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Empoli, Fratelli d’Italia difende il voto contrario al congedo parentale paritario. Peccianti: «Servono misure concrete e sostenibili»

15-10-2026 13:59 - Politica
Il voto contrario di Fratelli d’Italia alla mozione sul congedo parentale paritario obbligatorio, espressa durante il Consiglio comunale del 13 ottobre, non rappresenta una contrarietà alla condivisione delle responsabilità familiari. È questa la posizione ribadita da Francesca Peccianti, consigliera comunale di Fratelli d’Italia a Empoli, che interviene in risposta alle dichiarazioni della capogruppo del Partito Democratico Viola Rovai.

«Condividere la cura è un obiettivo importante, che va perseguito con misure concrete e sostenibili», afferma Peccianti, contestando quella che considera una rappresentazione strumentale del voto contrario del suo partito. Secondo la consigliera, il dissenso riguarda l'indirizzo politico della mozione e la mancanza di indicazioni precise sugli strumenti da adottare, sulle risorse necessarie e sui risultati attesi.

Per Peccianti, infatti, il Consiglio comunale può legittimamente rivolgere appelli alla Regione e al Parlamento, ma un atto di indirizzo dovrebbe anche individuare soluzioni operative. La mozione, impegnando il sindaco e la Giunta a sollecitare Regione e Governo, indicherebbe un obiettivo politico senza tradursi, secondo Fratelli d’Italia, in misure immediatamente concrete per le famiglie empolesi e toscane.

Al centro della replica c’è la proposta di legge sul congedo parentale paritario presentata dalla segretaria del Pd Elly Schlein, che prevedeva cinque mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore, non trasferibili e retribuiti al 100% dello stipendio.

Peccianti sostiene che la proposta sia stata respinta dalla Camera nel febbraio 2026 dopo le valutazioni della Ragioneria generale dello Stato, che avrebbe giudicato insufficienti le coperture finanziarie indicate dai proponenti. Secondo i dati riportati dalla consigliera, il costo della misura sarebbe stato stimato tra 3,7 e 4,5 miliardi di euro all’anno, a fronte dei 3 miliardi previsti dal Pd.

«Chiedere misure certe per una misura permanente è responsabilità verso le famiglie, non un pretesto per ignorarne i bisogni», dichiara Peccianti, richiamando anche il caso del Superbonus come esempio delle conseguenze economiche che, a suo giudizio, possono derivare da interventi non adeguatamente sostenibili.

La consigliera rivendica quindi gli interventi adottati dal Governo Meloni in materia di sostegno alla genitorialità, sostenendo che dal suo insediamento siano state investite risorse per circa un miliardo di euro sui congedi parentali.

Tra le misure citate figura l’aumento dell’indennità per il congedo parentale facoltativo all’80% della retribuzione per i primi tre mesi, rispetto al precedente 30%. Peccianti ricorda inoltre che, con la legge di Bilancio 2025, l’età del figlio entro cui è possibile usufruire del congedo parentale è stata elevata da 12 a 14 anni.

La consigliera richiama anche le modifiche relative all’assistenza dei figli malati: l’età entro cui i genitori possono assentarsi dal lavoro è stata portata a 14 anni, rispetto agli 8 precedenti, mentre i giorni di congedo per malattia utilizzabili alternativamente da ciascun genitore sono stati aumentati da cinque a dieci giorni lavorativi all’anno per ogni figlio.

Secondo Peccianti, si tratta di interventi che possono essere oggetto di discussione sulla loro efficacia, ma che dimostrerebbero come Fratelli d’Italia non sia contrario al sostegno alle famiglie né a una maggiore partecipazione dei padri nella cura dei figli.

Nella sua replica, Peccianti interviene anche sul richiamo alle dichiarazioni della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, citate dalla capogruppo Pd.

La consigliera sostiene che le parole della ministra debbano essere lette nel loro contesto. Roccella, ricorda Peccianti, si è espressa contro l’introduzione di obblighi normativi nelle relazioni personali, con riferimento alla proposta di congedo paritario del Pd, sottolineando che «se resta uno svantaggio, suddividerlo non risolve il problema».

Per la rappresentante di Fratelli d’Italia, la posizione della ministra punta a evitare che la genitorialità costituisca uno svantaggio per le famiglie e per le aziende, oltre a promuovere un’organizzazione del lavoro che tenga conto della maternità. Un’impostazione che, secondo Peccianti, può essere discussa, ma che non dovrebbe essere interpretata come un rifiuto della condivisione delle responsabilità di cura.

Un altro punto della replica riguarda le agevolazioni fiscali sui beni di prima necessità per l’infanzia, richiamate da Viola Rovai.

Peccianti ricorda che nel 2023 era stata introdotta temporaneamente un’aliquota Iva ridotta su alcuni prodotti per l’infanzia. Secondo quanto riferito dalla consigliera, il monitoraggio del Garante per la sorveglianza dei prezzi avrebbe rilevato che, nei primi mesi di applicazione, il beneficio fiscale non era stato trasferito integralmente ai consumatori, anche a causa degli aumenti dei prezzi praticati da produttori e grandi catene distributive.

Dal 2024, prosegue Peccianti, sono state ripristinate le aliquote precedenti, mentre le risorse sarebbero state destinate a forme di sostegno diretto alle famiglie, ritenute meno esposte al rischio che il vantaggio economico venga assorbito dagli operatori commerciali.

Tra gli interventi citati figurano il Bonus Mamme, con una decontribuzione a favore delle lavoratrici madri, il potenziamento del Bonus Nido e l’aumento dell’indennità per i primi tre mesi di congedo parentale facoltativo.
In conclusione, Peccianti contesta al Partito Democratico di rivendicare una posizione esclusiva nella difesa delle famiglie e della genitorialità. La consigliera invita il centrosinistra a confrontarsi anche con le scelte compiute quando era alla guida del Governo, chiedendo perché non sia stato introdotto allora il congedo paritario obbligatorio di cinque mesi per ciascun genitore, retribuito al 100%, oppure perché l’indennità del congedo parentale facoltativo non sia stata portata dal 30% all’80%.

«In politica si può dire e ascoltare di tutto, ma il Pd su questa tematica di rilievo sociale non ha da raccontare alcunché se non meri proclami e dichiarazioni di intenti», conclude la consigliera comunale di Fratelli d’Italia.

Il confronto sul congedo parentale paritario resta dunque aperto anche a Empoli, con due posizioni politiche che divergono sulle modalità per promuovere una più equa distribuzione delle responsabilità familiari e, soprattutto, sugli strumenti economici e normativi necessari per realizzarla.