News
percorso: Home > News > Primo piano

Empoli, la memoria che diventa impegno: il sindaco Mantellassi rilancia la sfida della legalità

18-03-2026 14:12 - Primo piano
Una piazza piena, attenta, attraversata da un silenzio carico di significato. Empoli si è fermata questa mattina davanti alla teca della “Quarto Savona 15”, l’auto della scorta di Giovanni Falcone distrutta nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. Un simbolo potente, capace ancora oggi di scuotere coscienze e richiamare responsabilità.

È da qui, da piazza Farinata degli Uberti, che il sindaco Alessio Mantellassi ha scelto di rilanciare con forza il messaggio della giornata: la memoria non può essere solo celebrazione, ma deve tradursi in azioni concrete, quotidiane, capaci di coinvolgere tutta la comunità, a partire dai più giovani.

“La mafia non è finita nel 1992” .
Nel suo intervento di apertura, Mantellassi ha sottolineato il valore storico ma soprattutto attuale della presenza della teca a Empoli:
“È un pezzo della storia della Repubblica, ma è anche un pezzo del nostro presente. La mafia non è scomparsa quel giorno”.
Un richiamo diretto alla necessità di scegliere ogni giorno “da che parte stare”: quella della legalità, delle istituzioni, delle regole. Un messaggio rivolto in particolare agli oltre 400 studenti presenti in piazza, protagonisti di una giornata pensata proprio per costruire consapevolezza.

Il progetto “Battiti” e l’impegno quotidiano. Il sindaco ha poi posto al centro uno degli strumenti principali dell’azione del Comune: il progetto Battiti, definito come un percorso strutturato e ormai consolidato.
“È un progetto dedicato alla legalità che coinvolge gli adulti, ma anche le scuole. Facciamo formazione per i dipendenti del Comune sui temi dell’anticorruzione e della legalità, ma anche iniziative pubbliche, presentazioni di libri, momenti di confronto con la cittadinanza”.
Un lavoro capillare che, nelle parole del primo cittadino, “deve continuare ogni giorno”, perché la legalità non è un evento ma un processo continuo che riguarda tutta la comunità.
Il ricordo delle scorte: “Ogni nome è una vita spezzata” Il passaggio più intenso del discorso è stato quello dedicato alle vittime “invisibili” delle stragi mafiose: gli uomini e le donne delle scorte.
Mantellassi ha ricordato come spesso, anche nella toponomastica cittadina, si citino figure simbolo come Falcone e Borsellino, ma si rischi di dimenticare chi ha condiviso con loro lo stesso destino: “Accanto a quelle persone c’erano uomini e donne con famiglie, sogni, affetti. Anche loro quel giorno non sono tornati a casa”.
Da qui l’annuncio più significativo della giornata: la volontà della giunta di intitolare spazi verdi cittadini non più genericamente “agli uomini della scorta”, ma a ciascuna vittima con nome e cognome.
“Ogni nome è una storia spezzata, una famiglia, una vita. Quando passeremo in quei giardini dovremo leggere quei nomi e ricordare”.
Tra le proposte, l’intitolazione di aree a Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, agenti morti nella strage di Capaci, e il richiamo alla futura intitolazione di un parco a Emanuela Loi, giovane agente caduta nell’attentato di via D’Amelio.

“Empoli deve fare qualcosa in più”. Il sindaco è stato netto: non basta ricordare, serve fare un passo avanti.
“La nostra città deve fare qualcosa in più”.
Un impegno che si traduce non solo nella memoria, ma anche nella vicinanza concreta alle forze dell’ordine:
“Stringiamoci ogni giorno accanto a quegli uomini in divisa che lavorano per la tutela della legge e della parte sana del Paese”.
Dalla memoria alla solidarietà. La giornata si era aperta già all’alba con l’iniziativa “Dal sangue versato al sangue donato”, che ha visto le forze dell’ordine recarsi all’ospedale San Giuseppe per donare sangue. Un gesto simbolico ma concreto, che lega il ricordo delle vittime alla solidarietà attiva.
Un messaggio ribadito anche dagli altri interventi istituzionali, tra cui quello del questore di Firenze Fausto Lamparelli, che ha sottolineato la risposta positiva dei giovani, e dei rappresentanti delle associazioni organizzatrici, che hanno richiamato l’importanza della memoria per costruire una coscienza civica più forte.

Il dialogo con i giovani. Il momento si è poi spostato al Teatro Excelsior, dove gli studenti hanno incontrato Tina Montinaro, moglie del caposcorta Antonio Montinaro. Un confronto diretto, fatto di domande e riflessioni, che ha riportato al centro il valore umano delle vittime.
“Erano uomini con un nome, un cognome e una famiglia”, ha ricordato, invitando i giovani a conoscere e a non dimenticare.
Una comunità che sceglie. La giornata empolese si chiude con un messaggio chiaro: la legalità non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana.
Mantellassi lo ha ribadito con forza dal palco: finché ci saranno cittadini, e soprattutto giovani, pronti a scendere in piazza per questi valori, “la speranza non morirà”.
E proprio da Empoli arriva oggi un segnale concreto: trasformare la memoria in impegno, i nomi in luoghi, il ricordo in responsabilità condivisa.