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Empoli ricorda gli antifascisti deportati: “Una città della dignità, del lavoro e della libertà”

06-03-2026 13:48 - Primo piano
Ottantadue anni dopo la deportazione dei lavoratori empolesi nei campi di concentramento nazisti, la città si è fermata per ricordare una delle pagine più drammatiche della propria storia. Empoli ha commemorato il tragico 8 marzo 1944, quando 55 cittadini e lavoratori furono arrestati e deportati nei campi di sterminio, pagando con la vita la loro opposizione al nazifascismo.

La cerimonia si è svolta nella mattinata di venerdì 6 marzo 2026. Dopo la messa celebrata nella chiesa della Madonna del Pozzo, in piazza della Vittoria, le autorità e i cittadini si sono riuniti davanti al monumento all’ex ciminiera della Vetreria Taddei, tra via Fratelli Rosselli e largo 8 marzo 1944, dove è stata deposta una corona d’alloro in memoria dei deportati.

Alla commemorazione hanno partecipato le autorità civili, militari e religiose, le associazioni del territorio, i familiari delle vittime, cittadini e cittadine, oltre alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di primo grado Busoni e Vanghetti. Presente anche una delegazione della città austriaca di Sankt Georgen an der Gusen, gemellata con Empoli dal 1997, guidata dal sindaco Andreas Derntl.

Tra gli ospiti anche il consigliere regionale Erich Wahl e la rappresentanza della Bewusstseinsregion Mauthausen-Gusen-Sankt Georgen, l’associazione che riunisce i comuni sui cui territori sorgevano i campi di concentramento di Campo di concentramento di Mauthausen e Gusen, con la direttrice Andrea Wahl.

La deportazione degli antifascisti empolesi fu una rappresaglia delle forze nazifasciste dopo gli scioperi operai del marzo 1944. Tra Empoli e i comuni limitrofi furono 117 le persone deportate. Molti vennero internati nei campi di Mauthausen e nei sottocampi di Gusen ed Ebensee, oltre che nel castello di Hartheim.

Sulla lapide commemorativa davanti alla Vetreria Taddei sono incisi i nomi di 55 cittadini empolesi deportati: di loro soltanto una parte riuscì a fare ritorno. Molti furono uccisi nei campi o morirono a causa delle condizioni disumane di lavoro e prigionia.
Nel suo intervento il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, ha ricordato il significato storico e civile di quella giornata.

«È incredibile pensare – ha spiegato – a quanto rapidamente la storia del Novecento sia cambiata: da uno scenario di guerra, deportazioni e repressione anche per uno sciopero, a una democrazia fondata su elezioni libere e sul suffragio universale maschile e femminile, con la nascita della Repubblica».

Il primo cittadino ha ricordato i lavoratori e i cittadini rastrellati alla Vetreria Taddei l’8 marzo 1944 e deportati nei campi nazisti. «Chi manifestò allora è stato martire per la libertà che oggi diamo per scontata», ha affermato, sottolineando come il sacrificio di quegli operai rappresenti una delle radici dell’identità civica empolese.

Nel 2026, ha ricordato il sindaco, ricorrono anche gli 80 anni della Repubblica italiana nata dal voto del 2 giugno 1946, simbolo di un passaggio storico avvenuto in pochi anni: dalla dittatura alla democrazia.

Mantellassi ha poi collegato la memoria al presente, ricordando come in diverse aree del mondo — dall’Europa al Medio Oriente — il valore della pace e della diplomazia sembri oggi tornare in discussione. «Essere qui, insieme alla città gemellata di Sankt Georgen, è il nostro modo di ribadire che il sacrificio di quei lavoratori non deve essere dimenticato».

Un momento particolarmente significativo della cerimonia è stato l’intervento del sindaco di Sankt Georgen an der Gusen, Andreas Derntl.

«È per me un grande onore e allo stesso tempo un profondo obbligo parlare oggi qui a Empoli», ha dichiarato. «Le nostre due città sono legate da un gemellaggio nato da uno dei capitoli più bui della nostra storia. Non è una semplice alleanza: è memoria condivisa, lutto condiviso e una promessa condivisa».

Derntl ha ricordato come molti lavoratori empolesi furono deportati nel complesso concentrazionario di Gusen, vicino a Langenstein, dove furono costretti a lavorare nelle gallerie sotterranee del progetto militare nazista Bergkristall, vicino a Sankt Georgen.

«Il fatto che le strade delle nostre città si siano incrociate in quel sistema crudele è un peso storico – ha affermato – ma anche una responsabilità che oggi assumiamo consapevolmente».

Il sindaco austriaco ha sottolineato inoltre che la memoria deve servire a riconoscere i segnali dei pericoli democratici: «Ciò che accadde allora non iniziò con i campi di concentramento, ma con le parole, con l’esclusione e con il nazionalismo».

Nel suo intervento il presidente della sezione Empolese Valdelsa dell’Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti, Roberto Bagnoli, ha definito la commemorazione «un tributo al coraggio di chi scelse la libertà e la dignità del lavoro contro la dittatura nazifascista».

«La città pagò un prezzo altissimo per quella scelta», ha ricordato. Gli scioperi del 1944 rappresentarono infatti una delle più importanti forme di opposizione civile al regime e provocarono la deportazione di numerosi operai e cittadini.

Bagnoli ha sottolineato come la cerimonia non sia soltanto un momento di memoria, ma anche un’occasione di riflessione sul presente. «I diritti conquistati non sono mai definitivamente acquisiti e la partecipazione democratica resta un pilastro essenziale della nostra società».

Il presidente dell’ANED ha inoltre ricordato il significato simbolico della data dell’8 marzo, che coincide con la Giornata internazionale della donna e con l’80° anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia. «Rinnovare la memoria significa rafforzare la coscienza civile, soprattutto nelle nuove generazioni».

Protagonisti della cerimonia sono stati anche gli studenti. Le tre classi terze della scuola Vanghetti, accompagnate dalla street band dell’istituto, hanno eseguito i brani Bella Ciao e Mendoja, mentre sono state lette poesie e testi dedicati alla pace e alla memoria, tra cui versi di Primo Levi, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Paul Éluard e Franco Fortini.

Le classi terze della scuola Busoni hanno invece presentato una riflessione intitolata “La memoria come riflessione critica sul presente”, coordinata dalla docente Sandra Baldacci.

Una memoria che guarda al futuro Davanti ai nomi scolpiti nel marmo della Vetreria Taddei, la comunità empolese ha rinnovato il proprio impegno a custodire la memoria della deportazione e dei valori che da essa sono nati: dignità del lavoro, libertà e democrazia.

Perché, come è stato ricordato durante la cerimonia, Empoli «è stata, è e sarà sempre città della dignità, del lavoro e della libertà».