbiamo bisogno di migliorarla», sostengono gli alluvionati, chiedendo dunque che le nuove trasformazioni urbanistiche non si limitino a non aggravare il problema, ma che venga prima affrontato e ridotto il rischio già presente.
L’appello finale è rivolto a tutta la città. La solidarietà, sostengono i cittadini che hanno subito gli allagamenti, non dovrebbe manifestarsi soltanto nel momento dell’emergenza, quando servono persone per aiutare a svuotare una cantina o ripulire un'attività dal fango.
«La solidarietà verso chi viene allagato non può cominciare quando servono gli stivali per svuotare una cantina dal fango, deve cominciare prima, adesso», afferma l’Unione.
La richiesta è quindi di sostenere un percorso che porti a più sicurezza, maggiore manutenzione, nuove opere e nuovi studi, accompagnato da uno stop alle nuove edificazioni nelle aree dove il rischio idraulico è già presente.
Per chi oggi si è ritrovato con l’acqua dentro casa o nella propria attività, il messaggio è netto: non è più possibile aspettare il prossimo temporale. La priorità indicata dagli alluvionati è ridurre il rischio esistente, evitando di aggiungerne altro.
L’appello è firmato dall’Unione Cittadini Alluvionati, che riunisce Alluvionati 14 Marzo, Carraia, San Martino-Serravalle, Santa Maria e Trasparenza per Empoli.






